Posts Tagged ‘ecosistema marino’

Inquinamento mari e oceani, responsabili i tessuti in pile lavati in lavatrice

A mettere in allarme la salute dei nostri mari sarebbero i lavaggi in lavatrice di maglioni, sciarpe, cappellini e guanti in pile.

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Inquinamento mari e oceani, responsabili i tessuti in pile lavati in lavatrice

Ecosistemi a rischio: individuate 13 aree nell’Artico

Le 13 aree più a rischio per la biodiversità e il patrimonio naturalistico si trovano nell’ Artico , tra esse lo Stretto di Bering e la costa del Mare di Barents.

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Ecosistemi a rischio: individuate 13 aree nell’Artico

Biotecnologie marine, l’Europa può rilanciare il settore

La biotecnologia marina , ossia l’insieme delle applicazioni tecnologiche della biologia marina ed acquatica, è una disciplina in forte aumento. I dati più recenti indicano che il mercato della Blue biotechnology ha un valore di 2,8 miliardi di euro nella sola Europa e che per i prossimi anni può crescere fino al 12% ogni anno se industria e ricerca andranno di pari passo. Come ha affermato il Presidente della Marine Board della Fondazione europea della scienza (FES) Lars Horn , l’Europa entro il 2020 può guidare il mercato della biotecnologia marina.

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Biotecnologie marine, l’Europa può rilanciare il settore

Ecosistema marino minacciato dai relitti

La salute dei mari è messa a rischio da migliaia di relitti di navi militari della Seconda guerra mondiale che giacciono sui fondali marini di tutto il mondo, anche in Italia. L’allarme, lanciato questa mattina dal mensile Focus , riguarda soprattutto quei residui bellici ancora pieni di petrolio , o peggio ancora, di sostanze chimiche estremamente dannose per gli ecosistemi marini

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Ecosistema marino minacciato dai relitti

Polo Nord in pericolo a causa dei cambiamenti climatici e della pesca a strascico

Le immagini dei fondali dell’Oceano Artico sono state rese note da poche ore da Greepeace , eppure gli scatti meravigliosi e il video della spedizione “ Artic Under Pressure ” su YouTube ha già ricevuto migliaia di visite! Anemoni di mare , coralli molli , tunicati e specie spettacolari che vivono nei fondali del Polo Nord rischiano di sparire per sempre se l’uomo non interviene subito per fermare lo scempio che sta facendo del nostro Pianeta.

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Polo Nord in pericolo a causa dei cambiamenti climatici e della pesca a strascico

Marea Nera: Robert Redford con "The Fix" si scaglia contro le compagnie petrolifere

Robert Redford, il noto attore insignito dal Times del titolo di “super ambientalista” nonostante una inspiegabile opposizione alla costruzione di un eco villaggio in California, torna più agguerrito che mai a difendere la Natura concentrandosi, questa volta, sull’ecosistema marino devastato dall’orribile flagello della Marea Nera.

In “the Fix” un corto realizzato ad hoc sul tema, l’attore dopo aver sottolineato l’altissimo peso specifico del disastro ambientale della Deepwater Horizon sull’economia statunitense chiede un attivismo partecipato in modo da fare pressioni sui governi e sulle compagnie petrolifere che spesso, soprattuto negli Usa, finanziano le campagne elettorali in un pericoloso gioco che unisce troppo spesso la politica all’economia. Redford, inoltre, ricorda il suo lavoro alla Standard Oil quando, da ragazzo, ebbe modo di scontrarsi con la profonda dicotomia tra le campagne pubblicitarie che seducono con un decantato rispetto per l’ambiente da parte delle compagnie petrolifere e la laconica verità dei fatti…

Smettete di dare ascolto alla propaganda delle compagnie petrolifere e alle loro marionette al Congresso, che è solo nel loro interesse. Fa male alla salute

L’ultimo appello, poi, è per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio con la scelta delle fonti rinnovabili (sole e vento).

Via | Youtube

Marea Nera: Robert Redford con “The Fix” si scaglia contro le compagnie petrolifere

Marea nera: le foto terribili del pellicano bruno divorato dal petrolio

Marea nera: le foto terribili del pellicano bruno divorato dal petrolio

Grazie al commento di alexandros80, vi posto le terribili immagini di un pellicano bruno completamente invischiato nel petrolio. Il greggio oramai sta distruggendo l’ecosistema marino nel Golfo del Messico. Non sono prevedibili, tra l’altro, le conseguenze che si avranno a lungo termine sull’uso del Corexit, il diluente usato per provare a disperdere più rapidamente il greggio nelle acque. Più sotto il post dell’ennesimo tentativo della Bp di chiudere la falla, il cui esito sarà noto solo tra 12-24 ore.

Nel frattempo, dall’esplosione del 20 aprile a oggi sono trascorse 6 settimane, milioni di barili di petrolio finiti in mare e cinque tentativi falliti da parte di Bp di chiudere il pozzo.

Marea nera: le foto terribili del pellicano bruno divorato dal petrolio
Marea nera: le foto terribili del pellicano bruno divorato dal petrolio Marea nera: le foto terribili del pellicano bruno divorato dal petrolio Marea nera: le foto terribili del pellicano bruno divorato dal petrolio

Il resto delle foto le trovate qui.

Marea nera: le foto terribili del pellicano bruno divorato dal petrolio

Marea nera Bp: peggiora il disastro ambientale a causa del solvente Corexit 9500

I solventi usati per diluire il petrolio più pericolosi del greggio

Secondo gli scienziati russi il disastro della dispersione di greggio nel Golfo del Messico a causa dell’affondamento della piattaforma per estrazione petrolifera Deepwater Horizon della Bp, sta assumendo i contorni di una tragedia apocalittica. La valutazione, che è stata raccolta in un dossier e presentato al Presidente Medvedev, si basa sull’uso massivo del Corexit 9500 il solvente pompato direttamente nella perdita a 1500 Km sotto il livello del mare. Secondo la relazione prodotta dai russi, la Bp sta tenendo nascosta alla pubblica opinione, la reale entità della perdita, coperta dal solvente, stimata in 2,9 milioni galloni al giorno.

Inoltre, riferiscono i russi nel loro dossier, la dispersione nella acque del Golfo del Messico del solvente Corexit 9500 è più inquinante del petrolio. Il solvente sviluppato originariamente da Exxon e ora prodotto dalla Nalco Holding Company di Naperville, Illinois, è quattro volte più tossico del petrolio.

In un rapporto scritto da Anita George-Ares e James R. Clark per Exxon Biomedical Sciences, Inc. intitolato Acute Aquatic Toxicity of Three Corexit Products: An Overview, il solvente è risultato essere uno degli agenti più tossici mai sviluppato. La tossicità peggiora se entra in relazione con acqua dalla temperatura più elevata, come quella attualmente presente nel Golfo del Messico.

La United States Environmental Protection Agency (EPA) una volta scoperto l’uso del solvente ha ordinato a BP la sospensione ma la compagnia petrolifera si è rifiutata affermando che la loro unica alternativa al Corexit era un agente di dispersione ancora più pericoloso, il Sea Brat 4.

In realtà sembra non ci siano troppe differenze tra i due solventi: se il Sea Brat 4 degrada in un composto organico il nonilfenolo tossico per l’ecosistema marino; il Corexit, sebbene degradi più velocemente, in 28 giorni, a causa delle calde acque del Golfo passa dallo stato liquido a quello gassoso e viene assorbito nell’atmosfera e le sue molecole sono poi disperse sotto forma di pioggia.

Via | Beforeitsnews
Foto | NASA

Marea nera Bp: peggiora il disastro ambientale a causa del solvente Corexit 9500

Il Mediterraneo secondo l’Enpa: "Salviamo il mare" con più azioni concrete e meno incontri al vertice.

Nella giornata di ieri, l’Enpa, con il sostegno di Life gate, ha inaugurato ufficialmente la campagna Salviamo il mare in cui sono state avanzate numerose proposte al Governo del nostro Paese finalizzate alla tutela degli ecosistemi marini. Argomento terribilmente urgente, questo, come testimoniano i fatti attualmente legati alla Deepwater Horizon

Abbiamo bisogno di più azioni dirette e concrete e meno conferenze e incontri al vertice

ha sentenziato, giustamente, Carla Rocchi, Presidente nazionale dell’Ente, evidentemente esasperata dal continuo sperpero di denaro pubblico e di riunioni fallite attorno a cui ruota il tema della tutela della biodiversità, relegata, il più delle volte, ad una semplice parola e (quasi) mai ad un fatto tangibile. Fulcro della discussione è l’impatto delle attività e delle distrazioni antropiche sulla fauna pelagea ree della produzione del 70% circa degli inquinanti presenti in mare. Si tratta di reflui provenienti da allevamenti ed industrie dalla composizione letale di nitriti, nitrati, fosforo, azoto e vari metalli pesanti. Ma anche fertilizzanti e sostanze chimiche che, avario titolo, favoriscono la proliferazione delle alghe. Nè possono essere esclusi da questo elenco i rifiuti prodotti dalle imbarcazioni. Altro punto nodale,poi, su cui si è concentrata la discussione è il traffico petrolifero nel Mediterraneo, veicolo del 60% del commercio mondiale di greggio per un totale di circa 400 milioni di tonnellate annualmente transitanti nelle sue acque. Secondo l’Enpa, nel decennio 1990-1999, ben 250 sarebbero stati gli incidenti accertati con la conseguente dispersione di 22.150 tonnellat di idrocarburi nel Mare Nostrum. La plastica, poi – e in particolare le buste di questo materiale che vengono spesso scambiate per meduse dalle ignare tartarughe – uccide 2 milioni di uccelli e circa 100mila mammiferi marini. Anche le sigarette, come si ricorderà, sono pericolose per l’ambiente marino con il loro mix letale di nicotina, polonio, benezene, acetone, toluene, acido cianidrico e ammoniaca tanto da suggerire all’Enpa provvedimenti per la loro raccolta differenziata

L’evento è stato simbolicamente celebrato a bordo del motoveliero dell’Ente Nazionale Protezione Animali – il Maud – in procinto di salpare alla volta delle maggiori località marittime italiane. Qui, verranno organizzate iniziative ad hoc, ugualmente ludiche, di informazione sulla tutela del mare e dei suoi abitanti, corsi di cetologia, week -end e settimane naturalistiche ma anche attività di ecovolontariato.

Foto | Flickr

Il Mediterraneo secondo l’Enpa: “Salviamo il mare” con più azioni concrete e meno incontri al vertice.