Posts Tagged ‘agricoltura’
Contadini e trattori liberano l’Italia dalla neve

I contadini lasciano a casa i forconi e con i loro trattori scendono in strada non per protestare ma per liberare le strade dalla neve e spargere il sale. La notizia mi giunge nel mentre ragionavo in varie discussioni su Fb dell’impreparazione generale verso eventi naturali. La lezione é: che chi conosce gli elementi naturali sa anche come difendersi.
Leggo su CasertaNews:
Con l’emergenza, per pulire le strade, sono stati mobilitati molti agricoltori della Coldiretti. Il presidente regionale della Coldiretti (della Campania NdR) Gennaro Masiello attraverso le strutture territoriali ha lanciato un appello a tutti gli agricoltori associati, dotati di mezzi idonei, affinchè collaborino con le amministrazioni comunali e provinciali per ripristinare al piu’ presto la circolazione e garantire condizioni di sicurezza per i cittadini.
Debora Billi suggeriva nel suo post di inizare a spalare la neve dagli ingressi delle case. Qui andiamo oltre e i contadini da mesi vessati con gli alti costi della politica e della crisi economica, mettono da parte ogni forma di protesta, recuparano la solidarietà che gli è congeniale e scendono in strada con i loro trattori adattandoli a spalaneve e spargisale. L’appello è stato lanciato per le zone dell’Irpinia e dell’Appennino campano ma è la stessa Coldiretti a spiegare che l’idea potrebbe essere estesa su tutto il territorio nazionale:
La possibilità di utilizzare anche i mezzi meccanici agricoli garantiscela viabilità e scongiura il rischio di isolamento delle abitazioni soprattutto nelle aree piu’ impervie interne e montane, grazie alla maggiore tempestivita’ di intervento. Coldiretti da diversi anni promuove e auspica accordi, a livello comunale e provinciale, che prevedono che in caso di nevicata l’agricoltore sia reperibile a qualsiasi ora del giorno e delle notte e in attività fino alla pulitura delle strade assegnate. Si tratta di un servizio impegnativo ma che dimostra quanto le aziende agricole siano importanti per la tenuta del territorio e per la sicurezza dei cittadini quando la neve rende difficili i collegamenti. La presenza diffusa delle imprese agricole su tutto il territorio regionale – assicura infatti la possibilità di un intervento capillare e rappresenta una opportunità che potrebbe ulteriormente espandersi con una maggiore sensibilità di Comuni e Province.
Via | CasertaNews
Foto | Ravenna e dintorni
Finte serre fotovoltaiche, non è tutto sole quello che splende sull’agrofotovoltaico

Le serre fotovoltaiche vengono additate da più parti come soluzione all’eterna diatriba agricoltura-fotovoltaico, che vuole i terreni sottratti alla produzione agricola alimentare per la produzione di energia rinnovabile. Sotto i pomodori, sopra il pannello, insomma tutti produttivi e contenti, con gli agricoltori che riescono a sostenere più facilmente le spese energetiche, a dir poco esose, delle serre.
Anche nel caso del fotovoltaico su serra, però, bisogna fare molta attenzione al rischio di speculazioni, leggi falsi agricoltori che farebbero finta di coltivare in serra pur di bypassare le norme sull’impatto ambientale e ricevere gli incentivi, per Legambiente troppo alti, concessi dal recente decreto legge sulle liberalizzazioni, il cosiddetto “Cresci Italia”, esattamente dall’articolo 65, comma 3, che le equipara agli impianti su edifici. Edoardo Zanchini, vice-presidente Legambiente, tuona:
Il Dl potrebbe dare il via libera a speculazioni per ottenere incentivi pari a quelli delle coperture integrate negli edifici, che sono molto più alti di quelli per i pannelli al suolo.
L’allarme lo lancia in una nota anche il Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi, ma c’è da dire che quella delle speculazioni e delle finte serre fotovoltaiche è una preoccupazione sollevata più volte da diverse associazioni agricole italiane. Certo, con questi incentivi, il rischio di speculazioni si fa decisamente più alto.
Le 60 associazioni ambientaliste riunite nel Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi mettono in guardia dal pericolo di speculazioni nell’agrofotovoltaico:
Vi è il serio rischio che si apra un pericoloso spiraglio che permetterebbe agli speculatori di sfruttare una ulteriore opportunità per ricoprire l’Italia di finte serre fotovoltaiche totalmente inutili e nocive sotto il profilo ambientale, paesaggistico oltre che economico. Urge una moratoria, continuano, per fermare gli impianti già autorizzati per centinaia di ettari di vita e natura a rischio la cui realizzazione vanificherebbe in parte l’efficacia salva-BelPaese degli attuali provvedimenti sul fotovoltaico!
Il Ministro dell’Agricoltura Mario Catania si è affrettato a placare gli animi, dichiarando:
Finché ci sarò io coloro che realizzeranno serre agricole con pannelli fotovoltaici saranno marcati stretti. Insieme al Ministero dello Sviluppo economico e a quello dell’Ambiente, staremo attentissimi affinché siano evitate speculazioni di tutti i tipi.
Sperar non nuoce.
Foto | Isofoton
Finte serre fotovoltaiche, non è tutto sole quello che splende sull’agrofotovoltaico
Da Santoro l’Italia Repubblica fondata sul petrolio
Siamo una Repubblica fondata sul petrolio. Nel caso avevate dubbi provate a riguardare la puntata di ieri di Servizio pubblico: in alto il video con la legittima incazzatura dell’operaio sardo indirizzata al Senatore Castelli (Lega) nonché ex ministro ai Trasporti, che per tutta risposta alza e se ne va.
Ma questo è solo uno dei tanti dettagli di questa vicenda. Il petrolio, con il suo costo e la sua necessità, sta strozzando l’Italia. Anzi, posso dire che sembra che il nostro Paese subisca una vera e propria crisi di astinenza da petrolio. Ma che inizia qui da noi perché siamo quelli che ne hanno più bisogno; siamo quelli che usiamo maggiormente trasportare merci su gomma; siamo quelli che lo usiamo maggiormente per produrre energia. Ma l’emergenza arriverà anche altrove: in Francia, Germania, Austria, Svezia. Cosa credete? Anche loro muovono merci su gomma e usano petrolio, un po’ meno di noi ma lo usano.
Ieri da Santoro un distantissimo Enrico Letta (Pd) faceva fatica a capire le ragioni della protesta del Movimento dei Forconi, confondendola più volte con le richieste degli autotrasportatori. I Signori della Terra e del Mare sono stati affamati dai signori del petrolio. E l’Italia che ha deciso di fondare la sua Repubblica sul petrolio e non sul lavoro paga alto il prezzo di questa scelta. Non ci vuole molto a capire che così non va.
Il misterioso virus Schmallenberg anche in Inghilterra, arriverà in Italia?

Se ne parla ancora poco, ma il timore di una pandemia fra animali comincia ad essere sempre più concreto. Stiamo parlando del misterioso virus che colpisce in particolare gli ovini denominato Schmallenberg, il nome della cittadina tedesca nel quale è stato isolato per la prima volta nell’agosto scorso. Nel corso dell’estate si era diffuso fra Germania, Olanda e Belgio con centinaia di allevamenti coinvolti, ora la Veterinary Laboratories Agency ha confermato che il virus è sbarcato in Gran Bretagna, per la precisione in quattro allevamenti di ovini nel Norfolk, Suffolk e East Sussex.
Secondo i primi studi condotti la malattia si trasmetterebbe attraverso gli insetti ed è di difficile rilevazione fra gli animali adulti. Schmallenberg provoca aborti e malformazioni congenite negli ovini e in alcuni casi anche nei bovini, al momento non esistono cure né vaccini per impedirne il contagio.
Ci sono rischi per la salute umana? Le autorità per ora minimizzano: “Anche se ci sono ancora alcune incertezze, i rischi per la salute umana con il virus Schmallenberg virus paiono molto bassi”. Per il momento soltanto Messico e Russia hanno già vietato l’importazione di carni ovine e caprine e di animali vivi dai Paesi Bassi, ma anche la Cina ha chiesto informazioni alle autorità locali per capire come comportarsi di fronte a questa nuova potenziale e misteriosa pandemia. Intanto il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, non ha escluso con il contagio arrivi anche in Italia, ma ha cercato di rassicurare i consumatori:
Per ora non abbiamo casi. Ma non mi sento di escludere che arrivi anche da noi, essendo noi un paese importatore. Ci sono dei controlli, in base al giudizio degli esperti il virus non comporta ricadute sull’uomo, si tratta di un problema di gravità economica ma senza implicazioni sulla salute dei consumatori.
Via | Agi
Foto | Flickr CC
Il misterioso virus Schmallenberg anche in Inghilterra, arriverà in Italia?
Dal Kazakistan a Parigi una mela di 65milioni di anni
Il suo nome è Malus sieversii, meglio conosciuta come mela di Eva e ha 65milioni di anni portati benissimo. E’ fortissima tanto che non necessita di nessuno dei 35 pesticidi o composti chimici usati per le altre mele. E’ nata nel cuore dell’Asia, in Kazakistan, ai piedi del Tian Shan, le Montagne celesti, vicino la frontiera cinese.
Ma questa meraviglia della Natura dopo aver superato l’impossibile rischia di estinguersi a causa della deforestazione. A lanciare l’attenzione sulla mela fossile vivente una mostra Le jardin d’Eden che si tiene fino al 5 marzo a Parigi al Parc de Bercy. La manifestazione è stata organizzata dall’ Association Alma e da Catherine Peix fotografa e regista che vuole invitare gli scienziati a farsi avanti per tutelare e incrociare la mela con altre varietà. Peix espone perciò le sue splendide foto e viene anche proiettato il suo documentario Les origines de la pomme ou le jardin d’Eden retrouvé.
Via | Blog Paris, Bio addict
Foto | Blog Paris
Operazione Vespri siciliani : stop ai trasporti nell’Isola. Tacciono le Tv

La manifestazione ha suggestivo nome di Operazione Vespri siciliani e vede un gruppo di associazioni e categorie dall’agricoltura ai trasporti protestare duramente contro il governo Monti. Un blocco di 5 giorni, da oggi a venerdì paralizzerà i trasporti merce con il Continente. File di camion e Tir tappano e tapperanno le principali arterie autostradali (qui i blocchi adottati). A oggi siamo a 6 Km di coda sulla Palermo-Sciacca. Dunque saltano le forniture di verdure, ortaggi e tipicità siciliane che coprono per alcuni prodotti anche il 40% dell’intero fabbisogno: vedi agrumi e melanzane, ad esempio.
Dicono gli attivisti:
Il nostro interlocutore è dunque il governo nazionale e purtroppo fino ad ora, nessuno ci ha mai voluto ascoltare. Per questo motivo abbiamo deciso di dare vita a questa mobilitazione. Noi non siamo contro nessuno vorremmo solo che si mettesse in atto qualcosa che possa rimettere in moto l’economia della Sicilia, partendo anche dall’abbassamento delle accise sui carburanti che pesano troppo sul trasporto delle merci penalizzando fortemente le nostre produzioni.
A incrociare le braccia l’associazione Forza d’urto questo il nome della sigla che vede la protesta e che accoglie tra le sue fila Autotrasportatori Aias, Movimento dei Forconi, pescatori, imprenditori agricoli artigiani e pastori. Le motivazioni e la strategia sono illustrate da Debora Billi su Petrolio.
Ma chi c’è dietro il Movimento dei forconi? I siciliani che vivono di agricoltura e pastorizia sopratutto nel centro della Sicilia e che si vedono messi all’angolo dalle scelte economiche del governo. Ecco cosa scrivono in proposto gli Eurocoltivatori di Enna:
Il costo del gasolio, l’ ICI , i costi della manodopera, tutti i costi di produzione sono saliti vertiginosamente, mentre i prezzi pagati dai grossisti per le nostre produzioni agricole e zootecniche scendono e non sono neanche come quelli di 20 anni fa, con la scusa della globalizzazione tutti ci stanno cantando il de profundis. Il grido di dolore della categoria non è stato preso in considerazione dai Governi Regionale e Nazionale e a nessuno interessa se l’agricoltura e la zootecnia scompaiono . La Globalizzazione l’hanno inventata le Multinazionali per guadagnarci e specularci loro, non si può essere uguali se i punti di partenza sono sfacciatamente diversi, se i nostri costi di produzione sono così alti come facciamo a vendere i nostri prodotti meno di quanto ci costano ; come ci si può chiedere di produrre sottocosto, questo si può fare un anno, ma non può essere la regola per noi produttori, mentre chi vende la nostra produzione ci guadagna 10 volte di più. Come si può essere competitivi con la Cina, il Bangladesch, con il Brasile, con l’India se i nostri costi di produzione sono 10 volte più elevati, o come facciamo ad essere competitivi se abbiamo il fucile alla tempia dalle Banche che non ci vogliono più dare neanche quello che ci spetta, o con le cartelle esattoriali che ci stanno pignorando tutto. Per chi o per che cosa dobbiamo lavorare se nessuno si rende conto che NON C’E’ LA FACCIAMO PIU’, forse è arrivato il momento di farci sentire in maniera forte e chiara.
Foto | Movimento Forconi su FB
Operazione Vespri siciliani : stop ai trasporti nell’Isola. Tacciono le Tv
Terre pubbliche ai giovani: la proposta da Ferrara

L’agricoltura è necessaria al futuro dell’Italia ed ancor più necessario è coinvolgere i giovani e invitarli a appassionarsi e a coltivare la terra. La vecchia idea cara a Luca Zaia ossia dare terre agricole ai giovani non si sa che fine abbia fatto. Oggi due Senatrici del Pd, ossia Maria Teresa Bertuzzi e Leana Pignedoli entrambe in Commissione Agricoltura al Senato, riaprono la prospettiva con un pacchetto di leggi organizzate ad hoc. Che si spera possano essere approvate.
Sotto il Governo Berlusconi si sono alternati 3 ministri per l’agricoltura che non hanno fatto in tempo a mettere in atto la benché minima riforma o a strutturare strategie anticrisi per il settore. Oggi il Ministro Catania, esperto serissimo del comparto agricolo si trova a fronteggiare le emergenze della crisi che tocca soprattutto l’agricoltura e lo scenario devastante, per l’Italia, che potrebbe apire la nuova PAC 2013 se approvata così com’è.
Dunque le senatrici hanno escogitato un pacchetto di leggi come riporta Il resto del Carlino del 15 gennaio:
Il 40% dei terreni agricoli regionali è gestito da ultracinquantenni e i giovani, pochi, si scontrano con molti problemi, inclusa la difficoltà di ottenere finanziamenti. Il mondo del credito è inadeguato alle nuove richieste dell’agricoltura, per questo siamo favorevoli alla costituzione della Banca della Terra caldeggiata dall’Europa, dice la Bertuzzi, che mette sul tavolo la questione delle terre pubbliche: una chanche per i giovani agricoltori. Ci sono 360mila ettari la cui vendita è stata affidata dalla legge di stabilità all’Agenzia del Territorio, i terreni possono essere alienati con trattativa privata e cambiare destinazione d’uso.
Via | Telestense
Foto | Flickr
Imparare a coltivare l’orto con la formazione a distanza

Imparare a coltivare l’orto con la FAD, formazione a distanza. L’idea secondo me è accattivante e utile. A mettere in rete gratuitamente la piattaferma F.OR.TEC. – Formazione Orticola Tecnologica e i corsi la Provincia di Roma.
Dunque, mi sono iscritta e ho letto che le dispense saranno rilasciate nei prossimi giorni. La formazione da quel che ho capito avrà modalità asincrona, ossia si effettuerà nei tempi e orari più convenienti al discente. Non ho capito però se ci sarà anche la modalità in e-learning, ossia sincrona, con l’interazione della classe virtuale (mi piacerebbe moltissimo).
Onestamente avendo un bel balcone sono molto tentata di aggiungere piante di pomodori, melanzane, zucchine e peperoni. Il punto è che non so regolarmi con l’esposizione solare e su questo sono decisamente imbranata. Il basilico che pianto ogni anno mi risponde sempre bene dunque vorrei tentare con gli ortaggi e l’idea di seguire in corso on line con la community di altri appassionati con cui scambiarsi esperienze e idee mi alletta. Mi alletta anche il fatto che nella FAD è prevista la figura del tutor che motiva e sostiene nell’apprendimento. Vi farò sapere.
Via | Orti urbani
Orto casalingo: la rivoluzione ambientale
Ho seguito la conferenza di Roger Doiron tenuta per TED con grande e profonda ammirazione. Come non condividere le sue parole? Ho sempre pensato che in futuro a sopravvivere alla crisi dei consumi e dell’energia saranno le piccole comunità, di 1000-1500 anime che sapranno organizzarsi in borghi autosufficienti.
Il video è stato rilanciato in rete da Beppe Grillo, ma poco importa. Le parole e i pensieri espressi da Doiron sono di una tale forza che giustamente e con grande autoironia, lui stesso definisce sovversivi. Però, di sovversivo non c’è proprio nulla se in passato era normale avere un orto per l’autoproduzione. L’invito, dunque, è di riappropriarsi della nostra umanità e capacità di sussistenza piuttosto che delegarla.
Per inciso Doiron ha messo in piedi una community virtuale Kitchen gardners molto attiva e consistente. In Italia abbiamo in scala più piccola la community di Coltivare l’orto.
Mais OGM: Greenpeace, gli entomologi e il parassita della discordia

Un report pubblicato da Greenpeace Germania, “Agro-biotechnology: New plant pest caused by genetically engineered corn. The spread of the western bean cutworm causes massive damage in the U.S.”, a firma di Christoph Then di Testbiotech, imputava la maggiore diffusione di un parassita (Striacosta albicosta) al mais transgenico.
Dal Dipartimento di Entomologia dell’Università del Minnesota arriva la replica del professor Guglielmo Hutchison, in uno studio, dal titolo “Genetically Engineered Bt Corn and Range Expansion of the Western Bean Cutworm (Lepidoptera: Noctuidae) in the United States: A Response to Greenpeace Germany”, in pubblicazione sulla rivista di divulgazione scientifica Journal of Integrated Pest Management.
Secondo Hutchison, le conclusioni del report di Greenpeace Germania sulla diffusione di questo parassita negli ultimi dieci anni sono sorprendentemente semplicistiche. Non si è infatti tenuto conto dei fattori ecologici ed agronomici che hanno portato a questo incremento.
Sarebbero stati infatti trascurati fattori cruciali come la genetica degli insetti, l’uso ridotto degli insetticidi, il tipo di suolo, la resistenza delle colture al glifosato, il cambiamento climatico.
La Striacosta albicosta non è affatto “nuova” in Nord America. Se ne hanno notizie in Arizona sin dal 1880 e dal 1915 la sua presenza era etichettata come una minaccia per le piantagioni di mais e fagioli.
Se è vero, come sostiene il rapporto di Greepeace, che la sua presenza si è estesa negli ultimi dieci anni ad altre aree degli States, non ci sono invece dati che testimonino danni economici maggiori per le piantagioni.
Via | Entomological Society of America
Foto | Frank Peairs, Colorado State University, Bugwood.org
Mais OGM: Greenpeace, gli entomologi e il parassita della discordia
