Posts Tagged ‘carburanti’

La guerra per il petrolio arriva in Sardegna

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In alto la cronaca della giornata di protesta di ieri che ha avviato la vertenza del Movimento dei Forconi anche in Sardegna, superando i blocchi che sono stati realizzati nel resto del nostro territorio, da Caserta Nord a Capua a Asti (dove c’è stato il morto).

Emblematico il luogo scelto per avviare il blocco di ogni attività produttiva: le raffinerie Saras. D’altronde la protesta è nata in Sicilia dove sono presenti raffinerie che oltre ad inquinare irrimediabilmente il territorio e la salute di chi vi abita forniscono il 30% del raffinato all’Italia. Peraltro il blocco dei Tir, attualmente circa 260, tiene in scacco il passaggio Ponte tra Villa San Giovanni e Messina.

E’ curioso vedere i servizi delle testate del mainstream o ascoltare le dichiarazioni dei politici (linea dura, no ai blocchi ecc. ecc.) o quelle dei vari Prefetti: tutti riferiscono di una protesta degli autotrasportatori, ingannati dalla presenza dei Tir fermi lungo le arterie principali sia delle Isole sia del Continente. Ma la verità è che a protestare non sono solo gli autotrasportatori, ma contadini, pescatori, allevatori strozzati da un sistema produttivo che non si regge più. E se in campagna smettono di produrre e se non si pesca più allora sul serio c’è qualcosa che non va e che va ben oltre la crisi economica che ci dicono essere in atto.

I sardi come i siciliani amano la terra, l’hanno sempre rispettata e amata. E quando dicono certe verità sanno esattamente di cosa stanno parlando. Forse sarebbe il caso di iniziare a ascoltare i Signori della Terra e smettere di dare retta ai signori del petrolio.

La guerra per il petrolio arriva in Sardegna

Costa Concordia, il CNR rilascia la simulazione dell’inquinamento in mare

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simulazione di inquinamento della Costa Concordia, perdita di carburante

Franco Gabrielli, capo della protezione civile ha da meno di un ora autorizzato le operazioni di recupero carburante dalla Costa Concordia. Il CNR ISTI ha predisposto le simulazioni nel caso questo carburante vada perso nell’ecosistema marino. Cosa vuol dire: che forse le operazioni di recupero non sono sicure? Vuol dire, in verità che è meglio essere preparati, poiché sono da recuperare stivati in 24 serbatoi a tenuta stagna del relitto 2.400 tonnellate di IFO380.

La Costa Concordia nonostante traballi sembra essere sicura e dunque Gabrielli ha disposto accanto alle operazioni di ricerca di persone anche le prime procedure per il recupero di carburante. Il CNR- ISTI dunque ha messo a punto la simulazione di perdita carburante che potete vedere qui. Leggo dal comunicato stampa del CNR:

La simulazione, effettuata sulla base di un modello matematico originale, è stata sviluppata dal partner CIMA e costituisce una delle funzioni del Sistema Informativo Marino sviluppato dal CNR-ISTI. La simulazione prevede uno scenario con continuo rilascio di combustibile dalla nave (0,014 m3/s) nel corso di due giorni, dove vento e moto ondoso costituiscono le forze che guidano il processo. Si presume che tutto il carburante fuoriesca a livello della superficie dell’acqua. L’errore attuale assunto è circa il 15%. Le particelle di combustibile che raggiungono la riva vengono di nuovo riversate in mare invece di essere sottoposte a spiaggiamento o scomparire. Questo è giustificato dalla particolare conformazione costiera del Giglio, di tipo roccioso, ma si è anche assunto un approccio conservativo con riferimento alla quantità di sostanze in circolazione, che rimane sempre la massima possible. I processi di evaporazione, emulsificazione etc. non sono considerati per fornire un dato rapidamente in quanto il modello completo prevede un tempo di calcolo consistente (già in fase di sviluppo).

La necessità di un sistema di simulazione di perdita carburante nasce dall’elevato traffico marittimo. Nella sua nota stampa il CNR scrive che ogni giorno 2000 traghetti, 1500 navi merci e 2000 navi commerciali di cui 300 sono navi cisterna attraversano attraversano il Mar Mediterraneo. Ogni giorno nel Mare Nostrum transitano 350M di tonnellate di petrolio. In questo scenario si muove ARGOMARINE (Automatic Oil Spill Recognition and Geopositioning integrated in a Marine Information System) progetto europeo del settimo programma quadro che ha per obiettivo un sistema integrato di monitoraggio di traffico e di inquinamento sopratutto nelle zone sensibili. Grazie a questo sistema sia nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano sia nel Parco Nazionale di Zacinto ossia nello specchio di acqua interessato dall’eventuale perdita di carburante di Costa Concordia sono immersi sott’acqua diversi sensori quali: SAR, iperspettrali, termici, acustici, nasi elettronici. Il flusso di dati viene poi analizzato dagli scienziati del CNR-ISTI.

Costa Concordia, il CNR rilascia la simulazione dell’inquinamento in mare

No trivellazioni off shore: in 8mila protestano a Monopoli

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Oggi a Monopoli si è tenuto il No triv day, ossia una giornata di protesta contro le trivellazioni nel Mar Adriatico (in alto il video del confronto tra Vendola governartore della Puglia e Clini ministro dell’Ambiente). La Puglia, con Abruzzo e Basilicata è tra le regioni che rischiano direttamente gli effetti devastanti dell’inquinamento causato dalla ricerca di petrolio (dopo il salto il video della D’Orsogna).

A smentire le voci di una vittoria dei cittadini pugliesi avendo le proteste bloccato un articolo sulle trivellazioni data dal Governatore Vendola rispetto a una riconsiderazione del governo in merito alle perforazioni in aree marine pregiate, è Angelo Bonelli presidente della Federazione dei Verdi che dal suo profilo Fb spiega:

Sulle trivellazioni petrolifere avevamo ragione noi: confermiamo quello che abbiamo denunciato ieri e le smentite che sono arrivate suonano come delle prese in giro. Con gli articoli 16 e 17 del decreto sulle liberalizzazioni sarà possibile fare trivellazioni petrolifere nelle aree marine e naturali pregiate, che sono Aree marine protette di prossima istituzione, come l’Isola di Pantelleria, il Canale di Sicilia e gran parte del territorio della Basilicata.

Le trivellazioni off shore in Adriatico prima furono approvate di straforo dall’ex ministro Prestigiacomo e oggi nuovamente riapparse nel decreto delle liberalizzazioni presentato dal governo Monti con un cadeau in più per i petrolieri: anziché a 15 miglia dalla costa possono perforare fino a 5 miglia. In pratica laddove vi è anche un’area marina protetta e non è possibile mettere impianti eolici off shore è possibile mettere piattaforme per l’estrazione di petrolio.

Ne scrivevo molti mesi fa quando l’attenzione fu portata sulle trivellazioni nel mare prospiciente le Tremiti. Un buon approfondimento sui vari articoli con spiegazioni qui. Qui tutti i video con gli appelli contro le trivellazioni.

Gli effetti delle trivellazioni nel Mar Adriatico spiegate dalla prof.ssa Maria Rita D’Orsogna.

No trivellazioni off shore: in 8mila protestano a Monopoli

In Sicilia è guerra per il petrolio

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Forconi siciliani in guerra per la benzina Qualche giorno fa, lunedì per la precisione, vi raccontavo della protesta del Movimento dei Forconi e di Forza d’urto che ha messo in piedi l’operazione Vespri siciliani in tutta la Sicilia.

La protesta democratica e civile consiste nel bloccare il trasporto merci dall’Isola verso il Continente e viceversa. Risultato: a oggi molte pompe di benzina hanno esaurito le scorte e sembra che anche la merce scarseggi nei supermercati. I blocchi autostradali di tir e camion proseguono e molte arterie di trasporto sono ferme a causa del sostare dei mezzi pesanti. Insomma, la protesta sembra essere al culmine del successo. I motivi per cui la gente scende in piazza secondo questa modalità sono vari, ma sostanzialmente protestano contro il caro carburante che grava sui costi di produzione rosicando quel po’ di margine di guadagno.

In strada ci sono gli agricoltori, i pescatori, gli allevatori e i piccoli imprenditori del trasporto. Ma le scene della protesta che stanno toccando la Sicilia intera sembrano arrivare direttamente dal futuro. Ossia quando si realizzerà quanto previsto dagli scienziati del peak oil, la fine del petrolio. Per ora le cause riguardano il costo elevato del carburante e l’aumento del prezzo del biglietto del passaggio ponte e l’ecopass di Messina. Il fatto allucinante per i siciliani è che per andare in Calabria pagano un biglietto di traversata dello Stretto che non prevede neanche un centesimo di sconto per i residenti in sicilia. Lo prevede per i soli residenti a Messina. Dopo il salto il video con i presidi di Priolo, dove peraltro sono raggruppate le maggiori raffinerie italiane e Agrigento vicino Gela, altro polo chimico-industriale.

Foto| Movimento Forconi su Fb

In Sicilia è guerra per il petrolio

Clini su Costa Concordia: "Rischio elevato perdita di carburante"

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Clini preoccupato per il carburante a bordo della Costa concordia La Costa Concordia giace ancora reclinata nelle acque dell’Isola del Giglio nel mentre proseguono le operazioni sia di recupero di eventuali superstiti sia di messa in sicurezza del relitto (tecnicamente è quello). Corrado Clini, ministro per l’Ambiente interviene in merito e spiega che la sicurezza è ancora molto lontana e annuncia la necessità di rivedere le norme per lo stoccaggio di carburante sulle grandi navi da crociera che le rende molto simili a piccole petroliere.

Ai microfoni di Radio Anch’io (qui il podcast) esprime profonda preoccupazione per l’eventualità di un totale inabissamento della nave e per il carburante ancora stivato nei 17 compartimenti a doppio stagno, evidentemente insufficienti a reggere una eventuale rottura dello scafo. Ecco cosa ha dichiarato.

D.:Cosa accadrebbe se la Costa Concordia si inabissasse completamente?

R.: Difficile da dire: quello che temiamo è si possa spezzare, che si possano rompere i serbatoi che contengono carburante.

D.: Quanto è alto questo rischio?

R.:E’ molto elevato il rischio che stiamo cercando di scongiurare accelerando le operazioni per il recupero del carburante. Il problema è che il recupero di carburante non deve compromettere le operzioni di recupero di possibili dispersi. Stiamo lavorando su un equilibrio molti difficile.

D.: I precedenti nel Mar Tirreno cosa ci insegnano?

R.:Ci insegnano sopratutto a gestire le rotte per evitare rischi di questo tipo e a far si che le navi viaggino in condizioni di sicurezza. Probabilmente dovremo riconsiderare le norme, che sono internazionali, dello stoccaggio di carburante. Il carburante stoccato oltre 2000 tonnellate fanno assomigliare questa grandi navi a piccole petroliere e le sicurezze per i serbatoi dovrebbero essere diverse da quella applicate finora.

D.: Come far convivere le esigenze di crociera e turismo con il rispetto dell’ambiente?

R.: Sono navi sostenute attraverso un offerta turistica che ha bisogno di un ambiente pulito. Far convergere le esigenze con la gestione del traffico che consenta di apprezzare le bellezze.

D.:Qual’è la figura che l’Italia proietta in questa circostanza?

R.: Direi che la risposta data attraverso le istitutuzioni e i corpi militari è di una qualità molto elevata. Siamo intervenuti in modo tempestivo e abbiamo garantito la salvezza di migliaia di persone. Le operazioni che stiamo facendo per la prevenzione del rischio ambientale sono fino a oggi efficaci e gestite con grande professionalità. Il messaggio che dobbiamo lanciare ora è quello di proteggere il nostro mare patrimonio per la nostra economia e di tutto il Mediterraneo. Credo una risposta in questa direzione darà una risposta in termini non solo turistici ma anche di qualità dell’ambiente.

Via | Radio Rai Anch’io

Clini su Costa Concordia: “Rischio elevato perdita di carburante”

Operazione Vespri siciliani : stop ai trasporti nell’Isola. Tacciono le Tv

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Movimento forconi siciliani

La manifestazione ha suggestivo nome di Operazione Vespri siciliani e vede un gruppo di associazioni e categorie dall’agricoltura ai trasporti protestare duramente contro il governo Monti. Un blocco di 5 giorni, da oggi a venerdì paralizzerà i trasporti merce con il Continente. File di camion e Tir tappano e tapperanno le principali arterie autostradali (qui i blocchi adottati). A oggi siamo a 6 Km di coda sulla Palermo-Sciacca. Dunque saltano le forniture di verdure, ortaggi e tipicità siciliane che coprono per alcuni prodotti anche il 40% dell’intero fabbisogno: vedi agrumi e melanzane, ad esempio.

Dicono gli attivisti:

Il nostro interlocutore è dunque il governo nazionale e purtroppo fino ad ora, nessuno ci ha mai voluto ascoltare. Per questo motivo abbiamo deciso di dare vita a questa mobilitazione. Noi non siamo contro nessuno vorremmo solo che si mettesse in atto qualcosa che possa rimettere in moto l’economia della Sicilia, partendo anche dall’abbassamento delle accise sui carburanti che pesano troppo sul trasporto delle merci penalizzando fortemente le nostre produzioni.

A incrociare le braccia l’associazione Forza d’urto questo il nome della sigla che vede la protesta e che accoglie tra le sue fila Autotrasportatori Aias, Movimento dei Forconi, pescatori, imprenditori agricoli artigiani e pastori. Le motivazioni e la strategia sono illustrate da Debora Billi su Petrolio.

Ma chi c’è dietro il Movimento dei forconi? I siciliani che vivono di agricoltura e pastorizia sopratutto nel centro della Sicilia e che si vedono messi all’angolo dalle scelte economiche del governo. Ecco cosa scrivono in proposto gli Eurocoltivatori di Enna:

Il costo del gasolio, l’ ICI , i costi della manodopera, tutti i costi di produzione sono saliti vertiginosamente, mentre i prezzi pagati dai grossisti per le nostre produzioni agricole e zootecniche scendono e non sono neanche come quelli di 20 anni fa, con la scusa della globalizzazione tutti ci stanno cantando il de profundis. Il grido di dolore della categoria non è stato preso in considerazione dai Governi Regionale e Nazionale e a nessuno interessa se l’agricoltura e la zootecnia scompaiono . La Globalizzazione l’hanno inventata le Multinazionali per guadagnarci e specularci loro, non si può essere uguali se i punti di partenza sono sfacciatamente diversi, se i nostri costi di produzione sono così alti come facciamo a vendere i nostri prodotti meno di quanto ci costano ; come ci si può chiedere di produrre sottocosto, questo si può fare un anno, ma non può essere la regola per noi produttori, mentre chi vende la nostra produzione ci guadagna 10 volte di più. Come si può essere competitivi con la Cina, il Bangladesch, con il Brasile, con l’India se i nostri costi di produzione sono 10 volte più elevati, o come facciamo ad essere competitivi se abbiamo il fucile alla tempia dalle Banche che non ci vogliono più dare neanche quello che ci spetta, o con le cartelle esattoriali che ci stanno pignorando tutto. Per chi o per che cosa dobbiamo lavorare se nessuno si rende conto che NON C’E’ LA FACCIAMO PIU’, forse è arrivato il momento di farci sentire in maniera forte e chiara.

Foto | Movimento Forconi su FB

Operazione Vespri siciliani : stop ai trasporti nell’Isola. Tacciono le Tv

Costa Concordia: ancora 24 ore prima di liberare la nave dal carburante

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Pierluigi Foschi presidente di Costa crociere

Pierluigi Foschi presidente Costa Crociera ha appena annuciato che saranno necessarie almeno altre 24 ore di studio per comprendere quale sistema usare per liberare la Concordia affondata nelle acque dell’Isola del Giglio dalle 2300 tonnellate di carburante a bordo. Il greggio è contenuto contenuto in 17 compartimenti con doppio fondo e altri sono stati riempiti di gasolio. Nel mentre proseguono a fasi alterne (causa rumori ignoti provenienti dallo scafo sott’acqua) i sondaggi dei sommozzatori alla ricerca dei 16 dispersi.

Dunque ancora un giorno prima che sia scongiurato il disastro ambientale. Per il momento, assicura Foschi:

non ci sono tracce di perdita carburante e stiamo cercando di capire il comportamento del relitto di fronte a un peggioramento delle condizioni meteo.

Rispetto alla proposta avazata dal Ministro Clini di sospendere il passaggio delle navi da crociera Costa in zone marine delicate e strategiche risponde Foschi:

Conosco il ministro da molto tempo e trovo la sua proposta ragionevole. Noi siamo qui disposti a parlarne e a organizzarci.

Rispetto al recupero della Costa Concordia spiega ancora Foschi che sarà prima necessario metterla in sicurezza chiudendo le falle e poi rimetterla in acqua grazie al sollevamento effettuato con enormi palloni. A quel punto sarà trainata in cantiere e da allora si deciderà se demolirla o ricostruirla.

Costa Concordia: ancora 24 ore prima di liberare la nave dal carburante

Breve guida al riscaldamento domestico tra biomasse vegetali e combustibili fossili

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pellets di legno

L’offerta di svariati impianti per il riscaldamento domestico, ampliatesi negli ultimi anni, ha reso la questione, per chi deve scegliere l’impianto da installare ed il combustibile da utilizzare, ingarbugliata. Una cosa è certa invece: trovare soluzioni efficaci a costi contenuti, parallelamente alla riduzione delle emissioni inquinanti.

Queste ultime sembrano aver invertito la rotta nel periodo successivo agli accordi di Kyoto: EurActiv afferma infatti che i Paesi firmatari del protocollo di Kyoto hanno prodotto il 7,5% di gas serra in meno nel periodo successivo all’accordo sino al 2010. Il problema delle emissioni inquinanti, concentrazioni di particolato e ozono, non è però terminato, lo ha dimostrato il Summit di Durban, conclusosi con un nuovo progetto, un nuovo trattato vincolante per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2015.

Ora, se pensiamo ai combustibili utilizzati e ai sistemi installati dovremmo avere chiare le seguenti informazioni: oltre il 70% dei sistemi utilizzati per il riscaldamento, tra stufe tradizionali a legna e camini hanno una bassissima efficienza, oltre che essere le sorgenti inquinanti per l’uomo con alti livelli di monossido di carbonio e composti organici volatili.

Vengono infatti oggi sostituiti da stufe a legna o pellet ad alta efficienza, metano e GPL. Il riscaldamento domestico, inoltre, produce inquinanti che si liberano nelle città a livello del suolo e quindi dovremmo imparare a riconoscere quali sono i combustibili che limitano questi danni.

Da ciò deriva la necessità di avere a disposizione una completa panoramica di come si può agire, iniziando da una chiarezza legislativa che ad oggi non è sufficiente. Tra le biomasse il pellet è una delle più utilizzate: gli scarti della lavorazione del legno hanno emissioni di CO2 quasi nulle e bruciano completamente con ceneri residue minime, anche se viene dichiarato che attualmente la capacità tecnologica di trasformare le biomasse in calore, energia elettrica e biocombustibili sembra non sia in grado di ottenere rendimenti elevati, necessitando inoltre di sussidi alla ricerca.

Ora i prezzi dei combustibili. Osserviamo le informazioni che il Centro tutela consumatori ha pubblicato:

  • Gasolio – 1,275 € con valore energetico pari a 10 kWh
  • Gas metano – 0,823 €/m³ con valore energetico pari a 9,8 kWh
  • Pellets – 0,252 €/kg con valore energetico pari a 4,8 kWh
  • Legna spezzata mista – 0,151 €/kg con valore energetico pari a 4,3 kWh
  • Teleriscaldamento – (incl. eventuale tassa fissa annuale) 0,092 €/kWh con valore energetico pari a 1 kWh

I prezzi, con riferimento all’1 ottobre 2011, hanno assunto come riferimento il consumo medio annuo (15.000 kWh, pari a ca. 1500 litri di gasolio) di una famiglia che vive in un edificio della categoria termica classe C. Il confronto ha diviso i prezzi unitari per la resa energetica e si è aggiunto in seguito il costo per kilowattora. Per comparare tra loro i diversi combustibili si è provveduto a dividere i rispettivi prezzi unitari (ad es. 1,275/l per il gasolio) per la resa energetica (ad es. 1 litro di gasolio = 10 kWh). In questo modo si è ottenuto il costo per kilowattora (kWh) di ciascun combustibile.

Facciamo un esempio: un litro di gasolio costa 1, 275 € e vale 10 kWh, il che significa che il prezzo del kWh sarà di € 0,128. Ora dalla tabella risulta che il combustibile più conveniente sia la legna spezzata mista, che per kWh costerebbe 0,035 €. Ma prima di decidere quale combustibile utilizzare e quale sistema installare nelle proprie case per il riscaldamento, è utile quindi fare un confronto tra costo di acquisto, spese sostenute per il tipo di combustibile e i costi relativi alla manutenzione.

Approfondiamo quindi. Sempre il Centro Tutela Consumatori ha calcolato nel 2009 il costo per il riscaldamento di diversi fonti energetiche. In un edificio con fabbisogno annuo di 15.000 kWh, classe C, classificazione Casa Clima, che necessita di una caldaia da 15 kW, sono stati considerati i costi di installazione, manutenzione e acquisto del combustibile per venti anni.

Ecco i risultati:
I più cari sono risultati i sistemi a gasolio e GPL, oltre i 70.000 €, il gasolio oltre i 70.000 €. Tra quelli meno cari troviamo pellets 36.000 € circa, legna 29.000 € circa, teleriscaldamento 33.000 €. Andiamo ancora più a fondo. Parliamo di consumi annui, che è quello che interessa alle nostre tasche.

Pensiamo di dover riscaldare un appartamento di circa 100 mq. 180 giorni all’anno con un bisogno di 10.000 kCal/h, prendiamo i prezzi pubblicati sopra e calcoliamo facendo un solo confronto e arrotondando:

  • Gasolio: 180 giorni x 24 ore x 10.000 kCal x € 0,128 : 1000 = 5.529 €
  • Pellets: 180 giorni x 24 ore x 10.000 kCal x € 0,053 : 1000 = 2.289 €

Per ultimo parliamo di emissioni inquinanti nell’aria degli apparecchi:

Dai dati possiamo immediatamente vedere che il costo dell’energia da biomassa è inferiore a quello dei combustibili fossili, e questi ultimi, oltre ad essere sempre più costosi, mettono in circolo nuovo CO2 (anidride carbonica). Si nota invece immediatamente che il costo dell’energia da biomassa vegetale risulta, in tutti i casi, nettamente inferiore. Quest’ultima rappresenta un fonte energetica rinnovabile che non incrementa l’effetto serra.

I camini, le stufe a legna tradizionali, le stufe a pellets emettono grandi quantità di monossido di carbonio, polveri sottili, ossidi di azoto e composti organici volatili, ma CO2 pari a zero. Il metano, il gasolio e il GPL invece hanno bassi livelli di monossido di carbonio, tossico e mortale, ma livelli medi di emissione di CO2.

Il risultato è che il monossido di carbonio si forma bruciando qualsiasi combustibile, ma che tende a diminuire quando aumenta il rendimento termico e a scomparire quando la combustione è completa. La scelta in questo caso si direzionerebbe verso stufe e caldaia con tecnologia post- combustione, che consiste nel bruciare il CO presente nei fumi.

Ultimo ma non meno importante le biomasse sono energia pulita, e il loro utilizzo implementa la sostenibilità ambientale: è pur vero infatti che la loro lavorazione ha un peso importante in termine di emissioni ma se ragioniamo a 360 gradi le opere di riforestazione che destinano aree non utilizzabili altrimenti alla coltivazione di biomasse, consentono il recupero di aree verdi e di terreni altrimenti dimenticati, oltre al fatto di rinfoltire quel polmone verde che ci permette di vivere degnamente.

Foto | Flickr

Breve guida al riscaldamento domestico tra biomasse vegetali e combustibili fossili

Incidente nave maltese in Bretagna, fuoriuscita di carburante minaccia le coste

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incidente nave bretagna

Una nave maltese si è arenata al largo della costa della Bretagna, a causa del forte vento e della pioggia torrenziale che ha colpito il Nord della Francia nelle scorse ore.

I 19 membri dell’equipaggio a bordo della Brema TK sono stati tratti in salvo con un elicottero. I soccorritori sono all’opera per contenere la fuoriuscita di carburante che minaccia le spiagge vicine.

Si cerca di svuotare i serbatoi della nave colpita, che contengono 220 tonnellate di carburante. Le autorità costiere al momento affermano che il danno ambientale è limitato.

Via | BBC; AFP

Incidente nave maltese in Bretagna, fuoriuscita di carburante minaccia le coste

Svezia, fattorie di alghe per il comune di Simrishamn

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Fattoria di alghe

Costruire una città i cui abitanti e consumi ruotino intorno alla produzione di alghe. E’ questa la filosofia del comune di Simrishamn, nei pressi del lago Ostersjön sul Mar Baltico. Con l’industria ittica in decadenza e la popolazione locale sempre più avanzata nell’età è richiesto uno sforzo di fantasia e tecnica per riprogettare futuro e sostentamento.

Fattoria di alghe

Fattoria di alghe Fattoria di alghe Fattoria di alghe Fattoria di alghe Fattoria di alghe

La chiave della sostenibilità individuata da due giovani architetti Claudia Pasquero e Marco Poletto, cofondatori di ecoLogicStudio, effettivamente potrebbe proprio fare la differenza.

Nel dettaglio Domus spiega così il progetto:

Per esempio ecologia, energia, alimenti, acqua e microclima è il ciclo d’attività dei nuovi impianti per alghe simbiotiche e crostacei/pesci battezzati Crane Greenhouses (Serre a gru). Progettate per i porti sottoutilizzati e per le aree costiere queste strutture a gru sostengono baldacchini di etilene tetrafluoretilene (ETFE) a forma di petali cui sono appesi piccoli contenitori che fungono da serre adattive in grado di garantire la produzione per 12 mesi l’anno. Accanto ai laghi e agli specchi d’acqua, le Torri Migro rappresentano nuovi luoghi di sosta e di riparo per turisti e uccelli migratori. Qui le alghe vengono coltivate produrre alimenti e carburante, e per fungere da biosensori dell’inquinamento delle acque. Al largo, sul Baltico, impianti ittici galleggianti collegati con il museo marino della scienza di Simrishamn costituiscono un centro di ricerca che può vantare il primo museo interattivo in tempo reale sulla vita e sull’ecologia del mare.

Dunque, sembrano proprio essere le alghe la prospettiva futura per la produzione di carburanti alternativi agli idrocarburi. All’ultimo Congresso dell’ European Algae Biomass Association si è fatto il punto proprio sulla coltivazione di alghe da destinare alla produzione di bioetanolo. Ebbene l’idea è far sorgere delle vere e proprie fattorie sulle acque oceaniche tra gli impianti eolici offshore.

Per ora è l’Olanda a detenere il primato nella produzione in Europa mentre nuovi sistemi di produzione sono molto studiati in Francia e Germania grazie anche a cospicui fondi europei.

Foto | Ecologic Studio

Svezia, fattorie di alghe per il comune di Simrishamn