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Eco-design, oggetti per la casa biodegradabili dalle bucce d’arancia

Ori Sonnenschein, giovane designer israeliano, ha creato una linea di oggetti per la casa completamente biodegradabili, Solskin Peels, utilizzando la buccia delle arance come tessuto.
Una materia prima economica, ampiamente disponibile, impermeabile, profumata e, dettaglio affatto trascurabile, rifiuti zero. Ecco alcune delle sue creazioni fruttate, ricavate dal riciclo creativo delle bucce d’arancia.
Via | Solskin Design
Foto | Solskin Design
Eco-design, oggetti per la casa biodegradabili dalle bucce d’arancia
Torino, auto elettrica tutta piemontese
Torino è una piccola quadriciclo ma somiglia più a una city car elettrica. Nasce grazie alla sinergia della rete d’imprese Amifevs costituita da sei aziende: Polimodel, Modarte, Ifevs, Istituto Ipm, Rossovivodesign, Integrare e Bitron. Ha 3 posti, uno avanti e due dietro, autonomia di 150 Km, batteria a Litioioni da 11 kw e consuma 70 Wh per chilometro.
Dunque, mentre la Fiat delocalizza e non crede nella produzione di auto elettriche, i piccoli imprenditori rtorinesi navigano controcorrente e investono in un progetto che si incastonerà nella Smart City del futuro. Entrerà in produzione tra il 2013 e il 2015 e costerà intorno ai 15mila euro. Il sindaco Fassino con l’assessore all’Ambiente Enzo Lavolta che ha partecipato alla presentazione si augura che l’auto rientri nel progetto di mobilità sostenibile della Città di Torino.
Torino auto elettrica piemontese
Via | Pagina To
Foto | Spazio Torino
Certificati Bianchi: l’Autorità semplifica le linee guida. Basterà questo per salvarli?
Quando su Ecoblog abbiamo parlato di Certificati Bianchi ne abbiamo sempre sottolineato due aspetti: da un lato bontà dell’iniziativa, dall’altro l’eccessiva complessità di un meccanismo che, dopo i trionfi iniziali, si è lentamente inceppato. Infatti il rapporto dell’AEEG di qualche mese fa indicava come lo stock di progetti presentati all’Autorità fino all’inizio di agosto avrebbe potuto generare una disponibilità di TEE in grado di coprire dal 5% al 24% dell’obiettivo 2011, insomma un vero disastro.
Per correre ai ripari l’Autorità per l’Energia sta per apportare alcune modifiche al sistema: apprendiamo infatti che sono previste tutta una serie di novità al fine di rendere più efficiente il meccanismo in modo da adeguarlo alle strategie definite nei Piani nazionali per le fonti rinnovabili e per l’efficienza. Al fine di aumentarne l’appetibilità verranno ridotte considerevolmente le dimensioni minime dei progetti (per i progetti standardizzati si passerà dai 25 ai 20 TEP), ma soprattutto, al fine di riconoscere l’effettivo risparmio di energia primaria che l’intervento realizzato può ottenere lungo tutta la sua vita tecnica, si introdurrà il coefficiente di durabilità ovvero i risparmi prodotti oltre la vita utile dell’intervento.
Basterà tutto questo per ridare forza al meccanismo? A occhio direi che si tratta soltanto di piccole modifiche: gli interventi ritengo infatti continuino ad essere pensati soprattutto per i grandi distributori energetici, tagliando di fatto le piccole ESCo e gli enti Pubblici che dispongono di Energy Manager (ovvero gli organismi che di fatto possono generare Certificati Bianchi). Per farvi capire i miei dubbi si potrebbe fare l’esempio con uno degli interventi che è considerato fra i più remunerativi in assoluto: quello dell’installazione delle caldaie a condensazione.
Se consideriamo infatti che una di queste remunera in 5 anni un importo di appena 40 euro, è evidente che nessuno mai installerà una caldaia a condensazione solo grazie all’incentivo. Se si considera poi che per superare la soglia minima (ora di 20 TEP) e quindi poter accedere all’incentivo bisogna installare circa 230-240 caldaie (con il limite a 25 TEP erano circa 300) capiamo che si tratta di un sistema, che nonostante le modifiche, rimarrà comunque aperto a pochi; insomma un sistema a cui si farà ricorso più per obbligo (i grandi distributori di energia per non incappare in penalità) che per reale interesse dei titoli.
In definiva: in Europa continuano a celebrare il nostro mercato dei Titoli di Efficienza Energetica, di fatto però con piccoli conti capiamo che il sistema molto probabilmente continuerà a presentare delle pecche ed apparire sempre un po’ troppo elitario. Seppur con una buona dose di pessimismo, sarà comunque giusto esprimere giudizi sulla bontà dell’iniziativa soltanto dopo che avremo visto l’evolversi delle nuove dinamiche di mercato.
Via | Nextville.it
Foto | Flickr
Certificati Bianchi: l’Autorità semplifica le linee guida. Basterà questo per salvarli?
Impatto zero
Impatto zero Con tale slogan si intendono genericamente: un’azione o un’impresa, un evento, uno stile di vita che non alterano il bilancio di CO2, metano, degli altri gas inquinanti o dei gas serra, dell’ecosistema planetario in risposta a quanto prescritto dal protocollo di Kyoto. Nel caso della CO2 (ad esempio) si può impattare zero non alterando con nessuna azione il ciclo, e quindi, il bilancio del gas nell’ecosistema oppure attuando misure di compensazione dell’alterazione commessa in vari modi: piantando alberi (che fissano nei tessuti legnosi la CO2); comprando crediti di carbonio da chi mette a coltura boschi di stoccaggio della CO2 (questo sistema tuttavia è risultato suscettibile di contraffazione e foriero di scempi ambientali in vari casi); riducendo le altre voci in attivo del proprio bilancio CO2. Continua a leggere: Impatto zero (…) Impatto zero , pubblicato su Ecologiae.com il 09/03/2011 © Serena per Ecologiae.com , 2011
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Impatto zero
Romano prodi, i treni e le centrali nucleari

Ma Romano Prodi è favorevole o contrario al nucleare? Fino a qualche anno fa la risposta sarebbe stata semplice: favorevole. In più casi l’ex premier ha detto pubblicamente che bocciare l’energia nucleare nel famoso referendum post Chernobyl è stato un errore. Da capo del governo, nel 2007, strinse l’accordo con Sarkozy che gettava le basi della collaborazione Enel-Edf. Circa un anno fa con un articolo pubblicato su Il Messaggero mise anche fretta all’Italia, affermando che i tempi stringevano:
Mi sembra quindi di dovere concludere che o si comincia davvero questa strategia complessa, difficile e di dubbio risultato economico o è meglio lasciare perdere. Quando si è perso un treno è molto faticoso corrergli dietro. O meglio lo si può fare ma bisogna correre molto forte
Ora il treno è tornato, ma per Prodi è già perso: partecipando a Bologna ad una presentazione del libro di Alberto Clò “Si fa presto a dire nucleare” Prodi ha ipotizzato che ormai è tardi. Ecco le sue parole, che solo apparentemente sono sempre le stesse:
Il treno nucleare lo abbiamo perso e quando si è perso un treno è molto difficile corrergli dietro. Bisogna correre molto molto forte. La mia posizione è molto semplice: quanto costa? Quali sono le incertezze nel futuro? Ne abbiamo bisogno avendo capacità produttive in eccesso? Dobbiamo rispondere a tutte queste domande, poi si potrà dire sì o no. Sono stato uno dei pochissimi ai vecchi tempi a votare a favore del nucleare, perchè l’Italia aveva una capacità tecnica. Adesso che non c’è più, quanto costa rifarla? Quanti anni ci mettiamo? Perchè dobbiamo garantire noi la sicurezza dei cittadini. Non bisogna mai essere teologici in queste cose
E pensare che, dal primo treno, sono passati solo undici mesi…
Via | Inchiesta Nucleare, Romano Prodi
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Il Galles punta sullo sviluppo dell’energia marina
Che un po’ in tutto il mondo, seppur con diverse velocità fra Stato e Stato, ci si stia muovendo verso la formulazione di piani di sviluppo che contemplino nel medio-lungo termine la crescita della quota rinnovabile nei mix energetici, è oramai realtà consolidata; tuttavia il caso del governo del Galles è abbastanza particolare.
L’Assemblea gallese infatti, per portare a compimento il proprio piano di riduzione delle emissioni di carbonio, ha dato all’energia ricavata dalle maree e dal moto ondoso un ruolo cruciale. Assegnato un valore 100 al mix di rinnovabili si è pianificato per coprire questa quota con il 40% di eolico, il 20% di biomasse e pensate un po’, addirittura il 40% con l’energia marina, il tutto cercando di raddoppiare la quota di energia verde nei prossimi dieci anni.
Al di là del fatto che si tratti di un intento programmatico, è evidente che il Governo locale creda fermamente nel proprio documento avendo posto degli obiettivi particolarmente ambiziosi ovvero quelli di riduzione del 3% all’anno delle emissioni di CO2 nei settori strategici individuati. Credere o meno che fra vent’anni si potrà assistere a quanto programmato è forse troppo presto per dirlo, tuttavia rimane un grosso dubbio circa la quota di energia marina impegnata nei propri intenti.
Al momento infatti le fonti generatrici di energia elettrica da maree e moto ondoso sono delle realtà sperimentali o poco più, ovviamente con buone prospettive nel lungo termine, ma ancora delle scommesse da valutare.
Basterà l’impegno politico per dare una spinta così forte ad un settore che ovviamente non può ancora competere con l’eolico? Chissà, ciò che è certo è il fatto che a noi italiani simili prese di posizione, visto il quadro di pochezza nell’affrontare nuove sfide di sviluppo sostenibile, continuano a sembrare estremamente strane.
Via | Yourrenewablesnews.com
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Le luci artificiali alterano il comportamento riproduttivo degli uccelli
L’inquinamento luminoso è sempre stato considerato di ordine secondario rispetto a quelli di tipo acustico e atmosferico. In realtà, esso avrebbe effetti preoccupanti sull’avifauna alterandone i comportamenti riproduttivi, non solo – quindi – modificando bioritmi e abitudini, come è facile osservare di notte sugli alberi delle nostre città… Ad affermarlo, è un recente studio del professore Bart Kempenaers del Max Planck Institute for Ornithology.
Più in dettaglio, i ricercatori hanno analizzato gli effetti dell’illuminazione artificiale su alcune specie di uccelli che, pur vivendo in aree boschive, si trovano in prossimità di strade molto illuminate. Hanno così potuto appurare che tutti i maschi che posizionati a distanze sufficientemente limitate da una intensa fonte luminosa, tendono a cantare molto prima di quelli che si trovano più lontani dalla stessa. E le femmine, di conseguenza, stimolate da questi canti “affabulatori”, arrivavano in numero maggiore rispetto a quanto normalmente accade nelle parti più buie di foresta e, spesso, indipendentemente dalla reale “possenza e dalla qualità riproduttiva” dei maschi interessati. Si metterebbe, di conseguneza, a dura prova il principio della selezione naturale avvantaggiando, spesso, proprio i soggetti più deboli. E, questo, sottolinea Kempenaers,non è affatto un vantaggio. Inoltre,
i maschi dormono meno e sono più a rischio di predazione se iniziano a cantare con molto anticipo rispetto all’alba.
Ma l’intensa illuminazione artificiale arrecherebbe problemi anche agli uccelli migratori che sarebbero disorientati dalle forti intensità luminose e facendo perdere colpi anche al loro complesso sistema di “navigazione”. A tal proposito, il gruppo ambientalista della Grande Mela, Nyc Audubon, ha dichiarato che ogni anno, durante la stagione migratoria, oltre 80.000 uccelli si schianterebbero contro i grattacieli della City perché attirati dalle luci.
Ed infatti, in questi giorni, proprio nella metropoli statunitense, si sta portando avanti il progetto “lights out” che propone lo spegnimento delle lampade più disturbanti ai piani più alti degli edifici durante ore notturne.. Intanto, altrove – in particolare in Germania e Olanda -, alcune aziende sono già all’opera per arginare il problema tentando di mettere a punto luci che abbiano un impatto ambientale ridotto…
Via | science codex, max planck institute
Foto | Flickr
Le luci artificiali alterano il comportamento riproduttivo degli uccelli
Riscaldamento, stop uso olio combustibile in Lombardia
Stop all’ olio combustibile per il riscaldamento . Il Consiglio di Stato, fa sapere il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni , ha accolto il ricorso presentato contro la sentenza del Tar dello scorso dicembre, che bocciava le norme regionali in materia a vantaggio degli operatori del settore. Il ricorso era stato voluto da Formigoni per tutelare la salute dei cittadini: già dal 2004, la Lombardia, supportata da chiarissimi dati scientifici, aveva deciso di vietare l’utilizzo dell’olio combustibile, molto inquinante e dannoso per la salute, negli impianti di riscaldamento e quindi per l’uso domestico

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Riscaldamento, stop uso olio combustibile in Lombardia











