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Dal primo settembre, via libera al Sistri

Nella serata di ieri è statao raggiunto l’accordo tra il ministero dell’Ambiente e le principali organizzazioni imprenditoriali, Confindustria e Rete Imprese circa l’entrata in vigore del Sistri, il sistema elettronico per la tracciabilità della filiera dei rifiuti speciali e di quelli urbani per la Campania, prevista a partire dal prossimo primo settembre.

Seppure dopo reiterati ritardi, quindi, il Sistri dovrebbe presto essere attivato. Il posticipo, tuttavia, sottolinea una nota del Ministero dell’Ambiente, è stato indotto dalle innumerevoli richieste promanate dalle associazioni di categoria a causa di alcuni problemi riscontrati in fase di sperimentazione del progetto. L’accordo definitivo, tuttavia,

recependo le esigenze evidenziate nelle ultime settimane dagli operatori del settore, ribadisce il valore del Sistri quale importante strumento di legalità e trasparenza nel delicato campo dei rifiuti

Più in dettaglio, il sistema per la rintracciabilità della spazzatura dovrebbe prevenire qualsiasi forma di occultamento della stessa, attraverso un sofistificato monitoraggio elettronico, spianando la strada a un maggiore controllo delle ecomafie nel nostro territorio ed entrerà in vigore in maniera graduale. Le prime imprese a dover fare i conti con il Sistri, saranno quelle con un numero di dipedenti superiore alle 500 unità, circa 5.000 impianti di smaltimento e incenerimento e 10mila trasportatori autorizzati a trasporti annui sopra le 3.000 tonnellate. Il 1 ottobre, invece, sarà la volta dei produttori di rifiuti con non meno di 250 lavoratori oltre ai Comuni, gli Enti e le imprese impegnati nella gestione dei rifiuti urbani della Regione Campania. Il primo dicembre, quindi, seguiranno le imprese più piccole mentre dal primo gennaio 2012 sarà la volta dei produttori di rifiuti pericolosi fino a 10 dipendenti.

Via | sistri, ecquo
Foto | Flickr

Dal primo settembre, via libera al Sistri

Quarto Conto Energia: GIFI, siamo sulla buona strada

La strada che porta all’approvazione definitiva del Decreto sul quarto Conto Energia per il fotovoltaico appare ancora lunga, ma sono stati fatti importanti passi in avanti giovedì scorso, 28 aprile 2011, quando in sede di Conferenza Stato-Regioni è stata presentata un bozza con delle importanti migliorie. E’ questa, in estrema sintesi, la posizione di Anie/Gifi , Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane di Confindustria, per delle modifiche/migliorie alla bozza di Decreto del quarto Conto Energia che sono state tra l’altro richieste a gran voce proprio da parte dell’ Associazione del solare. In particolare, stando alle indiscrezioni di stampa delle ultime ore, il Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane di Confindustria ha accolto con favore l’estensione della potenza massima per gli impianti fotovoltaici sui tetti che non sono soggetti alle procedure del registro informatico , e neanche a tetti di spesa

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Quarto Conto Energia: GIFI, siamo sulla buona strada

Quarto Conto Energia: Anie/Gifi, bozza decreto preoccupa

Il GIFI, Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane , aderente a Confindustria ANIE, prendendo a riferimento le indiscrezioni di stampa sui contenuti relativi alla bozza di decreto per le incentivazioni sulle rinnovabili, ha espresso una forte preoccupazione. Questo perché, se le indiscrezioni fossero confermate, le nuove tariffe, secondo il GIFI , “ andrebbero totalmente contro lo sviluppo del mercato fotovoltaico “.

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Quarto Conto Energia: Anie/Gifi, bozza decreto preoccupa

AssoEnergie Future: Ministro ostracizza imprese, ascoltata solo GIFI

Vi riporto integralmente il comunicato stampa di Asso Energie Future sul comportamento del ministro Romani e sui criteri adottati per comporre il tavolo di confronto con le associazioni . “Un vero ostracismo

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AssoEnergie Future: Ministro ostracizza imprese, ascoltata solo GIFI

Quarto Conto Energia: Assosolare, le proposte sui punti irrisolti

Assosolare, riguardo ai punti irrisolti sul Quarto Conto Energia nel corso di un tavolo tecnico di Confindustria, al quale ha partecipato, ha inviato le relative proposte sia alla stessa Confindustria , sia al Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani . Innanzi tutto Assosolare, al fine di evitare il blocco degli investimenti con il conseguente rischio reale di perdita di posti di lavoro nel comparto, chiede che almeno il 2011 venga salvato permettendo per le tariffe incentivanti una riduzione più graduale rispetto al previsto

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Quarto Conto Energia: Assosolare, le proposte sui punti irrisolti

Fukushima: la situazione delle centrali reattore per reattore

Fukushima: la situazione delle centrali reattore per reattore

L’italiano medio, e non solo l’italiano, in queste ore è estremamente confuso: le notizie che arrivano dalle centrali nucleari giapponesi di Fukushima si accavallano ed è difficile capire esattamente quali e quanti siano gli impianti danneggiati in questo serissimo allarme nucleare. Il Japan Atomic Industrial Forum, una sorta di Confindustria atomica del Giappone, viene molto in aiuto con i suoi update.

L’ultimo fa riferimento alle ore 19:00 del 16 marzo e descrive una centrale, la numero due, praticamente intatta ma spenta mentre l’altra, la numero uno, presenta moltissimi danni: Ricapitolando, per la prima centrale: tre reattori nucleari su sei danneggiati, in due di loro si sospettano danni al sarcofago che contiene il combustibile. In tutti e tre è totalmente ko il sistema di raffreddamento.

Quasi fosse uno scherzo della sorte il raffreddamento non funziona anche su un quarto reattore che però, al momento del terremoto, non conteneva combustibile. Infine in due reattori il combustibile è scoperto e in un caso è già seriamente danneggiato.

Via | Japan Atomic Industrial Forum

Fukushima: la situazione delle centrali reattore per reattore

Rinnovabili, Marcegaglia: “ci deve essere una graduale riduzione degli incentivi”

Siamo dell’idea che il Paese debba investire in fonti rinnovabili ma su questo tema ci deve essere una graduale riduzione degli incentivi che sono tra i più alti d’Europa Con queste parole Emma Marcegaglia ha esordito questa mattina a Milano durante la giornata conclusiva della Mobility Conference .

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Rinnovabili, Marcegaglia: “ci deve essere una graduale riduzione degli incentivi”

Jeremy Rifkin: "La terza rivoluzione industriale può iniziare in Sicilia"

Alcuni giorni fa è stata presentata, a Palermo, l’iniziativa Fred: Forum regionale per l’energia distribuita. Vi partecipano l’industria, il sindacato, i consumatori e il Cetri, Centro europeo per la terza rivoluzione industriale. Quella di Jeremy Rifkin, per capirci. Proprio Rifkin ha voluto essere virtualmente presente alla presentazione del Fred, inviando un videomessaggio nel quale spiega le potenzialità della generazione distribuita dell’energia rinnovabile in Sicilia:

Uno studio molto interessante in Sicilia ci da una idea dell’impatto importante che la Terza Rivoluzione Industriale può avere sull’economia locale. Lo studio mostra che se solo il 6,5 percento dei tetti siciliani, residenziali, uffici, capannoni industriali, fossero equipaggiati con pannelli fotovoltaici si produrrebbe quasi il cinquanta per cento del consumo elettrico in Sicilia oggi. Questi pannelli fotovoltaici permetterebbero in altre parole ai cittadini e consumatori siciliani di “fare da se” per quasi la metà dei loro consumi elettrici. Ma c’è di più. Coprire il solo 6,5 percento dei tetti siciliani oltre a fornire quasi la metà dell’energia, produrrebbe anche un giro d’affari per le piccole e medie imprese siciliane di circa 6 miliardi di euro e un reddito supplementare per le famiglie e le imprese variabile fra i 25 e i 35 miliardi di euro per vent’anni”

Un Rifkin nuovamente economista, quindi. Ma anche un po’ politico nelle sue parole immediatamente successive:

La Terza Rivoluzione Industriale è “power to the people”, è la democratizzazione dell’energia, così che ogni famiglia siciliana, ogni piccola impresa siciliana, ogni consumatore, possa trasformarsi in piccolo imprenditore dell’energia, condividere l’energia in modo collaborativo nell’isola, e nel resto del Paese. La mia speranza è che questo nuovo movimento animato da CGIL, le piccole e medie imprese, le cooperative, Confindustria e le associazioni dei consumatori, manderà un messaggio in Sicilia e in Italia, che la politica tradizionale è superata, e che bisogna creare un movimento economico che coinvolga milioni di italiani e li proietti nel 21simo secolo così che l’Italia possa diventare, con le sue risorse naturali e umane, il faro di uno sviluppo sostenibile per i nostri figli, nipoti e le generazioni a venire.

Parole non da poco, visto che Rifkin aveva battezzato il Piano energetico e ambientale regionale siciliano, per poi lamentarsi di non vederlo minimamente applicato nell’isola del sole. Che sia il tentativo di un nuovo approccio, questa volta dal basso? Dall’alto ci ha provato, senza grossi risultati…

Jeremy Rifkin: “La terza rivoluzione industriale può iniziare in Sicilia”

Fotovoltaico e Report: GIFI scrive alla Gabanelli

Nella puntata dello scorso 28 novembre 2010, “ Report “, il noto programma di approfondimento di Raitre condotto dalla Gabanelli, ha trattato il tema delle energie rinnovabili , a partire dall’eolico e passando per il fotovoltaico. In merito ai contenuti della puntata il GIFI , Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane, che fa parte della Confindustria ANIE , ha reso noto d’aver scritto ed inviato una lettera alla Gabanelli al fine di chiedere i necessari chiarimenti. Il Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane , nello specifico, ha fornito sui contenuti della trasmissione delle doverose precisazioni che ora il GIFI si augura che nel corso delle prossime puntate possano essere veicolate ai telespettatori

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Fotovoltaico e Report: GIFI scrive alla Gabanelli

Le ragioni del petrolio e le ragioni degli abruzzesi

Le ragioni del petrolio e le ragioni degli abruzzesi

In estrema sintesi: olive oil contro oil e basta. Il “territorio” da una parte, l’”industria” dall’altra. In mezzo il trucco: il lavoro. Nei giorni scorsi Confindustria Abruzzo ha lanciato una campagna stampa per informare i cittadini sulle ragioni per dire sì alle trivellazioni nella regione. Una sorta di manifesto contenente tutti i motivi per i quali gli abruzzesi dovrebbero essere ben contenti di avere l’industria del petrolio e del gas in casa.

Ora è arrivata anche la controcampagna di stampa, messa in atto dalle associazioni ambientaliste per difende le ragioni degli abruzzesi contro quelle dei petrolieri. Un altro manifesto carico di buoni motivi per chiedere che la stessa industria del petrolio faccia le valige. Iniziamo dalle ragioni del petrolio:

In 75 anni di attività in Abruzzo mai nessun incidente ambientale. NEl 1935, ad Alanno, è stato scoperto il primo giacimento petrolifero italiano: da allora la grande professionalità dei tecnici e il rispetto delle norme di sicurezza hanno permesso di generare sviluppo, nel pieno rispetto dell’ambiente. La presenza di idrocarburi ha consentito la nascita e lo sviluppo dell’industria abruzzese. Di fatto dal 1935 la Regione dei Parchi ha costruito una pacifica e prolifica co-esistenza tra natura e idrocarburi

Risposta:

Il nostro territorio non sopravviverebbe ad un incidente petrolifero. Il disastro ambientale ed economico provocato dal pozzo della BP, come altri gravi disastri nel settore petrolifero, lo dimostra. Se nel Mare Adriatico si verificasse un incidente di portata anche molto più ridotta di quello del Golfo del Messico sarebbero compromessi l’ecosistema naturale marino-costiero e le stesse attività economiche di tutto l’Abruzzo

I petrolieri:

E’ impossibile che in Abruzzo si verifichi un disastro come quello del Golfo del Messico. Nei territori e nei mari italiani le caratteristiche geologiche del sottosuolo sono ben conosciute e testate da oltre 7.000 pozzi. Queste conoscenze vengono utilizzate nella progettazione e nel controllo delle attività di esplorazione e produzione. Le condizioni operative non sono complesse e le tecnologie utilizzate ben collaudate. Inoltre le piattaforme sono progettate per resistere a qualsiasi condizione del moto ondoso e a ogli impatto sismico. Esse sono sottoposte a continua manutenzione per garantire costanti ed elevati standard di sicurezza

Che le piattaforme sono sicure, per onestà intellettuale, va ricordato che lo diceva pure Bp. Stessa cosa per la manutenzione e per il rispetto dell’ambiente. Risultato: è arrivata la marea nera e si è scoperto che la manutenzione se la facevano fare a basso costo in Cina

Ma veniamo alla parte succosa dei due volantini, quel fastidiosissimo accenno al lato occupazionale che, guarda caso, viene fatto solo nelle regioni italiane a più alta disoccupazione:

Il settore dà lavoro a 65 aziende e 6.000 addetti qualificati tra diretti e indiretti, tutti in Abruzzo. Attualmente il settore OIL%GAS in Abruzzo dà lavoro diretto a 35 aziende con 2.100 addetti e genera un indotto in cui operano almeno 30 aziende con circa 4.000 occupati. Si prevede una ricaduta occupazionale di ulteriori 1.270 posti di lavoro, con altissima percentuale di laureati e tecnici (fonte: Nomisma Energia, 2009), grazie ai nuovi investimenti di diverse centinaia di milioni di euro attualmente bloccati o rallentati nel percoso autorizzativo. Inoltre, il porto di Ortona vive grazie al settore OIL%GAS: circa il 70% dei suoi movimenti si basano sull’attività petrolifera

Rispondono gli ambientalisti:

La prospettiva della petrolizzazione non porterà benefici occupazionali. Non ne porterà nessuno, aldilà della propaganda. Sono più di 83.000 le aziende agricole (fonte ISTAT), migliaia sono i posti di lavoro nel turismo e nell’indotto. Questa economia verrà pesantemente danneggiata come è già avvenuto in Basilicata nella Val d’Agri dove la scelta petrolifera si è rivelata una storia sporca, come spesso sporche sono le storie legate allo sfruttamento petrolifero in ogni parte del mondo. Per non parlare dei gravi danni alla salute dei cittadini che queste scelte comportano

Resta da notare solo una cosa: Confindustria prevede, se tutte le autorizzazioni vanno al loro posto, di passare da circa 6.000 a circa 7.150 addetti nel settore petrolifero. Non è un po’ poco rispetto alla crescita della percentuale di territorio soggetto ad esplorazioni petrolifere che, per ammissione degli stessi petrolieri, potrebbe arrivare al 50% del territorio abruzzese?

Importa ben poco, probabilmente, se quel 50% si trasforma poi in uno 0,02% di territorio realmente occupato dalle trivelle: quando hai “messo in produzione” una zona “a turismo” o “ad agricoltura” e poi, da un giorno all’altro, ti spunta una trivella solitamente puoi chiudere bottega e mandare tutti a casa. Bene, questo attualmente potrebbe succedere nel 50% del territorio abruzzese, per stessa ammissione dei petrolieri.

Chi, a questo punto, ha ragione?

Via | Wwf, Apocalisse Italia
Foto | Flickr

Le ragioni del petrolio e le ragioni degli abruzzesi