Posts Tagged ‘cambiamenti climatici’
Presidenziali Usa: avanzano gli scettici dei cambiamenti climatici

Le presidenziali negli Usa oltre a essere uno show pazzesco (se avete voglia di seguirle leggete qui) sono anche un po’ la cartina di tornasole di quel che sarà il dipanarsi della prossima politica mondiale. Ecopolitology ha redatto la lista dell’ecopensiero dei candidati e tra questi c’è ovviamente anche quello del futuro presidente Usa. Non credo davvero che Barack Obama abbia molte chances di essere rieletto. Prendiamo il Rick Santorum-pensiero, candidato appena uscito vincente alla primarie in Colorado, Minnesota e Missouri che in proposito dice:
Credo che la Terra così come si riscaldi, così si raffreddi. Credo che la storia dell’uomo responsabile dei cambiamenti climatici sia assurda se si considerano tutti gli altri fattori: El Niño, La Niña, le macchie solari, il vapore acqueo…
Sul blog francese bioaddict (mai francesi sono sempre un po’ avvelenati con gli americani) leggo che negli Stati Uniti il 2011 ha visto temperature e fenomeni meteorologici estremi. Traduzione: gli Usa sono con la Cina tra i paesi che emettono il maggior quantitativo di Co2, che non hanno aderito al Protocollo di Kyoto e che non intendono diminuire il consumo pro capite di elettricità e di risorse naturali, sopratutto cibo. Bene, la siccità ha riguardato lo scorso anno il 56% del territorio americano e sono state numerose le inondazioni e i tornado. Il Paese ha subito 14 catastrofi naturali che hanno causato danni per milioni di dollari. La comunità scientifica internazionale capitanata dall’IPCC è unanime sul giudizio: i fenomeni climatici estremi saranno destinati a aumentare.
La campagna presidenziale Usa però dopo le promesse green di Obama, peraltro disattese e i problemi ambientali su esposti punta su altro, ossia verso una politica anti-Obama e dunque si concentra piuttosto sulla loro negazione così come ha notato l’ambientalista Micheal Bloomberg sindaco di New York:
Abbiamo candidati che non credono alla scienza.
Il più scettico di tutti? Mitt Romney favorito alle primarie repubblicane che in merito alla questione climatica ha detto:
Non si sa cosa causi il cambiamento climatico e l’idea di spendere miliardi di dollari per ridurre le emissioni di CO2 non è una buona soluzione.
Qualche mese fa era stato più morbido ammettendo che forse una riduzione delle emissioni sarebbe stata necessaria, ma si sa le ragioni delle presidenziali possono anche far cambiare idea. Comunque, fedele alla tradizione dei petrolieri è il governatore del Texas Rick Perry che definisce i cambiamenti climatici:
Teorie scientifiche a oggi non dimostrate. I climatologi manipolano i dati per difendere gli interessi delle grandi potenze per cui ricevono sovvenzioni per le loro ricerche.
E infatti per far fronte alla siccità che ha colpito il suo Stato ha invitato i cittadini, nonché elettori a pregare per 3 giorni per far scendere la pioggia.
L’unico a sostenere la necessità di far fronte politicamente ai cambiamenti climatici è stato il mormone Jon Huntsman, ma sappiamo come gli è finita. Il punto è che in America, nonostante vi sia il culto per la tecnologia scarseggia quello per le scienze: il 35% degli americani non crede alla teoria dell’evoluzione di Darwin mentre il 21% rifiuta l’esistenza del riscaldamento globale. Gli eterni bambinoni si rifiutano di guardare in faccia la realtà?
Comunque stiano le cose di certo è che l’atteggiamento degli americani è molto simile a quello degli italiani per cui ecologia fa rima con fancazzisti, hippie, morti di fame, poveracci, sfigati, vecchi e dunque affatto i vincenti che un certo marketing ha voluto modellare per vendere i suoi prodotti. Gli ecologisti o almeno i responsabili verso l’ambiente sono visti come dei puntigliosi rompiscatole che si rifiutano di consumare quel che si deve e come si deve: ossia senza limiti.
Foto | ©TMNews
Presidenziali Usa: avanzano gli scettici dei cambiamenti climatici
Neve e caldo torrido, cambiamenti climatici: non è solo colpa dell’uomo
Che i cambiamenti climatici cominciano ad avere i loro effetti sul Pianeta e sulle condizioni meteorologiche lo vediamo tutti i giorni e il gelo e le temperature record sotto i 23,8 gradi raggiunti da alcune città dell’Italia ne sono un triste esempio; così come il caldo torrido e l’afa che si sta abbattendo sugli USA in modo inspiegabile fino a qualche decennio fa. Eppure una ricerca condotta da un gruppo di scienziati tedeschi, guidati da Werner Weber, e pubblicata sul tabloid tedesco “Bild” ritiene che non sia solo l’uomo il responsabile di tutto questo: il surriscaldamento globale , l’aumento delle temperature di 0,8 gradi, è dovuto almeno per il 50% dal sole, la nostra stella. Continua a leggere: Neve e caldo torrido, cambiamenti climatici: non è solo colpa dell’uomo (…) Neve e caldo torrido, cambiamenti climatici: non è solo colpa dell’uomo , pubblicato su Ecologiae.com il 08/02/2012 © Valentina Ierrobino per Ecologiae.com , 2012.
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Neve e caldo torrido, cambiamenti climatici: non è solo colpa dell’uomo
Anche i Maya vittime dei cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici causa della caduta delle grandi civiltà del passato. Ad evidenziare le responsabilità dei bruschi cambiamenti di clima sulla scomparsa di intere popolazioni, un recente studio pubblicato su PNAS a firma dell’epidemiologo australiano Anthony McMichael dell’Australian National University.
Le dirette conseguenze dell’aumento o del calo del temperature globali, quali alluvioni, scarsità idrica, siccità, desertificazione, carestie e temperature troppo rigide per la vita, hanno decimato intere popolazioni, portando alla scomparsa di intere civiltà.
Tredicimila anni fa, ad esempio, si susseguirono mille anni di grande gelo che spazzarono via gli insediamenti umani lungo il Nilo. I Maya, altro caso, persero il predominio del Centro America a causa della siccità prolungata che caratterizzò il periodo tra 760 e il 920. Anche la caduta della dinastia Ming in Cina nel 1600 è imputabile alla siccità.
I cambiamenti climatici sconvolgono la produzione agricola, causando carestie, migrazioni di massa ed epidemie. Oggi ovviamente abbiamo le medicine, i condizionatori, i frigoriferi che usiamo anche quando non necessario, i caloriferi, i depuratori dell’acqua di mare, insomma riusciamo a sopravvivere a grande ondate di freddo e di caldo ed alle conseguenze delle brusche variazioni climatiche.
Tuttavia, sottolinea McMichael:
Le condizioni che hanno portato in passato alle peggiori conseguenze sono del tutto simili a quelle verso cui sta andando il pianeta. L’esperienza storica mostra che cambiamenti di temperatura di uno o due gradi, soprattutto verso l’alto, ma anche verso il basso, possono compromettere le rese dell’agricoltura ed influenzare il rischio di malattie infettive. Quindi il rischio per la salute nel futuro in un mondo che vede un riscaldamento indotto dall’uomo a una velocità mai vista prima è molto alto.
Via | Scientific American
Foto | Flickr
Riscaldamento globale: i primi a farne le spese sono gli animali che vivono in montagna
I cambiamenti climatici sono ormai una realtà, e ce ne accorgiamo dove normalmente le temperature sono più estreme. Un esempio su tutti sono le montagne dove, a causa della scarsità di precipitazioni, la neve comincia a mancare
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USA: Santorum o Romney? Per l’ambiente il migliore resta Obama
In questi giorni non si fa altro che parlare dell’ascesa di Mitt Romney come più probabile sfidante dell’attuale presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca Barack Obama tra i Repubblicani, ed il possibile outsider Rick Santorum . A noi ovviamente le questioni di politica, specialmente perché trattano temi americani, interessano poco.
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Riscaldamento globale: il 2012 potrebbe riservare molti record

Secondo alcuni scienziati il riscaldamento globale si sarebbe arrestato bruscamente nel 1998. Nell’ultimo numero della rivista Environmental Research Letters, Stefan Rahmstorf (Institute for Climate Impact Research à Potsdam, Allemagne) e Grant Foster (Tempo Analytics) hanno pubblicato una ricerca che dovrebbe far fare agli scettici dei cambiamenti climatici un passo indietro.
In sostanza secondo il loro studio le curve che restituiscono la temperatura media della Terra mostrano una leggera diminuzione a partire dal 1998. Ma le curve non dicono tutta la verità secondo i due scienziati: infatti c’è da considerare l’effetto dei gas serra che dal 1990 hanno continuato a essere immessi nell’atmosfera in quantità sempre maggiore. Come si spiega perciò la curva al ribasso che ha fatto esultare gli scettici, ma che non rassicura gli altri scienziati?
La tendenza di fondo al riscaldamento è stata accentuata quanto rallentata da fenomeni naturali, che sono numerosi. Secondo i ricercatori i fenomeni fondamentali sono però tre: il primo è il ciclo dell’Oscillazione australe El Niño (ENSO) responsabile delle fasi in cui si alterna caldo e freddo; La Niña in grado di far innalzare o abbassare la temperatura media della Terra con una periodicità che varia da due a sette anni; il secondo fenomeno naturale da considerare è l’attività solare che varia secondo un ciclo da 10 a 12 anni; in quanto al terzo fenomeno sono da considerare le attività vulcaniche, per cui durante un’eruzione violenta – ad esempio quella del Chichon nel 1982 o del Pinatubo nel 1991- la Terra ha perso nell’anno successivo almeno mezzo grado di temperatura globale.
Tenendo conto di questi tre parametri, gli autori hanno redatto le oscillazioni delle temperature dal 1979 al 2010 e hanno dunque estratto le curve per le temperature più elevate a causa degli accumuli di emissioni di gas serra.Hanno trattato alla medesima maniera i cinque dati disponibili: due ottenuti per le misure satellitari e tre ottenuti grazie alle temperature rilevate al livello del sole, nelle stazioni meteorologiche sparse sul globo. Hanno poi fatto una media delle cinque curve per ottenere la mifliore approssimazione possibuile della “vera” curva del riscaldamento dovuto alle emissioni antropiche di gas serra. Il risultato è che tra il 1979 e il 2010 la tendenza varia tra gli o,14 C° e lo 0,18 C° di aumento per decennio.
In questa classificazione corretta con i capricci della Natura l’anno 2011 non risulta perciò essere al 10 posto tra gli anni più caldi, bensì al primo posto: i ricercatori hanno tenuto conto in questo caso di una attività solare ancora relativamente bassa e si una El Niña piuttosto forte. Di contro l’anno 1998 eccezionalmente caldo secondo una rilevazione classica non sarebbe da collocare al nono posto a causa di un El Niño ancora piuttosto intenso. Corollario : l’anno 2012, con una attività solare in ripresa e con la El Niña che sembra essere sparita , potrebbe battere tutti i record.
Riscaldamento globale: il 2012 potrebbe riservare molti record
Ambiente, alberi: i più vecchi vivono in ambienti difficili
Se tra gli uomini i più longevi sono quelli che hanno vissuto in modo regolare, senza stenti e seguendo un’alimentazione sana e genuina, un’interessante ricerca italiana ha scoperto che gli alberi più sono vecchi e grandi, più hanno vissuto in ambienti e condizioni difficili. Continua a leggere: Ambiente, alberi: i più vecchi vivono in ambienti difficili (…) Ambiente, alberi: i più vecchi vivono in ambienti difficili , pubblicato su Ecologiae.com il 26/12/2011 © Valentina Ierrobino per Ecologiae.com , 2011. | Commenta! | Tag: alberi , aumento delle temperature , cambiamenti climatici , ricerca scientifica
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Ambiente, alberi: i più vecchi vivono in ambienti difficili
Ambiente ed energia, dopo Durban. Clini: “puntare sulle comunità locali”
Non sono i target globali che salveranno il pianeta, ma le misure concrete prese dalle comunità locali. All’indomani dal Congresso di Durban , abbastanza deludente per il clima e per il futuro del nostro Pianeta, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini torna a parlare di politiche per il clima a Firenze, dove è intervenuto in un congresso a cui erano presenti oltre 400 sindaci per l’ United Cities and Local Governments , un’organizzazione che riunisce oltre 1000 città e 112 associazioni provenienti da 36 Paesi. Continua a leggere: Ambiente ed energia, dopo Durban.
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Ambiente ed energia, dopo Durban. Clini: “puntare sulle comunità locali”
L’accordo di Durban non salverà il pianeta
Il mondo ha salutato quasi con un applauso la notizia che a Durban era stato trovato un accordo sul clima , ma purtroppo questo clamore poteva far felice soltanto chi di ambiente e di ecologia capisce poco o nulla perché si informa solo al tg o sui grandi giornali che, con tutto il rispetto, non seguono tutti i giorni questi argomenti. Come affermato anche su queste pagine diversi giorni fa, l’idea di far iniziare qualsiasi tipo di restrizione dopo il 2020 equivaleva ad un suicidio perché per allora sarà troppo tardi, ed infatti oggi arriva la conferma da parte di diversi scienziati e ambientalisti che non si dicono affatto contenti dell’accordo.
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L’accordo di Durban non salverà il pianeta
Meno 60% di emissioni di CO2 entro il 2050 usando la bicicletta

Se gli europei pedalassero quanto i danesi nel 2050 avremmo il 60% in meno di emissioni di CO2. Ecco io vero segreto della mobilità sostenibile. Potremmo giungere al 50% dell’obiettivo dell’Unione europea di riduzione di gas serra se ogni cittadino degli Stati usasse la bicicletta per almeno 5 Km al giorno. La stima emerge da uno studio condotto dal European Cycling Federation (ECF). Insomma, la proposta è per un modello di trasporto alla Copenhagen.
Spiega Benoit Blondel autore dello studio:
Il potenziale racchiuso nelle biciclette è enorme e richiede poco sforzo. Avere più persone in bicicletta per le strade sarebbe molto più conveniente che avere più auto elettriche.
Dunque, secondo il rapporto il ciclo di vita emissioni (LCA) del ciclismo è di 10 volte inferiore a una comune autovettura considerato anche l’apporto alimentare necessario a chi pedala. E’ vero che i ciclisti consumano più calorie degli automobilisti, ma usano queste calorie per produrre energia. Dunque un bilancio in pareggio. Il problema però è: come convincere gli europei a montare in sella a una bicicletta?
Meno 60% di emissioni di CO2 entro il 2050 usando la bicicletta
