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Picco del petrolio, la Ue: "Un errore sottovalutarlo"

picco del petrolio

L’Europa inizia a essere seriamente preoccupata dalla dipendenza dal petrolio e fa sapere che occorre mettere in campo una strategia energetica che ne tenga conto. A lanciare l’allarme è Marjeta Jager direttore della Commissione Europea generale per la politica dei trasporti e la mobilità che ha messo in guardia, durante la conferenza sul picco del petrolio che si è tenuta al Parlamento europeo, sul fatto che sarebbe un “errore fatale” per l’Unione europea rinviare ancora le misure per ridurre la dipendenza dal petrolio.

La scorsa settimana il capo economista della International Energy Agency, Fatih Birol, ha detto che la produzione del picco del petrolio è stata effettivamente raggiunta nel 2006.

Ha detto la Jager:

Se l’azione è ritardata, in un futuro non troppo lontano potremmo essere costretti a ridurre drasticamente la mobilità e tutte le nostre soluzioni tecnologiche d’importazione dall’altra parte del mondo.

Il picco del petrolio, ossia, il punto in cui si è verificata la maggior estrazione di greggio e in cui inizia la diminuzione di approvvigionamento di questa risorsa è iniziato. I primi allarmi in tal senso provocarono le risatine di una parte dell’industria petrolifera, che oggi però è costretta a ammettere che sì, effettivamente si sta per raggiungere o si è già raggiunto il picco del petrolio.

Ci sarà ora la bolla speculativa? Forse. Di certo è fondamentale ora iniziare a ripensare la gestione delle risorse e l’approvvigionamento di energia.

Via | Euractiv
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Picco del petrolio, la Ue: “Un errore sottovalutarlo”

Alla fine il sorpasso: la Cina supera gli Usa per consumi di energia

Alla fine il sorpasso: la Cina supera gli Usa per consumi di energia

Tutti se lo aspettavano, era solo questione di tempo e la crisi economica non ha fatto altro che avvicinare la scadenza: la Cina consuma più energia degli Stati Uniti. Lo ha ammesso Fatih Birol, capo economista dell’International Energy Agency, in una intervista al Wall Street Journal. I dati parlano chiaro: 2.252 milioni di tonnellate di petrolio equivalente consumate dalla Cina nel 2009 contro i 2.170 milioni degli Usa.

Dopo oltre cento anni di assoluto predominio nella classifica dei consumi, un primato voluto e mantenuto in quanto simbolo dell’american way of life, gli Stati Uniti devono cedere lo scettro. Sia chiaro, per consumo pro capite l’America è ancora saldamente in testa e solo l’enorme popolazione ha portato la Cina a consumi di questa entità. Il nuovo record, tuttavia, non può non far pensare.

Da anni, infatti, in molti temono i numeri esponenziali della crescita cinese. O meglio, le crescite: quella economica, quella dei consumi interni, quella delle esportazioni, quella delle emissioni di Co2 e quella dell’inquinamento. Ma anche quella delle rinnovabili e delle tecnologie per il risparmio energetico. Il gigante, infatti, per molti versi è ancora un bambino e ha margini di sviluppo ancora enormi in ogni direzione.

Ed è proprio questo il problema: la Cina seguirà, nel suo sviluppo, il modello egoistico americano fondato sull’espansione infinita dei consumi a scapito dell’ambiente e del clima globale o riuscirà ad essere più responsabile? Lo si vedrà presto: a dicembre, alla prossima conferenza delle Nazioni Unite di Cancùn.

Via | Il Velino
Foto | Flickr

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