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Mais Ogm, presidio di Legambiente a Pordenone

Mais Ogm, presidio di Legambiente a PordenoneSe Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Legambiente domani mattina sarà davanti la Prefettura di Pordenone a chiedere che i campi di mais ogm seminati dal Movimento Libertario e da Agricoltori Federati a Fanna vengano distrutti.

Perché, ormai, è certo che siano ogm: lo dimostrano le analisi commissionate da un’altra associazione ambientalista, Greenpeace, che insieme a Legambiente fa parte della “Task Force per un’Italia Libera da Ogm”.

Una task force che vede anche la presenza di Acli, Adoc, Adusbef, Aiab, Amab, Campagna Amica, Cia, Città del Vino, CNA Alimentare, Codacons, Coldiretti, Crocevia, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Focsiv, Fondazione Univerde, Greenaccord, Lega Pesca, Legacoop Agroalimentare, Movimento difesa del cittadino, Slow Food Italia, Unci, Vas e WWF.

Secondo Legambiente quella avvenuta a Fanna non è affatto una semina sperimentale di mais ogm (Monsanto, per la precisione), bensì una vera e propria semina priva di autorizzazione su almeno 4 ettari di terreno agricolo:

Il Movimento Libertario e Agricoltori Federati avevano dichiarato di aver seminato, in data 25 aprile 2010 soltanto sei semi di mais transgenico su un terreno pubblico per protestare contro la normativa vigente. Ma i conti non tornano, probabilmente non si sono limitati a un’azione simbolica

E, poi, se la prende con il procuratore di Pordenone, Antonio Delpino:

il provvedimento di sequestro di un campo di mais non consente di prevenire la disseminazione di polline e quindi non esercita un’azione conservativa. La tardiva acquisizione della perizia crea di per se stessa la condizione dell’inquinamento. Chi risponderà del danno fatto? Il prossimo passo della Task Force sarà di chiedere al ministro di grazia e giustizia Angiolino Alfano un provvedimento disciplinare per ovviare a un danno che avrà impatto sull’ambiente, sulla fauna selvatica, su altri ambiti agricoli e che non si potrà limitare ai confini amministrativi dei comuni o della regione coinvolta

Mentre la politica italiana decide sul da farsi, anche alla luce della recente normativa europea in fatto di ogm, tutte le associazioni della task force si sono date appuntamento di fronte la Prefettura di Pordenone. Un “presidio di legalità” che, giurano gli ambientalisti, continuerà ad oltranza fino a quando non saranno attuate le azioni previste dalla legge, ovvero la distruzione dei campi OGM e i provvedimenti nei confronti dei responsabili.

Via | Legambiente
Foto | Flickr

Mais Ogm, presidio di Legambiente a Pordenone

Coldiretti propone la dieta antismog: rinuncereste a grano, caffè, tè e cioccolato?

Spesa a Km Zero, rinuncereste a caffè, thé e cioccolato? L’ennesimo annuncio di Coldiretti invita a acquistare prodotti a km zero, specialmente frutta e verdura, possibilmente nei suoi mercati di Campagna amica. Va ricordato che nei mercatini non esistono solo i prodotti di Campagna amica che come molti altri sono sono sì a Km zero ma non sono esenti da fitofarmaci e pesticidi. Ricordo che la frutta e la verdura andrebbero acquistate di stagione, meglio evitare tutte le primizie e i prodotti fuori area geografica.

E qui Coldiretti con la sua iniziativa “Cambiamo l’aria” in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) portata nelle piazze ieri da Torino a Firenze ha inteso segnalare una “dieta a zero smog” per evitare che i consumatori acquistassero, ciliegie della Tasmania, asparagi peruviani, fagiolini del Marocco e more del Guatemala. Spiega Coldiretti:

E’ stato calcolato che un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica, mentre un chilo di mirtilli dall’Argentina deve volare per piu’ di 11mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica e l’anguria brasiliana viaggia per oltre 9mila km, brucia 5,3 chili di petrolio e libera 16,5 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto, attraverso il trasporto con mezzi aerei.

Eppure nei medesimi ipermercati acquistiamo ogni santo giorno prodotti che viaggiano per oltre 12mila chilometri, senza battere ciglio: il cacao è coltivato in Brasile, Colombia Ecuador, Sri Lanka, Indonesia Ghana, Camerun, Nigeria, Costa d’Avorio e Madagascar. E il caffè, da dove arriva? Centro America, dall’Africa Sub-Sahariana e dal Sud Est asiatico. E il tè? Quanti chilometri percorre per arrivare in Italia? Tanti se si considera che arriva da India, Cina, Sri lanka, Giappone, Indonesia e Kenya.

E il grano? Quello duro usato per fare la nostra pasta, vanto del Made in Italy, sia tutto prodotto nazionale? Macché, una percentuale è nostrana, diciamo il 50% ma il restante arriva da Stati Uniti, Canada e Messico.

E allora cara Coldiretti, perché non ammettere che la spesa a smog zero è davvero impossibile? E che solo il buon senso e l’evitare sprechi ci aiuta a gestire meglio le risorse?

Foto | Flickr



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