Posts Tagged ‘amazzonia’
GreenGift per San Valentino: un pezzo di Amazzonia

San Valentino si avvicina: quintali di cioccolato e milioni di fiori saranno venduti. Sono le ragioni del marketing e del consumo che onestamente non capiamo. Ma l’amore va sempre festeggiato: ci mancherebbe! Dunque un buon conpromesso tra la voglia di far festa all’amore della nostra vita e una responsabilità verso il consumo c’è.
Oltre a consigliarvi di scegliere di regalare piante in vaso, alberi da curare a distanza, cioccolato e fiori provenienti al commercio equoslidale vi suggerisco degli acquisti un po’ originali ma che fanno anche tanto bene: iscrizione a una delle tante associazioni che si occupano di preservare il Pianeta, dal WWF a Greenpeace a LAV a FIAB, solo per citarne alcune. Oppure adottare un pezzo di Foresta amazzonica, alberi in Brasile o un pezzo di barriera corallina. Le modalità qui.
Foto | Nature
Amazzonia, associazioni ambientaliste chiedono modifica del nuovo codice forestale
La deforestazione in Amazzonia sembra avere avuto un leggero calo negli ultimi anni, registrando nel 2011 una flessione dell’11% rispetto al 2010. Il dato, diffuso dall’ Instituto Nacional de Investigaciones Espaciales , è tuttavia controverso perché negli ultimi 12 mesi sono aumentati del 20% i terreni agricoli.
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Amazzonia, associazioni ambientaliste chiedono modifica del nuovo codice forestale
Amazzonia, record di siccità nel 2010
Lo avevamo accennato qualche mese fa: la siccità in Amazzonia stava mettendo in ginocchio milioni di abitanti, dipendenti dai fiumi e dalle foreste dell’area. Si trattava, dicevano allora, di una forte ondata di siccità , la più forte almeno degli ultimi 5 anni. Ma i dati completi, arrivati solo oggi e calcolati dall’ Amazon environmental research institute (Ipam) dicono che non solo la siccità del 2010 è stata più potente di quella terribile del 2005, ma è addirittura la più pesante degli ultimi 100 anni .
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Amazzonia, record di siccità nel 2010
Nagoya: ultime ore della Cop-10 per la tutela della biodiversità
Ancora poche ore, a Nagoya, per capire se la Cop-10 per la tutela della biodiversità avrà un esito positivo oppure se si concluderà nella consueta maniera fallimentare. Molti temono una débacle simile a quella di Copenaghen, in cui le difficoltà a raggiungere accordi tra i Paesi emergenti e quelli occidentali è stata fatale. Eppure, alcuni tra gli esponenti del Summit, IUCN e UNEP in testa, sono intenzionati a lottare fino all’ultimo secondo perchè si riesca ad addivenire ad un testo che sia effettivamente funzionale alla preservazione e alla tutela delle specie animali e vegetali ponendo un argine concreto alla loro disastrosa emorragia.
Le divisioni tra i partecipanti alla Cop – 10 si realizzano principalmente sulla definizione degli obiettivi di lotta di quelle specie animali e vegetali che sostengono molte delle più fruttuose economie del Pianeta. In questo senso, l’intervento nei giorni scorsi del numero uno della Banca mondiale, Robert Zoellick,che ha configurato l’esistenza di un valore economico alla biodiversità è stato cruciale:
La produttività della terra e dei mari sta diminuendo, e con loro i servizi degli ecosistemi cruciali per far uscire le persone dalla povertà… La ricchezza naturale delle nazioni deve essere un investimento valutato in combinazione con il suo capitale finanziario, industriale e umano…I conti nazionali devono riflettere i servizi fondamentali dello stoccaggio del carbonio che le foreste offrono ed il valore, in termini di protezione costiera, che proviene da barriere coralline e mangrovie. Abbiamo in programma progetti pilota per integrare la valutazione dell’ecosistema nella contabilità nazionale e poi su scala globale offrendo ai paesi più poveri e alle economie emergenti gli strumenti necessari per integrare nei sistemi di contabilità nazionale i vantaggi economici offerti da ecosistemi come foreste, zone umide e barriere coralline.
Il risultato delle consultazioni di questi ultimi 10 giorni, comunque, è una carta in 20 punti che mira a proteggere la popolazione ittica, a lottare contro la degradazione degli habitat naturali e ad ampliare, con maggiore forza, volume e valore delle aree protette (proprio mentre in Italia se ne tagliano i fondi..) imponendo ai Paesi le cui aziende sfruttano le risorse di un Paese terzo giuste compensazioni in denaro. Ed è proprio questo il problema. Gli Stati e le imprese (specie quelle farmaceutiche e che si occupano di biotecnologie) che per anni si sono avvantaggiati di “materie prime” a basso costo, “espropriate” a Paesi terzi, difficilmente accettano, ora, di vedere ampliate le proprie spese… Di converso, i Paesi emergenti, espoliati di molte specie per i più disparati scopi, sono stanchi di veder rimpinguare le casse altrui a loro danni.. Insomma: più che parlare di specie in pericolo, a Nagoya pare essersi discusso esclusivamente di finanze e di un generalizzato business. E questo mentre diverse associazioni ambientaliste e studi di ricerca mostravano gli esiti di importanti studi scientifici per i quali, ad esempio, in Amazzonia si scopre una nuova specie ogni 3 giorni o altre, più tristi, che sottolineano che circa un quinto delle specie di vertebrati sarebbe minacciato di estinzione, con uccelli e anfibi tra le specie più a rischio… Eppure, in tutto questo sconquasso, qualcuno ha trovato il mondo di sorridere. Si tratta di Jane Smart, la Direttrice del gruppo per la conservazione della biodiversità alla IUCN che ha così dichiarato, in un impeto di ottimismo:
Infine, il mondo si è risvegliato e si è accorto della biodiversità!
Via | actualitè news, cbd
Foto | Flickr
Nagoya: ultime ore della Cop-10 per la tutela della biodiversità
Deforestazione
Deforestazione Con il termine deforestazione si indica l’eliminazione illegale della vegetazione arborea in un’area boschiva. La deforestazione non va confusa con il diboscamento . Questo indica un’operazione fatta su aree limitate e in maniera legale e programmata, con finalità positive per l’ambiente.

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Deforestazione
Viaggio a Xixua Xiparina, sogno irripetibile nell’Amazzonia brasiliana
Scivolare sul fiume, con un battello lentissimo e senza altro appoggio che un’amaca da cui osservare le stelle e la luna che si specchiano ridendo nel Rio Negro. Fino a quando l’aurora non sbriciola il buio con riflessi rosa che, finalmente, danno la conferma del posto in cui sei finito: l’Amazzonia. Intreccio di alberi e acqua, sogno per chiunque ami la Natura e i suoi abitanti…E’ lo stupore di un viaggio sempre atteso ma mai compiuto, almeno fino all’estate scorsa, quando la foresta equatoriale e la Riserva di Xixuau Xiparina mi sono apparse dopo circa 30 ore di navigazione.
A 500 km da Manaus e a 50 dall’equatore, fra gli Stati brasiliani di Roraima e Amazonas, la riserva è un luogo intatto dove, dal 1995, l‘associazione Amazonia svolge attività limitata e controllata di eco turismo (quello vero!) i cui proventi finiscono direttamente nelle tasche della meravigliosa comunità dei Coblocos locali che hanno così potuto costruire una scuola, permettersi l’accesso a internet e, contemporaneamente, continuare a vivere secondo la propria cultura proteggendo gli animali e la foresta, così gonfia degli innumerevoli spiriti che popolano le leggende di questa parte del mondo…
Qui, è possibile trascorrere alcuni indimenticabili giorni scivolando su piccolissime e silenziose canoe ricavate da tronchi d’albero mentre ci si lascia mollemente sopraffare dalla bellezza della Mata, in parte allagata nella stagione umida, nonché dal sospiro curioso dei delfini rosa che salgono in superficie a respirare mentre le grida di uccelli, ara e splendidi rapaci – tra cui l’aquila pescatrice – riempiono il cielo… E poi,semplicemente, passeggiare nella foresta, accompagnati dalle guide locali (persone straordinarie, come Castelo, che ha il dono raro di leggere con la stessa facilità nella mente di uomini e animali..) e osservare, in silenzio e con lo stupore gioioso disegnato sul volto i salti dei tanti macachi o quelli delle rane; le tarantole nascoste in cavità arboree, i serpenti che digeriscono anfibi molto più grandi di loro… E ringraziare tutto come un dono, mentre i tempi diventano quelli naturali, scanditi solo dal buio e dalla luce, all’interno di malocas in paglia costruite secondo lo stile dei vicini indios Waimiri Atroari (ad appena un giorno e mezzo di navigazione) che contribuiscono attivamente alla preservazione dell’area controllando l’accesso delle imbarcazioni da pesca nelle acque dell’alto Rio Jauperi per evitare il bracconaggio.
L’area vanta 178.000 ettari di foresta primaria, in parte inesplorata, in cui equipe di biologi e botanici portano avanti importanti progetti di studio di respiro internazionale tra cui il rilievo etno-botanico delle specie vegetali, lo studio delle credenze magico-religiose dei nativi, il censimento dei mammiferi non volatili e degli uccelli della Riserva oltre al progetto etologico a lungo termine sulla lontra gigante che qui ha casa…
E, non meno degno di nota, è la constatazione che da queste parti la malaria è stata debellata già da alcuni anni mentre la febbre gialla pare non sia mai stata documentata in questi luoghi, grazie alle scure acque tanniniche del Rio Negro (che qui si impara a venerare come un dio) formidabile e limpida barriera naturale contro le zanzare che è possibile persino bere.. Inoltre, non meno importante e grazie alla gentilezza di Chris Clarke – il fondatore dell’associazione che parla magnificamente l’italiano – anche essere vegetariani all’interno della Riserva non costituisce affatto un problema e i “temuti” piranhas – piatto forte della cucina tipica – è possibile vederli solo in acqua, mentre nuotono a pochi passi da te …
Foto | Emiliano Pretto
Viaggio a Xixua Xiparina, sogno irripetibile nell’Amazzonia brasiliana
Deforestazione in Amazzonia, -16% dall’estate 2009
Secondo i dati preliminari elaborati dalla ONG brasiliana Imazon , la deforestazione nell’Amazzonia è calata del 16% negli ultimi dodici mesi . Una buona notizia, ma non ancora sufficiente a cantar vittoria, visto che 1.488 chilometri quadrati di foresta sono stati ugualmente cancellati.

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Deforestazione in Amazzonia, -16% dall’estate 2009
Proba-V, il micro satellite dell’ESA che studia la variazione di vegetazione sulla Terra

Quanto terreno l’agricoltura ha tolto alla natura? A quale velocità scompare la foresta in Amazzonia? La piccola camera di Proba-V sarà lanciata in orbita per permetterci di saperlo. Il microsensore dell’Agenzia Spaziale Europea, se mandata in orbita, fornisce ogni giorno una panoramica virtuale della variazione di vegetazione sulla Terra.
Il progetto di monitoraggio costante e quotidiano è già ambizioso per una missione completa, figuriamoci per una piccola piattaforma grande meno di un metro cubo. Il piccolo Proba-V per ora è stato testato in laboratorio, sottoposto a condizioni di temperatura estreme, simile a quelle che il satellite incontrerà nello spazio e ha dato buoni risultati.
Negli scorsi 12 anni la variazione di vegetazione è stata osservata ed analizzata dalle telecamere Spot-4 e Spot-5 del programma francese Vegetation, ma lo scopo di mettere in orbita Proba-V è quello di fornire dati aggiornati costantemente e senza interruzione su base quotidiana. Il micro sensore dell’ESA, il più piccolo ad essere lanciato per una missione del genere, se dovesse superare tutti i test come si spera, sarà in orbita dalla metà del 2012.

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Proba-V, il micro satellite dell’ESA che studia la variazione di vegetazione sulla Terra
La deforestazione della foresta Amazzonica si è dimezzata nel 2009
Finalmente una buona notizia: la deforestazione in Amazzonia è scesa del 51% nel periodo che va dall’agosto 2009 al febbraio 2010 rispetto allo stesso periodo 2008-2009, secondo i dati diffusi questa settimana dall’Istituto Nazionale Brasiliano per la Ricerca Spaziale (INPE). Gran parte del progresso è dovuto alla recente istituzione del Brazil Green Arch, Legal Land Program . Il successo di tale programma offre nuove speranze in quanto, se funziona in Brasile , potrà essere replicato in altre parti del mondo.

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La deforestazione della foresta Amazzonica si è dimezzata nel 2009
Ogni 2 secondi perdiamo un pezzo di foresta pluviale grande quanto un campo da calcio
Per far capire a chi non vuole la velocità alla quale perdiamo ettari ed ettari di foreste pluviali nel mondo, anche se forse lo sfruttamento della foresta Amazzonica è in declino , ci vuole un’immagine semplice, un’animazione che spiega meglio di discorsi e conferenze. E’ così che Greenpeace Svizzera ha voluto rappresentare la deforestazione nel mondo, facendo vedere come ogni 2 secondi si perde un’area di foresta pluviale grande quanto un campo da calcio, anche se fatto di fiammiferi.
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