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Key Energy in prima fila verso l’innovazione. Tra gli ospiti Enerray.
Luogo Rimini Italy
L’India progetta un nucleare più sicuro con il torio

Per soddisfare le esigenze di una popolazione in vertiginosa crescita, occorre energia. Tanta. L’India ha svelato uno dei suoi progetti nel cassetto: centrali nucleari più “sicure” che usano il torio come combustibile al posto dell’uranio.
Attualmente i funzionari del Bhabha Atomic Research Centre sono alla ricerca di un’area idonea ad ospitare il prototipo di questo nuovo tipo di impianto. Entro la fine del decennio la prima centrale, dicono, dovrebbe essere operativa.
Via | Guardian
Foto | Bhabha Atomic Research Centre
Carretto FOTOVOLTAICO (DSCN2835.JPG)
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Carretto FOTOVOLTAICO (DSCN2835.JPG)
Allarme per la centrale nucleare di Onagawa. A Fukushima Daiichi rischio esplosione per il reattore nr.3: si teme la contaminazione da mox
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UPDATE
L’allarme si estende ora alla centrale nucleare di Onagawa. Lo rende noto IAEA che fa sapere di avere ricevuto segnalazione dalle autorità giapponesi e da Tepco di uno stato di emergenza livello 1. Le autorità però hanno informato di avere il pieno controllo sui tre reattori. Un’ affermazione simile, però, è stata fatta anche poche ore prima dell’esplosione del reattore nr.1 della centrale nucleare di Fukushima Daichii. L’allarme è stato dichiarato in risposta a livelli di radioattività superiori al consentito registrati nell’area attorno alla centrale. Le autorità giapponesi stanno cercando di determinare la fonte di radiazioni.
Alla centrale nucleare di Fukushima Daichii si apre un secondo fronte del rischio con la possibile fusione del reattore nr.3 , dopo la grave esplosione che ha riguardato il reattore nr.1.
Cosa sta succedendo? Intanto le autorità hanno predisposto l’evacuazione di oltre 450mila persone nel raggio di 20 Km dalla centrale di Fukushima, poiché si inizia a temere che anche il reattore nr.3 possa esplodere a causa di un accumulo di idrogeno, avvenuto dopo la fase di raffreddamento.
Mentre il sito della Tepco è in down, probabilmente per l’elevata mole di contatti, spiega l’associazione antinucleare francese Sortir du nucléaire in un comunicato stampa:
Nella Prefettura di Miyagi la radioattività ha già raggiunto un livello di 400 volte superiore al normale in un raggio di 80 Km. Le condizioni sono mature per la fusione,considerato che il reattore opera con combustibile MOX a base di plutonio estremamente pericoloso. La tossicità di questo radionuclide è formidabile: è sufficiente inalare una particella di sviluppare il cancro al polmone.
Via | Kyodo News, Kyodo News,
Nucleare, per la Consulta è necessario il parere delle Regioni
La Corte costituzionale ha stabilito che prima di costruire una centrale nucleare è necessario ottenere il parere della Regione su cui questo impianto sarà installato. Il parere però non è vincolante.
La norma che dovrebbe prima di tutto essere di buon senso era stata prima disattesa dall’art. 4 del Dl del 15-02-2010 e poi oggetto del ricorso di molte regioni e del WWF. Ebbene, oggi il pronunciamento della Consulta che scrive:
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99) nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all’intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari;
In merito al parere non vincolante, specifica in un comunicato Angelo Bonelli presidente nazionale dei Verdi:
Il parere negativo delle Regioni fa cadere il procedimento autorizzativo e impone una nuova procedura sostitutiva molto complicata, da realizzare ai sensi dell’art. 11, comma 6,7 e 8, del Dlgs 31/2010. Tradotto, significa che se non c’è un consenso delle regioni le centrali non si costruiscono.
Foto | Cordialdo
Nucleare, per la Consulta è necessario il parere delle Regioni
Tra polemiche e paure di nuove aperture alla caccia, la gestione del Parco Nazionale dello Stelvio passa agli enti locali
La gestione del Parco Nazionale dello Stelvio passa agli enti locali. Ora spetterà a loro preservare e tutelare come si conviene una delle aree più preziose per il nostro Paese riducendo, si spera se non nei fatti, almeno all’apparenza il valore di un bene nazionale. E’ uno schiaffo morale a quel sistema sovranazionale sancito, con apposita ratifica da parte dello Stato italiano nel 1999, dalla Convenzione Internazionale per la Protezione delle Alpi, funzionale con gli altri Paesi dell’Arco Alpino a una protezione delle aree di pregio naturalistico al di là dei normali confini nazionali. E’ l’ennesima debacle per il mondo dei parchi che si aspetta, ora, critiche anche a livello europeo. E le polemiche, stavolta, non provengono solo dalle associazioni ambientaliste ma anche dallo stesso Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha sconfessato completamente l’operato del governo e della sua stessa maggioranza …
Più in dettaglio, il Consiglio dei Ministri ha approvato nella giornata di ieri il decreto legislativo affidando la governance del Parco alla Regione Lombardia e alle Province di Trento di Bolzano. Immediato il polverone sollevato da più parti circa i dubbi di costituzionalità del provvedimento, che sarebbe reo di scavalcare gli art. 117 e ss. (quelli che consegnano alla competenza esclusiva dello Stato la materia della tutela ambientale), mentre l’opposizione ha dichiarato a gran voce che il debito con l’Svp, che si è astenuto sulla fiducia, ora è stato saldato. In effetti a pascersi della decisione è stata soprattutto la provincia autonoma di Bolzano che, recentemente, ha dichiarato – per bocca dello stesso SVP, il partito degli autonomisti altoatesini, – di aver condotto con il Presidente del Consiglio Berlusconi in occasione del voto sulla mozione di sfiducia del 14 dicembre scorso, trattative non meglio definite riguardo ad una gestione meno centralizzata dell’area protetta… Intanto, le associazioni ambientaliste (WWF e LIPU in testa) sono sul piede di guerra. Si temono anche nuove aperture alla caccia all’interno del Parco dello Stelvio. Così ha commentato questa mattina Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi-Europarc Italia,
Nonostante le richieste delle associazioni ambientaliste e il vivo impegno del ministro Prestigiacomo si è voluto procedere su una strada pericolosa che rischia di mettere a repentaglio la funzione primaria di una delle aree protette più importanti d’Italia e d’Europa, sia da punto di vista storico sia per quanto riguarda la ricchezza di biodiversità. In questi anni il parco dello Stelvio ha dimostrato che, anche con gravi problemi finanziari, tramite la conformità di gestione e azione sul territorio, è stato possibile garantire al meglio la tutela della diversità biologica di un’area vasta e complessa, tutela che questa frammentazione metterà a repentaglio aggiungendo altra burocrazia a una macchina già ingolfata.
ICTP Cnr di Pozzuoli e Ucina per riciclare la vetroresina delle barche

E’ appena entrata in vigore definitivamente la direttiva 2008/98/Ce (il termine ultimo fissato per il recepimento era proprio ieri) che include le linee guida anche per lo il recupero dei rifiuti speciali, tra cui la vetroresina usata per le barche. Da oggi, la vetroresina che compone lo scafo di una barca deve essere smaltita dal cantiere che l’ha prodotta. Idem per gli stampi. Al ICTP-Cnr di Pozzuoli hanno studiato come recuperare la vetroresina, rendendola dapprima sabbia finissima e in seguito assemblata secondo la tecnologia WSMC (Waste Sheet Moulding Compound) brevettata dall’ICTP Cnr spiegata così da Altomareblu:
La tecnologia WSMC (Waste Sheet Moulding Compound) brevettata da alcuni ricercatori dell’ICTP/CNR di Pozzuoli si fonda sul riutilizzo degli imballaggi di polistirolo fluidificandoli in modo da poter essere caricati con materiale inerte come la vetroresina macinata. Il prodotto finale a basso peso specifico ed alta resistenza, potrà servire per strutture nell’industria aeronautica, automobilistica, e naturalmente nautica.
Non sembri un problema di poco conto il riciclo della vetroresina: attualmente non esistono impianti e appunto può anche rappresentare una buona occasione di rilancio per moltre aziende.
Ha dichiarato Antimo Di Martino consigliere Ucina Confindustria Nautica (l’associazione di categoria che raggruppa 500 costruttori) con deleghe ambientali che:
Oggi solo il 9% di una barca è realmente riciclabile e questo a causa della complessità delle sue componenti.
Secondo uno studio commissionato proprio da Ucina- Confindustria nautica e condotto da Michelangelo Rienzo, Brunella Rallo e Massimo Iadarola che riporta Novambiente si apprende che:
tra barche immatricolate e unità minori siano attualmente circa 27mila, cioè il 4,36% del parco nautico nazionale, a sua volta stimato in poco meno di 620mila unità, compresi pedalò, pattini e natanti a remi o a vela senza motore. Un altro dato importante per valutare il fenomeno è il peso medio di vetroresina ricavabile per tutte le unità in circolazione. Questo è stato ipotizzato, per i circa 450mila scafi fino a 18 metri, in 616.828 tonnellate in totale. Si tratterebbe mediamente di 1,37 tonnellate per unità.
Come conigugare i differenti interessi? Con la ricerca e ci ha pensato l’ICTP-Cnr di Pozzuoli, ossia l’Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri che sta studiando con Elb, End of life boat come riconvertire la vetroresina. Una barca alla fine del suo ciclo di vita viene smontata e la vetroresina raccolta fino a qualche anno fa finiva o in discarica o più recentemente negli inceneritori. Da oggi in poi può essere ridotta a finissima sabbia e riusata per produrre altri oggetti.
Si pensa di poter collocare in Italia almeno 6-7 impianti di riciclo della vetroresina. Spiega in un intervista a Il Mattino (11-12-2010 pag. 55) Di Martino:
Stiamo cercando di creare 6 o 7 stabilimenti in Italia di cui uno in campania che si occupi di Elb. E’ un problema culturale: il riciclo dei materiali e non lo smaltimento riguarda tutti i settori industriali.
E’ interessante anche il settore economico del riciclo. Spiega Novambiente:
Va evidenziato che tale smaltimento necessita di un notevole lavoro di smontaggio e separazione da tutti i rimanenti materiali installativi (cuscinerie, vetro, plexiglass, acciaio, legno, cablaggi, tubazioni, macchinari, serbatoi, batterie e così via). I costi di tutto questo lavoro variano naturalmente a seconda della complessità delle varie unità, cui vanno aggiunti quelli di trasporto all’impianto di smaltimento e di riciclo: è stato calcolato che il tutto per una barca di 15 metri verrebbe a costare sui 16mila euro.
Foto | Flickr
ICTP Cnr di Pozzuoli e Ucina per riciclare la vetroresina delle barche
Made in Italy anche per le rinnovabili
Il made in Italy nel mondo non è solo moda, design e cibo, ma anche quello delle rinnovabili è un comparto dove il nostro Paese in termini di eccellenze italiane ha tutte le carte in regola per potersi distinguere. Questa è la conclusione cui è giunto il GSE, il Gestore dei Servizi Energetici , in forza ad una ricerca da cui è emerso come l’industria italiana, per quel che riguarda le rinnovabili , presenti delle prospettive di espansione e di crescita che sono ampiamente riconosciute e confermate a livello globale. Il Gestore dei Servizi Energetici , nel corso della presentazione, tenutasi ieri a Roma in Campidoglio, del nono Forum Annuale del Comitato Leonardo , ha inoltre posto l’accendo sul fatto che il settore delle rinnovabili, a differenza delle stime e delle considerazioni pessimistiche di osservatori ed analisti , ha mostrato buoni segnali di tenuta lo scorso anno rispetto a molti altri settori industriali .

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Settimana europea della mobilità: in bici a Caserta con l’assessore alla Mobilità Antonio Ciontoli
Qualche giorno fa Simone vi chiedeva se avevate proposte dirette per la settimana europea della mobilità. Alcuni di voi hanno proposto più autobus e più piste ciclabili. Diciamo che queste due richieste sono comuni un po’ in tutte le città. Ieri ho partecipato alla passeggiata in bici organizzata daL Comune di Caserta e da Fiab. Ebbene con noi, circa 150 ciclisti inclusi i bambini, a pedalare per i 6 Km del percorso c’era anche Antonio Ciontoli assessore alla Mobilità.
Ho scambiato con lui poche battute e la promessa di vederci con calma per chiacchierare della situazione mobilità a Caserta. Mentre pedalavamo al centro, un folata di gas puzzolente emessa da un motorino stravecchio, investe me e l’assessore che pedalava accanto. Ecco, dico, vede? E’ la norma.Questo accade ai ciclisti che non sono su una pista ciclabile e a gente che percorre le strade con mezzi vecchi. Lui mi ha risposto:
Lo so. Io cammino a piedi e in bicicletta. Purtroppo dare risposte non è semplice. Noi non abbiamo la bacchetta magica. Posso solo dire che nessuno fa la propria parte. Noi politici non facciamo la nostra ma neanche i cittadini fanno la loro e aspettano che ci sia sempre qualcuno a risolvere i problemi.
Ecco rifletto su questo concetto e trovo che effettivamente un po’ di senso c’è. Secondo i dati raccolti da Legambiente le piste ciclabili sono quasi triplicate raggiungendo nel 2009 il record assoluto di 3.227 km, circa 380 km più del 2008 e 730 km più del 2007. Ebbene, nonostante queste premesse i ciclisti sono rimasti gli stessi.
Molti sostengono che se ci sono troppe auto sulle strade non c’è sicurezza per i ciclisti. Eppure è un falso problema: gli stessi che chiedono più sicurezza sono coloro che poi salgono in auto e non prendono la bici per i brevi spostamenti. Come dire? si rimanda volentieri il problema alla realizzazione di una rete di collegamento che poi probabilmente nessuno userà. Perché dunque, non iniziare da noi stessi ad attuare la mobilità sostenibile, iniziando a lasciare moto e motorini in garage e a pedalare per almeno 5 Km al giorno? Forse davvero inizieranno a esserci meno auto sulle strade.
Settimana europea della mobilità: in bici a Caserta con l’assessore alla Mobilità Antonio Ciontoli
Brianza Web Plan: Innovazione Sostenibile e Territoriale – Obiettivi, strategie e possibilita’
:: L’Ing. Giorgio Meroni e l’Ing. Mirko Paglia hanno partecipato al concorso di idee indetto dagli Ordini degli Ingegneri delle Province di Como, Lecco e Monza e Brianza. Il bando indetto dalle associazioni aveva lo scopo di far emergere le peculiarità geografiche e socioeconomiche del territorio Brianteo, attraverso uno o più progetti volti allo sviluppo [...]
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Brianza Web Plan: Innovazione Sostenibile e Territoriale – Obiettivi, strategie e possibilita’
