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Morti per inquinamento a Taranto, meno telegenici dei Misseri

Ieri è iniziato il processo a Sarah Scazzi a Taranto. Trenta manifestanti hanno approfittato della a dir poco massiccia presenza mediatica per inscenare una protesta: “Perché tutti speculano sulla morte di una povera ragazza, trasformata in fiction, e nessuno parla delle morti per inquinamento a Taranto?”, si chiedono.
Forse che il mostro dell’ILVA è meno telegenico dei mostri Misseri? Fatto sta che fuori da quell’aula c’era pieno di telecamere, mentre al rione Tamburi aleggia solo lo spettro delle vite intossicate da quella acciaieria che dà insieme morte e lavoro. Alla cultura della morte che domina sul piccolo schermo non interessano i vivi, i malati ed i morti in silenzio.
Piace la tragedia urlata, il morto ammazzato, il macabro, la tresca assassina. Piacciono le storie senza speranza, le persone per cui non si può più muovere un dito, gli altri aspettiamo che muoiano e forse saranno famosi, se la morte è violenta e c’è occultamento di cadavere. I morti alla luce del sole non fanno notizia.
E poi chi lo sa se è solo l’accanimento della stampa… in fondo i media mostrano quello che la gente vuole vedere. E se i servizi sull’inquinamento a Taranto vanno in terza serata ci sarà un motivo o forse più di uno.
Foto | Flickr
Morti per inquinamento a Taranto, meno telegenici dei Misseri
Packaging in cartone riciclato e contaminazione da inchiostri

Secondo il professore Koni Grob, chimico dell’Official Food Control di Zurigo il cartone riciclato usato per il packaging potrebbe essere potenzialmente pericoloso a causa dei residui di inchiostro. La ricerca è stata pubblicata su Packaging technology and science e sottolinea come il riciclo del cartone usato per l’imballaggio secondario, ossia che non viene in contatto diretto con i cibi, possa essere contaminato da inchiostri derivati dal petrolio, cioè da da oli minerali che se assorbiti in grosse quantità possono favorire infiammazioni e cancro.
Grob ha analizzato le confezioni di 120 prodotti in vendita in Germania che avevano date di scadenza lunghe anche 2 anni. Solo 30 imballaggi non avevano presenza di inchiostri. Spiega Il Fatto alimentare che riporta lo studio:
La cosa sorprendente è che la contaminazione da oli sembra avvenire anche quando l’alimento è a contatto diretto con una confezione “primaria” di cartone non riciclato, se questa è stata stivata in scatoloni più grandi di cartone ondulato riciclato. Come a dire: gli oli minerali sono pericolosi anche quando non a diretto contatto con il cibo, ma riescono a “passare” addirittura la barriera del cartone non riciclato.
Una possibile soluzione consiste nel pre-selezionare il cartone destinato all’industria alimentare che deve essere il più pulito possibile e non contaminarlo con carta stampata tipo volantini o brochure. Di fatto però le contaminazioni con gli inchiostri possono continuare a sussistere tanto che un’azienda bio come la Jordans ha smesso di usarli. Allora perché non concentrarsi nella ricerca di stabili inchiostri bio?
Packaging in cartone riciclato e contaminazione da inchiostri
I polli bricks per la barca sostenibile Polli boat
“Trash” Boat Sets Sail in Taiwan di NTDTV
I polli bricks rappresentano una piccola rivoluzione nel settore delle costruzioni. Sono dei piccoli elementi ottagonali ricavati dal riciclo di bottiglie di plastica. La produzione è fattibile ovunque vi sia la materia prima e sono particolarmente versatili, tanto da assemblarci una barca, la Polli Boat appunto.
L’idea arriva da Taiwan e dalla Miniwiz Sustainable Energy Development Ltd una società fatta di architetti e ingegneri molto creativi. Il polli brick è isolante, trasparente e integrabile con pannelli fotovoltaici e LED. Con i polli bircks è stato costruito il padiglione PolliARK proprio a Taipei.
Via | Optima, Mix Design
Riciclaggio olio, in Spagna diventa sapone, biodiesel e persino pittura
Pochi giorni fa vi avevamo parlato di un’ iniziativa , avviata in Toscana , sul riciclo dell’olio da cucina dopo la cottura. Allargando un po’ gli orizzonti ci accorgiamo che questa problematica è stata già affrontata all’estero, ed in particolare in Spagna dove è stata realizzata un’idea piuttosto geniale.
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Riciclaggio olio, in Spagna diventa sapone, biodiesel e persino pittura
Il coguaro è ufficialmente estinto

Secondo l’ente U.S. Fish & Wildlife il coguardo dell’est si è ufficialmente estinto. Anche il coguardo, ora, è entrato ufficialmente a far parte di quella lunga lista di animali che, partendo dal Dodo, sono scomparsi dalla faccia del nostro pianeta a causa di inquinamento, distruzione del loro habitat naturale per mano dell’uomo, bracconaggio e altri deprecabili motivi. Speriamo di non dover parlare su queste pagine anche dell’estinzione dei panda, degli orsi polari, del rinoceronte nero e di altre specie in gravissimo pericolo di scomparsa. Con questa gallery vogliamo dare omaggio al coguaro nella speranza che, tra qualche anno, qualcuno si accorga di aver sbagliato e scopra dei nuovi esemplari di questo bellissimo felino.
Foto| Flickr
Nuove norme su "appalti verdi" e pile esauste

L’Italia si adegua alla normativa europea sui parametri ambientali per gli appalti pubblici: il Consiglio dei Ministri emanato due decreti legislativi per il recepimento della 2009/33 che ha a che fare con il risparmio energetico e l’efficienza energetica negli appalti delle pubbliche amministrazioni. Il provvedimento prevede che le amministrazioni aggiudicatrici, gli enti aggiudicatori e gli operatori soggetti all’obbligo di applicare procedure di appalto, debbano fissare specifiche tecniche in materia di prestazioni energetiche ed ambientali nei documenti preparatori.
Il risparmio e l’efficienza energetica, quindi, diventano un parametro da tenere in considerazione quando si sceglie a chi far fare un’opera pubblica. Un primo passo verso la progettazione ecocompatibile, che potrebbe premiare chi è già pronto ad offrire progetti in linea con le esigenze dell’ambiente e sfavorire chi, al contrario, preferisce ancora fregarsene.
Altro decreto approvato dal governo è quello che modifica la disciplina nazionale in materia di pile ed accumulatori di energia e relativi rifiuti speciali, adeguandola ai più recenti dettati comunitari in materia (direttiva 2008/103). Norme tecniche che, in teoria, il nostro governo doveva introdurre in Italia entro il 5 gennaio 2009.
Via | Flickr
Soluzione per telecontrollo degli impianti fotovoltaici
Descrizione: TELSA SPA ha sviluppato una soluzione basata su tecnologia wireless per il telecontrollo e la gestione di impianti fotovoltaici. Per ulteriori informazioni rivolgersi a: Umberto Poggi BU wireless Manager TELSA umberto.poggi@telsasrl.it AllegatoDimensione Telsa@telecontrolo e gestione impianti fotovoltaici_ed01.pdf2.91 MB
Link:
Soluzione per telecontrollo degli impianti fotovoltaici
Legambiente: Italia a rischio marea nera

L’Italia, con migliaia di chilometri di coste, un gran numero di raffinerie e con ben 14 importanti porti petroliferi, è la nazione del Mediterraneo maggiormente esposta a pericolo marea nera. E’ quanto emerge dalla “Mappa del rischio derivante dal traffico e dalla movimentazione petrolifera in Italia”, dossier sul rischio marea nera stilato da Legambiente.
Il dossier, in realtà, altro non è che un lungo elenco di impianti di estrazione, raffinazione, stoccaggio e movimentazione di petrolio e prodotti petroliferi su e giù per le coste italiane. Regione per regione Legambiente analizza il rischio che corre il nostro paese in caso qualcosa vada storto.
Ma non solo, perché in realtà di piccoli incidenti e di sversamenti illegali nei nostri mari ce ne sono ogni anno. Tra le varie regioni analizzate, due saltano all’occhio: Abruzzo e Sicilia.
L’Abruzzo per il numero di notizie di reato per inquinamento marino, ben 68 nel biennio 2008-09 e per la produzione delle tre piattaforme off shore presenti nelle sue acque (245.478 tonnellate nel solo 2009).
Quest’ultimo è il dato più alto d’Italia, seguito da quello siciliano pari a 172.061 tonnellate che, però, è decisamente ridotto a causa del lungo periodo di inattività della piattaforma Vega, recentemente tornata in funzione.
Sempre la Sicilia, invece, con il 40% del petrolio lavorato in Italia è ancora la regina della raffinazione costiera grazie ai poli petroliferi di Milazzo, Priolo-Melilli-Augusta e Gela. I controlli, nell’isola, sono parecchi con 1844 missioni di motovedette per pattugliamento antinquinamento, 1866 ispezioni sugli oli esausti e 598 missioni di vigilanza anti inquinamento.
Controlli eseguiti dalla Guardia Costiera che, però, nel 2008-09 hanno portato ad un numero di notizie di reato per inquinamento marino pari a zero…
Via | Legambiente
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N2-sistemi-solari-termici-tecnologia-applicazioni-dimensionamento (sistemi-solari-termici115.gif)
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Fare il pane in casa: la ricetta segreta di Richard Schwienbacher, Presidente dei panificatori dell’Alto Adige
Ho scoperto che molte persone amano farsi il pane in casa per mille motivi, non ultimo quello della possibilità di potersi scegliere gli ingredienti migliori come le farine integrali. Ebbene, in questo mio ultimo post dedicato alle esperienze vissute al Merano feelgood 2010 vi racconto dei segreti per preparare un ottimo pane sud tirolese svelati da Richard Schwienbacher, Presidente dei panificatori dell’Alto Adige.
Il pane tirolese ha una caratteristica: si conserva a lungo, ma richiede un’attenta preparazione. Le farine di base sono personalmente miscelate da Richard e macinate nel suo mulino posto proprio nel locale sotto il panificio. Nel laboratorio mi mostra sette tipi diversi di lievito madre che ottiene dopo 4 giorni di preparazione usando diverse miscele.
In genere la madre più semplice si ottiene con una parte di acqua tiepida, una parte di farina e una parte di succo fresco di mela; si mescola il tutto e ogni giorni va aggiunta una nuova parte di farina e una di acqua. Oramai, Richard non pesa più gli ingredienti ma va a occhio. Noi comuni mortali possiamo scegliere un contenitore per le misure, come un bicchiere una tazza, ecc…Per la madre si possono usare anche lo yogurt o l’aceto di mele e questo tipo diverso di lievito madre caratterizzerà il nostro pane.
Per fare il pane tirolese partiamo da una madre ottenuta da parti uguali di acqua farina e succo di mela fresco a cui si aggiunge pura farina di farro biologico. La particolartià è proprio questa, nel nostro caso la farina usata è quella macinata dal mulino di Richard da farro biologico integrale. Richard lavora l’impasto a mano, partendo dal basso e andando verso l’alto al fine di far incamerare alla pasta di pane più aria possibile. Nell’ultima lavorazione si aggiungono semi di finocchietto e cumino che costituisce anche la base su cui si andranno a poggiare i pani lavorati.
La pasta viene messa sul banco da lavoro e divisa in polpette medie. La lievitazione è di circa un ora. Poi si passa alla lavorazione. Con un disco inizia a stendere la pasta muovendolo in senso orario: la polpetta come per magia inizia a stendersi (credo che sia un’ottima tecnica anche per stendere la pasta della pizza). I piccoli pani, che sono più o meno della grandezza di una piadina, li mette sulla teglia e li fa scivolare nel forno. la temperatura è di circa 350 gradi per mezz’ora di cottura.
Infine, un gradevole appunto alla cultura pro bambini dei tirolesi. In ogni luogo pubblico, sia esso ristorante, bar, sala da thé ho sempre trovato sia un angolino dedicato ai bambini, sia un fasciatoio anche nel più piccolo dei bagni. Nelle foto della gallery, l’ultima ritrae l’angolo dedicato ai giochi per i bimbi nel bar accanto al panificio.








