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Congresso di Durban: Cina e Brasile aprono ad un accordo ma pongono le condizioni

Buone notizie da Durban dove pare che proprio in extremis si possa trovare un accordo . Dopo che ieri l’ India si era detta disponibile a trattare, oggi apre al discorso emissioni persino la Cina , l’unico Paese che finora era rimasto rigido sulle sue posizioni, tirandosi dietro il terzo Paese più inquinante tra quelli in via di sviluppo, e cioè il Brasile .

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Congresso di Durban: Cina e Brasile aprono ad un accordo ma pongono le condizioni

Petrolio: entro 30 anni la Cina ne richiederà quanto gli Stati Uniti

Come se non ci fossero abbastanza motivi per abbandonare il petrolio , e gli altri combustibili fossili, per passare alle rinnovabili, un rapporto proveniente dalla Cina ce ne dà uno in più. Secondo le previsioni degli analisti, entro il 2040 il colosso asiatico potrebbe arrivare a richiedere tanto petrolio quanto ne richiedono oggi gli Stati Uniti .

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Petrolio: entro 30 anni la Cina ne richiederà quanto gli Stati Uniti

Congresso di Durban: Europa più dura del solito mentre gli Usa chiedono a Obama di fare qualcosa

Una svolta nelle trattative di Durban potrebbe essere stata impressa nelle ultime 24 ore.

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Congresso di Durban: Europa più dura del solito mentre gli Usa chiedono a Obama di fare qualcosa

In Cina esplodono i cocomeri, troppi additivi chimici?

In Cina esplodono i cocomeri . Non è una bufala: la notizia, riportata dall’agenzia Nuova Cina e ripresa in Italia dall’ Ansa , in Inghilterra dal Guardian , è purtroppo vera

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In Cina esplodono i cocomeri, troppi additivi chimici?

Ambiente e inflazione al centro dell’economia cinese

Il premier cinese Wen Jabao ha annunciato che l’ economia del suo Paese crescerà di 7 punti percentuali ogni anno fino al 2015, con un’inflazione sotto controllo che consentirà maggiori investimenti per la salvaguardia dell’ambiente e la riduzione delle emissioni inquinanti. Nel piano [di sviluppo quinquennale 2011- 2015] abbiamo concordato un obiettivo di crescita del 7%

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Ambiente e inflazione al centro dell’economia cinese

Energia rinnovabile e fossile in Cina

Energia rinnovabile e fossile in Cina

Il sito TriplePundit ha rispolverato una (relativamente) vecchia infografica realizzata da Wellhome, società che si occupa del risparmio energetico in edifici già esistenti, molto efficace per descrivere la situazione energetica della Cina.

I dati sono aggiornati all’anno scorso, ma ancora sostanzialmente validi, e basati su quelli forniti dalla Eia, l’agenzia americana di informazioni sull’ambiente. Da notare sia quanto siano ambiziosi i progetti cinesi nel settore delle energie rinnovabili, sia quanto siano lontani dall’essere realizzati.

Molto interessante anche il sondaggio che mostra una Cina che effettivamente ha capito il problema del riscaldamento climatico globale. Peccato solo che sia un sondaggio del 2007 e tra sole 1024 persone (metà donne e metà uomini). Un po’ poco per essere rappresentativo di un paese da oltre un miliardo di abitanti, in gran parte residenti in zone rurali.

energia cina

Via | TriplePundit
Foto | Wellhome

Energia rinnovabile e fossile in Cina

La Cina apre al commercio di prodotti derivati dall’uccisione di foche

Foche

La Cina ha ceduto alle pressioni del Canada e ha così aperto le porte all’importazione di prodotti derivanti dalla caccia alle foche.

Sime Pavesi, responsabile nazionale LAV settore pellicce dichiara:

La Cina, già sotto accusa per le crudeli condizioni in cui vengono trattati gli animali per la produzione di pellicce, non deve assumersi anche questa grave responsabilità etica nel sostenere il massacro delle foche in Canada. Sappiamo che già più di una quarantina di associazioni animaliste cinesi stanno lavorando per cancellare questo accordo con il governo canadese, e le sosterremo affinché possano seguire l’esempio dell’Unione Europea che ha vietato il commercio di prodotti di foca.

In Europa il commercio di prodotti derivati dalla caccia delle foche è stato bandito con il Regolamento UE N. 1007/2009 (G.U. U.E. L286 del 31/10/2009), frutto di una imponente mobilitazione avviata dalla LAV. In Italia, le sanzioni prevedono l’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro per chi produce, commercializza, esporta o introduce nel territorio nazionale prodotti derivanti dalla foca (Legge 189/04 articolo2).

Via| LAV
Foto| Flick

La Cina apre al commercio di prodotti derivati dall’uccisione di foche

La Cina diventa il maggior produttore di energia eolica al mondo, Italia sesta

Fino al 2010 la Cina era il più grande produttore al mondo di energia solare. Adesso secondo un rapporto stilato da American Superconductor , un produttore di turbine eoliche, il Paese ha raggiunto il record anche in quest’altro settore, installando la più ampia capacità eolica mondiale , e superando anche gli Stati Uniti . L’installazione delle turbine eoliche è stata incrementata lo scorso anno, portando il colosso asiatico ad una base stimata di 40.000 MW di potenza eolica installata.

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La Cina diventa il maggior produttore di energia eolica al mondo, Italia sesta

Inquinamento, la Cina fa il mea culpa: “siamo i più grandi emettitori mondiali di gas serra”

Sì lo sappiamo, sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda: la Cina è il più grande emettitore di gas ad effetto serra. Da anni gli scienziati di tutto il mondo concordano sul fatto che il colosso cinese abbia superato anche le emissioni di quello che è stato il Paese più inquinante al mondo per anni, gli Stati Uniti . Ma la notizia si fa più interessante quando si scopre che finalmente anche il Governo cinese, in genere molto riservato sui problemi interni, compreso l’inquinamento e gli impatti sul clima, ha apertamente ammesso le proprie colpe

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Inquinamento, la Cina fa il mea culpa: “siamo i più grandi emettitori mondiali di gas serra”

Oltre un migliaio le tigri uccise dal bracconaggio nell’ultimo decennio. E’ strage

Sono più di 1000 le tigri in libertà uccise nell’ultimo decennio al solo scopo di prelevare parti di esse: soprattutto le pelli, sempre richiestissime, le ossa, i peni … ogni cosa, insomma, che possa servire come amuleto, ipotetico viagra o a produrre opinabili medicamenti di origine cinese di sempre più arga diffusione nonostante la presenza di normative nazionali e internazionali in merito al commercio di animali rari, o di sezioni di essi. E ciò accade, come testimoniano gli operatori del Cites, soprattutto grazie alla Rete. E sotto mentite spoglie: quando, cioè, le tigri sono già ridotte in polvere, sparite in composti dai nomi affascinanti o meno in cui non figurano neppure tra gli ingredienti” o vi appaiono ma solo nella dicitura cinese…. A confermalo, inoltre, è il nuovo rapporto di Traffic International, la rete di matrice britannica per il monitoraggio del commercio degli animali selvatici.

Il documento denuncia l’uccisione ad opera del bracconaggio di un numero di tigri compreso tra 1.069 e 1.220. Ma il reale volume di individui abbattuti potrebbe essere sensibilmente superiore. Infatti, tutti i dati forniti sono “reali” provenienti, cioè, da 11 dei 13 Paesi in cui ancora vive la tigre e sulla base dei 481 sequestri documentati posti in essere nell’ultimo decennio dalle autorità competenti in diverse parti del globo… L’esito, tuttavia, è più che allarmante soprattutto ove si consideri che un migliaio di esemplari abbattuti sono un’enormità rispetto al numero di esemplari ( 3.200) di panthera tigris che ancora “resistono” allo stato selvaggio sul nostro pianeta.. E’ una vera ecatombe, insomma… A cui occorre porre un drastico rimedio se non vogliamo perdere definitivamente questa specie, come già più volte denunciato dal WWF nell’arco di appena 12 anni. Il rapporto, inoltre, precisa che l’India, lo Stato che ospita la metà della popolazione mondiale di questi felini e che, spesso, li venera, detiene il triste primato del bracconaggio con l’uccisione di un numero di tigri compreso tra 469 e 533. Segue la Cina, con un numero di esemplari abbattuti compreso tra 116 e 124. Al terzo posto, invece, figura il Nepal con 113/130 felini ammazzati.

Questo documento è stato presentato nella giornata di ieri, volutamente a pochi giorni dall’inizio dei lavori del vertice di San Pietroburgo cui parteciperanno propri i Paesi che possono ancora vantare,tra la fauna endemica, la presenza di piccoli nuclei di panthera tigris. Il consesso, previsto per dal 21 al 24 novembre prossimi, cercherà di raggiungere la definizione di misure idonee a raddoppiare entro il 2022 il numero di questa specie ridotta del 90% nell’ultimo secolo. Progetto ambizioso, dunque, specie quando la lotta al bracconaggio è sempre più difficile e, spesso, totalmente affidata al caso e alla necessaria valutazione “a campione” effettuata negli aeroporti, principale centro di “snodo” del traffico illecito di animali … E non è tutto. Il WWF Interntional, in questi giorni, punta l’indice su un altro annoso scoglio per la salvaguardia della tigre, che si consuma a danni di questa specie da Scarface in poi: la tigre “domestica”. Pratica abbastanza diffusa negli Usa – (che non parteciperanno al vertice di San Pietroburgo non avendo panthera tigris in libertà entro i propri confini) anche grazie ad una legislazione compiacente – in cui si calcola si trovino circa 5.000 esemplari da “giardino”, dimenticando non solo che la tigre è a serio rischio di estinzione ma anche che tale felino ha bisogno di uno spazio da caccia pari a circa 100 km quadrati…

Via | Traffic international

Foto | Flickr

Oltre un migliaio le tigri uccise dal bracconaggio nell’ultimo decennio. E’ strage