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Vittorio Sgarbi getta la maschera: meglio il petrolio che l’eolico

Finalmente Vittorio Sgarbi si è mostrato per quel che è: non uno strenuo difensore del paesaggio, parola tra l’altro che in sé vuol dire tutto e niente, bensì un convinto e fattivo amico dell’industria del petrolio.
Secondo quanto riporta l’Agi, infatti, il sindaco di Salemi avrebbe scoperto le carte su petrolio, eolico e paesaggio invitando in città il professore russo Vladimir Kutcherov, noto per le sue teorie che negano il picco del petrolio, negano la pericolosità delle estrazioni petrolifere e auspicano che il petrolio sia alla base della produzione di energia nel XXI secolo, anche di più di quanto lo sia oggi.
Il professore, addirittura, vorrebbe riscrivere la storia scientifica del petrolio affermando che non si tratti di un combustibile fossile derivante dalla decomposizione, in milioni di anni, di materiale organico bensì del prodotto di alcune reazioni chimiche che da sempre sono in atto nelle profondità del pianeta terra.
Proprio per queste teorie Sgarbi ha invitato Kutcherov in città:
L’ho invitato con entusiasmo a Salemi per chiedergli di illustrare la sua teoria e offrire, in aree definite, concessioni per l’estrazione del petrolio, discutibili nel Val di Noto e certamente realizzabili nel Val di Mazara con un impatto ambientale tecnicamente piu’ modesto di quello dei parchi eolici. Mi sembra che la proposta possa interessare petrolieri che conoscono Salemi – e hanno, ahime’, interessi nell’eolico – ma che potrebbero invece rientrare nell’alveo della loro impresa primaria. Un futuro all’avanguardia nell’approviggionamento di gas metano renderebbe la Val di Mazara ricca e offrirebbe una risposta a quanti hanno sfigurato il paesaggio con le pale eoliche e, non paghi, vogliono ulteriormente umiliarlo con i pannelli fotovoltaici
Ecco, quindi, il vero Sgarbi: più petrolio per tutti. O quasi: non nel Val di Noto, dove lo stesso sindaco ha qualche interesse personale, per il resto no problem. Ci spieghi Sgarbi, a questo punto, come mai le Soprintendenze ai Beni Archeologici, Naturalistici e Paesaggistici di mezza Sicilia sono in allarme per la nuova ondata di concessioni petrolifere firmate dal governo Lombardo.
Che, come vi abbiamo già raccontato, finge di criticare l’industria del petrolio ma non fa nulla per bloccarla.
Via | Agi, Corriere della Sera
Foto | Flickr
Vittorio Sgarbi getta la maschera: meglio il petrolio che l’eolico
Nucleare: la ricerca Ambrosetti prevede un risparmio fino a 76 miliardi di euro. Ma fa i soliti errori…
I nuclearisti italiani sono eccitatissimi per i dati snocciolati ieri a Cernobbio da Fatih Birol, Capo Economista dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie). Dati contenuti nella ricerca “Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”, realizzata da The European House-Ambrosetti, e che ha per committenti i due protagonisti del ritorno italiano al nucleare: Enel ed Edf.
La ricerca è un panegirico in circa 300 pagine della produzione di energia elettrica da fonte nucleare, partendo dai risparmi economici, passando per quelli ambientali e finendo con alcune osservazioni geopolitiche su una futura Italia nucleare.
Ovviamente, secondo la ricerca, va tutto bene: il nucleare è sicuro, economico, utile al tessuto industriale italiano. Inutile mettersi a fare guerre di religione su queste affermazioni, si finirebbe solo per prendersi per i capelli e dividersi per posizioni ideologiche.
Alcune osservazioni, però, vanno fatte. Soprattutto per il lato economico che, con la crisi nera che c’è, è quello che affascina di più i neo e vetero nuclearisti.
La ricerca offre tre “scenari puramente ipotetici e di studio (non di previsione)”: “riferimento”, “alternativo” e “integrazione”.
Il primo considera l’Italia al 2030 nel caso in cui tutte le previsioni del Pacchetto Clima della Ue e del Piano di Azione Nazionale per le Rinnovabili vadano in porto: 73% di energia elettrica prodotta da fonti fossili e 27% da fonti rinnovabili.
Il secondo considera uno sviluppo maggiore delle rinnovabili e niente nucleare: 62% fossili e 38% rinnovabili.
Il terzo considera anche il nucleare: 48% fossili, 27% rinnovabili, 25% nucleare.
Bene, secondo lo studio Ambrosetti con la terza ipotesi l’Italia risparmierebbe grazie al minor costo della produzione dell’energia e grazie al mercato internazionale delle emissioni di CO2 per un totale che va dai 39 miliardi di euro (32 per la produzione e 7 per le quote di CO2) ai 76 miliardi (57+19).
Le variazioni dipendono dal fatto che, sul mercato internazionale dei crediti di carbonio, il valore della CO2 sale e scende.
Nello scenario più favorevole al nucleare, quindi, un quarto del risparmio deriva dal risparmio nel mercato della CO2, da sempre ferocemente screditato dai detrattori delle rinnovabili. Il resto dai minori costi di produzione dell’energia. Costi, come si sa, in buona parte derivanti dalle spese preventive per fare le centrali nucleari.
Quali dati sono stati presi in considerazione per sapere quanto costa fare una centrale nucleare? Leggiamo la ricerca, a pagina 45:
La stima del costo della generazione da nucleare è stata derivata integrando le stime NEA/OCSE con l’analisi condotta da EDF in base all’esperienza maturata nell’avvio e nella gestione di nuovi impianti
Cioè, in pratica, per determinare quanto costa produrre energia nucleare lo hanno chiesto a chi gli ha commissionato lo studio. Forse le stime NEA/OCSE non erano sufficientemente favorevoli? Misteri nucleari…
Ma non è tutto: sapientemente e quasi onestamente lo studio prende in considerazione i costi della gestione delle centrali post mortem, il cosiddetto decommissioning:
Ulteriore aspetto importante, in tema di nucleare, sono i costi dello smantellamento; questi sono in funzione di: tipo di impianto, tempo trascorso dalla chiusura dell’impianto, tecnologia impiegata.
Il costo stimato ammonta a circa il 10-20% del costo di produzione, se si iniziano i lavori entro cinque anni dalla chiusura, quando molte operazioni possono essere effettuate a distanza da un macchinario telecomandato.
La stima non include lo stoccaggio dei rifiuti prodotti dalle operazioni di smantellamento, come pure lo stoccaggio e l’eventuale rirpocessamento del combustibile irraggiato
Cioè, in pratica, col nucleare l’Italia potrebbe risparmiare, comprese le cifre imposte dai fanatici dell’ambiente per evitare il fantomatico riscaldamento globale, quasi 80 miliardi. Sempre che non si considerino le spese derivanti dallo stoccaggio plurisecolare delle scorie radioattive. Spese, ovviamente, incalcolabili: se esiste un economista in grado di dire quanto prenderà di stipendio il guardiano del deposito geologico italiano (se mai lo costruiranno) nel 2.222 dopo Cristo credo che meriti il Nobel.
Vogliamo prendere atto del fatto che, a fronte di alcuni costi del nucleare che possono essere stimati (sindrome di Olkiluoto a parte), una buona fetta di essi sfugge persino alle più rosee previsioni?
Via | Ambrosetti
Foto | Flickr
Veleni: a Ortona in arrivo un carico da 75mila tonnellate l’anno di Pet Coke. Il Wwf affila le armi
Brutte notizie per gli abruzzesi: nei pressi di Ortona potrebbe presto sorgere un deposito di Pet Coke e, di conseguenza, potrebbero transitare 75.000 tonnellate di questo pericolosissimo scarto del petrolio (anche se il governo italiano, i barba alle direttive europee, lo considera un combustibile e non un rifiuto speciale).
L’azienda che vorrebbe costruire il deposito ha chiesto l’esonero dalla procedura di Via e ora spetta alla Regione dare il suo parere in merito.
Non sapete cosa sia il Pet Coke? Un esponente di Legambiente una volta lo definì “quel che resta dalla lavorazione del maiale petrolio”. Il Wwf Abruzzo, che si prepara a dar battaglia, ne da questa definizione:
Il Pet-Coke è l’ultimo prodotto delle attività di trasformazione del petrolio, tanto da guadagnarsi il nome di “feccia del petrolio”. Contiene una miscela di sostanze estremamente pericolose, come idrocarburi policiclici aromatici (IPA), metalli pesanti(vanadio, nichelio), alto contenuto di zolfo (anche oltre il 7%) e cloro. Le sostanze contenute nel pet-coke oltre ad una tossicità intrinseca sono indicate anche come cancerogene (come il benzopirene) e/o mutagene. La prima proprietà provoca tumori di vario genere, la seconda modificazioni genetiche, tra cui malformazioni nei nascituri
Volete sapere cosa pensa chi vive e lavora vicino al Pet Coke? Chiedetelo agli abitanti di Gela, in Sicilia, dove il Pet Coke viene bruciato all’interno della centrale termoelettrica del polo petrolchimico. Guardate qui…
Via | Wwf Abruzzo
Foto | Flickr
Veleni: a Ortona in arrivo un carico da 75mila tonnellate l’anno di Pet Coke. Il Wwf affila le armi
Brianza Web Plan: Innovazione Sostenibile e Territoriale – Obiettivi, strategie e possibilita’
:: L’Ing. Giorgio Meroni e l’Ing. Mirko Paglia hanno partecipato al concorso di idee indetto dagli Ordini degli Ingegneri delle Province di Como, Lecco e Monza e Brianza. Il bando indetto dalle associazioni aveva lo scopo di far emergere le peculiarità geografiche e socioeconomiche del territorio Brianteo, attraverso uno o più progetti volti allo sviluppo [...]
Excerpt from:
Brianza Web Plan: Innovazione Sostenibile e Territoriale – Obiettivi, strategie e possibilita’
Efficienza energetica: da oggi addio alle vechie lampadine da 75 Watt

Procede senza sosta il progressivo addio dell’Europa alle vecchie lampadine a incandescenza: da oggi escono dal mercato quelle da 75 Watt. Potranno essere vendute solo quelle rimaste i magazzino, quindi nel giro di pochi mesi dovrebbe essere praticamente impossibile trovarle sugli scaffali dei negozi.
La decisione di sostituire le vecchie lampade con prodotti più moderni ed efficienti, come le lampade a risparmio energetico fluorescenti o a led, è stata presa dall’Unione europea che, esattamente un anno fa, aveva tolto dal mercato quelle da 100 Watt. Tra un anno esatto toccherà a quelle da 60 Watt, poi a quelle da 40 da 25 Watt nel settembre 2012.
L’Ue ha fatto due calcoli e stima che, sostituendo tutte le lampadine di vecchia generazione con quelle nuove si potrebbero risparmiare fino a 40 miliardi di KW/h l’anno, con conseguente risparmio 15 milioni di tonnellate di CO2. Per fare un paragone: quanto consuma uno stato come la Romania in un anno intero.
Vantaggi, oltre che per l’ambiente, anche economici: una abitazione media europea, quando avrà cambiato tutte le lampadine, potrà risparmiare dai 25 ai 50 euro l’anno sulla bolletta dell’energia elettrica. Valori modesti, se confrontati al vantaggio ambientale, ma che vanno ad affiancare quelli realizzati aggiornando il “parco elettrodomestici” con lavatrici, forni e frigo più efficienti.
Tra le tecnologie sostitutive della vecchia lampadina a filamento l’Europa consiglia i Led: fino all’80% in meno di consumi a parità di luce prodotta e una vita media immensamente più lunga. Ed è su questo fronte, in realtà, che gli europei otterranno i maggiori risparmi.
Via | Parlamento Europeo
Foto | Flickr
Efficienza energetica: da oggi addio alle vechie lampadine da 75 Watt
Brindisi-Cerano: mega fotovoltaico sui terreni inquinati dal carbone? Il patron del Palermo Calcio Zamparini pronto a sfidare Enel
Che il patron del Palermo Calcio, Maurizio Zamparini, non tema le grandi è noto ormai a tutti, tifosi e non. Ma questa volta la sfida è veramente grossa…
Non parliamo di calcio, però, ma di energia: Zamparini sfida l’Enel. E lo fa nell’ormai famosissima “location” di Brindisi-Cerano che già ospita, oltre ad un concerto l’anno, anche una gigantesca centrale termoelettrica a carbone. Gigantesca ed inquinante, tanto è vero che è vietato coltivare i terreni intorno all’impianto ed è in corso un braccio di ferro Enel-Comune-agricoltori su tutta una serie di risarcimenti. Per finire, come se non bastasse, c’è anche un’inchiesta penale in corso.
Cosa ci fa Zamparini da quelle parti? Un mega impianto fotovoltaico a terra. Ma mega veramente: 500 MW per 1,5 miliardi di investimento su decine e decine di ettari di terreno. Buona parte dello spazio occupato, però, non dovrebbe far arrabbiare i detrattori del fotovoltaico visto che si tratta dei terreni resi non coltivabili dalle ceneri del carbone della vicina centrale termoelettrica di Enel.
Già, Enel… proprio il campione nazionale dell’energia elettrica vorrebbe fare più o meno la stessa cosa, più o meno sugli stessi terreni. Ma molto più in piccolo: 71 MW.
La grande sfida, quindi, è partita. Zamparini è relativamente avvantaggiato: ha presentato la richiesta di autorizzazione prima di Enel e, a detta del quotidiano locale Puglia Oggi, avrebbe già stipulato dei contratti di opzione su gran parte dei terreni da utilizzare. Enel, invece, ha dalla sua la forza industriale e un progetto grande sì, ma non faraonico come quello di Zamparini.
In più Enel potrebbe giocare una carta formidabile: offrire come compensazione ambientale alla costruzione del parco fotovoltaico una riduzione della produzione a carbone della vicina centrale Federico II. Ma, sempre dalle pagine di Puglia Oggi, Donato Leone, responsabile delle relazioni esterne per la macroarea del Sud Italia di Enel, ha già messo le mani avanti:
Prima di tutto, vorrei che fosse chiara una cosa. Enel Green Power non può subire vincoli o restrizioni rispetto ad altri operatori ma deve essere trattata esattamente come tutti gli altri. Detto questo, nella bozza di protocollo, comunque, esiste un paragrafo che contempla proprio questa possibilità, vale a dire la riduzione delle emissioni di CO2 ed, eventualmente, della quantità di carbone bruciato a seguito della produzione di energia da fonti alternative. Non si può, tuttavia, parlare di un vero e proprio vincolo ma di una semplice opzione da discutere con le amministrazioni locali
Via | Puglia Oggi
Foto | Flickr
Ogni inglese spreca 2000 sterline di carburante pur di non chiedere informazioni sulla strada
Sheilas’ Wheels è un’agenzia di assicurazioni inglese che resterà nella storia per due motivi: il sito web rosa shocking in stile rockabilly e le curiose, ma estremamente interessanti, ricerche che commissiona.
L’ultima di queste ricerche ha a che fare con il consumo di carburante degli inglesi e mostra come i sudditi della regina abbiano la tendenza a sbagliare strada. E a non chiedere indicazioni per ritrovarla. E sta proprio qui il cuore della ricerca visto che l’agenzia stima che, nell’intero arco della sua vita, ogni cittadino del Regno Unito sprechi circa duemila euro di carburante proprio perchè, una volta persa la retta via, non si ferma a chiedere informazioni.
Questa spiacevole abitudine porta ad uno “spreco medio” di 276 miglia l’anno nel caso degli uomini e di 256 miglia nel caso delle donne. Con conseguente consumo ingiustificato di un fiume di benzina o gasolio.
Ma la cosa più divertente, sempre secondo lo studio commissionato da questa coloratissima agenzia di assicurazione dichiaratamente dedicata alle donne, è che mentre il 41% degli uomini è convintissimo di sapere dove sta andando anche quando si è totalmente perso quando si passa al gentil sesso la percentuale scende al 26%.
Dallo studio, noi che il carburante cerchiamo di risparmiarlo, intuiamo che gli inglesi dovrebbero avere un po’ più di umiltà al volante. O dovrebbero farsi un bel navigatore satellitare…
Via | Sheilas Wheels
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Ogni inglese spreca 2000 sterline di carburante pur di non chiedere informazioni sulla strada
Tasse e rinnovabili: l’Agenzia delle Entrate fa chiarezza

La tariffa omnicomprensiva pagata dallo Stato ai cittadini che producono energia verde da fonti rinnovabili, fotovoltaico escluso, è da computare all’interno del reddito familiare? Va pagata l’Iva? E’ necessario aprire una partita Iva per incassare la tariffa?
Domande da commercialista? Più o meno, ma siccome molti esperti del fisco più volte si sono trovati a non sapere quale normativa applicare quando hanno a che fare con le rinnovabili ecco che arriva il chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Con una nota apposita l’Agenzia spiega che, fino a 20 KW di potenza e fotovoltaico escluso (per via del Conto Energia che fa storia a parte), l’Iva non va pagata. La tariffa, però, fa reddito:
La tariffa fissa omnicomprensiva versata dal Gestore dei servizi energetici (Gse) alle persone fisiche e gli enti non commerciali che immettono in rete l’energia prodotta con impianti fino a 20 kw usati per alimentare l’abitazione privata o la sede dell’organizzazione non è imponibile ai fini Iva, mentre sul fronte delle imposte dirette rientra tra i redditi diversi
Cosa diversa quando l’impianto è sopra i 20 KW o quando “è destinato a soddisfare principalmente bisogni personali”:
l’immissione in rete dell’energia non autoconsumata costituisce sempre un’attività commerciale quando è effettuata da persone fisiche o enti non commerciali titolari di impianti non destinati a soddisfare principalmente bisogni “personali” o con una potenza superiore ai 20 kw. Una regola valida anche quando i sistemi di produzione sono gestiti da contribuenti che svolgono attività commerciale o di lavoro autonomo. In tutti questi casi, la tariffa omnicomprensiva rappresenta un corrispettivo di vendita soggetto a Iva e, per quanto riguarda la tassazione diretta, un ricavo che concorre alla determinazione del reddito d’impresa
Insomma, se avete, a casa o in azienda, un impianto di produzione di energia da fonte rinnovabile stampate la risoluzione 88/E dell’Agenzia dell’Entrate e portatela dal commercialista. La trovate a questo indirizzo.
Via | Agenzia delle Entrate
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Petrolio nel Canale di Sicilia, i No Triv: bravo l’assessore regionale all’Ambiente, ma ora vada al sodo…

Il comitato No Triv siciliano plaude all’iniziativa dell’assessore regionale all’Ambiente Roberto Di Mauro di dire no alle trivellazioni petrolifere e gasifere al largo delle coste siciliane. Un’iniziativa culminata in una strana riunione tra l’assessore stesso e alcuni, non tutti, sindaci della costa sud della Sicilia per bloccare, in buona sostanza, ciò che né i sindaci né l’assessore regionale all’Ambiente possono bloccare.
I No Triv, però, apprezzano comunque la volontà politica e scrivono:
Siamo molto contenti poichè i sindaci dei comuni costieri della fascia sud si sono svegliati e stanno proclamando la loro volontà di fermare i petrolieri in tutta la Sicilia. Anche l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Di Mauro si dice fermo nella volontà di proseguire col modello di sviluppo della Sicilia che non può passare dalle ricerche di idrocarburi ma dal turismo e dalla cultura
Poi, però, prendono di petto il problema e chiedano che Di Mauro faccia lo stesso:
Caro assessore Di Mauro concordiamo pienamente con lei ma la invitiamo a promuovere un disegno di legge che finalmente blocchi le ricerche di gas e petrolio in Sicilia. Lei sa bene che fino a quando sarà in vigore la legge n.14 del 2000 con i suoi disciplinari del 2003 i petrolieri avranno sempre carta bianca e scenderanno in Sicilia assetati del sangue delle viscere della nostra terra con enormi siringhe in barba a quello che voglio le popolazioni locali
Un’immagine abbastanza d’impatto, specialmente per i siringoni, ma rende molto bene l’idea. Resta, in ogni caso, il fatto che a decidere delle perforazioni petrolifere non è l’assessore all’Ambiente bensì quello all’Industria e che, per di più, una volta ottenuto l’ok dal Ministero dello Sviluppo economico un progetto assai difficilmente può essere bloccato da una amministrazione regionale. E questo vale anche per una regione a statuto speciale come la Sicilia.
Il pesce, infatti, puzza dalla testa…
Via | No Triv Sicilia
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Fotovoltaico: in Umbria in arrivo impianti a terra per un miliardo di euro?

L’assessore regionale all’Ambiente dell’Umbria, Silvano Rometti, sembra decisamente soddisfatto quando sfoglia i dati delle richieste di autorizzazione per gli impianti fotovoltaici fatte dai privati alla sua amministrazione regionale.
E sono bei dati se consideriamo che, per i soli impianti il cui iter autorizzativo coinvolge la Regione (cioè senza quelli sotto il MW di potenza) i privati vorrebbero investire in Umbria circa un miliardo di euro. Rometti, però, cade nel tranello di vedere questo miliardo come un miliardo “umbro”:
Le imprese umbre dimostrano di credere nella scommessa di un nuovo modello di sviluppo basato sulla ‘green economy’ che rappresenta l’asse strategico del programma di legislatura, come espresso dalla presidente della Regione Catiuscia Marini. Una ‘economia verde’ che significa innovazione, ricerca, qualità, sostenibilità ambientale che abbiamo già concretamente iniziato a promuovere e sostenere, per quanto riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili, con la definizione di nuovi criteri per la realizzazione degli impianti fotovoltaici nel rispetto della tutela ambientale cui seguiranno, a settembre, gli indirizzi per gli impianti di produzione di biogas da biomasse agricole
Ovviamente non sono tutte umbre le aziende che vorrebbero costruire gli impianti in Umbria: anzi, nella maggior parte dei casi si tratterà di aziende con sede legale nella regione e capitale reale straniero. Probabilmente grandi fondi di investimento. Il dato, però, è significativo e mostra come l’invasione, più o meno pacifica, del fotovoltaico stia lentamente salendo sud a nord.
Il vero problema, però, è un altro: quanti euro, di quel miliardo, diventeranno realmente pannelli solari? Dipende: prima di tutto dalla macchina regionale. In altre zone d’Italia per fare un impianto ci vogliono anche quattro anni di iter burocratico. Poi in pochi mesi è allacciato in rete e produce energia rinnovabile per il bene dell’ambiente.
Rometti, da questo punto di vista, promette di lavorare sodo e di far lavorare i suoi tecnici:
Come Regione siamo impegnati anche a semplificare le procedure di autorizzazione degli impianti. Un atto che approveremo dopo che entreranno in vigore le linee guida nazionali che recepiscono le disposizioni comunitarie in materia di impianti alimentati da fonti rinnovabili, e con il quale intendiamo favorire ulteriormente la crescita e gli investimenti delle imprese per lo sviluppo dell’energia pulita, incoraggiati anche dalla proroga degli incentivi statali del ‘Conto Energia’
Il secondo problema potrebbe venire, invece, dai cittadini: in altre zone d’Italia, soprattutto in Puglia, si è ormai sviluppato un compatto fronte del no al fotovoltaico a terra guidato dalla convinzione che i pannelli fotovoltaici siano più o meno il demonio perchè devastano il paesaggio e desertificano il terreno.
Due affermazioni tutte da verificare e molto relative, che vanno in ogni caso contestualizzate: in alcune zone potrebbero anche essere vere e giuste, spesso sono un preconcetto utile ai detrattori delle rinnovabili. Rometti, per sì e per no, mette le mani avanti:
Numerose sono le imprese che hanno presentato la richiesta di autorizzazione dopo l’approvazione da parte della Giunta regionale dei nuovi indirizzi per minimizzare l’impatto paesaggistico degli impianti, con cui abbiamo introdotto significative novità per le aree agricole. Una opportunità di sviluppo che gli stessi imprenditori agricoli stanno dimostrando di apprezzare e cogliere
Solo il tempo dirà se l’auspicio dell’assessore, e di molti ambientalisti ma non tutti, si trasformerà in energia elettrica da fonte rinnovabile. Intanto cominciamo con la burocrazia…
Via | Regione Umbria
Foto | Flickr
Fotovoltaico: in Umbria in arrivo impianti a terra per un miliardo di euro?
