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Nucleare, Corte Costituzionale accoglie ricorso Regioni: obbligatoria l’intesa sulla costruzione di centrali
Nucleare, lasciamo il fronte sicurezza tedesco per tornare in Italia . Italia ancora nuclear free e, a quanto risulta dalla prima prova in Sardegna dei giorni scorsi, intenzionata a rimanerci. L’isola ieri ha partecipato al referendum consultivo concomitante con le amministrative, arrivando quasi a raddoppiare il quorum fissato al 33% e, oltre all’affluenza record, vittoria per la partecipazione democratica ai temi energetici, ha fatto registrare un punto a favore dei contro in quella che ormai è diventata una battaglia su tutti i fronti.
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Nucleare, Corte Costituzionale accoglie ricorso Regioni: obbligatoria l’intesa sulla costruzione di centrali
Nucleare: bocciato il decreto per il suo ritorno in Italia, la palla passa alle Regioni
Se parlassimo di calcio, diremmo che la partita è sull’1-1. Dopo la bocciatura della Corte Costituzionale che aveva respinto i ricorsi di Puglia, Campania e Basilicata che non volevano le centrali nucleari sul proprio territorio, il “pareggio” è stato ottenuto ieri quando, sempre la Corte Costituzionale, ha dichiarato illegittimo l’articolo 4 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 denominato “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi”
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Nucleare: bocciato il decreto per il suo ritorno in Italia, la palla passa alle Regioni
Corte Costituzionale: sul nucleare le regioni devono essere coinvolte
Ancora una sentenza della Corte Costituzionale sul tema del ritorno al nucleare in Italia . La sentenza è la n.
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Referendum sul nucleare: sì della Corte Costituzionale
E’ ammissibile . Secondo la Corte Costituzionale , il referendum sull’ abrogazione delle norme che riguardano il ritorno del nucleare in Italia si potrà fare
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Referendum sul nucleare: sì della Corte Costituzionale
Ritorno al nucleare e acqua pubblica: la consulta approva i referendum

Pronti a votare per il ritorno o meno del nucleare? E per le norme sull’acqua pubblica? La Corte Costituzionale ha votato ammissibili i seguenti referendum:
n. 153 Reg. Ref. (richiesta di referendum n. 5) “Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme”: ammissibile
n. 149 Reg. Ref. (richiesta di referendum n. 1) “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione”: ammissibile
n. 151 Reg. Ref. (richiesta di referendum n. 3) “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma”:ammissibile
e infine quello che politicamente più infiammerà lo scenario attuale e relativo al legittimo impedimento:
n. 154 Reg. Ref. (richiesta di referendum n. 6) “Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n.51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale”:ammissibile
Approvati, dunque in referendum proposti dal comitato acquabenecomune che commenta così:
La corte costituzionale ha valutato i quesiti presentati per la ripubblicizzazione dell’acqua approvandone 2 su 3. Nello specifico quello contro la privatizzazione della gestione contenuta nel decreto Ronchi e quello sul profitto garantito sulla gestione del servizio Idrico. Nonostante il secondo quesito non sia stato ammesso, l’impianto alla base della nostra battaglia referendaria rimane intatto nella sua volontà di tutelare l’acqua come bene comune e la sua gestione pubblica.
Rispetto al referendum sul ritorno al nucleare voluto dall’Idv di Di Pietro il Forum nucleare italiano si limita a riportare la notizia senza specificare di che tipo di referendum si tratti.
Si voetrà per la legge che ha reintrodotto il ritorno al nucleare. Spiega Alfiero Grandi del comitato Si alle energie rinnovabili No al nucleare:
Occorre unità contro il tentativo di reintrodurre il nucleare in Italia e per aprire la strada ad un forte rilancio del risparmio energetico e per le energie da fonti rinnovabili come del resto propone la legge di iniziativa popolare che il nostro Comitato ha già depositato alla Camera dei deputati con il sostegno di 110.000 firme. Deve essere fermata anche la costosa e insinuante campagna elettorale anticipata di parte che hanno promosso Enel ed altre aziende con spot televisivi e spazi sui giornali, con il beneplacito del Governo.
Riferisce Leggo:
Fermare l’atomo, eliminando la possibilità di realizzare «nel territorio nazionale impianti di produzione di energia nucleare». Questo, in sintesi, è quello che si chiede nel quesito referendario proposto dall’Idv per abrogare alcune parti della legge 99 del 2009 (’Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonchè in materia di energià), che ha riaperto la strada al nucleare nel nostro Paese. Il Referendum, rispondendo ’sì, negherebbe l’eventualità di «localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare», cancellando dal testo (all’art. 25, comma 1) anche «decreti» e «procedure autorizzative». Molte sono poi le parti che il quesito propone di abrogare (a cavallo anche tra leggi diverse concernenti il nucleare). Stop anche ad Agenzia per la sicurezza nucleare e a campagna informativa: il quesito referendario ‘taglià il testo della legge (art. 25, comma 2, lettera q) quando parla di «opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare», con riferimento a «sicurezza» e a «economicità». C’è spazio anche per la cosiddetta legge 31 (un dlgs del 15 febbraio 2010) in relazione alle «strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato», dei «rifiuti radioattivi», con l’eliminazione della «Strategia nucleare» come «parte integrante della strategia energetica nazionale».
La campagna elettorale è partita ufficialmente, si voetrà entro il 15 giugno 2011.
Foto | Flickr
Ritorno al nucleare e acqua pubblica: la consulta approva i referendum
Pubblicata la Circolare del MSE sulla legge Salva Dia
Era particolarmente attesa dagli operatori del settore . Il Ministero dello Sviluppo Economico ha emanato ieri la Circolare in merito all’ambito di applicazione dell’art.1- quater del decreto legge n.

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Pubblicata la Circolare del MSE sulla legge Salva Dia
Referendum acqua: i privatizzatori si appellano alla Corte Costituzionale

Nei giorni scorsi i promotori del referendum contro la privatizzazione dell’acqua hanno ricevuto l’ok della Corte di Cassazione sulla validità delle oltre 1.400.000 firme raccolte per ottenere la consultazione popolare. Ne servivano un terzo, ma evidentemente gli italiani sentono che il tema è molto importante.
Di oggi la notizia che il comitato dei contrari al referendum, cioè quelli che sono favorevoli alla gestione privata delle risorse idriche, si vogliono appellare alla Corte Costituzionale per capovolgere l’esito della raccolta firme e del conteggio.
Secondo loro (che si fanno chiamare “Acqua Libera Tutti”) le firme raccolte dai promotori (che invece si chiamano “Acqua Bene Comune”) per difendere l’acqua pubblica non sarebbero state raccolte in modo corretto:
Un milione e 400 mila firma raccolte nella piu’ totale disinformazione, nell’inganno e nella paura di una privatizzazione che non c’e’ mai stata, una campagna che si basa su una menzogna […] siamo sempre piu’ convinti della necessita’ di una battaglia di verita’, contro la demagogia di chi vuole riportare la gestione dei servizi idrici in Italia nelle mani della casta politica e del suo clientelismo, e rendere il nostro paese simile ai paesi piu’ arretrati al mondo. Altro che acqua pubblica, i referendari vogliono un’Italia simile all’Iran e alla Corea del Nord
Che dire, con un milione e quattrocentomila firme raccolte (mai per un referendum in Italia se ne erano raccolte tante) o in Italia sono tutti cretini o queste menzogne erano proprio credibili. Ma se Acqua Libera Tutti è così convinta che sia tutta una menzogna, come mai non accetta il referendum e spiega agli italiani cosa sarebbe giusto votare?
Via | Acqua Libera Tutti
Foto | Flickr
Referendum acqua: i privatizzatori si appellano alla Corte Costituzionale
Corte Costituzionale: le Regioni non possono dire no al nucleare (per ora)

Secondo una delle ultime sentenze della Corte Costituzionale sono illegittime le leggi regionali di Campania, Basilicata e Puglia che impongono la non costruzione sul loro territorio, di centrali nucleari o di siti di stoccaggio di scorie nucleari.
Il perché è semplice: mancando l’intesa Stato-Regioni, resta in piedi l’autorità statale. Scrive la Gazzetta del Mezzogiorno:
Le norme di Puglia, Basilicata e Campania sono state bocciate perchè, in riferimento ai depositi di materiali e rifiuti radioattivi, avrebbero invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente (art.117, secondo comma, lettera s). Mentre per quanto riguarda l’installazione di impianti di energia nucleare – si è inoltre appreso – sarebbe stata lesa la competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza (art.117, secondo comma, lettere d e h).
Il punto è che le leggi non sono errate ma è la forma con sui sono state promulgate a essere errata. Infatti spiegano i giudici che le leggi vanno messe in discussione in seno alla Consulta e non prodotte in Regione Leggi di comodo.
Per Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori in base ad uno studio condotto dall’associazione, le centrali nucleari non sono economiche e non hanno a che fare con l’economia:
Se la politica energetica è una questione di interesse nazionale, altrettanto non lo si può dire per l’energia nucleare.Infatti, costruire centrali nucleari significa al di là delle pur importantissime questioni legate al territorio, nonché allo smaltimento delle scorie, un investimento che poco ha a che fare con l’interesse dell’intera economia e con gli interessi dei cittadini. Investimenti per 3 – 4 MLD per ogni centrale, tempi lunghissimi anche di 8 – 9 anni prima che possano entrare in funzione, quando cioè saranno più convenienti e maggiormente efficienti altre modalità di produzione energetica e senza contare, particolare di non poco conto, quanto costerà ai cittadini per gli aumenti delle bollette elettriche che si stima aumenteranno di circa il 25% per mettere in pratica gli investimenti necessari al nucleare fa pensare, che ancora una volta nella testa di qualcheduno vi sia sempre il pensiero fisso e quello sì ideologico di anteporre gli interessi dei pochi contro gli interessi dei molti.
Foto | Corte Costituzionale
Corte Costituzionale: le Regioni non possono dire no al nucleare (per ora)
Nucleare, la Consulta boccia le leggi regionali anti-centrale
Puglia, Campania e Basilicata dovranno fare i conti ora con un nuovo problema: il rischio di veder costruire una centrale nucleare sul proprio territorio diventa sempre più alto. La Corte Costituzionale , riunitasi ieri in Consulta , ha deciso che le leggi regionali che impedivano l’installazione di impianti di produzione di energia nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare e di stoccaggio di rifiuti radioattivi sul proprio territorio sono incostituzionali in quanto vanno a sconfinare nelle competenze nazionali. Le tre Regioni meridionali erano tra le più decise a portare avanti la lotta contro il ritorno al nucleare in quanto erano segnalate tra i siti con maggiori garanzie per la costruzione di centrali o depositi di scorie radioattive (basta ricordare ciò che avvenne qualche anno fa a Scanzano Jonico )

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Nucleare, la Consulta boccia le leggi regionali anti-centrale
Sbloccati gli impianti fino ad 1 MW autorizzati con la DIA
Con l' approvazione definitiva al Senato della Legge di conversione del Decreto Legge 8 luglio 2010, n. 105 ,
