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Detersivo biodegradabile per lavatrice in fogli
E’ davvero una novità: non solo è biodegradabile al 100% e ha il packaging ridotto e totalmente riciclabile, ma è sopratutto in foglietti. Il detersivo per lavatrice Dizolve si presenta proprio così, in foglietti da stacciare in dosi per il bucato. Il detersivo non contiene fosfati, si usa sia con i lavaggi a caldo sia a freddo e assicura l’azienda canadese che lo produce che gli ingredienti che lo compongono sono tutti naturali.
Attualmente è in vendita nei supermercati francesi della catena Casino e FranPirx al prezzo di 7,99 euro per 16 foglietti validi per 32 lavaggi.
Non so se sia la panacea, di certo l’idea è interessante e il prodotto intrigante: amici francesi ci fate sapere come funziona e se davvero mantiene quanto promesso?
Consigli pratici per l’isolamento termico degli edifici

L’isolamento termico dell’edificio rappresenta un intervento importante in sede di risparmio energetico, e richiede conoscenze tecniche adeguate nello stabilire materiale e spessore adeguati (qui la breve guida pubblicata ieri NdR); ma in vista degli incentivi per gli investimenti nel settore edilizio volti ad una maggiore efficienza energetica degli edifici leggiamo un po’ di cosa si tratta e come si può intervenire.
Il tipo di costruzione o la tipologia dell’isolamento dipendono da vari fattori, tra cui anche le preferenze del committente, ma per ottenere un basso consumo energetico dell’edificio è preferibile adottare precisi modelli di costruzione e precise forme architettoniche. In questo caso la compattezza dell’edificio è la prima caratteristica del risparmio energetico, dove la superficie dispersiva è ridotta ai minimi termini e le sporgenze, le rientranze, gli incastri dovranno essere il più possibile evitati.
Abbiamo visto che l’elemento determinante per le dispersioni di calore della nostra casa è costituito dal coefficiente U, che non dipende solo dal materiale isolante ma dal suo spessore e dal resto della struttura.
La struttura portante di una casa può essere infatti costituita da cemento armato, acciaio o legno, mentre il tetto può essere eseguito in più modi. Mentre nel caso della struttura l’isolamento è posto nelle pareti e nella loro intercapedine, l’isolamento del tetto è applicato sopra, sotto o tra le travi portanti.
Il materiale isolante inoltre possiede caratteristiche di resistenza meccanica, conduttività termica, comportamento all’acqua e all’umidità, al fuoco e stabilità dimensionale, che vanno tenute in considerazione. La questione degli spessori da scegliere viene stabilita dai tecnici del settore: solitamente vi sono delle soglie minime da rispettare secondo le norme edilizie e tecniche, insieme ad una verifica termoigrometrica delle pareti per accertarsi che non ci sia condensa al loro interno. Nella norma vengono consigliati almeno 8 cm di isolante per quanto riguarda almeno le chiusure verticali.
Abbiamo visto una breve lista di materiali che vengono utilizzati per l’isolamento e ora vediamo invece come applicarli agli edifici, preferendo i materiali a risparmio energetico e non dannosi per l’uomo. Ricordiamo comunque che, in ordine di importanza, gli interventi da evidenziare riguardano l’isolamento del sottotetto, quello di serramenti e vetri, pareti perimetrali e pavimenti.
- Sopra le travi portanti vengono utilizzati il polistirolo espanso o estruso, la lana di vetro e quella di roccia. Altri tipi di isolanti che possono essere applicati tra le travi sono la canapa, il sughero, la fibra di legno, il poliuretano.
- Tra le travi portanti. polistirolo espanso (pannelli autobloccanti), lino, lana di vetro e di roccia, canapa, fibra di legno, lana di pecora, cellulosa.
- Per isolare l’ultimo solaio si utilizzano polistirolo espanso, canapa, fibra di legno, sughero, lana di pecora o cellulosa.
- Per isolare le pareti esterne: polistirolo espanso o estruso, canapa, fibra di legno, sughero, lana di vetro e di roccia , minerale espanso.
- Intercapedine: polistirolo espanso o estruso, lino, lana di vetro e di roccia, canapa, fibra di legno, sughero, minerale espanso, vetro cellulare, cellulosa.
- Per l’isolamento acustico si possono utilizzare polistirolo espanso, canapa, fibra di legno
lino, lana di vetro e di roccia, lana di pecora e sughero. - Per l’isolamento perimetrale infine si utilizzano il polistirolo espanso e quello estruso.
- Per le tubazioni lana di vetro, poliuretano.
- Per l’isolamento interno della parete cellulosa, poliuretano accoppiato con alluminio.
- Per il pavimento polistirolo espanso idrofobizzato e polistirolo
estruso
Approfondendo, per quanto riguarda l’isolamento delle pareti si possono applicare due tipologie di interventi:
Sistemi di isolamento a cappotto
- Il sistema a cappotto, che prevede la posa dell’isolante al’esterno delle strutture di tamponamento, è un tipo di intervento che consente di isolare le superfici verticali anche degli edifici esistenti, anzi in questo caso vengono pienamente rivalutati. I vantaggi riguardano soprattutto la continuità dell’isolamento, la correzione dei ponti termici, e un maggior comfort invernale ed estivo grazie all’aumento dell’inerzia termica delle pareti.
Sistemi di isolamento nelle pareti interne
- La posizione dell’isolamento è valutata in sede di dì considerazioni circa la quantità di calore accumulato dalla parete, quando riscaldiamo la casa in inverno, e dai materiali che si trovano all’interno del materiale isolante. Nel caso, ad esempio, in cui il riscaldamento sia centralizzato a funzionamento continuo si opta solitamente per l’isolamento esterno, perché il calore accumulato dalle pareti durante l’esercizio diurno compensa le perdite quando di notte l’impianto è spento. Si isola invece all’interno nel caso del riscaldamento autonomo, dove gli ambienti sono riscaldati saltuariamente e in tempi rapidi si voglia ottenere una temperatura confortevole all’interno del locale.
L‘isolamento in intercapedine
- Solitamente è una soluzione intermedia alle altre due. Questo sistema è ancora oggi il più diffuso. La camera d’aria all’interno della parete svolge le funzioni di smaltimento del vapore acqueo e da protezione per le infiltrazioni dell’acqua piovana.
In ultimo sarebbe sempre opportuno isolare l’involucro edilizio sempre dall’esterno, se possibile. In questo modo si ottengono facilmente i parametri richiesti dalla classe energetica prescelta.
Foto | Flickr
Breve guida ai materiali per l’isolamento termico per la casa

Se dal punto di vista costruttivo l’architettura moderna ha prodotto degli edifici energivori, non è detto che con qualche accorgimento non possiamo migliorare questo aspetto. Le perdite ingenti di calore nei nostri edifici, infatti, rappresentano un ulteriore peso significativo sulle spese che sosteniamo per il nostro comfort e benessere, al quale è difficile rinunciare, visto che la nostra casa è il luogo ove trascorriamo più tempo.
Parliamo di energie rinnovabili, di fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, pannelli solari per la produzione di acqua calda, sistemi di risparmio energetico, ma si trascura allo stesso tempo una tecnologia semplice ed economica che è il punto di partenza per far funzionare al meglio quelle che precedono.
Il suo costo, in fase di costruzione di un nuovo edificio incide davvero poco (5/10%), mentre è più significativo in un secondo momento per migliorare un edificio già esistente: questo costo comunque viene recuperato a pochi anni a seguito della riduzione dei consumi termici.
In ogni caso, i principali motivi per cui dovremmo decidere di dotare il nostro edificio di un isolamento termico ottimale, sono:
- L’isolamento termico è una fonte di energia
- Comfort
Possiamo parlare di energia pulita. Quella prodotta da energie rinnovabili, ma sappiamo bene che l’energia davvero pulita è prima di tutto quella che non consumiamo!
L’isolamento agisce in questo caso riduce il consumo di energia prodotta ad esempio per il riscaldamento e al tempo stesso farà diminuire le emissioni nocive in atmosfera.
Sappiamo che la temperatura dell’aria viene garantita dal riscaldamento ma forse non ci è chiaro che l’isolamento termico influisce in modo diretto sulle temperature delle superfici. Un edificio ben isolato, inoltre, raggiunge un comfort ottimale quando la temperatura dell’aria raggiunge i 20°C, oltre che ridurre quantitativamente le dispersioni di calore verso l’esterno. Gli standard di isolamenti delle case passive sono quelli da prendere ad esempio, integrandoli con dei serramenti con elevate caratteristiche termiche e l’utilizzo passivo dell’energia solare .
E’ importante inoltre scegliere il giusto tipo di isolamento in base alle caratteristiche di:
- Conduttività termica : λ. Quanto minore sarà questo coefficiente, tanto migliore sarà la capacità isolante del materiale scelto).
- Trasmissione del calore: U. Quanto minore è il coefficiente U dell’elemento strutturale, tanto minori sono le sue dispersioni di calore.
Esistono isolanti più o meno ecologici? A partire dalla considerazione che ogni materiale ha il suo campo di applicazione è difficile stabilirlo, se solo pensiamo che il materiale che lo compone fa parte di un processo di dispendio di energia primaria per la sua produzione, fabbricazione, trasporto, montaggio, emissioni e via dicendo. Ma possiamo tenere in considerazione questa breve lista che enumera le principali caratteristiche e i campi di applicazione di alcuni materiali isolanti, tenendo in considerazione materie rinnovabili, energia spesa per la loro produzione e livelli di nocività per l’uomo.
Polistirolo: ha proprietà termoisolanti molto buone ed è resistente, il che lo porta a durare oltre i 30 anni di vita. Viene utilizzato per l’isolamento della cantina, ma anche nell’isolamento acustico nel pavimento. Può essere infine usato per le facciate e anche nell’applicazione di cappotti termici e nei tetti. La sua produzione è inquinante rispetto ai materiali naturali, ma viene riciclato nella su forma pura e quindi può essere riutilizzato. A questa categoria i può aggiungere il polistirolo estruso, che viene utilizzato soprattutto in zone molto umide e ad integrazione di etti verdi, terrazze e pavimenti.
Perlite espansa: si tratta di un isolante in granuli, che viene utilizzato nelle intercapedini o sotto al pavimento, per la produzione di intonaci termoisolanti. L’utilizzo della perlite bitumata causa però inquinamento dell’aria da sostanze nocive.
Lino: viene utilizzato nell’isolamento termico dei tetti, nei pannelli isolanti e per l’isolamento da calpestio. Rientra nella lista delle materie rinnovabili.
Lana di vetro: fa parte della famiglia degli isolanti in fibre minerali e ha moltissimi campi di applicazione ad eccezione per le pareti a diretto contatto con la terra. Rappresenta una risorsa inesauribile essendo di natura minerale. Anche se ultimamente il suo possibile potere cancerogeno ha fatto molto discutere, gli studiosi e gli esperti dicono che se le sue polveri possiedono un sufficiente grado di biodegradabilità non dovrebbero rappresentare un rischio per la salute umana.
Silicato di calcio: viene utilizzato per il risanamento dei muri umidi, per l’eliminazione delle muffe e l’isolamento dell’interno. E’ disponibile in quantità inesauribile e per la sua produzione non vengono usati propellenti o additivi organici. Viene utilizzato dalla bioarchitettura e ha proprietà isolanti molto buone.
Canapa: viene utilizzata per le applicazioni più comuni. Pannelli isolanti per la facciata, nei soffitti con travatura in legno, come materiale di tamponatura per le cavità e nei pannelli fonoisolanti. Resistente allo strappo e all’umidità, rappresenta un elemento ideale per l’agricoltura biologica e può essere riutilizzata.
Pannelli in fibra di legno: applicati nel sottotetto, sotto le travi portanti, in facciata o nelle pareti divisorie, sono impermeabili al vapore acqueo con una buona capacità di accumulo di calore. Il consumo di energia in sede di lavorazione è alto ma si tratta anche qui di una risorsa illimitata ed è un prodotto ecologico, quale buona alternativa alla plastica o alla fibra minerale.
Sughero: Utilizzato nell’isolamento acustico o nei pannelli incollati sul muro, possiede un’elevata capacità si accumulo di calore (dieci volte maggiore rispetto alle fibre minerali). E’ insensibile agli insetti e ai funghi e per la sua produzione l’utilizzo di energia è ridotto. La sua coltivazione è vantaggiosa ecologicamente.
Lana di pecora : sotto forma di feltro isolante, tappetini per l’isolamento tra travi portanti e pareti interne o esterne o come materiale di tamponatura per giunzioni e cavità, è ottimo per le costruzioni in legno, poiché assorbe una grande quantità di umidità. Con buone proprietà isolanti e fonoisolanti, pare assorba un certo grado di sostanze nocive nell’aria.
Cellulosa : prodotta dalla carta di giornale riciclata, viene utilizzata tra i legni di imbottitura per pavimenti, e nei pannelli isolanti tra le travi portanti. Dal punto di vista ecologico è un buon isolante, dall’altra parte è un buon compensatore di umidità e assorbe il suono.
Vetro cellulare: i pannelli in questo materiale vengono utilizzati lungo le pareti esterne, sulle terrazze, sotto i plinti di fondazione o sui tetti piani. Non assorbe alcuna umidità perché è stagno al vapore, anche se in fase di produzione viene consumata molta energia. In compenso non contiene gas nocivi per l’ozono e impedisce la penetrazione del radon.
Foto | Flickr
Breve guida ai materiali per l’isolamento termico per la casa
Casa: come organizzare il giardino in modo ecologico
Avete un giardino ma non sapete come organizzarlo? Se siete interessati a far del bene all’ambiente potreste seguire i consigli forniti dal sito Treehugger che fornisce modi semplici e veloci per non lasciare andare sprecato quell’appezzamento verde di cui disponete, senza impiegarci troppo tempo ma facendo del bene all’ambiente, magari guadagnandoci anche un po’. Continua a leggere: Casa: come organizzare il giardino in modo ecologico (…) Casa: come organizzare il giardino in modo ecologico , pubblicato su Ecologiae.com il 06/01/2012 © Marco Mancini per Ecologiae.com , 2012
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Casa: come organizzare il giardino in modo ecologico
Eco-design, oggetti per la casa biodegradabili dalle bucce d’arancia

Ori Sonnenschein, giovane designer israeliano, ha creato una linea di oggetti per la casa completamente biodegradabili, Solskin Peels, utilizzando la buccia delle arance come tessuto.
Una materia prima economica, ampiamente disponibile, impermeabile, profumata e, dettaglio affatto trascurabile, rifiuti zero. Ecco alcune delle sue creazioni fruttate, ricavate dal riciclo creativo delle bucce d’arancia.
Via | Solskin Design
Foto | Solskin Design
Eco-design, oggetti per la casa biodegradabili dalle bucce d’arancia
Breve guida all’architettura bioclimatica e case passive
Nel rispetto degli obiettivi dell’Unione Europea, di riduzione delle emissioni di Co2 e del consumo energetico, la sostenibilità dei progetti edilizi è un tema che dobbiamo affrontare. Ma in che modo? Prima di tutto gestendo le risorse in modo sostenibile, che ci permetterebbe quanto meno di ridurre l’impatto ambientale. Le tecniche di costruzione alternative, aumentano la sostenibilità dei processi costruttivi, dobbiamo solo entrare in confidenza con le tecnologie disponibili e approfondire la nostra conoscenza sui diversi metodi da utilizzare. Ad esempio, quando parliamo di costruzioni sostenibili ci riferiamo solitamente ad edifici che osservano una serie di caratteristiche quali:
- Utilizzo di materiali rinnovabili, riciclati e certificati
- Utilizzo di materiali che hanno un costo energetico basso
- Riduzione dell’utilizzo dell’acqua attraverso l’utilizzo di acqua piovana e il suo riuso
- Bassa manutenzione dell’edificio
- Riduzione dell’inquinamento
- Rispetto e preservazione dell’ambiente
- Utilizzo di tetti verdi
- Accesso al trasporto pubblico
- Efficienza energetica
- Architettura Bioclimatica
Quest’ultima disciplina è relazionata con lo studio del clima applicato alla struttura, con lo scopo di migliorare le condizioni di comfort dell’uomo, attraverso strategie progettuali, nella considerazione delle differenze climatiche per ciascun territorio e della sua integrazione nel rispetto del paesaggio esistente.
L’architettura bioclimatica infatti studia le caratteristiche del sito, come clima, vegetazione, topografia e composizione geologica del suolo, per minimizzare l’energia di cui un edificio ha bisogno e per creare un ambiente più confortevole adatto ai modi e allo stile di vita di chi lo abita. Il suo compito è quello di occuparsi dello sfruttamento dell’energia solare, sia con sistemi attivi che passivi, e di questi ultimi vediamo come è regolata la progettazione.
Una casa passiva consuma pochissima energia, rendendo possibile l’eliminazione dei sistemi tradizionali di riscaldamento. Il bisogno di energia primaria per il raffreddamento e il riscaldamento non eccede i 15kWh/m² anno, il che significa che consuma almeno 10 volte meno dei molti tradizionali edifici. Questo è reso possibile dall’alta qualità del loro isolamento, con tenuta stagna di porte e finestre.
I suoi consumi totali inoltre (includendo raffreddamento, riscaldamento, ventilazione, produzione di acqua calda domestica, illuminazione e altre applicazioni) non deve eccedere i 120kWh/m² annui. La scelta dei materiali, in questo caso, è fondamentale, poiché determineranno il comfort degli abitanti captando il calore o preservando il freddo oltre che economizzare l’energia grazie alla loro capacità di isolamento, di inerzia e via dicendo. L’utilizzo di energia rinnovabile, infine, è facoltativo, ma tuttavia può essere utilizzata per ottimizzarne le prestazioni.
Questi edifici sono progettati in modo che l’orientamento dell’edificio, come le sue parti interne approfittino il più possibile del guadagno solare, che poi non deve interferire nei periodi estivi. In quest’ultimo caso vengono installati sistemi di ombreggiamento. Un tipico esempio può essere il brise-soleil, che viene installato sulla facciata sud sopra le finestre o le vetrate.
L’orientamento delle aperture è concentrata a sud, per captare il massimo del calore e della luce e qui si trova il salotto. Cucina e camera da letto sono poste a est o ovest. A nord invece vi sono gli adibiti a garage, lavanderia, vano scale, bagni e entrata.
Gli unici svantaggi di una casa passiva potrebbero essere la manutenzione della tenuta stagna delle aperture, per eliminare il problema di perdite di calore. I costi, invece, arrivano al 6% in più rispetto a quelli sostenuti per la costruzione di un edificio tradizionale, una questione di costi iniziali, visto che i costi energetici diminuiranno considerevolmente.
Video | You Tube
Breve guida alla termografia e certificazione energetica degli edifici
Mentre la Commissione Europea ha richiamato l’Italia, a causa dell’inottemperanza della normativa pertinente al rendimento energetico degli edifici, Legambiente ha promosso la campagna Tutti in classe A, che propone al mercato edilizio di divenire il settore di punta dell’innovazione energetica. A partire dall’osservazione che gli edifici in Europa consumano il 40% dell’energia e producono il 36% delle emissioni di CO2, l’indagine di Legambiente , basata sull’utilizzo dell’analisi termografica, ha rilevato che la quasi totalità degli edifici censiti in Italia (100 in 15 Comuni), presentano carenze strutturali relative alle dispersioni.
L’analisi è stata condotta su edifici costruiti negli ultimi dieci anni, un periodo che noi non potremmo sicuramente definire come buio rispetto alla conoscenza tecnica e normativa dell’efficienza energetica. Unica città “premiata” è Bolzano, che attraverso nuovi modelli costruttivi non solo ha raggiunto ottimi livelli di isolamento dell’involucro edilizio ma è divenuta protagonista attiva nel ciclo di produzione di energia a basso impatto ambientale.
Ciò che emerge è la necessità di riqualificazione dei nostri edifici, con la proposta di riqualificazione e innovazione per migliorare non solo gli edifici ma la loro vivibilità. Un edificio termicamente stabile ed energeticamente sostenibile non significherebbe solo un risparmio sui combustibili ma al contempo un impulso al mercato edile e migliori investimenti per le famiglie italiane. Perché oggi, non c’è motivo di credere che costruire in classe A sia prerogativa di pochi.
Ad oggi, un edificio termicamente stabile possiede chiare definizioni quantitative e qualitative, che si possono sintetizzare in:
- fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento, la ventilazione e l’illuminazione < 100 kWh/(m2-a)
- fabbisogno termico <40 kWh/m2-a (CasaClima A ha un fabbisogno energetico inferiore a 30 kWh/m²a / Casa da 3 litri )
- fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento, la ventilazione e l’illuminazione: < 100 kWh/(m2-a)
- eccellente isolamento termico dell’involucro edilizio
- assenza di raffreddamento attivo dell’intero edificio
- illuminazione naturale ottimizzata
- integrazione delle energie rinnovabili nel contesto energetico.
Particolare attenzione dovrebbe essere posta all’involucro dell’edificio, poiché la presenza di ponti termici causa forti perdite di calore.
Si ha un ponte termico dove il comportamento termico di una parte dell’edificio è differente in modo significativo rispetto a quello delle parti circostanti. La conseguenza è la perdita di comfort termico, riduzione della capacità isolante delle pareti, deterioramento dei materiali della struttura, condensazione superficiale e formazione di muffe.
Questo può succedere a causa di una scadente prestazione dell’isolamento, di una sua erronea progettazione, con la conseguente diminuzione di temperatura interna dell’abitazione, che può arrivare al 30%. I ponti termici si trovano in corrispondenza di travi, pilastri, balconi, davanzali, serramenti, difformità e discontinuità della struttura o dell’isolamento. Ove i punti critici possono essere sintetizzati in:
- I pilastri e le travi nelle strutture in c.a.
- I pavimenti appoggiati a terreno
- Le parti dei serramenti a contatto con le pareti
- Le tramezze nel caso di isolamento dall’interno
- I cassonetti delle finestre
La metodologia utilizzata per la diagnostica di Legambiente e dal settore edilizio odierno, è l’indagine termografica, con la quale vengono evidenziati i difetti termici e le dispersioni di calore, sia degli edifici residenziali che quelli pubblici.
Questo metodo di determinazione della temperatura superficiale consente anche di valutare le strutture, gli impianti nascosti e i difetti di costruzione, oltre al fatto di essere finalizzata alla rivelazione di ponti termici che causano le dispersioni. Questa tecnologia inoltre non è distruttiva e altamente efficace anche per valutare piccolissime differenze di temperatura e danni localizzati e permette ai certificatori, al fine di eseguire certificazioni corrette, di stabilire i punti critici della struttura.
L’indagine termografica viene svolta nella stagione invernale, poiché c’è una significativa differenza tra temperatura interna ed esterna. I sui costi possono variare in modo considerevole, con un costo medio sui 400 euro per una casa unifamiliare.
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Breve guida alla termografia e certificazione energetica degli edifici
Una casa giardino in Belgio

Una casa letteralmente avvolta dalla vegetazione, ad eccezione della facciata Ovest interamente in vetro. Si trova a Linkebeek (Bruxelles), in Belgio, e fa sia da studio che da abitazione. A progettarla lo studio di architettura Samyn and partners, partendo da un edificio esistente ad un solo piano.
Il progetto iniziale prevedeva di ricoprire i muri di edera e di ultimare la costruzione con un tetto in rame, ma andando avanti con i lavori si è deciso di optare per una full immersion nel verde.
A realizzare le facciate vegetali il botanico esperto di giardini verticali Patrick Blanc, che si è avvalso di un tessuto reticolato come supporto per le piante ed ha dotato la casa di un sistema di irrigazione e fertilizzazione.
Via | Samyn and partners
Foto | Samyn and partners
Vetri basso emissivi contro le dispersioni termiche

A chi si chiede quanto possa incidere sui consumi una finestra poco isolata, rispondo che attraverso le normali finestre il calore si dissipa, così come l’energia impiegata per produrlo. Le perdite di energia termica nelle nostre case, infatti, possono raggiungere il 22% dell’energia prodotta. Quest’ultimo dato cresce fino al 40% se aggiungiamo il fatto che molti edifici del nostro Paese appartengono all’edilizia degli anni ‘70, che non poneva, all’epoca, attenzione alle dispersioni termiche dell’involucro, tenuto in gran considerazione invece dall’architettura bioclimatica.
Quest’ultima disciplina, secondo regole del tutto funzionali, cerca di coinvolgere nella sua progettazione tutto ciò che può permettere all’uomo di sfruttare energia in modo “gratuito”. Per questo motivo colloca le finestre sui lati sud e est dell’edificio: per far si che l’energia solare sia sfruttata al massimo nella stagione invernale, mentre nella stagione estiva sono studiate apposite schermature per evitare il fenomeno del surriscaldamento e dell’effetto serra.
Nel caso di un edificio passivo, ad esempio, si punta al miglioramento dell’involucro opaco (finestre, porte finestre etc.) , senza dover introdurre tecnologie complesse, attraverso l’isolamento delle chiusure e l’assenza di ponti termici e l’utilizzo di vetrate ad alte prestazioni, opportunatamente dimensionate per la captazione solare.
Tuttavia, devo evidenziare che il raggiungimento degli standard Passivhaus richiedono valori di termotrasmittanza molto alti, fuori dalla portata delle nostre murature tradizionali, che comunque possono essere avvicinati prestando attenzione prima di tutto alle dispersioni termiche. Una soluzione alle dispersioni relative all’involucro, è quella di installare finestre con elevate caratteristiche termiche, che grazie alle nuove tecnologie disponibili provano a dare delle risposte in questo campo, studiando e sperimentando tipologie di vetro dal comportamento termico avanzato, che non solo migliorano l’efficienza energetica, ma controllano gli apporti luminosi, con caratteristiche ottiche e meccanica di qualità notevole.
Vi sono due grandi classi di prodotti che oggi vengono utilizzati:
- Vetri a controllo solare, ovvero quando il vetro si oppone al flusso di calore della radiazione
solare diretta nello spettro visibile. - Vetri ad isolamento termico, ovvero l’abilità di resistere al trasferimento di calore tra la faccia più calda a quella più fredda.
Vi sono tre grandezze principali o tre parametri principali da osservare, che al loro variare determinano prestazioni e caratteristiche specifiche dei vetri:
Fattore solare
Coefficiente di trasmissione luminosa
Trasmittanza termica U
Quest’ultima grandezza va tenuta in gran considerazione. La trasmittanza, indicata con U, definisce infatti la capacità isolante di un elemento. Ci basti sapere che più è piccolo il valore U del componente e minori sono le dispersioni e questo dato ci è fornito direttamente dal produttore, che lo calcola secondo la norma UNI EN 673. Inoltre esistono due strumenti alla nostra portata che ci permettono di scegliere prodotti che abbiano i requisiti richiesti: la marcatura CE e la conformità del vetro alle norme EN pertinenti, previste dalla direttiva comunitaria 89/106/CE.
Il vetro a controllo solare, ad esempio, è un prodotto ad alto valore tecnologico, oggetto anche di uno studio del TNO, (Organizzazione olandese per la ricerca applicata), che ha eseguito una simulazione, con l’ipotesi della sua installazione negli edifici europei, al posto del vetro normale su tutti gli edifici che utilizzano aria condizionata: lo studio, oltre che fornire quattro possibili scenari per il futuro, ha rilevato nel caso del suo utilizzo, ai livelli attuali, un risparmio di 15 milioni di tonnellate di CO2 annue fino al 2020.
I vetri basso emissivi,, sono trasarenti alle radiazioni termiche solari, ci permettono di conservare un contatto visivo tra interno ed esterno e utilizzare la luce naturale diurna, impediscono inoltre che la radiazione termica prodotta internamente non fuoriesca. Questa caratteristica è dovuta alla presenza di ossidi metallici che vengono depositati nel vetro, rafforzandone cosi le proprietà. E visto che abbiamo parlato di illuminazione naturale (mettere link una volta pubblicata), anche in questo caso è possibile conciliare il controllo solare con un’illuminazione ottimale, poiché il vetro a controllo solare è dotato di protezione contro l’abbagliamento grazie ad una trasmissione luminosa più debole. I risultati sono quelli di un alto comfort visivo in inverno e l’assenza di riscaldamento eccessivo, durante la stagione estiva i risparmi saranno quelli sulla climatizzazione che in certi casi potrà essere anche eliminata.
Una vetrata isolante, che può essere utilizzata per applicazioni esterne, finestre e porte finestre, ripara dal freddo indipendentemente dallo spessore, e possiamo associare a questo elemento anche una ridotta manutenzione, poiché è disponibile anche nella versione con sistema autopulente che utilizza gli ultravioletti della luce diurna che decompongono le tracce di sporco.
Se notiamo fenomeni di condensa, è dovuto al fatto che su vetrate ad elevate prestazioni termiche, durante la notte e in assenza di vento, e a causa delle scarse dispersioni termiche, la temperatura del vetro può scendere al di sotto della temperatura esterna.
Un’ultima nota. Il vetro è un materiale ecologico. Non è materiale tossico ed è facile da pulire e mantenere. E’ riciclabile e i suoi scarti sono riutilizzati per la materia prima.
Foto |Filckr
Illuminazione naturale per il risparmio energetico
Il boom del costo energetico, aumentato del 26,5% negli ultimi 12 mesi, e le dichiarazioni dell’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia), riguardo ad un ulteriore aumento dei costi nei prossimi 25 anni, fanno pensare.Tuttavia aumenta una maggior consapevolezza dei nostri consumi, che ci spinge ad adottare nuove tecnologie immesse sul mercato. Ma dobbiamo considerare che possiamo agire integrando l’illuminazione artificiale con quella naturale, fornita dalla luce del sole. I costi energetici diminuiranno e aumenterà invece il nostro comfort visivo.
L’illuminazione diurna, infatti, aiuta a creare un ambiente visivamente stimolante e produttivo e costituisce una risorsa importante per la progettazione e la realizzazione di edifici energeticamente sostenibili. La luce naturale è dinamica e influisce positivamente sull’organismo, sull’umore e sull’attività cognitiva mentre quella artificiale è statica e influisce invece sulla percezione visiva e sull’ambiente circostante. Da qui il controllo dell’illuminamento naturale è, secondo la disciplina dell’illuminotecnica, uno dei requisiti che concorrono al benessere umano, con benefici psicologici-emotivi, in relazione dinamica con contesto ambientale.
La norma UNI-EN 12464-1, ad esempio, detta un vincolo normativo in materia di illuminazione naturale per i luoghi di lavoro: affermando che l’illuminazione naturale può fornire tutta o parte dell’illuminazione di un compito visivo e che è opportuno che la distribuzione delle luminanze all’interno del locale seguano un’appropriata integrazione tra luce artificiale e luce naturale, per garantire l’illuminamento sul posto di lavoro e per bilanciare la distribuzione delle luminanze all’interno del locale.
Ma come possiamo agire nelle nostre case? Ecco una piccola check-list utile per un’attenta valutazione dell’utilizzo della luce naturale:
- Controllo del dimensionamento delle aperture (secondo i valori di riferimento per tipologia di edifcio)
- Livello ed uniformità di illuminamento
- Tipologia del vetro utilizzato nei serramenti
- Riflettanza dei materiali di finitura interni e fenomeni di abbagliamento
- Direzione di provenienza della luce
- Visibilità dall’esterno e privacy
- Colore della luce e delle superfici dell’ambiente
Infine vi è un modo per integrare luce naturale ed artificiale, ovvero un sistema di controllo elettronico basato su sistemi a microprocessore, che in maniera automatica governa il flusso luminoso emesso dalle sorgenti artificiali in base a:
- quantità di luce necessaria in quell’ambiente
- quantità di luce naturale presente
Ricordiamoci sempre, infine, di valutare anche gli svantaggi che si possono presentare tra cui: le condizioni climatiche, laddove un elevato irraggiamento farebbe incrementare il fabbisogno energetico in fase dii climatizzazione e riguardo le condizioni visive ottimali che dipenderebbero da reazioni di ordine psicologico, per eccesso di luce diretta o abbagliamento (detto anche Discomfort Glare).
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