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Traffico illecito di rifiuti, in manette il vicepresidente del Pirellone

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il vicepredidente della regione lombardia arrestato con l'accusa di traffico illecito di rifiiuti e corruzione

Nella Milano dei leghisti duri e puri, dei cummenda tutti d’un pezzo accade che Franco Nicoli Cristiani (PdL), vicepresidente della Regione Lombardia finisca in manette con le accuse di traffico illecito di rifiuti e corruzione.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del comando provinciale di Brescia, dalla polizia e coordinate dai pm Silvia Bonardi e Carla Canaia, mentre le richieste di custodia cautelare sono state emesse dal Gip. Ebbene, grazie a una serie di intercettazioni telefoniche è emersa una presunta tangente da 100mila euro che sarebbe stata consegnata dall’imprenditore Pierluca Locatelli. Perché i soldi al politico Nicoli Cristiani? Per ammorbidirlo sui controlli nei cantieri della Bre-Be-Mi (Brescia, Bergamo, Milano) a Fara Olivana con Sola e a Cassano d’Adda ora sotto sequestro, dove sarebbero stati interrati abusivamente rifiuti illeciti. Non solo, ma la morbidezza sarebbe servita anche per le autorizzazioni facili della cava per amianto di Cappella Cantone nel Cremonese anch’essa sotto sequestro con l’impianto di Calcinate.

Le manette sono scattate per altre 9 persone tra cui anche per Giuseppe Rotondaro coordinatore degli staff dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambiente) che avrebbe ricevuto una tangente da 10mila euro.

Via | Il Giornale, Eco di Bergamo
Foto | Verdi Lombardia

Traffico illecito di rifiuti, in manette il vicepresidente del Pirellone

Emergenza rifiuti a Napoli, il video delle isole ecologiche mobili

Primi passi verso la normalità. Ecco cosa sta accadendo a Napoli in queste ore in una città sepolta sotto la monnezza di anni di emergenza rifiuti. Nessuna promessa miracolistica, ma piccole azioni che contribuiscono a creare una rete di raccolta differenziata. Si inizia con l’ordinanza del sindaco de Magistris e si prosegue con la prima installazione di isola ecologica mobile (il video in alto) voluta dall’assessore all’Ambiente Sodano nonché vicesindaco. Il Ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo, assicura che per incentivare la raccolta differenziata in Campania ci saranno 150milioni di euro e provvedimenti ad hoc che aiutino il trasferimento della monnezza.

Le cronache del mainstream mediatico ci raccontano di tafferugli, sacchetti bruciati, roghi, omettendo di scrivere o di dire che sono atti intimidatori della camorra ai danni dei cittadini napoletani perbene.

I punti del programma di Sodano sono:

  1. Ogni municipalità aprirà la sua isola ecologica in tempi brevi.
  2. Altri siti 3 di trasferenza sono stati individuati nel comune di Napoli piuttosto che altrove perché non è sua intenzione fomentare guerre tra territori.
  3. Mancano appena 60 giorni di tempo perché i cittadini producano un’opposizione legale al disastroso Piano Rifiuti della Regione.
  4. Contatto diretto con la Comunità Europea per ottenere uno stralcio dei fondi destinato al Piano dei Rifiuti della Regione ancora bloccato e farsi assegnare, presentando un Piano dei Rifiuti Comunale adeguato, la quota spettante alla città di Napoli.

Emergenza rifiuti a Napoli, il video delle isole ecologiche mobili

Legno illegale per mobili da giardino

arredo giardino, attenzione al legno illegale

Qualche giorno fa è stata la Giornata mondiale dell’ambiente dedicata quest’anno alla tutela delle foreste. Eppure il disboscamento e il commercio di legno illegale fa registrare una crescita esponenziale: quanto arredamento da giardino abbiamo nelle nostre case prodotto con legno arrivato illegalmente dall’altra parte del mondo? E chi può saperlo!

Ha provato a scoprirlo proprio come un eco-detective la rivista Ethical Consumer che ha analizzato il legno per mobili da giardino usato da 40 aziende britanniche. I risultati non sono stati molto incoraggianti: oltre 20 aziende non sono state in grado di dare certezza sul fatto che il legno da loro usato non provenisse da circuiti illegali.

Il commercio di legname illegale che arriva sopratutto da Malaysia e Indonesia è una vera piaga essendo la causa principale della distruzione delle foreste. Il paese in cui ne arriva di più è la Gran Bretagna, come denuncia The Guardian e probabilmente molto potrà una nuova legge che entrerà in vigore in Europa nel 2013 che vieterà appunto l’importazione illegale di legno. La EIA Environmental Investigation Agency, ha già dimostrato la filiera del riciclaggio di legname illegale nel mercato mondiale.

Nell’attesa che la legge diventi operativa , noi consumatori possiamo già contribuire alla tutela delle foreste imparando a acquistare prodotti certificati con etichetta FSC o rivolgendovi al mercato dell’usato.

Via | The Guardian
Foto | Flickr

Legno illegale per mobili da giardino

Dal primo settembre, via libera al Sistri

Nella serata di ieri è statao raggiunto l’accordo tra il ministero dell’Ambiente e le principali organizzazioni imprenditoriali, Confindustria e Rete Imprese circa l’entrata in vigore del Sistri, il sistema elettronico per la tracciabilità della filiera dei rifiuti speciali e di quelli urbani per la Campania, prevista a partire dal prossimo primo settembre.

Seppure dopo reiterati ritardi, quindi, il Sistri dovrebbe presto essere attivato. Il posticipo, tuttavia, sottolinea una nota del Ministero dell’Ambiente, è stato indotto dalle innumerevoli richieste promanate dalle associazioni di categoria a causa di alcuni problemi riscontrati in fase di sperimentazione del progetto. L’accordo definitivo, tuttavia,

recependo le esigenze evidenziate nelle ultime settimane dagli operatori del settore, ribadisce il valore del Sistri quale importante strumento di legalità e trasparenza nel delicato campo dei rifiuti

Più in dettaglio, il sistema per la rintracciabilità della spazzatura dovrebbe prevenire qualsiasi forma di occultamento della stessa, attraverso un sofistificato monitoraggio elettronico, spianando la strada a un maggiore controllo delle ecomafie nel nostro territorio ed entrerà in vigore in maniera graduale. Le prime imprese a dover fare i conti con il Sistri, saranno quelle con un numero di dipedenti superiore alle 500 unità, circa 5.000 impianti di smaltimento e incenerimento e 10mila trasportatori autorizzati a trasporti annui sopra le 3.000 tonnellate. Il 1 ottobre, invece, sarà la volta dei produttori di rifiuti con non meno di 250 lavoratori oltre ai Comuni, gli Enti e le imprese impegnati nella gestione dei rifiuti urbani della Regione Campania. Il primo dicembre, quindi, seguiranno le imprese più piccole mentre dal primo gennaio 2012 sarà la volta dei produttori di rifiuti pericolosi fino a 10 dipendenti.

Via | sistri, ecquo
Foto | Flickr

Dal primo settembre, via libera al Sistri

Emergenza rifiuti a Napoli, arriva l’esercito prima delle elezioni

Ecco tornare l’esercito per pulire dai rifiuti le strade di Napoli. A pochi giorni dalle elezioni amministrative e dopo circa due mesi di emergenza rifiuti, presidente del Consiglio in conferenza stampa annuncia l’arrivo di 73 mezzi e 170 uomini:

Per far ritornare Napoli ad essere una città civile.

Dell’emergenza rifiuti ne abbiamo scritto spessissimo su Ecoblog, sono napoletana e oggi ho le lacrime agli occhi per la violenza subita dalla mia città a opera dei suoi stessi figli, che invece di onorarla la depredano di ogni risorsa futura.

Un quadro di quali siano le reali cause, il potere e gli interessi economici che girano dietro una emergenza rifiuti lunga 20 anni, lo delinea bene l’ex senatore Tommaso Sodano nel suo libro denuncia La Peste. Lui combatte una battaglia titanica contro l’impero dei Casalesi e le mille collusioni con la politica.

Gnorsì: l’emergenza rifiuti a Napoli e in Campania è il frutto di una commistione di interessi che parte dagli imprenditori del Nord e arriva fino ai terreni e alle cave confiscati dalla camorra alla società civile per seppellirci ogni sorta di veleno. Nel mentre il braccio di ferro dei sacchetti per le strade di Napoli, usati come vero e proprio ricatto ambientale: più discariche per tutti i camorristi così da interrarci di tutto alla faccia di tutela dell’ambiente, delle falde acquifere e della salute dei cittadini.

Santa DIA aiutaci tu!

Emergenza rifiuti a Napoli, arriva l’esercito prima delle elezioni

Tecnova e sfruttamento immigrati nel fotovoltaico: scattano 15 arresti

Ricordate il caso Tecnova a Lecce? Ne scrivevamo qualche post fa della denuncia partita dagli immigrati coinvolti che raccontavano di come erano stati schiavizzati per costruire gli impianti fotovoltaici nel Salento.

Ebbene all’alba di stamane una operazione della squadra mobile di Lecce ha fatto scattare le manette per 9 persone, mentre altre sei sono ancora irreperibili, tutti dipendenti con vari titoli della società mista italo spagnola Tecnova. I capi di accusa sono: associazione a delinquere finalizzata alla riduzione e mantenimento in schiavitù, estorsione, favoreggiamento della clandestinità, truffa aggravata ai danni dello Stato. Sequestrate le quote sociali, attrezzature e materiali su ordine del Gip e su richiesta della DIA -Direzione distrettuale antimafia di Lecce e della Procura della Repubblica di Brindisi.

Per ulteriori informazioni si attende la conferenza stampa che terrà la Procura della Repubblica di Brindisi nelle prossime ore.

Via | Lecceprima

Tecnova e sfruttamento immigrati nel fotovoltaico: scattano 15 arresti

In Puglia gli spagnoli sfruttano gli immigrati per costruire parchi fotovoltaici gratis

In Puglia gli spagnoli sfruttano gli immigrati per costruire parchi fotovoltaici gratisCi sono posti, in Puglia, dove l’energia fotovoltaica è nera. E malamente sfruttata. La vicenda ricorda le coltivazioni di cotone: la Tecnova, azienda spagnola che sta costruendo molti parchi fotovoltaici a terra in Puglia, ha ingaggiato centinaia di immigrati a 55 euro al giorno per 7 ore di lavoro. Salvo poi farli lavorare il doppio e per metà della paga.

Ciliegina sulla torta: non paga un centesimo da tre mesi. Gli immigrati non ce l’hanno fatta più e si sono ribellati: denunce ai sindacati e agli avvocati, manifestazioni davanti la sede brindisina di Tecnova (ma sono tutti spariti, si dice siano tornati in Spagna di gran corsa) e clamore mediatico annesso perché, come riporta Brindisireport lo sfruttamento raggiunge livelli ottocenteschi:

Chi protesta, licenziato. Chi si ammala, licenziato. Chi si assenta, licenziato. Chi perde un occhio, chiede di poter ricevere le giuste cure e presentare il certificato medico, licenziato.

Alla fine la magistratura ha anche aperto un’inchiesta per fare chiarezza su questa modernissima forma di caporalato. A quanto pare, infatti, c’è dietro qualcuno che recluta gli immigrati. Una nuova forma di ecomafia?

Via | Brindisireport.it, Lecce Prima
Foto | Flickr

In Puglia gli spagnoli sfruttano gli immigrati per costruire parchi fotovoltaici gratis

Giugliano: avvelenati 12 pozzi di acqua ma l’agricoltura non si ferma

resit, pozzi avvelenato a Giugliano, arpac conferma Pozzi d’acqua avvelenati, a rischio le falde acquifere e disastro ambientale entro il 2064. Questo lo scenario da incubo che tocca Giugliano comune-paesone alle porte di Napoli, nel cuore della Terra dei fuochi. Secondo le ultime analisi dell’Arpac sono avvelenati 12 pozzi di acqua e con sostanze cancerogene, dove si è trovato tricloro e il tetracloro etilene che arriverebbero anche dall’Acna di Cengio. Nella zona coltivazioni di pesche, mele annurche, peperoni, broccoli, fragole, susine. Ma il sindaco Giovanni Pianese rassicura che non ci sono problemi:

I nostri prodotti sono costantemente monitorati dalle industrie che li comprano per surgelarli e i risultati hanno sempre mostrato che non sono pericolosi.

Intanto però Pianese non ha ancora chiuso i pozzi e ha richiesto un tavolo istituzionale tra il comune e Mario De Biase liquidatore del Commissariato alle Bonifiche. A essere contaminata è oramai la falda acquifera. Lo è già dal 2008, ma oggi lo confermano anche le analisi dell’Arpac. Riporta Il Mattino la dichiarazione del sindaco Pianese (20-03-2011, pag. 51):

Ho chiesto tavolo istituzionale mi è stato risposto che la competenza è del commissariato per le bonifiche: allora si prenda lui la responsabilità di chiudere. Io non posso essere chiamato a ratificare decisioni altrui. Certo, bisogna tutelare la salute, ma bisognerà anche vedere quali saranno gli influssi sull’agricoltura. De Biase ha già chiesto all’Agenzia regionale per la protezione ambientale di analizzare le acque di altri trenta pozzi: se le indagini confermeranno ancora la diagnosi di Balestri la chiusura risulterà generalizzata.L’obiettivo finale è quello di monitorare tutti i 190 pozzi censiti nel giuglianese.

Nel mentre ai contadini è comunque stato detto di non usare l’acqua dei pozzi sebbene non vi siano stati apposti i sigilli. Scrive laboratorio Campano:

Come ad Acerra, i contadini di Giugliano hanno il divieto di utilizzare l’acqua dei pozzi. Per irrigare, ufficialmente utilizzano l’acqua fornita dal Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno. Tuttavia, in molti casi i pozzi continuano ad essere utilizzati nonostante il divieto imposto. Ma i problemi derivanti dalla presenza delle discariche contenenti rifiuti tossici che i contadini di Giugliano devono affrontare non si limitano all’inquinamento della falda acquifera. In molte zone, infatti, per via di un fenomeno di asfissia delle radici delle piante, causato dalla presenza massiccia di metano non captato nella terra, gli agricoltori sono costretti a passare dalla coltivazione di alberi da frutto a quella di piante con un ciclo di produzione più breve, come il mais. È capitato, inoltre, che intere piantagioni della zona si incendiassero o che prendessero fuoco i pozzi, dai quali invece che acqua usciva gas infiammabile.

Ma tutti questi veleni come ci sono arrivati nel sottosuolo di Giugliano? Dalla Resit, azienda di smaltimento di Cipriano Chianese indicata dal pentito Gaetano Vassallo (ne scrive Tommaso Sodano nel suo libro-denuncia La Peste) come il crocevia dello smaltimento di rifiuti pericolosi. In sostanza arrivavano alla Resit i rifiuti pericolosi da tutt’Italia e piuttosto che essere trattati a dovere venivano semplicemente seppelliti nelle tante cave della discarica di Scafarea nel giuglianese.

Ecco una buona ricostruzione di Infosannio:

Dalla Resit sarebbero state sotterrate 341 mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, a cominciare dai fanghi dell’Acna di Cengio; 160 mila e 500 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi; 305 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani. E gli sversamenti sarebbero continuati fino al 2008 anche se il sito era stato sequestrato già nel 2004. Quella della discarica killer è una delle storie più incredibili dell’infinita emergenza rifiuti. Lo sversatoio aperto in località Scafarea dall’avvocato Chianese fu utilizzato dal commissariato di governo. Nel periodo dal 2001 al 2003 il sub commissario Facchi aveva concesso a Chianese, già più volte indagato, di ampliare del venti per cento le volumetrie della Resit per portarvi rifiuti speciali e questo ha fatto sì che negli invasi già congestionati si mescolassero i rifiuti pericolosi con quelli urbani. Poi tra il 2003 e il 2004, quando il sito fu gestito dal consorzio di bacino Napoli 3, si sarebbe realizzato un ulteriore sovrasfruttamento anche a causa dell’accordo raggiunto con Fibe Campania per lo stoccaggio delle balle.

Ecco dunque che sulla base delle indicazioni date dal pentito Vassallo e dalle analisi confermate da Arpac per Giovanni Balestri, geologo toscano incaricato dalla Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Napoli di indagare sul contenuto delle acque nei pozzi, si prefigura entro il 2064 il disastro ambientale a causa dell’inquinamento totale della falda acquifera. La soluzione sarebbe la bonifica, partita nel 2010, di quel che il ventre malato di Giugliano ancora accoglie. Ma stenta a decollare perché mancano ancora le analisi su tutti i pozzi.

Scrive Laboratorio Campano a proposito di quel che accadrà secondo il geologo Balestri nel 2064:

Il professor Balestri sostiene che entro il 2064 il disastro ambientale totale diventerà inevitabile,quando cioè il percolato altamente tossico che fuoriesce inesorabilmente dagli invasi sarà completamente penetrato nella falda acquifera che è collocata al di sotto dello strato di tufo sopra il quale si trovano le discariche. I veleni contamineranno decine di chilometri quadrati di terreno e tutto ciò che lo abiterà.

Infatti, sottolinea Balestri nella sua relazione alla Procura della Repubblica di Napoli:

La contaminazione si estende sin oltre i confini provinciali interessando la popolazione di numerose masserie che utilizzano ancora i propri pozzi anche per l’uso alimentare personale. Ugualmente in zona si trovano numerose attività agricole e zootecniche che utilizzano l’acqua estratta da questa falda per l’irrigazione e il beveraggio.

Via | Vesuvius, Infosannio, Laboratorio Campano
Foto | 9online

Giugliano: avvelenati 12 pozzi di acqua ma l’agricoltura non si ferma

Alle ecomafie piacciono le discariche

una discarica nel parco nazionale del vesuvio

La questione emergenza rifiuti in Campania è assai complessa. Non è solo una questione di sacchetti di immondizia depositati nelle strade. Ma è la rappresentazione urbana delle performances del governo locale, regionale e nazionale; nonché evidenza della presenza di una certa criminalità organizzata. Se vi siano poi collusioni tra questi due soggetti, spetta alla magistratura stabilirlo.

Una cosa però, la magistratura già la sa, assieme a tante altre ovviamente, è che le discariche piacciono molto, tantissimo alle ecomafie. Nell’audizione che si è tenuta a porte chiuse alla Commissione bicamerale sui rifiuti, sono stati ascoltati il maggiore Giovanni Caturano comandante del gruppo carabinieri tutela ambiente di Napoli e Paolo Mancuso Procuratore di Nola.

Ebbene, fa notare il Pm Mancuso che oltre che a Bertolaso anche alle ecomafie interessa che vi sia una discarica all’interno del parco Nazionale del Vesuvio, poiché non solo in quel buco si può seppellire di tutto, ma le grinfie della camorra si allungherebbero su appalti, movimenti di mezzi pesanti, distribuzione della nuova moneta, che sono i posti di lavoro.

Preoccupazione, invece è stata espressa per l’inceneritore di Acerra da Mancuso. Riporta L’Acerrano che il magistrato avrebbe espresso preoccupazione per:

Lo stato insoddisfacente dell’impianto e ritardi da parte della società di gestione. In sostanza mancherebbero rilevazioni attendibili sugli scarichi e una idonea documentazione che consenta una lettura di sistema sulla sicurezza per il territorio e la cittadinanza.

Anche i carabinieri della tutela ambientale, come ha riferito il maggiore Caturano, esprimono preoccupazione. Come riporta Il Mattino, anche se non furono eseguite indagini dirette sul funzionamento dell’inceneritore, si indagò sugli impianti di lavorazione dei CDR, il combustibile da rifiuti. E le indagini, che sono diventate tre procedimenti penali ancora in atto, svelarono che il CDR adottato non solo era di scars qualità ma sforava per quantità quelle supportate dall’impianto. Né più e né meno, insomma quanto vanno denunciando i comitati cittadini.

Infine, Partenope Ambiente società del gruppo A2A e che gestisce l’inceneritore di Acerra prende le distanze e dichiara:

Le emissioni del termovalorizzatore di Acerra (Napoli) sono rigorosamente monitorate secondo le procedure previste dalla legge e dalle prescrizioni autorizzative e vengono sistematicamente trasmesse agli enti di controllo con le modalita’ stabilite. In riferimento alle emissioni di piombo e mercurio le stesse risultano ampiamente inferiori sia ai limiti fissati dalla normativa europea e nazionale, sia a quelli, più restrittivi, fissati dall’Autorizzazione integrata ambientale per l’impianto di Acerra.

Via | Il Mattino, L’Acerrano
Foto | Flickr

Alle ecomafie piacciono le discariche

L’ultima cena: dopo Biutifùl cauntri Peppe Ruggiero racconta le agromafie

La copertina del libro di Peppe Ruggieri: L'ultima cena,a tavola con i boss Con Biutifùl cauntri Peppe Ruggiero aveva portato alla luce il malaffare e la malapolitica non solo in Campania, sia chiaro, ma del Bel Paese tutto fatto con il traffico dei rifiuti, specie pericolosi. Con L’Ultima cena, a tavola con i boss (Verdenero inchieste, 184 pagg. 14 euro), Ruggiero fa emergere il malaffare e la malapolitica dell’agroalimentare. In una parola, sono le mafie che decidono cosa dobbiamo mettere ogni santo giorno nel piatto. Ho letto di un fiato il suo libro in anteprima, sarà in libreria dal 15 settembre; 184 pagine che disegnano le attività, di quelli che Ruggiero definisce senza mezzi termini:

Ministri dell’agricoltura della mafia in pectore.

Non sembri assurdo un racconto del genere. Non è spettacolarizzazione, non è sensazionalismo: è la sporchissima verità. Scrive Ruggiero alle pagg. 20-21 del suo libro:

Il meccanismo lo ha spiegato Franco Roberti, ex della DDA di Napoli, oggi procuratore capo a Salerno, in un’audizione alla Commissione parlamentare antimafia: «I commercianti sono costretti a trattare questo o quel prodotto, questo o quel marchio, ma ricevono spesso dei vantaggi. Acquistano a prezzi abbordabili perché la camorra compra in grandi quantità e sottocosto. Ricicla. I commercianti hanno poi il vantaggio dell’esclusività. Si eliminano i concorrenti. Si crea un regime di monopolio». E a pagare sono solo i consumatori: i prezzi, tra pizzo e tangente, continuano a salire senza nessuna garanzia sulla qualità dei prodotti. Non è questione di gusti. E nemmeno di prezzo. È solo uno sporco affare. L’ennesimo affare di camorra.

A leggere il menù imposto dalla camorra si resta disgustati: dal caffè, al pane, al burro, dalla carne ai gelati, tutto è sotto le grinfie della piovra. Sono loro che decidono che marchi devono essere distribuiti, in quali zone e a che prezzo; sono loro che forniscono a panifici e pizzerie la farina adulterata; nei bar il caffè è miscelato con materie di scarto; che distribuiscono in Europa burro che causa cirrosi epatica. La carne è poi trattata nel peggiore dei modi: macelli clandestini, animali malati e dopati venduti come sani a ignari clienti, tutto serve per fare soldi. Il business agroalimentare di Gomorra frutta ai clan all’anno circa 70milioni di euro.

Il business è non solo nazionale ma europeo: da Porto Maghera a Canicattì tutto l’agroalimentare passa per le mani delle mafie. A rimetterci non solo i consumatori ma anche i lavoratori strozzati dal “sistema mafia” e specie se extracomunitari usati come schiavi. Per ora solo una piccolissima soluzione, affidarsi a prodotti certificati e che provengono da terreni sottratti ai signori del crimine come quelli commercializzati con il marchio Libera Terra, voluto da Don Ciotti.

L’ultima cena: dopo Biutifùl cauntri Peppe Ruggiero racconta le agromafie