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Una Grande Muraglia verde nel Sahara per fermare la siccità

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la grande muraglia verde nel sahara La desertificazione avanza e le conseguenze della siccità sopratutto nell’Africa sub sahariana sono devastanti. Un progetto per arginare il fenomeno vede il coinvolgimento di 11 paesi che proveranno a costruire una Grande muraglia verde che si estenderà per 7000 Km di lunghezza e 15 km di larghezza.

Il muro verde dovrebbe attraversare Mauritania, Algeria, Libia, Egitto, Marocco, Niger, Tunisia, Mali, Senegal, Ciad e Sudan. I Paesi coinvolti dovranno combattere con le severe condizioni climatiche e particolari del deserto. Sebbene il Sahara e il Sahel, la zona al confine, siano aree aride si trovano comunque grandi fonti di acqua come il lago Ciad o il bacino senegalese-mauritano.

Il progetto è bello e ambizioso ma sembra al momento solo una scatola vuota considerato che non ci sono i fondi necessari e neanche consistenti accordi tra i vari Stati. Il punto è che il progetto viene tirato fuori a ogni summit, l’ultima volta a Durban, ma a parte espressioni di stupore non racimola i soldi necessari e neanche tutte le necessarie adesioni dei Paesi coinvolti.

Via | ConsoGlobe
Foto | Grand Muraille Vert

Una Grande Muraglia verde nel Sahara per fermare la siccità

Deforestazione, 40 ettari di alberi tagliati ogni giorno per produrre le bacchette cinesi

Tra le tante attività anti-ecologiche che si praticano in Cina , c’è quella forse più nota al mondo: l’utilizzo delle bacchette per mangiare. Ci eravamo già occupati delle bacchette in avorio prodotte dalle zanne degli elefanti , ma il problema è che sono molto più comuni quelle in legno usa e getta. Pare che addirittura il Ministero del Commercio cinese si sia reso conto che la situazione stava diventando insostenibile, ed ha per questo inviato un avviso ai produttori delle bacchette per avvertirli che la Produzione, la circolazione ed il riciclaggio delle bacchette usa e getta dovrebbero essere più strettamente controllati

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Deforestazione, 40 ettari di alberi tagliati ogni giorno per produrre le bacchette cinesi

Desertificazione, il programma dell’UNEP per fermare l’avanzata dei deserti

Di un allarme desertificazione su scala globale avevamo parlato già tempo fa, con la pubblicazione dei risultati di uno studio spagnolo che metteva in guardia da un rischio riguardante addirittura il 38% del mondo.

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Desertificazione, il programma dell’UNEP per fermare l’avanzata dei deserti

Nel 2050 metà della Foresta Amazzonica sarà un deserto

deforestazione amazzonia

Uno studio dell’INPE, l’istituto Nazionale brasiliano per le ricerche speciali, ha stabilito che la foresta amazzonica potrebbe essere dimezzata nel 2050, ridotta per la metà ad un deserto tropicale, individuando nello stato della foresta tra 40 anni il punto di non ritorno. Dopo di che non sarà possibile tornare indietro e la Foresta Amazzonica scomparirà del tutto in ancora meno tempo.

Secondo lo studio, quello sopra descritto è lo scenario peggiore, ma anche il più probabile, se le regioni dell’Amazzonia non dovessero intervenire con leggi severe ed efficaci per ridurre la deforestazione, così come ha fatto il Brasile. Se non si interviene con tempestività. la deforestazione, gli incendi, e le emissioni di gas serra ridurranno metà dell’Amazzonia ad una savana tropicale.

Gli anni a venire saranno cruciali per la vegetazione della foresta amazzonica, che risentirà dell’aumento delle temperature, della deforestazione continua e dei roghi. Poiché la vegetazione della foresta ha un ruolo cruciale nel regolare il clima mondiale, la perdita di vegetazione contribuirà ad accelerare la velocità dei cambiamenti climatici e l’ulteriore perdita di vegetazione perché ci sarà sempre meno foresta a regolarli. In un processo che diventerà sempre più veloce, le regioni del Sud e del Sud-Est del Brasile riceveranno sempre meno acqua e perderanno la foresta, divenendo più vulnerabili agli incendi.

Secondo lo studio, il circolo della perdita di Foresta Amazzonica sarà più veloce se si continuano a perdere aree di foresta, la terra sarà più secca e gli incendi attecchiranno meglio. Fino al 2050, quando il livello di foresta perduta sarà tale da non poter più tornare indietro e la desertificazione sarà ormai a metà di quello che oggi possiamo ancora chiamare Foresta Amazzonica.

Foto | Flickr

via | Treehugger



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Nel 2050 metà della Foresta Amazzonica sarà un deserto

Tra celebrazione della giornata mondiale dell’acqua e accesso negato alle risorse idriche: il caso dei Boscimani

Oggi, compie il suo diciottesimo anno di vita la giornata mondiale dell’acqua, evento fortemente voluto dall’Onu nel 1992. In termini metaforici, dunque, si tratterebbe del compleanno della “maturità” e, di conseguenza, ci si aspetterebbe a livello globale il proliferare di sforzi efficaci e lungimiranti volti a garantire una migliore qualità e facilità di accesso a questo essenziale elemento con una riduzione degli sprechi valutabile intorno al 20% dell’attuale consumo. Invece, tra processi di privatizzazione, inquinamento, riscaldamento climatico ecc. oltre una persona su 6 (circa un miliardo e 200 milioni di persone) ancora non dispone di acqua pura a sufficienza per soddisfare le proprie normali funzioni biologiche. Entro il 2025 quest’emergenza potrebbe riguardare altre 600 milioni di persone.

Attualmente, la questione riguarda – fra gli altri – i boscimani delle tribù Gana e Gwi del Botswana che, in concomitanza del World Water Day, stanno cercando di far sentire la propria voce. Questa leggendaria popolazione, infatti, da ben 8 anni si vede negato l’accesso al prezioso liquido da parte del governo del loro stesso Paese. E tutto questo, nonostante una sentenza dell’Alta Corte del Botswana che, nel 2006, ha sancito il diritto costituzionale di questa gente a vivere nella riserva di Central Kalahari Game.

Nel 2002, il governo del Paese, per motivi turistici e legati allo sfruttamento delle miniere di diamanti, aveva fatto cementare i pozzi da cui i Boscimani dipendevano per l’approvigionamento idrico nell’area costringendoli a trasferirsi per non morire a causa della disidratazione. Proprio in questi giorni, James Anaya, relatore speciale alle Nazioni Unite per i popoli indigeni, ha firmato un documento in cui fa sapere che:

La posizione del governo secondo cui il vivere delle comunità dei Basarwa [Boscimani] e dei Bakgalagadi nella riserva sarebbe incompatibile con gli obiettivi conservazionisti del luogorisulta incoerente con la sua decisione di permettere alla Gem Diamonds/Gope Exploration Company (Pty) Ltd di condurre attività estrattive all’interno della riserva – un’operazione che, secondo la compagnia, dovrebbe durare numerosi decenni e potrebbe comportare un afflusso di 500-1200 persone nel sito.

Portando considerevoli danni ai Boscimani tra cui non mancano i casi concreti di morte per mancato accesso all’acqua…

Via | world water day 2010
Foto | Flickr



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Il 38% del mondo è a rischio desertificazione

Dei ricercatori spagnoli hanno misurato il degrado del suolo del pianeta utilizzando il Life Cycle Assessment (LCA), una metodologia scientifica che analizza l’ impatto ambientale delle attività umane , e che ora per la prima volta include gli indicatori sulla desertificazione .

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