Posts Tagged ‘clima’
EnergizAir, le previsioni meteo delle rinnovabili

Conoscere le previsioni meteo finalizzate alla produzione di energie rinnovabili. È possibile grazie ad un nuovo portale, www.meteorinnovabili.it, aperto in Italia nell’ambito di un progetto europeo di più ampio respiro, EnergizAir, finanziato dal bando Intelligent Energy Europe del 2008.
In Italia sono disponibili le previsioni dell’energia rinnovabile che si può produrre da solare termico e da solare fotovoltaico, mentre in altri Paesi d’Europa che hanno aderito al progetto, tra cui Francia e Slovenia, sono disponibili anche i dati per la produzione da eolico.
Il monitoraggio in Italia è diviso in quattro macro-aree geografiche, con la rilevazione fornita dalle centraline dislocate in città del Nord, del Centro, del Sud Italia e nelle isole, esattamente a Milano, Livorno, Roma e Palermo.
Da questi bollettini in pratica possiamo sapere, in percentuale, quanta energia potranno produrre i nostri impianti fotovoltaici, piuttosto che quanta acqua calda avremo assicurata dai pannelli termici.
Via | Il Tempo
Cnr: riscaldamento globale per cause antropiche
Negli ultimi 60 anni le attività antropiche hanno causato l’aumento delle temperature globali. Lo scrivono nero su bianco tre scienziati italiani, Antonello Pasini dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr di Roma, in collaborazione con Alessandro Attanasio e Umberto Triacca dell’Università de L’Aquila sulla rivista Atmospheric Science Letters.
Per giungere al risultato i tre studiosi hanno usato l’ econometria, sviluppata da Clive Granger Nobel per l’economia nel 2003, mettendo a confronto i dati climatici dal 1850 ad oggi.
Ebbene se c’erano dubbi in merito alle responsabilità delle attività umane quali causa dell’aumento della temperatura globale, questi sono stati spazzati via dai numeri. Spiega Pasini:
Esaminando un modello previsionale che utilizzi solo i dati della temperatura nel passato, abbiamo verificato che l’inserimento delle forzanti naturali non ha nessun impatto sulla previsione, mentre considerare i gas serra conduce a un miglioramento previsionale significativo, che permette di ricostruire in maniera accurata la curva di temperature globali degli ultimi decenni. Questo conferma con una confidenza statistica del 99% che i gas serra di origine antropica hanno ‘causato’ la temperatura, nel senso di Granger, cioè hanno avuto un forte influsso sul riscaldamento globale recente, mentre nessun rapporto di causalità è stato trovato per fattori naturali.
Via | Fondazione Univerde, Almanacco della Scienza
Foto | Flickr
Anche i Maya vittime dei cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici causa della caduta delle grandi civiltà del passato. Ad evidenziare le responsabilità dei bruschi cambiamenti di clima sulla scomparsa di intere popolazioni, un recente studio pubblicato su PNAS a firma dell’epidemiologo australiano Anthony McMichael dell’Australian National University.
Le dirette conseguenze dell’aumento o del calo del temperature globali, quali alluvioni, scarsità idrica, siccità, desertificazione, carestie e temperature troppo rigide per la vita, hanno decimato intere popolazioni, portando alla scomparsa di intere civiltà.
Tredicimila anni fa, ad esempio, si susseguirono mille anni di grande gelo che spazzarono via gli insediamenti umani lungo il Nilo. I Maya, altro caso, persero il predominio del Centro America a causa della siccità prolungata che caratterizzò il periodo tra 760 e il 920. Anche la caduta della dinastia Ming in Cina nel 1600 è imputabile alla siccità.
I cambiamenti climatici sconvolgono la produzione agricola, causando carestie, migrazioni di massa ed epidemie. Oggi ovviamente abbiamo le medicine, i condizionatori, i frigoriferi che usiamo anche quando non necessario, i caloriferi, i depuratori dell’acqua di mare, insomma riusciamo a sopravvivere a grande ondate di freddo e di caldo ed alle conseguenze delle brusche variazioni climatiche.
Tuttavia, sottolinea McMichael:
Le condizioni che hanno portato in passato alle peggiori conseguenze sono del tutto simili a quelle verso cui sta andando il pianeta. L’esperienza storica mostra che cambiamenti di temperatura di uno o due gradi, soprattutto verso l’alto, ma anche verso il basso, possono compromettere le rese dell’agricoltura ed influenzare il rischio di malattie infettive. Quindi il rischio per la salute nel futuro in un mondo che vede un riscaldamento indotto dall’uomo a una velocità mai vista prima è molto alto.
Via | Scientific American
Foto | Flickr
Gelo e freddo: torna la neve chimica nel Nord Italia?

Arriva il gelo nel nord Italia e riprendono abbondanti le nevicate. La preoccupazione è che in quei candidi fiocchi di neve si celino veleni in quantità ragguardevoli e pericolose per la salute. Non è la prima volta che in Val Padana e sopratutto in Lombardia cada la cosidetta “neve chimica”.
Il fenomeno della neve chimica, si è verificato una decina di giorni fa con la precipitazione del 17 gennaio e la cronaca della caduta degli strani cristalli la potete leggere su 02blog. Per dire: a Brescia e in 21 Comuni si è deciso per il regime delle targhe alterne al fine di alleggerire le emissioni inquinanti nell’atmosfera. Il provvedimento è discutibile, dimostrato che non funziona e in questo caso vi si sono allegate moltissime deroghe, per cui la pressione del traffico non alleneterà in maniera considerevole. Politici e cittadini confidano in giornate di pioggia che possano lavare atmosfera e strade.
Una riflessione la fanno gli ambientalisti per bocca di Elisabetta Patelli di Ecologisti e Reti Civiche che dice:
Nella stessa area critica, poco piu’ lontano,a Como, con valori del PM10 di 125 microgrammi/mc del 17 gennaio , pari a 2 volte e mezza il limite consentito, e di 100 microgrammi/mc per le polveri ultrasottili , ancora piu’ letali, si fa finta di nulla. Nemmeno l’episodio inquietante della neve chimica nel milanese, in Brianza, basso varesotto, bresciano e veronese che spalma sul terreno una coltre di veleni , silicati, solfuro ossido di rame, ioduri di piombo, mercurio e cadmio e riesce a far cader il velo steso su un killer invisibile: l’inquinamento atmosferico ,ormai costantemente assestato su livelli inquietanti. Quando eravamo piccoli con la neve si giocava e certamente ce la siamo anche mangiata, oggi dovremo insegnare ai nostri figli a starne lontano come dai detersivi. Un nuovo studio condotto da uno scienziato della Nasa evidenzia 14 misure chiave per il controllo dell’inquinamento: se venissero attuate, si potrebbe rallentare il riscaldamento globale significativamente entro il 2050. Si tratta di interventi per ridurre il rilascio di carbone e metano, inquinanti che aggravano il cambiamento climatico e danneggiano la salute respiratoria.
La ricetta per ridurre l’inquinamento nei centri urbani è semplice: ragionare come se fossero tutte Area C, ossia grandi aree a traffico limitato, dove sono benvenuti pedoni, biciclette, monopattini, pattini, risciò a pedali e auto e moto elettriche. La consegna merci deve avvenire usando vetture elettriche e chi non rientra in queste tipologie paga un ticket. Un secondo intervento fondamentale riguarda l’aggiornamento del parco caldaie: il riscaldamento inquina e lo sappiamo tutti.
Dunque conclude la Patelli rispetto a un più ampio ventaglio di soluzioni da adottare per contenere anche a livello globale le emissioni di gas serra:
Le strategie chiave segnalate degli scienziati prevedono, fra l’altro, la rilevazione e il blocco di fughe di gas dalle miniere di carbone, dai pozzi di petrolio e dagli impianti di gas naturale, la riduzione delle perdite lungo le condotte, lo stop delle emissioni dalle discariche cittadine, la revisione degli impianti per il trattamento delle acque reflue, e il controllo delle emissioni da letame nelle aziende agricole. E ancora, si suggerisce di installare filtri sui veicoli diesel, bloccando la circolazione di quelli altamente inquinanti, l’aggiornamento di fornelli e caldaie e il passaggio a tipi di combustione più pulita. E trarne vantaggio non sarebbe solo il pianeta, ma anche la salute umana. Ancora parole al vento?
Via | Città oggi
Gelo e freddo: torna la neve chimica nel Nord Italia?

Arriva il gelo nel nord Italia e riprendono abbondanti le nevicate. La preoccupazione è che in quei candidi fiocchi di neve si celino veleni in quantità ragguardevoli e pericolose per la salute. Non è la prima volta che in Val Padana e sopratutto in Lombardia cada la cosidetta “neve chimica”.
Il fenomeno della neve chimica, si è verificato una decina di giorni fa con la precipitazione del 17 gennaio e la cronaca della caduta degli strani cristalli la potete leggere su 02blog. Per dire: a Brescia e in 21 Comuni si è deciso per il regime delle targhe alterne al fine di alleggerire le emissioni inquinanti nell’atmosfera. Il provvedimento è discutibile, dimostrato che non funziona e in questo caso vi si sono allegate moltissime deroghe, per cui la pressione del traffico non alleneterà in maniera considerevole. Politici e cittadini confidano in giornate di pioggia che possano lavare atmosfera e strade.
Una riflessione la fanno gli ambientalisti per bocca di Elisabetta Patelli di Ecologisti e Reti Civiche che dice:
Nella stessa area critica, poco piu’ lontano,a Como, con valori del PM10 di 125 microgrammi/mc del 17 gennaio , pari a 2 volte e mezza il limite consentito, e di 100 microgrammi/mc per le polveri ultrasottili , ancora piu’ letali, si fa finta di nulla. Nemmeno l’episodio inquietante della neve chimica nel milanese, in Brianza, basso varesotto, bresciano e veronese che spalma sul terreno una coltre di veleni , silicati, solfuro ossido di rame, ioduri di piombo, mercurio e cadmio e riesce a far cader il velo steso su un killer invisibile: l’inquinamento atmosferico ,ormai costantemente assestato su livelli inquietanti. Quando eravamo piccoli con la neve si giocava e certamente ce la siamo anche mangiata, oggi dovremo insegnare ai nostri figli a starne lontano come dai detersivi. Un nuovo studio condotto da uno scienziato della Nasa evidenzia 14 misure chiave per il controllo dell’inquinamento: se venissero attuate, si potrebbe rallentare il riscaldamento globale significativamente entro il 2050. Si tratta di interventi per ridurre il rilascio di carbone e metano, inquinanti che aggravano il cambiamento climatico e danneggiano la salute respiratoria.
La ricetta per ridurre l’inquinamento nei centri urbani è semplice: ragionare come se fossero tutte Area C, ossia grandi aree a traffico limitato, dove sono benvenuti pedoni, biciclette, monopattini, pattini, risciò a pedali e auto e moto elettriche. La consegna merci deve avvenire usando vetture elettriche e chi non rientra in queste tipologie paga un ticket. Un secondo intervento fondamentale riguarda l’aggiornamento del parco caldaie: il riscaldamento inquina e lo sappiamo tutti.
Dunque conclude la Patelli rispetto a un più ampio ventaglio di soluzioni da adottare per contenere anche a livello globale le emissioni di gas serra:
Le strategie chiave segnalate degli scienziati prevedono, fra l’altro, la rilevazione e il blocco di fughe di gas dalle miniere di carbone, dai pozzi di petrolio e dagli impianti di gas naturale, la riduzione delle perdite lungo le condotte, lo stop delle emissioni dalle discariche cittadine, la revisione degli impianti per il trattamento delle acque reflue, e il controllo delle emissioni da letame nelle aziende agricole. E ancora, si suggerisce di installare filtri sui veicoli diesel, bloccando la circolazione di quelli altamente inquinanti, l’aggiornamento di fornelli e caldaie e il passaggio a tipi di combustione più pulita. E trarne vantaggio non sarebbe solo il pianeta, ma anche la salute umana. Ancora parole al vento?
Via | Città oggi
La caduta dei giganti, gli alberi più grandi del mondo in rapido declino

Un rapido declino, quello che sta interessando gli alberi più grandi del mondo. Siccità, malattie, incendi, specie invasive, inquinamento, deforestazione e difficoltà di adattamento ai cambiamenti climatici. Queste le principali cause del fenomeno individuate da William Laurance, docente alla James Cook University di Cairns, in Australia, in un recente studio pubblicato su New Scientist.
La costruzione di nuove strade ed infrastrutture energetiche spesso isola i giganti in parchi e piccole oasi protette, una solitudine ed un confino che li espone maggiormente all’attacco di tempeste, escursioni termiche estreme e parassiti. Spiega Lawrence:
La frammentazione delle foreste sta colpendo in misura maggiore i grandi alberi. Gli alberi che vivono ai margini dei boschi muoiono più in fretta e tra questi il declino maggiore si osserva proprio tra gli alberi più alti.
L’alta statura li porta infatti a subire maggiormente le raffiche di vento violente e vanno soggetti a sradicamento molto più degli alberi che vivono all’interno delle foreste, protetti dalla vegetazione più fitta.
All’interno di una foresta i grandi alberi sono pochi, il 2% del totale. Eppure contengono il 25% della biomassa totale, dunque il loro ruolo è cruciale per l’ecosistema boschivo, per lo stoccaggio di CO2 e per l’assetto idrogeologico del suolo. Creano inoltre un sottobosco di vitale importanza per numerose specie. I loro frutti, la loro energia ed il loro fogliame serve da sostentamento alla biodiversità di interi ecosistemi.
In numerose aree della terra, le specie invasive stanno impedendo alle nuove piantine di attecchire. Nel Sud dell’India, ad esempio, un arbusto aggressivo sta invadendo il sottobosco, sottraendo spazio alle nuove piantine. È solo questione di tempo, avverte Laurance, prima che la maggior parte dei grandi alberi (le sequoie in Nord America, ad esempio) scompaia del tutto.
Via | New Scientist
Foto | Flickr
La caduta dei giganti, gli alberi più grandi del mondo in rapido declino
PM10 oltre soglia in 21 comuni del bresciano: targhe alterne

Nel bresciano si innalzano i livelli di Pm10, le terribili polveri sottili, frutto dell’inquinamento sia del trasporto auto sia del riscaldamento. Da sabato prossimo in 21 comuni è stato imposta la circolazione a targhe alterne: dalle 9 alle 18 tutti i giorni finché tre della quattro centraline di rilevazione di Broletto, Sereno, Rezzato e Sarezzo non avranno registrato per due giorni consecutivi valori di polveri sottili entro la norma, ossia 50 microgrammi per metro cubo (ug/mc).
Di fatto però nelle strade si troveranno comunque un sacco di autovetture. Spiega Brescia Oggi:
I turni delle targhe alterne riguarderanno Euro 1, 2 e 3 a benzina, Euro 3 diesel. Per tutti gli altri non cambierà nulla. E poi si aggiungono le inevitabili deroghe. Il divieto non si applica veicoli di forze dell’ordine, pronto soccorso, trasporto pubblico, trasporto disabili, nonché ai mezzi di quanti svolgono pubblico servizio con certificazione del datore di lavoro (manutenzioni non rinviabili, distribuzione carburanti, farmaci, alimentari deperibili, raccolta rifiuti…). Nessuna limitazione per medici e veterinari in visita urgente, turnisti fuori orario dei mezzi pubblici, sacerdoti, giornalisti ed edicolanti, ambulanti e via dicendo.
La politica spera in un giorno di vento e in un paio di pioggia affinché aria e strade siano lavate. Fuori ogni obiettivo l’educazione al rispetto della salute e dell’ambiente.
Via | Brescia Oggi
Foto | Flickr
PM10 oltre soglia in 21 comuni del bresciano: targhe alterne
Le misure anti-inquinamento più efficaci per rallentare il riscaldamento globale

Rallentare il riscaldamento globale concentrando gli sforzi su misure decisive ed incisive a breve termine. A proporlo, in un recente studio pubblicato su Science, è Drew Shindell, scienziato del NASA Goddard Institute for Space Studies (GISS) di New York.
Shindell ha individuato delle azioni su scala globale contro l’inquinamento atmosferico che potenzialmente potrebbero ridurre di 0.5ºC l’innalzamento delle temperature da qui al 2050, incrementare la produttività delle colture di 135 milioni di tonnellate cubiche ogni stagione e prevenire migliaia di morti premature imputabili allo smog ogni anno. A beneficiare della riduzione delle emissioni globali sarebbe il mondo intero, anche se i vantaggi sarebbero più evidenti nel Sud-Est asiatico ed in Medio Oriente, con un miglioramento notevole della salute pubblica e della qualità della vita della popolazione ed incrementi considerevoli nella resa dei raccolti.
L’équipe internazionale coordinata da Shindell ha preso in esame oltre 400 misure anti-inquinamento basate su tecnologie valutate dall’International Institute for Applied Systems Analysis di Laxenburg, in Austria. I ricercatori si sono poi focalizzati su quelle più efficaci. Tutte e quattordici le strategie di mitigazione individuate vanno a ridurre le emissioni di nerofumo e metano, inquinanti che esacerbano il cambiamento climatico e causano al contempo danni, diretti e indiretti, sia alla salute umana che alle coltivazioni.
Il nerofumo provoca malattie respiratorie e cardiovascolari. Le particelle minuscole assorbono le radiazioni solari e trattengono il calore nell’atmosfera, causandone il surriscaldamento. Hanno inoltre effetti negativi su neve e ghiaccio, dal momento che ne riducono la capacità riflettente e accelerano il riscaldamento globale.
Il metano non ha bisogno di presentazioni, già lo conosciamo come uno dei gas serra più potenti. Se a lungo termine bisogna attuare strategie di mitigazione volte a ridurre le emissioni di CO2, è altrettanto importante sviluppare azioni complementari, limitando le emissioni di metano e di nerofumo, con effetti positivi visibili a breve termine.
Le emissioni di nerofumo e metano hanno molte fonti. Per il metano, le strategie più efficaci indicate dagli scienziati includono il recupero delle fughe di metano dalle miniere di carbone, dagli impianti petroliferi e di gas naturale, la riduzione delle perdite lungo le condotte, la riduzione delle emissioni dalle discariche delle città, migliori impianti per il trattamento delle acque reflue, una maggiore aerazione nelle risaie e la riduzione delle emissioni provenienti dal letame nelle aziende agricole e negli allevamenti.
Per limitare le emissioni di nerofumo, bisognerebbe installare appositi filtri sui veicoli diesel, proibire la circolazione ai veicoli più inquinanti, utilizzare metodi di combustione meno inquinanti per cucinare, passare a fornaci più efficienti per la produzione di mattoni, vietare di bruciare gli scarti agricoli e rendere più efficienti i forni a coke.
Via | NASA
Foto | NASA Goddard Space Flight Center su Flickr
Le misure anti-inquinamento più efficaci per rallentare il riscaldamento globale
Danubio e siccità, crisi idrica e idroelettrica in mezza Europa
Mezza Europa sta vivendo uno stato di emergenza ambientale dovuto alla siccità e all’abbassamento delle acque del Danubio. Leggo la notizia su EastJaoiurnal.
A soffrirne Bulgaria, Romania, Serbia e Ungheria. Ma a esprimere grave preoccupazione anche la Germania che a causa del rallentamento del trasporto merci fluviale sta pagando care le conseguenze. Sotto stress anche i rifornimenti di energia poiché le dighe presenti sul fiume sono a secco. In Bosnia, per salvaguardare la produzione idroelettrica si è deciso di limitare l’accesso all’acqua potabile.
In ginocchio anche i trasporti: in ‘Europa orientale il Danubio rappresenta una vera e propria autostrada fluviale che tocca dieci Paesi europei e che giunge fin nel Delta del Mar Nero tra Ucraina e Romania. L’immensa portata d’acqua del Danubio poi rifornisce moltissime città e villaggi e serve all’agricoltura locale.
Foto | Flickr
Danubio e siccità, crisi idrica e idroelettrica in mezza Europa
Cambiamenti climatici: le probabilità di estinzioni sottostimate

Non sono pochi gli studi effettuati sul rapporto fra i cambiamenti climatici e l’accelerazione dell’estinzione di specie animali e vegetali sul nostro pianeta. Anche partendo dal presupposto, lapalissiano, che “le specie si sono sempre estinte“, non c’è alcun integralismo o pregiudizio nell’osservare che i fattori introdotto dal climate change abbiano una significativa rilevanza. Secondo una ricerca pubblicata su una delle riviste online della Royal Society quanto ipotizzato fino ad ora è fin troppo ottimistico.
Secondo l’equipe di ricercatori guidata da Mark Urban presso l’Università del Connecticut i modelli matematici utilizzati per cercare di predire l’impatto dei cambiamenti climatici sono incompleti e finirebbero per sottostimare i danni provocati alla biodiversità della Terra. L’evidenza dei fatti indica che le specie tendono a migrare per sfuggire ad habitat resi inospitali dal riscaldamento globale, ma fino ad ora è mancata la dovuta considerazione su quanto la migrazione stessa possa incidere nelle possibilità di sopravvivenza di animali e piante.
Secondo Urban e il suo team è necessario verificare l’incidenza della competizione fra specie animali diverse e la velocità con la quale queste possono spostarsi da un habitat all’altro. Alcune specie potrebbero non essere in grado di spostarsi abbastanza velocemente, altre potrebbe incontrare resistenze provocate da altre specie più capaci di adattarsi al cambiamento. Il nuovo modello matematico sviluppo mostra che la biodiversità è più a rischio di quanto non si potesse immaginare. Il ricercatore ha sottolineato come pur avendo:
…modelli meteorologici molto sofisticati per prevedere i cambiamenti climatici, nel mondo reale gli animali nel migrare competono fra loro e si influenzano. La maggior parte delle nostre previsioni non includono queste interazioni. Spesso non si tratta di analizzare quanto velocemente una specie più migrare, ma quanto velocemente lo fa rispetto alle specie “concorrenti”.
Via | Proceedings of The Royal Society
Foto | Esparta@Flickr – CC
Cambiamenti climatici: le probabilità di estinzioni sottostimate














