Author Archive

Il crollo dell’ippocastano di Anna Frank, quando un albero non è solo un albero

Scovare un briciolo di felicità nel cielo, in qualcosa di più solido del deserto in cui si sta tramutando il mondo. Conservare la fiducia nella vita e nel genere umano, malgrado tutto. Questo e molto altro simboleggiava per Anna Frank l’ ippocastano crollato al suolo lunedì scorso, dopo oltre 150 anni di vita, per molti dei quali è stato per tutti il simbolo di qualcosa di più alto, l’amico di quei giorni di clausura che tutti conosciamo perché raccontati in un diario (scritto dal luglio del 1942 all’agosto del 1944) dalla penna della sua giovane protagonista, la ragazza tedesca di tredici anni rifugiatasi ad Amsterdam nel 1933, e costretta a nascondersi durante l’occupazione nazista in un rifugio segreto, protetta da una libreria girevole che nasconde la sua famiglia nel sottotetto alle perquisizioni delle SS.

Go here to see the original:
Il crollo dell’ippocastano di Anna Frank, quando un albero non è solo un albero

Europa: nel 2009 rinnovabili + 8,3%, crollo del carbone

Ottime notizie arrivano dall’ultimo rapporto Eurostat sulla produzione di energia ed il suo utilizzo in Europa .

Go here to read the rest:
Europa: nel 2009 rinnovabili + 8,3%, crollo del carbone

California, partita costruzione della più grande centrale eolica del mondo

L’industria eolica è una di quelle più redditizie ed in ascesa al mondo, ma sembrava che l’attenzione si stesse spostando verso altri lidi. Ci riporta sulla questione l’azienda Terra-Gen Power , la quale ha annunciato un gigantesco progetto riguardante questa forma di energia pulita. La società energetica americana ha annunciato di aver iniziato la costruzione di ciò che ha definito il più grande progetto al mondo sull’energia eolica , una centrale da 1.550 megawatt presso l’Alta Wind Energy Center (AWEC), nel deserto del Mojave, in California .

Read the original post:
California, partita costruzione della più grande centrale eolica del mondo

Sospiro di sollievo

E' possibile sintetizzare in tal modo la reazione delle principali associazioni di categoria delle aziende che lavorano nel settore delle rinnovabili . E del fotovoltaico , in particolare.

Go here to see the original:
Sospiro di sollievo

Wwf, Greenpeace e Legambiente: sulle rinnovabili il Governo punti più in alto

Wwf, Greenpeace e Legambiente: sulle rinnovabili il Governo punti pi�¹ in alto

Le tre associazioni ambientaliste, insieme, si rivolgono al Governo per chiedere un impegno maggiore in favore delle energie rinnovabili. L’obbiettivo al 2020 fissato dal Governo, infatti, potrebbe essere abbondantemente superato.

Secondo Wwf, Legambiente e Greenpeace, infatti, mentre l’esecutivo punta al 17% del totale dei consumi italiani coperti da fonti rinnovabili (cioè quanto chiede l’Ue), il potenziale sfruttabile nel nostro paese permetterebbe di raggiungere dal 41,5% al 48%.

Decisamente altri numeri, illustrati in conferenza stampa tramite tre scenari:

Se i consumi finali di energia elettrica dell’Italia si attestassero dunque a 366 TWh al 2020, così come stimato dal Governo nel Piano d’Azione, le rinnovabili potrebbero coprire addirittura il 41,5% del consumo finale di elettricità già nel 2020, mentre nel caso dello scenario a maggiore efficienza energetica la quota salirebbe al 45%. Se poi si assumono tutti i valori massimi presentati dalle diverse associazioni industriali di settore la quota delle rinnovabili salirebbe a oltre il 48%

Ma non solo: il Governo deve fare di più anche sul fronte della riduzione delle emissioni di CO2: dovrebbe chiedere di innalzare al 30% l’obbiettivo europeo di riduzione dei gas serra.

Le strategie per arrivare a questi risultati, però, le tre associazioni avvertono:

C’è anche bisogno di strumenti adeguati, come interventi sulle reti elettriche e finalmente un quadro di regole certo per le autorizzazioni degli impianti, oltre a chiarezza sugli incentivi

Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr

Wwf, Greenpeace e Legambiente: sulle rinnovabili il Governo punti più in alto

Marea nera: arriva la mappa interattiva

Marea nera: arriva la mappa interattiva

Monitorare la marea nera “quasi in tempo reale”. E’ l’obbiettivo dell’ultimo gadget realizzato dall’amministrazione Obama per fronteggiare gli effetti del disastro della Deepwater Horizon e si chiama Erma, Environmental Response Management Application.

In pratica è una sorta di Google Maps applicato alla marea nera, utile per tracciarne il cammino e per tenere sott’occhio la fantomatica “response”, sia di Bp che del governo. Un sistema, tra le altre cose, tecnologicamente un po’ scomodo e certamente scoraggiante per chi mastica poco di computer.

I dati pubblicati, infatti, provengono dalle varie agenzie governative attualmente attive nell’area, dal Noaa alla Guardia Costiera. Buona l’intenzione, quindi, un po’ meno la realizzazione.

Se, nel frattempo, la Casa Bianca usasse la metà dei cervelli che impegna per creare gadget sulla marea nera per tentare di risolvere la questione, forse i risultati sarebbero un po’ più efficaci. Ma a due mesi dal botto è difficile credere che a Washington riusciranno a trovare una soluzione.

Ma, almeno, gli americani potranno guardare lo show su internet

Via | Yale Environment 360

Marea nera: arriva la mappa interattiva

Fotovoltaico Italia: Puglia in testa, Balocco produce biscotti al sole, rinnovabili al 17% entro 2020

Nonostante la crisi economica e i pochi incentivi alla Green Economy , l’energia del sole continua ad essere sfruttata in modo sempre maggiore in tutta Italia . Oggi ci arrivano due bellissime notizie, una da Nord e una da Sud, per par condicio , che ci fanno capire come e quanto gli italiani ci tengano a puntare sulle energie rinnovabili , incuranti di tutti gli ostacoli che si frappongono sul loro cammino. Gianni Chianetta , presidente dell’associazione nazionale dell’ industria solare fotovoltaica ( Assosolare ), ha dichiarato ieri, in occasione di un convegno sulle energie rinnovabili tenutosi a Bari , che la Puglia ha raggiunto quasi 250 Mw di potenza installata : la più alta d’Italia.

Read this article:
Fotovoltaico Italia: Puglia in testa, Balocco produce biscotti al sole, rinnovabili al 17% entro 2020

Bill Gates chiede ad Obama di investire nelle rinnovabili

In realt

Burger King punta sulle fonti rinnovabili

Burger King punta sulle fonti rinnovabili

La catena di fast food Burger King ha inaugurato il suo primo negozio alimentato da fonti rinnovabili. Si trova a Waghausel, in Baviera, ed è un prototipo realizzato in collaborazione con Wirsol Solar. La particolarità di questo fast food è quella di utilizzare pannelli fotovoltaici e impianti eolici per produrre parte dell’energia elettrica utilizzata.

E, di solito, i fast food di energia ne consumano parecchia: locale molto illuminato, piastre elettriche e friggitrici sempre accese, impianti di condizionamento sempre al massimo. Sul risparmio energetico ancora la multinazionale del panino ha da lavorare parecchio, e i margini sono enormi.

Quanto meno, però, dall’installazione degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile le emissioni di CO2 causate dalla gestione del negozio bavarese vengono ridotte notevolmente. Burger King, infatti, parla di una percentuale vicina al 30%, con un risparmio annuo di 120 tonnellate di CO2. Un valore che sembra ottimistico…

Interessante anche il modello economico, visto che si tratta di un franchising: un negozio chiavi in mano alimentato da fonti rinnovabili è un investimento che permette, nel tempo, di ammortizzare meglio e prima i costi iniziali. Certo, nella scelta di Burger King c’è molto di green washing, ma va anche ammesso che la scelta delle rinnovabili fa il paio con quella, di poco tempo fa, di rinunciare alle patate ogm.

Resta, però, il dubbio se il grosso dell’impatto ambientale dei fast food stia dentro o fuori dal negozio, nella catena produttiva dei milioni di tonnellate di carne che finiscono nei menù: recentissimo, infatti, è l’appello dell’Onu a limitare il consumo di carne e dei suoi derivati.

Via | Agi
Foto | Burger King

Burger King punta sulle fonti rinnovabili

Più sensibili se vegan!

In genere, proliferano le ricerche scientifiche più o meno “inutili” per le quali, tuttavia, non è quasi possibile non provare curiosità… E’ il caso dello studio condotto presso l’Istituto San Raffaele di Milano dai ricercatori dell’Unità di Neuroimaging Quantitativo e pubblicato, in questi giorni, sulla rivista PLoS One e che mi ha colpita in quanto vegetariana convinta.. Secondo questa indagine, i vegetariani e i vegan sarebbero più empatici e maggiormente sensibili alla sofferenza altrui – a qualsiasi “altrui”, con questo termine, si voglia fare riferimento – rispetto ad un “normale” onnivoro…

A sessanta persone (20 onnivori, 19 vegetariani e 21 vegani) è stata scandagliata – con l’uso della risonanza magnetica funzionale – l’attività cerebrale durante la (terribile!) visione di immagini di sofferenza animale ed umana in cui i “soggetti” venivano mulitati, minacciati o uccisi…. In questo modo, si è potuto osservare che in tutti gli individui che normalmente hanno abolito dalla propria dieta i cibi di derivazione animale, le aree del cervello del lobo frontale associate allo sviluppo e alla percezione dell’empatia si sono ugualmente “accese” di fronte al dolore di qualunque essere vivente, senza nessuna, sostanziale, differenza tra vegani e vegetariani… Per gli onnivori, invece, l’attività cerebrale d’ “immedesimazione” sarebbe stata solleticata solo, o in via prioritaria, dalla visione di individui maltrattati e appartenenti alla propria stessa specie.

Lo studio, però, non chiarisce se esista una effettiva relazione di causa/effetto tra le variabili “dieta” ed “empatia” e se non siano, semplicemente, le diverse visioni del mondo, della vita e dell’alterità a indurre già alla base diverse sensibilità che si riflettono nelle scelte in campo alimentare…

Via | PLoS One
Foto | Flickr

Più sensibili se vegan!