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La cattiva fama del Nucleare? Colpa di James Bond

David Phillips, presidente della Royal Society of Chemistry, dovrebbe essere un uomo di scienza, eppure non teme di avventurarsi in dichiarazioni quantomeno bizzarre. Secondo lui i film di James Bond, il riferimento è a pellicole come Agente 007 – Licenza di uccidere, hanno contribuito alla cattiva reputazione del nucleare da parte dell’opinione pubblica in Gran Bretagna e all’estero visto il successo planetario dei film tratti dai romanzi di Ian Fleming.
Gli incidenti di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima? Poca roba. Certo, sono responsabili, ma fra i detrattori dell’energia ricavata dall’atomo bisogna aggiungere l’involontario lavoro svolto dal perfido Dr. No e dal suo reattore segreto, proprio quello che James Bond fa saltare in aria nel finale del film (non preoccupandosi eccessivamente delle radiazioni emesse) mentre scappa via sfruttando il proverbiale “ultimo istante”.
La risposta più azzeccata alla balzana teoria del signor Phillips arriva da Richard George di Greenpeace:
Una manciata di film di James Bond non ha certamente danneggiato la reputazione dell’industria nucleare, non è stato necessario, hanno fatto tutto da soli. Non credo che loro avessero mai pensato di realizzare un’isola top secret con un finto vulcano come il Dr. No, se l’avessero fatto gli sarebbe costato comunque meno rispetto a quanto si spende per una singola centrale nucleare
Via | BBC
Mega progetto per sfruttare le maree del Tamigi per produrre energia: ma è un gioco che vale la candela?
Ho letto con una certa curiosità la notizia dell’approvazione di un mega progetto infrastrutturale per Londra, ideato e proposto dal famoso architetto inglese Norman Foster, dove trova posto, fra le tante cose (nuovo aeroporto, nuova stazione ferroviaria, un porto e un raccordo stradale) anche la costruzione di una moderna centrale per lo sfruttamento delle maree nell’estuario del Tamigi, oltre ad un imperioso sistema di protezione dalle inondazioni. Il progetto totale ha un costo da paura: parliamo infatti di 50 miliardi di sterline, circa 58 miliardi di euro, ovvero cifra paragonabile a quella delle ultime manovre finanziarie dell’ultimo Governo Berlusconi.
L’avvenirismo del progetto è senza dubbio degno di apprezzamento considerando che si tratta di una barriera lunga ben 5 chilometri e larga 500 metri che avrebbe il compito non soltanto di controllare le piene del Tamigi, ma anche ottimizzare allo stesso tempo la produzione di una centrale che produrrebbe elettricità sfruttando le correnti di marea dell’estuario. Tuttavia, analizzando attentamente il progetto, ho avuto alcuni dubbi: la centrale infatti costerà circa 6 miliardi di euro, una cifra astronomica se prendiamo in considerazione la sua capacità di produzione elettrica, che, stando agli intenti progettuali sarebbe in grado di soddisfare la domanda elettrica di non più 76.000 famiglie.
Facendo quindi un po’ di conti approssimativi possiamo dire che se una famiglia consuma in media all’anno circa 3.500/4.000 kWh, la capacità di produzione dell’impianto non dovrebbe essere superiore a 250.000/300.000 MWh annui, insomma un po’ pochino se analizziamo l’intero quadro costi – benefici. Certo, è vero che la costruzione delle centrale a maree è soltanto il corollario di un progetto ben più ampio; nonostante ciò un dubbio è lecito porselo: vale davvero la pena investire così tanti soldi per una tecnologia ancora decisamente immatura e incapace di soddisfare grandi fabbisogni energetici?
L’ottica del progetto, apprendiamo dalle dichiarazioni dei responsabili di chi l’ha approvato, è quella dello sviluppo sostenibile. Detto ciò: davvero crediamo che tutto quello che non ha a che fare con i combustibili fossili debba necessariamente passare per “sviluppo sostenibile”? Rimango dell’idea che i progetti di una certa dimensione debbano garantire grandi ritorni e parliamoci chiaro, la tecnologia delle maree è, per quanto in crescita, ancora in una fase sperimentale e non ancora proponibile su grande scala.
Forse sarebbe meglio insistere su tecnologie rinnovabili decisamente più mature e più facilmente gestibili (nonché più economiche) quali il fotovoltaico o l’eolico, oltre che sulle reti di distribuzione intelligenti (le smart grid) quelle che potrebbero dare lo slancio decisivo all’avvento delle tecnologie rinnovabili aleatorie. Ovviamente i progettisti sono di parere opposto: l’intero progetto, sottolineano difendendo con forza il loro “prodotto”, secondo accurati calcoli porterebbe benefici economici di una certa valenza.
Via | Fosterandpartners.com; Lastampa.it
Foto | Flickr
La Volvo mette a punto il nuovo dispositivo "Salva Animali"
La Volvo ha a cuore la vita degli animali e intende dimostrarlo a pieno grazie allo studio migliorativo del già disponibile (dal 2010) “Pedestrian Detection”, l’innovativo dispositivo di assistenza alla guida che, attraverso un radar e una telecamera con campo visivo di 180° rileva la presenza dei pedoni e frena automaticamente l’auto.
Il progetto, considerato dai vertici della casa automobilistica assolutamente improcrastinabile, corre spedito, quindi, e dovrebbe essere disponibile sulle vetture entro pochi anni consentendo l’individuazione degli animali presenti sulle strade (anche extraurbane) fermando la vettura o, almeno, riducendone considerevolmente la velocità. Il dispositivo, inoltre, dovrà essere in grado di funzionare perfettamente soprattutto di notte, il momento in cui più frequenti si fanno gli incidenti a danni della biodiversità e che costano la vita a molte persone ogni anno.
L’impatto con un animale – specie se di grandi dimensioni – è un problema molto sentito dagli automobilisti del nord Europa e non solo per considerazioni di ordine eminentemente “animalista”: solo in Svezia, ad esempio, sarebbero almeno 40.000 i sinistri causati da collisioni con esponenti del mondo animale (7.000 dei quali sarebbero alci) e la percentuale di persone decedute per lo stesso motivo nel periodo compreso tra il 1993 e il 2007 è pari a 2.499 persone. Il fenomeno è in costante aumento.
Foto | Flickr
Scosse elettriche e violenze per insegnare all’elefante Rosie a recitare
L’associazione animalista Animal Defenders International ha pubblicato di recente un filmato agghiacciante. Girato di nascosto, nel 2005, presso la società californiana Have Trunk Will Travel il video mette impietosamente in mostra i metodi decisamente coercitivi attraverso i quali viene insegnato agli elefanti a comportarsi “adeguatamente” in un circo. O, in alternativa, al cinema. Percosse, maltrattamenti, scosse elettriche .. sono soltanto alcune delle modalità di insegnamento a cui ricorrono uomini senza scrupoli verso animali per i quali la libertà dovrebbe essere un diritto riconosciuto inalienabile. Le immagini hanno fatto molto scalpore anche perché tra i tristi protagonisti della vicenda ci sarebbe anche Tai – meglio conosciuta come Rosie -, l’elefantina diventata famosa “grazie” al film “Come l’acqua per gli elefanti” in questi giorni nelle sale.
Per mettere il pachiderma in condizione di recitare nel lungometraggio con Robert Pattinson e Reese Witherspoon i ganci d’accaio sono stati ritenuti evidentemente necessari così come le utilissime pistole ardenti atte a provocare scosse elettriche.. E non è tutto: gli altri animali presentano zanne recise e ganci alle labbra per meglio indurre all’obbedienza… Ma siamo proprio sicuri di avere così tanto bisogno degli animali, specie quelli selvatici, per il nostro divertissement?
Jan Creamer, direttrice dell’associazione, ha così commentato:
La sofferenza degli animali non è mai romantica e questo non è intrattenimento. Il pubblico, le stelle del cinema e i produttori sono stati ingannati. Il nostro messaggio vorrebbe essere questo: Se amate gli animali non andate mai a vedere i film in cui compaiono animali ammaestrati.
Via | Youtube
Scosse elettriche e violenze per insegnare all’elefante Rosie a recitare
Eolico: Google investe nella centrale più potente del mondo
Il colosso Google sta rapidamente espandendo i suoi tentacoli nel campo dell’ energia pulita . Proprio la scorsa settimana abbiamo segnalato l’investimento di oltre cento milioni di euro in un progetto riguardante il solare termico nel deserto del Mojave , e pochi giorni prima in una centrale in Germania
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Eolico: Google investe nella centrale più potente del mondo
Fusione a freddo, gli svedesi confermano: è una reazione nucleare

Hanno Essén e Sven Kullander sono due professori di fisica che hanno assistito lo scorso 29 marzo a un nuovo esperimento di fusione a freddo che si è tenuto a Bologna. I risultati raggiunti sono i medesimi che si sono sviluppati durante l’esperimento dello scorso gennaio e che ha visto l’E-Cat (Energy Catalyzer) in azione. I due scienziati li hanno pubblicati in un rapporto.
Essén è associato di fisica teorica e docente presso il Royal Institute of Technology nonché presidente della Skeptics Society, mentre Kullander è professore emerito presso l’Università di Uppsala nonché presidente della Commissione Energia dell’Accademia Reale Svedese. Scrive 22 passi, il blog che ha seguito l’esperimento di due settimane fa:
La nuova prova è stato condotta in modo molto simile a quella di gennaio e si è protratta per quasi sei ore. Secondo le osservazioni di Kullander ed Essén, è stata generata una energia totale di circa 25 kWh.
Spiega il prof. Kullander del perché sia convinto che si tratti di una reazione nucleare:
Purché il rame non sia uno degli additivi utilizzati come catalizzatore, gli isotopi 63 e 65 del rame possono essersi formati solo nel corso del processo. La loro presenza è quindi una prova che si verificano reazioni nucleari nel processo. Tuttavia, è da rimarcare che il nickel-58 e l’idrogeno possono formare rame-63 (70%) e rame-65 (30%). Questo significa che nel processo, il nickel-58 originale dovrebbe essere cresciuto rispettivamente di cinque e sette unità di massa atomica durante la trasmutazione nucleare. Tuttavia, ci sono due isotopi stabili del nickel con bassa concentrazione, il nickel-62 e il nickel-64, che, plausibilmente, potrebbero contribuire alla produzione del rame.
Scrive Essén nella sua relazione:
In qualche modo un nuovo tipo di fisica sta succedendo. È un enigma, ma probabilmente non sono coinvolte nuove leggi della natura. Noi crediamo che sia possibile spiegare il processo con le leggi della natura che sono note.
Via | 22 Passi
Foto | Report Kullander e Essén
Fusione a freddo, gli svedesi confermano: è una reazione nucleare
Incentivi rinnovabili e la fine del terzo Conto Energia
Nella giornata di mercoledì 30 marzo 2011, a Torino si è riunita la Commissione Ambiente e Energia della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome , con all’ordine del giorno la questione inerente le incentivazioni al fotovoltaico. L’orientamento della Commissione Ambiente e Energia , presieduta da Massimo Giordano, assessore allo Sviluppo Economico della Regione Piemonte , è quello di tutelare nel nostro Paese la filiera del fotovoltaico, e di procedere di conseguenza ad una riduzione graduale delle incentivazioni .
See the original post here:
Incentivi rinnovabili e la fine del terzo Conto Energia
Truffa fotovoltaico: Striscia la Notizia risponde a Ecoblog

In un post precedente abbiamo parlato di un servizio andato in onda su Striscia la Notizia nel quale si ipotizzava la possibilità di truffare facilmente lo stato: con un piccolo giochetto da elettricista si potrebbero percepire abbondanti incentivi del Conto Energia per i pannelli fotovoltaici, molti di più di quanto realmente spetterebbe.
Abbiamo anche ricordato che non è la prima volta che Striscia assume posizioni sulle energie rinnovabili che non si spiegano se non con il fatto che voglia screditare le rinnovabili stesse. A breve, con un altro post, mostreremo anche come: con un video pubblicato su YouTube e poi fatto rimuovere da Rti e Mediaset per presunta violazione del diritto d’autore.
Qui, invece, vogliamo dare spazio alla risposta di Striscia, arrivata tramite un commento al post precedente e ad un altro post, su TvBlog, nel quale si riprendeva la stessa puntata. Ecco cosa ci scrive Striscia la Notizia:
Vi scriviamo in risposta al vostro post odierno che moltissimi telespettatori, seguendo il vostro invito, ci hanno girato.
Ci teniamo a precisare, in primo luogo, che le vostre accuse e illazioni sono del tutto infondate e sinceramente incomprensibili. Il fatto di denunciare una truffa è la cosa più normale per Striscia la Notizia: lo abbiamo sempre fatto, nei settori più disparati, e non vediamo perché questa volta dovrebbe essere diversa da tutte le altre. Siamo favorevoli alle energie rinnovabili e non c’è in noi il minimo intento di fare campagna a favore del nucleare: vi invitiamo a rivedere il Tapiro consegnato ieri da Staffelli al ministro Romani ( (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12968 ), e l’intervista di Cristina Gabetti a Jeremy Rifkin (http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?12268 ), trasmessa il 1° gennaio 2011.
Domani, inoltre, abbiamo già programmato la messa in onda di un servizio in cui si darà spazio e risposta a tutte le obiezioni sollevate nei confronti del servizio di Max Laudadio e sarà data voce a chi opera nel settore del fotovoltaico.
Precisiamo infine che Massimo Burzi è un imprenditore attivo da molto tempo nel campo dell’energia e quindi assolutamente titolato a dire la sua sull’argomento. Il fatto che conosca personalmente Antonio Ricci è quindi del tutto irrilevante nello specifico dell’inchiesta.
A questo proposito potrete trovare sul nostro sito http://www.striscialanotizia.mediaset.it/ ulteriori chiarimenti.Vi invitiamo quindi a seguire i nostri prossimi servizi sull’argomento.
Cordiali saluti
La Redazione di Striscia la Notizia
Sui cieli d’Italia la nube radioattiva da Fukushima Daiichi: ci dobbiamo preoccupare?

L’annuncio è di quelli che fa tremare: in arrivo sui cieli d’Italia, ma anche d’Europa, tra domani e giovedì la nube radioattiva formatasi dopo che è fuoriuscito idrogeno e altre sostanze dalle esplosioni dei reattori nucleari durante gli incidenti dei giorni scorsi alla centrale nucleare di Fukushinma Daiichi. Che diavolo vuol dire? Che ci dobbiamo preoccupare? La risposta non può essere netta, perché non sappiamo di fatto cosa ci sia nella nube, oltre al vapore acqueo.
Ha dichiarato Giancarlo Torri responsabile del Servizio misure radiometriche del Dipartimento nucleare dell’Ispra:
Il valore della nube dipende da quanto materiale radioattivo é uscito, da quanto sta in alto e da quali fenomeni di diluizione é influenzato”. La dose attesa dovrebbe essere tra mille e 10mila volte meno di quella che arrivò dopo Chernobyl. Ci aspettiamo valori da 100 a 1.000 milionesimi di baquerel per metro cubo di aria.
A sapere cosa ci sia nella nube è un solo organismo internazionale ma che ha il divieto assoluto di pubblicare i dati. Come spiega bene Galileo nel suo post è il Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization (Ctbto) che svela su Nature:
Abbiamo il mandato dai nostri 182 stati membri di rendere pubblici i dati sismici”, spiega a Nature la portavoce del Ctbto Annika Thunborg, “ma non quelli sulla radioattività. Per cui, oggi, non possiamo dire cosa stiamo trovando in Giappone.
Dopo il salto le reazioni dei francesi (un tantinello più esperti in materia nucleare), che rassicurano, ma ammettono che il rischio zero non esiste.
Secondo l’ASN l’Autorité de sureté du nucléaire (ASN), la nube non avrà:
Nessuna conseguenza sulla salute e le radiazioni saranno da 1000 a 10.000 volte inferiori a quelle di Chernobyl.
Patrick Gourmelon, direttore della radioprotezione dell’IRSN (Institut de radioprotection et de sureté nucléaire) esprime il medesimo concetto:
I bambini possono uscire e è inutile precipitarsi nelle farmacie alla ricerca di pillole di iodio e si può consumare l’acqua.
Di contro Roland Desbordes, presidente del CRIIRAD (Commission de recherche et d’information indépendantes sur la radioactivité), non riesce a affermare il carattere assolutamente inoffensivo della nube. Desbordes ricorda perciò gli effetti delle radiazioni sugli esseri umani: cancro, specie alla tiroide, anomalie genetiche a breve e lungo termine:
Per una esposizione minima il rischio è minimo, ma esiste.
Foto | Flickr
Sui cieli d’Italia la nube radioattiva da Fukushima Daiichi: ci dobbiamo preoccupare?
Sui cieli d’Italia la nube radioattiva da Fukushima Daiichi: ci dobbiamo preoccupare?

L’annuncio è di quelli che fa tremare: in arrivo sui cieli d’Italia, ma anche d’Europa, tra domani e giovedì la nube radioattiva formatasi dopo che è fuoriuscito idrogeno e altre sostanze dalle esplosioni dei reattori nucleari durante gli incidenti dei giorni scorsi alla centrale nucleare di Fukushinma Daiichi. Che diavolo vuol dire? Che ci dobbiamo preoccupare? La risposta non può essere netta, perché non sappiamo di fatto cosa ci sia nella nube, oltre al vapore acqueo.
Ha dichiarato Giancarlo Torri responsabile del Servizio misure radiometriche del Dipartimento nucleare dell’Ispra:
Il valore della nube dipende da quanto materiale radioattivo é uscito, da quanto sta in alto e da quali fenomeni di diluizione é influenzato”. La dose attesa dovrebbe essere tra mille e 10mila volte meno di quella che arrivò dopo Chernobyl. Ci aspettiamo valori da 100 a 1.000 milionesimi di baquerel per metro cubo di aria.
A sapere cosa ci sia nella nube è un solo organismo internazionale ma che ha il divieto assoluto di pubblicare i dati. Come spiega bene Galileo nel suo post è il Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization (Ctbto) che svela su Nature:
Abbiamo il mandato dai nostri 182 stati membri di rendere pubblici i dati sismici”, spiega a Nature la portavoce del Ctbto Annika Thunborg, “ma non quelli sulla radioattività. Per cui, oggi, non possiamo dire cosa stiamo trovando in Giappone.
Dopo il salto le reazioni dei francesi (un tantinello più esperti in materia nucleare), che rassicurano, ma ammettono che il rischio zero non esiste.
Secondo l’ASN l’Autorité de sureté du nucléaire (ASN), la nube non avrà:
Nessuna conseguenza sulla salute e le radiazioni saranno da 1000 a 10.000 volte inferiori a quelle di Chernobyl.
Patrick Gourmelon, direttore della radioprotezione dell’IRSN (Institut de radioprotection et de sureté nucléaire) esprime il medesimo concetto:
I bambini possono uscire e è inutile precipitarsi nelle farmacie alla ricerca di pillole di iodio e si può consumare l’acqua.
Di contro Roland Desbordes, presidente del CRIIRAD (Commission de recherche et d’information indépendantes sur la radioactivité), non riesce a affermare il carattere assolutamente inoffensivo della nube. Desbordes ricorda perciò gli effetti delle radiazioni sugli esseri umani: cancro, specie alla tiroide, anomalie genetiche a breve e lungo termine:
Per una esposizione minima il rischio è minimo, ma esiste.
Foto | Flickr
Sui cieli d’Italia la nube radioattiva da Fukushima Daiichi: ci dobbiamo preoccupare?
