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Foche salve, arriva l’embargo dell’Unione europea
Il 20 agosto 2010 l’Unione europea ha dato il via all’ embargo dei prodotti derivati dalle foche .

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Foche salve, arriva l’embargo dell’Unione europea
Quote latte, Coldiretti scende in piazza contro l’emendamento voluto dalla Lega
Storia della fine di un amore: Coldiretti ce l’ha a morte con la Lega sulla questione quote latte. Ieri sono scesi in 3000 a Piazza Montecitorio per protestare contro la decisione del Governo di sostenere le 67 aziende, cioè il 2% delle 4200 in totale, che hanno infranto il regime europeo che assegna le quote e sopratutto rifiutandosi di pagare le multe. Oggi in piazza anche la mucca Onestina e il vitello Vero. La protesta arriverà a Roma, Milano e a Napoli il 26 luglio prossimo.
La questione, fino a qualche giorno fa, sembrava essere di ordine squisitamente politico tanto che anche la poltrona del Ministro Giancarlo Galan, aveva iniziato a traballare, reo, secondo il Senatur di non aver sposato la linea cazzuta contro l’Europa, ma che poi inevitabilmente sarebbe stata scaricata sui contribuenti italiani tutti.
Dunque, ricapitolo l’intricata questione: finché è stato Ministro il leghista Luca Zaia (per ora il suo blog tace sulla questione) si è sempre tenuto, a proposito della questione multe sulle eccedenze di produzione quote latte, una linea alquanto discutibile, cioè le multe si è detto non andavano pagate. L’Europa ha sempre richiamato l’Italia per questo comportamento irresponsabile e gli stessi allevatori hanno più volte sostenuto che era inutile coprire le magagne dei colleghi che avevano sforato.
Anzi avevano accusato l’ex Ministro Zaia di voler fare l’interesse di pochi produttori piuttosto che dell’intera categoria. Cambio di poltrone: arriva il Ministro Galan che sostiene che se c’è una multa questa va pagata. Nel frattempo gli allevatori si sono divisi in due categorie, quelli che hanno iniziato a produrre la documentazione e pagare le multe iniziando a versare le rate e quelli che se ne sono allegramente infischiati. La Lega con l’emendamento approvato dal Governo, una settimana fa, cioè con la proroga dei termini di pagamento prevista in Manovra finanziaria, ha di fatto premiato chi se ne è infischiato.
Giancarlo Galan, attuale Ministro per le politiche agricole, di contro, ha sempre sostenuto una linea, diciamo così, legale-europeista, scrivendo sul sito del Mipaf:
Su una norma siffatta sono assolutamente contrario. E’ la contrarietà del 95 per cento degli operatori del settore (molti dei quali hanno già pagato le multe dovute). E’ la contrarietà di tutte le organizzazioni agricole, ribadita a gran voce anche negli ultimi giorni attraverso i mezzi di comunicazione di massa. E’ la contrarietà del Parlamento e più in particolare di quasi tutte le forze politiche di questa Camera che lo scorso anno – in sede di approvazione della legge 33 – costrinsero al ritiro i presentatori di identici emendamenti. E’ la contrarietà della Commissione europea che aprirebbe nei nostri confronti una procedura di infrazione con conseguenze economiche a carico dell’Erario di svariate centinaia di milioni di euro. E’ la contrarietà della legalità, della trasparenza, dei comportamenti onesti derivanti dall’ordinamento comunitario e da quello nazionale. Non voglio credere alla eventualità della presentazione di una norma dagli effetti così devastanti ed immorali.
Via | Via Emilia net
Foto | Flickr
Quote latte, Coldiretti scende in piazza contro l’emendamento voluto dalla Lega
OGM e non OGM, da Bruxelles proposte ambigue
In questi giorni la Commissione Europea ha varato un piano d’intervento in materia di ogm . La proposta Ue presentata da John Dalli , responsabile alla Salute e protezione dei consumatori dà diritto agli Stati membri di vietare le coltivazioni di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio, perché, come ha spiegato lo stesso l’esperienza acquisita sino ad oggi nel campo degli ogm mostra che gli stati hanno bisogno di un margine di manovra maggiore per organizzare la coesistenza tra colture ogm e di altro tipo, per esempio biologiche o convenzionali

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IWC: continua la moratoria per la caccia alle balene
La Conferenza di Agadir, in Marocco, della Commissione baleniera Internazionale (IWC) d’importanza fondamentale per il destino della caccia alle balene, attende la sua conclusione domani. Eppure, già da questa mattina, è possibile ipotizzarne l’esito: presumibilmente, nessun accordo verrà raggiunto e la situazione rimarrà immutata con il mantenimento della moratoria e l’atteggiamento di Norvegia e Giappone immutato, con la sistematica elusione dei patti internazionali. Forse, un atteggiamento differente potremmo aspettarcelo dall’Islanda che dal 2009 sta portando avanti i necessari negoziati per entrare nell’UE. Esiste, però, tra i due, a questo proposito, un contrasto non trascurabile che riguarda proprio la caccia ai grandi cetacei. La Commissione europea, infatti, in più di una occassione ha proposto che
l’Unione europea e i suoi Stati membri adottino un approccio coordinato a livello internazionale al fine di garantire una protezione efficace delle balene, in particolare opponendosi alla caccia commerciale di queste ultime.
Intanto, all’IWC, la contrapposizione netta tra i due fronti – quelli a favore del mantenimento della moratoria (Stati Uniti, Brasile, Australia, Europa con Italia in testa e Nuova Zelanda) e quelli contro (Giappone e Norvegia) – continua a suscitare accese polemiche con il Paese del Sol Levante che ritiene non vi sia alcuna prospettiva di accordo, neanche futuro, nonostante la sua buona volontà manifestata attraverso la duplice offerta di dimezzare le quote di caccia “scientifica” nell’emisfero australe e di accettare la presenza di meccanismi di controllo internazionale a bordo dei suoi pescherecci. I Paesi contrari, invece, chiedono a gran voce solo la fine della caccia nell’Antartico, senza eccezioni o mediazioni di sorta, e accusano la parte avversa di “mancanza di maturità politica”. Intanto, dopo le rivelazioni sbattute in prima pagina dal Sunday Times sui tentativi di corruzione nipponici ai piccoli Stati aderenti all’IWC per indurli a votare contro la moratoria, molti Paesi – tra cui il governo di Palau, le isole del Pacifico note per aver avversato fortemente l’inerzia degli Stati Occidentali allo scorso vertice di Copenaghen - hanno deciso di ritirare l’appoggio alle proposte giapponesi.
Parte Life+ 2010, lo strumento finanziario che sostiene le Pmi e gli enti pubblici amici dell’ambiente e della biodiversità.
La Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, come è ormai collaudatissima consuetudine da quasi 20 anni, ha pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee n. C114, l’invito a presentare proposte per i progetti che possano rientrare nella categoria Life+ 2010, lo strumento finanziario principe nell’Ue per lo sviluppo sostenibile e la protezione della biodiverstà. E’, questa, una notizia molto utile in particolare per le piccole e emedie imprese che, in tempi di crisi, “osano” investire nella tutela ambientale attraverso progetti innovativi ma che si trovano strozzate, a vario titolo, dal mercato o dalla scarsità di finanziamenti pubblici.
Quest’anno, facendo leva sui punti cardine del piano strategico pluriennale comunitario, potranno accedere al cofinanziamento gli enti – siano essi pubblici o privati – che intendano investire: nella protezione delle specie in pericolo; nella definizione di strategie di governance ambientale o di tecnologie utili a tutelare e a migliorare lo stato di salute delle acque, a ridurre la concentrazione di C02 nell’atmosfera e i rischi connessi all’uso e alla dispersione di sostaze chimiche inquinanti. Saranno altresì presi in considerazione gli interventi a favore della riduzione del rumore all’interno dei centri abitati o sul posto di lavoro, e lo sviluppo di tecnologie che, a vario titolo, siano considerate suscettibili di sostenere un ambiente sano e pulito. Altro punto cardine del finanziamento, è poi costituito dalle misure a tutela delle foreste nella complessa rete di protezione che va dalla prevenzione degli incendi alla razionalizzazione delle risorse boschive.
Il budget totale a disposizione è di 243.243.603 euro. Di questi, spetteranno all’Italia 21.429.948 di euro e serviranno a coprire, per ciascun progetto approvato, al massimo il 50% dei costi ammissibili. Particolari eccezioni – con un finanziamento previsto fino al 75% – sono invece previste per le azioni rientrati nelle direttive “Uccelli selvatici” e “Habitat”. La data ultima per provare a partecipare a Life+ 2010 è il primo settembre.
Foto | Flickr
Ricaricare da casa l’auto elettrica: ma le tariffe cambiano

Dopo l’approvazione in manovra della possibilità di dotarsi in casa di un distributore per fare il pieno all’auto a metano, arriva anche la possibilità di ricaricare in casa l’auto elettrica. L’Autorità per l’energia ha eliminato i divieti che impedivano alle utenze domestiche di possedere un duplice punto di fornitura elettrica per stessa unità immobiliare.
La modifica introdotta nella delibera ARG/elt 56/10 risponde così, almeno parzialmente al Piano Cars 21 della Commissione europea con cui si cerca di incoraggiare la diffusione di auto elettriche. Dunque sarà ora possibile richiedere al fornitore di energia un nuovo contatore con relativo punto di ricarica da adibire all’alimentazione di un auto elettrica e la tariffa applicata sarà quella per “altri usi”.
Via | Autorità per l’energia
Foto | Flickr
Polveri sottili: la Commissione Europea punta il dito contro l’Italia
Brutte notizie per quel che riguarda il tema delle Polveri sottili; se l’Italia, avverte l’esecutivo Ue, non prenderà le misure necessarie per conformarsi alla normativa europea sulla qualità dell’aria, verranno applicate multe particolarmente severe. L’ultimatum lanciato della Commissione non è comunque un fulmine a ciel sereno dato che la questione va avanti dal 2008 quando, dopo l’attuazione della nuova direttiva europea del 2005 europea sulla qualità dell’aria, alcuni Paesi (fra cui l’Italia) chiesero ed ottennero una proroga di durata limitata per l’adeguamento alle norme in materia di PM10.
Ebbene, pensate che in questi due anni il Governo italiano abbia lavorato per non trovarsi sprovvisto alla scadenza dell’accordo con l’Europa? Manco a parlarne ovviamente, tanto che prima nel gennaio 2009 la Commissione aveva inviato all’Italia una lettera di messa in mora, mentre nel settembre dello stesso anno il Commissario europeo Dimas aveva firmato una prima decisione con la quale informava l’Italia che per valutare una deroga serviva un impegno a livello nazionale.
Purtroppo, come un po’ troppo spesso accade alle nostre latitudini, la cosa è stata totalmente disattesa. Arriviamo poi al febbraio 2010, quando la Commissione respinge una seconda richiesta di deroga al nostro Paese da cui l’ultimo avvertimento con il quale la Commissione ha quindi concesso all’Italia 60 giorni per dimostrare di essere in grado di far rispettare i valori limite per il PM10 a partire dal 2011, grazie all’attuazione di un Piano nazionale connesso ai Piani regionali.
L’Italia a tal proposito si è quindi adoperata presentando due notifiche riguardanti circa 80 zone situate in 17 regioni e province autonome. Come è andata a finire? La proposta è stata puntualmente bocciata dalla Commissione che ha respinto gran parte delle richieste, in quanto le zone non soddisfavano tutte le condizioni previste dalla direttiva.
E siamo finalmente ai giorni nostri; è notizia recente del fatto che dall’Italia non siano arrivate nuove notifiche e che la Commissione abbia quindi deciso di inviare l’ultimo avvertimento scritto, dopo di che, se non prenderanno le misure necessarie per conformarsi alla direttiva si rivolgerà alla Corte di Giustizia.
Una spinta in più a far qualcosa di meglio rispetto alle classiche domeniche a piedi? Chissà, di certo bisognerà lavorare in maniera più coesa fra le amministrazioni comunali più popolate per mettere a punto un Piano nazionale di riferimento che possa essere esteso a tutto il territorio italiano. Attendiamoci novità, sperando ovviamente siano di quelle positive.
Via | Lanuovaecologia.it
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L’Eurodeputato anti-kyoto: Sergio Berlato tra riscaldamento globale, buco nell’ozono e doppiette no-limits
Vi ricordate i famosi “senatori anti-kyoto“? Adesso la protesta contro gli scienziati che studiano il clima e il riscaldamento globale si sposta a livello europeo grazie all’operato di un Eurodeputato italiano, ovviamente del Pdl, che ha deciso di scrivere un’interrogazione alla Commissione “per smascherare l’imbroglio ecologista che vorrebbe accreditare la tesi del surriscaldamento del pianeta ad opera delle attività antropiche ed in particolar modo per l’emissione dell’anidride carbonica “.
La tesi di Berlato, che vedete in foto, è di quelle forti, aggressive, senza mezzi termini: l’Onorevole se la prende con gli scienziati, gli ecologisti (che chiama “animal-ambientalisti”, non senza un perchè tutto suo personale) e persino con le multinazionali. Anche se non specifica quali. L’interrogazione, come riporta il comunicato stampa che l’accompagna, recita:
Secondo la maggioranza degli scienziati mondiali in buona fede, le evidenti condizioni climatiche riscontrabili anche in questi giorni in tutto il mondo, ancora più evidenti in tutta Europa e quindi anche in Italia, dimostrerebbero l’assoluta infondatezza delle previsioni eco catastrofiste, portando invece a pensare che il nostro pianeta possa andare incontro ad una fase di progressivo raffreddamento, fase ciclica considerata normale dagli esperti di clima perché già verificatasi sul pianeta anche in epoche passate.
Gli scienziati che affermano il contrario, quindi, sarebbero in mala fede. Ancor di più: il clima degli ultimi tempi (niente di meno degli ultimi giorni), confermerebbe che le affermazioni dei catastrofisti sono false. Perchè il clima è ciclico e il raffreddamento si è verificato anche in epoche passate. Sfugge, però, la scala temporale di riferimento dell’On Berlato: prima parla di giorni, poi di epoche. Ma torniamo alla mala fede:
Siamo sicuri di trovarci di fronte all’ennesima bufala orchestrata da alcune organizzazioni animal ambientaliste al servizio di alcune multinazionali che, per ottenere maggiori profitti dalle loro attività, assoldano le ben note organizzazioni animal-ambientaliste per terrorizzare la gente e richiedere alle istituzioni l’emanazione di provvedimenti inutili per la collettività ma molto redditizi per le tasche di ben noti soggetti
Soggetti ben noti, che però non cita. Mentre, al contrario, cita altri soggetti che si sarebbero arricchiti mettendo in giro altre bufale: il buco dell’ozono, l’aviaria, la suina:
L’unico risultato che hanno avuto questi allarmi ingiustificati è stato l’impennata dei fatturati di alcune multinazionali dell’industria farmaceutica che hanno venduto ai vari governi milioni di dosi del vaccino antiinfluenzale per arginare un’emergenza inesistente. Dietro agli ecocatastrofisti ci sono gli interessi economici di alcune multinazionali. E’ arrivato il momento di smascherare l’imbroglio di questi impostori.
Gli “animal-ambientalisti”, quindi, son tutti prezzolati da “qualche” multinazionale che avrebbe “qualche” interesse. Ovviamente tutto non specificato, a differenza degli interessi dell’On Berlato che sono noti: è uno dei maggiori sponsor politici della “caccia no limits“, che ha descritto i suoi colleghi del Pdl contrari alla deregulation delle doppiette come “femminucce” e “stupidi” e che, appena due giorni fa, ha chiesto alla Commissione europea di abolire il regolamento che vieta il trasporto di munizioni sugli aerei.
Via | Comunicato stampa, Associazione vittime della caccia

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L’Eurodeputato anti-kyoto: Sergio Berlato tra riscaldamento globale, buco nell’ozono e doppiette no-limits
Il Ministro Scajola a Vegetalia: "22 milioni di euro per le rinnovabili". Incluso il nucleare?
Il Ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola non potendo essere presente, per impegni precedenti a Vegetalia Agro energie, la fiera dedicata alle rinnovabili che inizia domani e si chiude il 21 marzo a Cremona, ha inviato in un comunicato le sue dichiarazioni in merito alle politiche italiane sulle rinnovabili.
Spiega il Ministro che ci sono in ballo 22 milioni di euro da destinarsi proprio alla ricerca e alle fonti rinnovabili. La domanda che sorge spontanea è questa: è da intendersi che sono finanziate anche le centrali nucleari? Il Governo non ha mai fatto mistero nel dichiarare che il nucleare rientra nel ventaglio delle rinnovabili. Questa strana concezione è stata però smentita dalla Eu che qualche settimana fa ha ribadito che il nucleare non appartiene alle energie ottenute dalle fonti rinnovabili, ossia sole, biomasse, biofuels e vento.
La necessità di ricorrere a energia prodotta da fonti rinnovabili viene direttamente dalla Commissione Europea poiché entro il 2020 almeno il 17% di energia prodotta dovrà essere verde e l’Italia con molta probabilità non sarà in grado di rispettare questo obiettivo, il che ci costringerà ad acquistarla da altri. Sapete chi abbiamo indicato come possibili paesi fornitori di energia proveniente da fonti rinnovabili? Albania, Croazia, Montenegro, Svizzera e Tunisia. Ricordate i progetti di costruzione di centrali nucleari in Albania?
Ha detto Marlene Holzner, portavoce del commissario Ue all’energia Gunther Oettinger a proposito dei mix energetici da fonti rinnovabili che ogni Stato membro dovrà presentare alla Commissione entro il 30 giugno 2010:
La direttiva consente il trasferimento o l’importazione da altri Paesi. L’Italia ci ha detto che non ce la può fare da sola, pertanto è autorizzata a comprare energia rinnovabile, ad esempio dalla Germania, che registra un surplus. Se qualcuno non lo rispetterà scatterà il ricorso alla Corte di giustizia. La Commissione Ue non ha competenze sul ‘mix energetico’ e quindi non interferisce con le scelte di ciascun Stato membro.
Dopo il salto le dichiarazioni del Ministro Scajola.
Lo sviluppo delle fonti rinnovabili è una delle priorità del Governo Berlusconi. Puntiamo a raggiungere l’obiettivo del 25% di energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile. Per ottenere questo risultato, il Ministero dello sviluppo economico ha avviato un articolato pacchetto di interventi: semplificazioni procedurali, armonizzazione delle normative regionali, incentivi per l’innovazione. Siamo inoltre intervenuti per promuovere la ricerca, con uno stanziamento di 22 milioni di euro destinato proprio al settore delle fonti rinnovabili.
I risultati conseguiti sono promettenti. Alla fine del 2009, abbiamo raggiunto il record di oltre mille MegaWatt di potenza installata nel fotovoltaico. Un incremento del 288% rispetto al 2008, che ha portato l’Italia al secondo posto nella classifica dei Paesi europei, preceduta solo dalla Germania.
Nel settore dell’eolico, al 31 dicembre 2009 risultavano installati impianti per quasi 5.000 MegaWatt, con una crescita del 37% rispetto all’anno precedente. Inoltre, con quasi 18.000 MegaWatt di potenza installata, manteniamo il primato europeo nel campo dell’idroelettrico.
Ma l’impegno del Governo Berlusconi non si ferma qui. Il 10 febbraio scorso è stato approvato il decreto legislativo che semplifica le regole per lo sfruttamento della geotermia. Grazie a provvedimenti come questi, il settore in Italia ha raggiunto il record di produzione do oltre 5.000 GigaWatt/ora all’anno. A breve sarà approvato anche il decreto interministeriale per l’estensione degli incentivi alla produzione di energia da biomasse agricole.
Il panorama delle rinnovabili, dunque, è in ottima espansione e la risposta positiva della filiera industriale alle norme messe in campo dal Governo ci fa ben sperare. Certo che da Vegetalia AgroEnergie giungeranno rilevanti contributi di analisi e approfondimento, auguro a tutti i partecipanti un buon lavoro per la costruzione in Italia di un futuro energetico più sicuro e rispettoso dell’ambiente.”
Via | Comunicato stampa, Edilportale
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Tonno rosso, la Ue sospenderà pesca e commercio per un anno
Anche se c’è qualcuno che non crede all’estinzione del tonno rosso, dalla Commissione europea arriva lo stop al commercio internazionale mentre viene messo sotto stretta sorveglianza il corallo. L’accordo raggiunto dai governi dell’Unione, sulla base di una proposta della Commissione europea fatta il mese scorso, sarà formalmente adottato dalla riunione dei ministri dell’energia dell’Unione europea oggi a Bruxelles e probabilmente sarà interrotta per un anno anche la pesca del tonno rosso
L’accordo UE arriva prima della riunione della Conferenza della parti Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie a rischio (CITES), che si svolgerà dal 13 al 25 marzo a Doha e dove saranno esaminate le specie a rischio estinzione tra cui appunto il tonno rosso, elefanti e orsi polari. Secondo gli scienziati le scorte di tonno rosso dell’Atlantico – che può arrivare a costare anche 100.000 dollari sul mercato – sono calate di oltre l’80% negli ultimi 40 anni per un valore di circa 3,2 milioni di euro.
Tra le iniziative per il ripopolamento del tonno rosso un anno di divieto di pesca con una deroga concessa per la pesca diciamo artigianale e per quei pescatori che usano piccole imbarcazioni per rifornire il mercato locale. I governi hanno promesso di sostenere i pescatori di tonno rosso a cui sarà imposto lo stop con sovvenzioni.
A votare contro il divieto di pesca Malta, mentre Svezia e Austria si sono astenute. Per conoscere quale tonno in scatola acquistare consultate la classifica rompiscatole di Greenpeace.

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