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In Molise nascerà la prima smart grid italiana

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Rete elettricaQualche giorno fa abbiamo parlato della nascita di Metso, sottolineando come attraverso quest’accordo si sarebbero finalmente gettate le basi per la nascita delle reti intelligenti anche in Italia. A tal proposito vorrei segnalarvi un’altra simile iniziativa, questa volta però portata avanti da Enel: la società di distribuzione elettrica ha infatti avviato nella zona di Isernia (con il Progetto Isernia appunto) la prima installazione in Italia (una delle prime anche a livello europeo) di una smart grid. Attraverso questa tecnologia, apprendiamo da una nota di Enel, sarà possibile regolare in modo ottimale il flusso bidirezionale di energia elettrica dovuto alla produzione da fonti rinnovabili sulle reti di bassa e media tensione, permettendo di abilitare nuovi usi dell’energia.

L’investimento complessivo previsto è di 10 milioni di euro. Il progetto coinvolgerà circa 6.000 famiglie; il numero di soggetti è sufficientemente consistente per poter considerare questo banco di prova replicabile a realtà più ampie qualora i risultati si dimostrino positivi. Finalmente quindi, anche nel nostro Paese, ci sarà un primo passo concreto nel campo delle reti intelligenti; detto ciò non si può non affermare come la strada da seguire dovrà essere necessariamente questa se crediamo in un futuro sempre più incentrato sulle rinnovabili e meno sulle fonti tradizionali.

É evidente quindi che si potrebbe parlare all’infinito del fatto che vi sia o meno scarsa volontà politica per permettere alle fonti alternative di raggiungere il salto di qualità tanto atteso oppure discutere sul fatto che molte aziende abbiano poca lungimiranza ad investire su sistemi di produzione energetica a minor impatto ambientale, tuttavia, se mai si creeranno le condizioni affinché esista uno strumento che permetta di utilizzare le fonti aleatorie su ampia scala, mai si riuscirà concretizzare la tanto agognata rivoluzione green.

L’avvento delle smart grid è quindi una condicio sine qua non; per fare un parallelo sarebbe come considerare non importanti le strade per la circolazione delle auto. É perciò necessario che vi sia la consapevolezza da parte di tutti che, se non si faranno passi decisivi in questo senso, non si arriverà mai ad ottenere grandi risultati nel campo delle energie alternative.

Via | Enel.it
Foto | Flickr

In Molise nascerà la prima smart grid italiana

Esplode la polemica su Quirra: secondo Legambiente i risultati delle Asl non sarebbero veritieri

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Esercitazione militareLa questione del Poligono militare di Quirra è un argomento che abbiamo trattato in numerosi post e che, vista la divergenza di veduta delle parti in questione (popolazione locale da un lato e Procura della Repubblica dall’altro), abbiamo promesso di seguire nei suoi sviluppi. Ebbene, qualche giorno fa vi abbiamo parlato di un nuovo capitolo che è andato ad aggiungersi a questa infinita storia: infatti dopo essere arrivati i tanto sospirati risultati delle analisi (seppur ancora parziali) del territorio circostante all’area militare che sembrerebbero dar ragione a chi sosteneva che le aree adiacenti al Poligono non siano inquinate, sono divampate le polemiche.

Legambiente Sardegna in particolare, nella persona del suo Presidente Tiana, ha tuonato definendo inaccettabili i risultati dell’Istituto Zooprofilattico della Sardegna; si tratta, sottolinea lo stesso presidente, di risultati che sono distanti anni luce dalla realtà. Innanzitutto, riferisce Tiana, queste ultime indagini sono state effettuate in un periodo circoscritto di tempo nel corso del quale non ci sono state esercitazioni militari; inoltre lo stesso si chiede: come si possono definire rassicuranti dei dati quando sono state riscontrate comunque alte presenze di arsenico e metalli pesanti?

Bisogna infine considerare, conclude, che tutte le analisi finora condotte indicano uno stato generale di inquinamento ambientale in un’area di oltre 15.000 ettari non in maniera uniforme, ma con situazioni molto anomale. Insomma guerra aperta; tant’è che non si è fatta attendere la risposta da parte dei responsabili dell’Istituto Zooprofilattico (coloro che hanno portato avanti le analisi per conto della Regione Sardegna) secondo i quali è davvero inaccettabile che si possano mettere in dubbio i risultati di un ente super partes, che si attiene al rigore scientifico di metodi di prova accreditati ed esprime valutazioni di carattere oggettivo.

Punti di vista che quindi rimangono ancora estremamente distanti. Intanto si continuano ad attendere i risultati della perizia sulla riesumazione di venti cadaveri, corpi di persone che negli ultimi anni hanno vissuto e lavorato in quei luoghi oggi teatro di questa diatriba. La questione Quirra è più aperta che mai: stiamone certi, non mancheranno nuovi sviluppi.

Via | Unionesarda.it; Regione.sardegna.it; Sardegnanews24;

Esplode la polemica su Quirra: secondo Legambiente i risultati delle Asl non sarebbero veritieri

Canada: al via il progetto per un impianto di cattura e sequestro di CO2 più grande al mondo

Emissioni CO2Più volte su Ecoblog abbiamo parlato della tecnica di cattura e sequestro della CO2 (CCS, Carbon Capture and Storage) e sull’argomento sono stati numerosi i lettori che hanno espresso i loro (leciti) dubbi sulla tecnologia. Nel mondo infatti sono presenti ancora pochi impianti dotati di questo sistema (spesso soltanto in via sperimentale), tuttavia in ottica futura c’è qualcuno che vede questa possibilità come la vera via d’uscita per un utilizzo del carbone come fonte di energia a basso impatto ambientale.

In riferimento a ciò vorrei segnalarvi un progetto canadese per il quale il governo della provincia indipendente del Saskatchewan ha dato l’ok nei giorni scorsi. Tale progetto prevede un investimento di circa 840 milioni di euro per realizzare un impianto CCS da applicare ad una delle 6 unità a carbone della centrale di Boundary Dam, presso Esteven. L’unità interessata è in corso di ammodernamento ed rientrerà in servizio con una potenza di 110 MW. L’impianto di cattura e sequestro consentirà l’abbattimento di circa un milione di tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti più o meno alle emissioni prodotte da 250.000 autoveicoli.

Si tratta del maggiore progetto di CCS applicato ad una centrale a carbone attualmente in fase di realizzazione al mondo. L’anidride carbonica catturata verrà stoccata in pozzi petroliferi in via di esaurimento. L’entrata in servizio dell’impianto è prevista per la fine del 2014. Assisteremo nei prossimi anni al proliferare di queste tecnologie?

Chissà, ciò che sembra certo è che, in nome dell’utilizzo del carbone, molti governi stanno spingendo verso questa possibilità; allo stato attuale delle cose però l’efficacia di un simile sistema e le ripercussioni benefiche sull’ambiente rimangono soltanto una chimera.

Via | Theglobaeandlail.com
Foto | Flickr

Canada: al via il progetto per un impianto di cattura e sequestro di CO2 più grande al mondo

Truffa fotovoltaico: Striscia la Notizia risponde a Ecoblog

Truffa fotovoltaico: Striscia la Notizia risponde a Ecoblog

In un post precedente abbiamo parlato di un servizio andato in onda su Striscia la Notizia nel quale si ipotizzava la possibilità di truffare facilmente lo stato: con un piccolo giochetto da elettricista si potrebbero percepire abbondanti incentivi del Conto Energia per i pannelli fotovoltaici, molti di più di quanto realmente spetterebbe.

Abbiamo anche ricordato che non è la prima volta che Striscia assume posizioni sulle energie rinnovabili che non si spiegano se non con il fatto che voglia screditare le rinnovabili stesse. A breve, con un altro post, mostreremo anche come: con un video pubblicato su YouTube e poi fatto rimuovere da Rti e Mediaset per presunta violazione del diritto d’autore.

Qui, invece, vogliamo dare spazio alla risposta di Striscia, arrivata tramite un commento al post precedente e ad un altro post, su TvBlog, nel quale si riprendeva la stessa puntata. Ecco cosa ci scrive Striscia la Notizia:

Vi scriviamo in risposta al vostro post odierno che moltissimi telespettatori, seguendo il vostro invito, ci hanno girato.

Ci teniamo a precisare, in primo luogo, che le vostre accuse e illazioni sono del tutto infondate e sinceramente incomprensibili. Il fatto di denunciare una truffa è la cosa più normale per Striscia la Notizia: lo abbiamo sempre fatto, nei settori più disparati, e non vediamo perché questa volta dovrebbe essere diversa da tutte le altre. Siamo favorevoli alle energie rinnovabili e non c’è in noi il minimo intento di fare campagna a favore del nucleare: vi invitiamo a rivedere il Tapiro consegnato ieri da Staffelli al ministro Romani ( (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12968 ), e l’intervista di Cristina Gabetti a Jeremy Rifkin (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12268 ), trasmessa il 1° gennaio 2011.

Domani, inoltre, abbiamo già programmato la messa in onda di un servizio in cui si darà spazio e risposta a tutte le obiezioni sollevate nei confronti del servizio di Max Laudadio e sarà data voce a chi opera nel settore del fotovoltaico.

Precisiamo infine che Massimo Burzi è un imprenditore attivo da molto tempo nel campo dell’energia e quindi assolutamente titolato a dire la sua sull’argomento. Il fatto che conosca personalmente Antonio Ricci è quindi del tutto irrilevante nello specifico dell’inchiesta.
A questo proposito potrete trovare sul nostro sito http://www.striscialanotizia.mediaset.it/ ulteriori chiarimenti.

Vi invitiamo quindi a seguire i nostri prossimi servizi sull’argomento.

Cordiali saluti

La Redazione di Striscia la Notizia

Truffa fotovoltaico: Striscia la Notizia risponde a Ecoblog

Alla Banca Mondiale non piace l’energia nucleare

Energia, alla banca mondiale piacciono le rinnovabili

La Banca Mondiale esprime tutto il suo interesse per le energie rinnovabili. Almeno in Africa e Arabia Saudita. E annuncia che non finanzierà centrali nucleari. Ma andiamo per tappe e partiamo dalla conferenza stampa tenuta lo scorso 25 dicembre a Il Cairo.

Come riporta Fastcompany:

Alla conferenza stampa nella sede del Cairo della Banca Mondiale di sabato 25 dicembre Mohie Eddin ha detto che la banca sta valutando il finanziamento di un una rete per l’energia elettrica che colleghi i paesi dell’est dell’UAE nonché di progetti che colleghino Egitto, Arabia Saudita e Sudan, forse anche l’Etiopia, o il resto dei paesi occidentali. La Banca non finanzierà le centrali nucleari poiché non rientrano nelle politiche di finanziamento che sono rivolte alle energie rinnovabili come energia solare e energia eolica.

Ma si dice pure che la Banca Mondiale finanzi centrali a carbone . Però l’idea di puntare su fotovoltaico e eolico fa venire in mente, almeno riferito a quelle zone, un altro progetto simile, di cui spesso abbiamo parlato: DESERTEC. Che la Banca Mondiale, in qualche maniera ci stia facendo un pensierino?

Via | GreenProphet
Foto | World Bank-Flickr

Alla Banca Mondiale non piace l’energia nucleare

Stand-by: una nuova guida ci fa capire meglio quanto ci costa

Tv con stand-byHo letto con una certa curiosità la nuova guida europea sui consumi dello stand by alla cui stesura ha collaborato anche il Politecnico di Milano. Nel documento, pubblicato pochi giorni fa, sono stati testati e quantificati i consumi degli elettrodomestici in modalità spento e stand by e raccolte le migliori pratiche per evitare gli sprechi energetici. Uno dei dati più curiosi è quello delle console da gioco che in modalità stand by arriverebbero a consumare quanto lo stesso apparecchio in funzione; X-Box e Playstation 3 assorbirebbero infatti praticamente la stessa energia sia quando sono in funzione che inattivi, consumando ben cinque volte di più di un frigorifero efficiente.

Ciò significa che lasciare questi apparecchi sempre in modalità stand-by, calcolando un costo di 0,15 euro a kWh, potrebbe comportare una spesa di circa 250 euro l’anno. Anche l’Wifi, emerge dalla guida, sarebbe fra quegli apparecchi che con lo stand-by arriva a consumi altissimi. Gli stessi Pc non sono da meno: lasciare il computer acceso 24 ore al giorno potrebbe arrivare a costare ben 130 euro l’anno, con un costo ben più salato se si lasciano accese eventuali casse e monitor.

Dall’indagine emerge che risolvere il problema si presenta impresa non di facile risoluzione, considerando che, nonostante vi siano norme europee che regolano la produzione di apparecchiature e i rispettivi consumi, sono ancora troppi i prodotti in commercio che non le rispettano. Insomma sta un po’ a noi fare in modo che consumi apparentemente innocui non ci diano brutte sorprese con la bolletta elettrica.

Come? Di metodi innovativi ne abbiamo parlato tante volte in passato su Ecoblog, tuttavia il più semplice continua a rimanere sempre lo stesso: dotarsi di ciabatte con interruttore a cui collegare gli elettrodomestici o ricordarsi di staccare la spina appena si finisce di utilizzarli. Se è vero che le apparecchiature spente o in stand-by, ma comunque collegate alla rete elettrica, arrivano a costituire l’11% dei consumi domestici, tanto vale sforzarsi a fare questo piccolo sacrificio.

Via | Eerg.it
Foto | Flickr

Stand-by: una nuova guida ci fa capire meglio quanto ci costa

Albero di Natale in cartone riciclato, le proposte di RenoDeMedici

Manca poco all’otto dicembre, il tempo stringe e dobbiamo prendere una decisione sul nostro albero.

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Albero di Natale in cartone riciclato, le proposte di RenoDeMedici

Metropolitana di Philadelphia: il risparmio arriva dalle frenate dei treni

MetropolitanaAltre volte su Ecoblog abbiamo parlato del tema del recupero energetico dalla frenata dei mezzi di trasporto, talvolta finendo nell’occhio del ciclone di alcuni dei nostri lettori più attenti che hanno spesso definito questi sistemi inefficienti dal punto di vista del rendimento energetico. Nonostante ciò, mi sembra tuttavia interessante parlare di una sperimentazione di questo tipo che a breve verrà attuata in una tratta della linea metropolitana della città di Philadelphia.

La società di trasporti vuole infatti sfruttare l’energia prodotta delle frenate dei treni per migliorare la qualità della rete elettrica. La Southeastern Pennsylvania Transportation Authority (SEPTA), società che gestisce i trasporti pubblici della cittadina sembra crederci davvero tanto da aver messo sul piatto della bilancia circa 900mila dollari su un progetto che, oltre a garantire interessanti entrate economiche, renderebbe possibile l’immagazzinamento dell’energia generata in seguito alle frenate dei convogli della metrò, che altrimenti andrebbe sprecata, e il suo successivo trasferimento nella rete elettrica.

La sperimentazione partirà tra pochi mesi e, qualora dovesse dare esito positivo, verrebbe estesa anche alle altre fermate metropolitane. Una volta a regime, il sistema potrebbe consentire quindi un taglio alle emissioni prodotte in un anno di 1.200 tonnellate nonché un interessante risparmio economico. Americanata bella e buona o qualcosa di più? Intanto seguiamo l’evolversi della cosa e vediamo se i risultati della sperimentazione saranno soprattutto non antieconomici.

Via | Septa.org ; 2ndgreenrevolution.com
Foto | Flickr

Metropolitana di Philadelphia: il risparmio arriva dalle frenate dei treni

Marea nera: mai più grazie alle rinnovabili, parola di Barack Obama

Ieri pomeriggio il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è tornato in televisione per il discorso alla nazione in cui faceva il punto sulla situazione della marea nera . Purtroppo le notizie non erano buone: le prime stime sono state troppo ottimistiche e si è passati dai mille barili di petrolio persi ogni giorno ai 6.000, poi a 15 mila ed ora addirittura a 60 mila , per un valore di sette milioni e mezzo di litri di petrolio, quanto un disastro della Exxon Valdez ogni settimana. Ma in tutto questo c’è anche l’altro lato della medaglia.

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Marea nera: mai più grazie alle rinnovabili, parola di Barack Obama

Jalalabad Fab Fi: il primo network wireless creato con i rifiuti

jalalabad rete wirell rifiuti

Qui su Ecoblog abbiamo parlato spesso di creazioni ottenute dalla lavorazione di materiali di scarto, ma mai prima d’ora si era visto un intero network wireless creato con i rifiuti. La meraviglia si chiama Jalalabad Fab Fi ed è stato creato da un gruppo di volontari del Mit in Afghanistan.

Durante la loro visita in Afghanistan i membri del team Bits&Atoms Lab del Mit hanno mostrato agli abitanti della città come assemblare insieme pezzi di lavagne, cavi, tubi di plastica e lattine per creare una rete wireless. Il risultato è Fab Fi, 25 punti in cui è possibile connettersi ad Internet a Jalalabad, anche se vi sono alcune difficoltà con i routers.

Gli abitanti di Jalalabad possono finalmente navigare in internet, anche se a velocità molto ridotta rispetto al normale, e si stanno attrezzando per espandere la rete, mentre i membri del Mit hanno dato vita al Jalalabad Fab Lab, un laboratorio di ricerca che studia la possibilità di creare reti e network nei territori devastati da guerre o disastri naturali, adattando materiali facilmente reperibili localmente.

via | Gizmodo



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