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Nuovi stand-by giapponesi a consumo zero

Stand by televisoreA breve un nuovo sistema stand by verrà introdotto sul mercato. Si tratta di un congegno ideato dai ricercatori giapponesi dell’Università di Tohoku capace, stando alle parole dei suoi inventori, di azzerare i consumi delle tecnologie ad esso collegate. Questi nuovi chip rispetto ai tradizionali (che consumano energia in modalità standby per conservare i dati che servono poi per un rapido riavvio) utilizzano invece dei piccoli magneti per svolgere la funzione di immagazzinamento, permettendo la riaccensione degli apparecchi elettronici senza alcun consumo di elettricità.

I nuovi circuiti usano i cosiddetti spintronics per immagazzinare dati quando sono spenti: gli stessi dati sono contenuti negli spin degli elettroni anziché negli elettroni stessi, caratteristica questa che rende il meccanismo particolarmente efficiente. La stessa tecnologia in realtà è frutto di un miglioramento di un’altra tecnologia precedentemente testata, ma che finora non era applicabile a causa delle prestazioni non sufficientemente competitive.

Il sistema è sicuramente interessante, anche se, da buon tradizionalista, continuo a pensare che la soluzione migliore rimanga sempre quella di dotarsi di una ciabatta con un interruttore. Tuttavia (lasciando da parte ideologismi), la tecnologia potrebbe trovare applicazione anche in campi ben più energivori: sembrerebbe infatti che il nuovo microchip possa essere utilizzato per i data center; un’integrazione su questi potrebbe far risparmiare sino al 25% di energia. Se ciò fosse vero non si tratterebbe certo di una scoperta di poco conto considerando gli enormi consumi di alcuni grandi server.

Via | Guardian.co.uk
Foto | Flickr

Nuovi stand-by giapponesi a consumo zero

Ritardanti di fiamma trovati negli animali, un anticipo di quello che succederà all’uomo?

La preoccupazione che gli agenti inquinanti possano contagiare gli esseri umani ha portato la scienza a bandire diverse sostanze, l’ultima delle quali il BPA. Ma a volte qualcosa sfugge, ed è il caso dei ritardanti di fiamma , trovati nel sangue dei cani , dai ricercatori dell’Indiana University in livelli da cinque a dieci volte superiori a quelli normalmente riscontrati nell’uomo. Come i canarini vengono messi nelle miniere di carbone per rilevare la presenza dei gas prima dell’uomo, potrebbero i cani fare la parte dei canarini per i ritardanti di fiamma polibromurati

Original post:
Ritardanti di fiamma trovati negli animali, un anticipo di quello che succederà all’uomo?

Chernobyl: le nuove vittime delle radiazioni nucleari sono gli uccelli

Le radiazioni, nel medio/lungo periodo, apporterebbero danni allo sviluppo cerebrale negli animali. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista il Plos One dai ricercatori dell’Università del Sud Carolina e dell’Università di Parigi Sud: su oltre il 90% dei 550 volatili appartenenti a 48 specie diverse osservati nell’area di Chernobyl è stata riscontrata una massa cerebrale inferiore del 5% rispetto ai loro simili “residenti” in aree non contaminate. L’eco del disastro, dunque e nonostante il tempo già trascorso, non accenna a dirardarsi.

Più in dettaglio, la ricerca mostra che le radiazioni possono avere effetti significativi sul normale sviluppo del cervello riflettendosi non solo sulle sue dimensioni, più ridotte, ma anche – potenzialmente – sulle stesse abilità cognitive creando negli anni problemi alla sopravvivenza delle specie. Pur non riscontrandosi alcuna abberrazione significativa – la massa corporale e le dimensioni dei volatili, infatti, rimarrebbero sostanzialmente invariate – fa riflettere la constatazione che a risentire maggiormente di questo “effetto” sarebbero soprattutto gli uccelli con meno di un anno di età. La conclusione, a detta degli esperti è semplice:

Il fatto che le dimensioni del cervello siano inferiori negli animali dall’età di un anno rispetto agli individui più anziani implica che ci sia stata una selezione direzionale

Il limitato sviluppo cerebrale, quindi, sarebbe da ricercarsi nello stress ossidativo: tanto più un cervello è grande, infatti, tanto più richiede grosse quantità di ossigeno per svolgere le normali funzioni finalizzate alla sintesi dei neurotrasmettirori e alla protezione dai composti tossici. Ma in un contesto altamente ostile come Chernobyl, in cui l’entità delle radiazione aumentano lo stress ossidativo, tutto questo diventa estremamente più complicato: meglio “economizzare” dunque. A che prezzo?

Via | plos one
Foto | Flickr

Chernobyl: le nuove vittime delle radiazioni nucleari sono gli uccelli

Per cena pollo OGM alla diossina

In questi giorni si è parlato del pollo OGM modificato geneticamente dai ricercatori dell’Università di Cambridge ed Edimburgo per resistere all’ influenza aviaria , e ovviamente lo si è immediatamente associato ad una maggiore sicurezza per la salute dei consumatori. D’altra parte è quello che avviene istintivamente quando ci presentano prodotti prima a rischio , poi ritoccati in chiave innocua .

See the article here:
Per cena pollo OGM alla diossina

iPad a 35 dollari. Ed è pure fotovoltaico…

Sull’utilità di questo fantastico prodotto di Apple ormai nessuno ha più dubbi. Il prezzo, però, ancora spaventa qualcuno: centinaia di dollari sono veramente tanti per qualunque gadget elettronico, anche per il più figo…

Soluzione: l’iPad a 35 dollari. Esiste ed è pure fotovoltaico, nel senso che ha la ricarica solare (ma è opzionale) e lo faranno a breve in India: è stato progettato dai ricercatori dell’Indian Institute of Technology e dall’Indian Institute of Science per dare un pc agli studenti meno abbienti e colmare il digital divide. Ovviamente non sarà Apple ma un tarocco.

Fa piacere, però, che gli ingegneri indiani nel “prendere spunto” dal prodotto di Apple abbiano anche avuto un occhio di riguardo per l’ambiente pensando alla ricarica solare. Opzione tutt’altro che inutile in un posto come l’India dove, nei villaggi, avere l’energia elettrica è tutt’altro che scontato.

Via | Fotovoltaico Blog
Video | Youtube

iPad a 35 dollari. Ed è pure fotovoltaico…

Più sensibili se vegan!

In genere, proliferano le ricerche scientifiche più o meno “inutili” per le quali, tuttavia, non è quasi possibile non provare curiosità… E’ il caso dello studio condotto presso l’Istituto San Raffaele di Milano dai ricercatori dell’Unità di Neuroimaging Quantitativo e pubblicato, in questi giorni, sulla rivista PLoS One e che mi ha colpita in quanto vegetariana convinta.. Secondo questa indagine, i vegetariani e i vegan sarebbero più empatici e maggiormente sensibili alla sofferenza altrui – a qualsiasi “altrui”, con questo termine, si voglia fare riferimento – rispetto ad un “normale” onnivoro…

A sessanta persone (20 onnivori, 19 vegetariani e 21 vegani) è stata scandagliata – con l’uso della risonanza magnetica funzionale – l’attività cerebrale durante la (terribile!) visione di immagini di sofferenza animale ed umana in cui i “soggetti” venivano mulitati, minacciati o uccisi…. In questo modo, si è potuto osservare che in tutti gli individui che normalmente hanno abolito dalla propria dieta i cibi di derivazione animale, le aree del cervello del lobo frontale associate allo sviluppo e alla percezione dell’empatia si sono ugualmente “accese” di fronte al dolore di qualunque essere vivente, senza nessuna, sostanziale, differenza tra vegani e vegetariani… Per gli onnivori, invece, l’attività cerebrale d’ “immedesimazione” sarebbe stata solleticata solo, o in via prioritaria, dalla visione di individui maltrattati e appartenenti alla propria stessa specie.

Lo studio, però, non chiarisce se esista una effettiva relazione di causa/effetto tra le variabili “dieta” ed “empatia” e se non siano, semplicemente, le diverse visioni del mondo, della vita e dell’alterità a indurre già alla base diverse sensibilità che si riflettono nelle scelte in campo alimentare…

Via | PLoS One
Foto | Flickr

Più sensibili se vegan!

Le “zone morte” oceaniche aggravano notevolmente l’impatto del riscaldamento globale

Non bastavano le emissioni, i rifiuti e i metodi d’ inquinamento vari. Dei ricercatori americani hanno ora scoperto che la maggiore frequenza e intensità della privazione di ossigeno nelle cosiddette “ zone morte ” lungo le coste del mondo, può influire negativamente sulle condizioni ambientali, riversandosi nelle condizioni delle acque.

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Le “zone morte” oceaniche aggravano notevolmente l’impatto del riscaldamento globale

Scoperte in una grotta le prove dell’innalzamento del livello del mare

Se qualcuno ancora si oppone testardamente all’idea che il livello del mare si sta lentamente (e nemmeno troppo) innalzando , ora avrà le prove che ciò sta accadendo, ed è già accaduto in passato, realmente. Un esame dei giacimenti minerari effettuato in una grotta costiera sull’isola spagnola di Mallorca presenta segni di un rapido aumento e diminuzione del livello del mare , a seconda di come il pianeta si è riscaldato e raffreddato

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Scoperte in una grotta le prove dell’innalzamento del livello del mare

Il rame come nuova soluzione per la cattura di CO2?

Interessante scoperta, in tema di riduzione di emissioni di CO2 , quella fatta dai ricercatori dell’ Università di Leiden (Olanda). Da alcune sperimentazioni sarebbe emerso infatti come il rame esposto all’aria, oltre ad assumere una colorazione verde per la sua naturale reazione con l’ossigeno, sarebbe in grado di reagire con la CO2 presente in atmosfera trasformandola in un composto organico utile.

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Il rame come nuova soluzione per la cattura di CO2?

Agricoltura Urbana Contro Obesita’ e a Favore di una Sana Educazione Alimentare. Nasce Urban Design Lab per il Rilancio della Produzione Alimentare…

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