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Ambiente e sviluppo sostenibile a Mediterre 2012

E’ partita il 30 gennaio 2012 Mediterre , la manifestazione per lo sviluppo sostenibile della regione Puglia, giunta alla sua VII^ edizione. Mediterre è organizzato dall’Assessorato alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia, in collaborazione con la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali , con l’obiettivo di Consolidare in Puglia uno spazio di incontro e confronto, per la conoscenza, l’approfondimento e la diffusione di tematiche concernenti la conservazione e la valorizzazione delle aree protette, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile, quale modello da perseguire anche attraverso la valorizzazione e la fruizione dei beni naturali, ambientali e culturali delle diverse aree del Mediterraneo ed il confronto tra le diverse realtà territoriali di tutto il bacino.

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Ambiente e sviluppo sostenibile a Mediterre 2012

Perché se fa freddo continuiamo a tenere acceso il frigorifero?

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in inverno serve avere sempre il frigo acceso? Scusate la domanda che sembrerà scema: ma perché se fa freddo continuiamo a tenere acceso il frigorifero? Io vivo al Sud e qui oggi ci sono 7 gradi, non credo che la temperatura salirà improvvisamente. Fa freddo da almeno due mesi e non siamo mai andati oltre i 13 gradi nelle ore più calde.

Io vi proporrei di fare una ricognizione nel vostro frigorifero per iniziare a scoprire cosa ci conservate e cosa necessita davvero di essere conservato. Scommettiamo che di fatto avete in casa una mini-discarica in cui andate a stipare alimenti che butterete dopo qualche tempo?

Personalmente ho iniziato a spostare gli ortaggi e la frutta al fresco in balcone. Molte delle derrate le conservo in garage dove fa freddissimo. Ma perché abbiamo smesso di usare gli spazi all’esterno e le cantine per conservare gli alimenti? Comunque, giusto per rendere l’idea ho letto su Consoglobe un bel post che analizza il costo in Francia, e dunque con tariffe molto più basse rispetto all’Italia, di 1 ora di frigorifero: meno di un centesimo ossia 0,008 € se è un combi da 200 litri, classe A+ da 80 Watt. In Italia si spende un po’ di più, come rileva Vocearancio:

Un frigorifero in un anno consuma 300 kWh (54 euro, facendo un calcolo molto approssimativo) se di classe A, cioè più efficiente, 781 kWh (140 euro) se di classe G, meno efficiente.

In ogni caso ci sono famiglie che hanno deciso di vivere senza frigorifero: sembra che si sopravviva benissimo.

Foto | Flickr

Perché se fa freddo continuiamo a tenere acceso il frigorifero?

Motore ad aria liquida

Questo motore, chiamato anche Dearman Engine, opera per mezzo di aria liquida come fluido di lavoro. Essa, venendo in contattatto con l'ambiente produce alte pressioni che possono essere sfruttate in un cilindro, per estrarre lavoro.

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Motore ad aria liquida

NegaWatt: diminuire i consumi di energia aumentando i servizi

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Negawatt, il manifesto Thierry Salomon è un ingegnere francese che ha fondato l’associazione Négawatt attraverso cui diffonde il concetto dei Watt negativi ossia l’energia risparmiata attraverso una tecnologia o un comportamento, misurata proprio in negawatt. Il Manifesto recentemente pubblicato sta ottenendo un gran successo editoriale e dimostra che almeno in Francia l’interesse verso la transizione è un argomento che sta particolarmente a cuore.

I tre assi su cui si fonda sono sobrietà, efficcacia e rinnovabili. Il nucleare è decisamente tenuto fuori da questo processo. Lo spiega bene Salomon durante l’intervista rilasciata a Actu-Environnement dove racconta l’origine del movimento:

L’originalità di negaWatt sta nel dare un nome alle cose. Fino a ora non è stata nominato il risparmio energetico. In questo concetto è incluso un costo di riduzione, una sorta di inceppo che non riflette completamente l’immagine positiva che deriva da sobrietà e efficacia energetica. La nostra idea è positivizzare i negaWatt, renderli visibili, quantificarli e metterli a confronto mostrando il non consumo di energia con il consumo di energia. L’ispiratore del movimento è Amory Lovins (noi ne scrivevamo con qualche polemica qui). L’obiettivo è differenziare il servizio energetico dal consumo di energia. In altre parole: si può assolutamente ridurre il consumo di energia senza che diminuisca la qualità del servizio, anzi si potrebbe anche accrescere.

Ma da dove si potrebbe cominciare? Spiega Salomon che una prima istituzione che dovrebbe essere creata proprio per gestire il passaggio è una Alta Autorità della transizione energetica dotata di poteri e mezzi:

Secondo punto: fissare visione e ritmo della transizione attraverso una legge quadro sull’energia, che dia una vera visibilità ai cittadini, alla collettività, agli imprenditori per evitare situazioni di stop an go o crisi. Questa legge dovrebbe essere sintetica, chiara e che definisca gli orientamenti per i prossimi 5-10 anni. Infine è necessario che le comunità locali rimettano le mani sulle loro risorse energetiche, chiave della regolazione dell’energia, della produzione e del consumo.

Sostanzialmente definisce nell’energia di transizione il passaggio alla microgenerazione il che può avvenire evidentemente in maniera agevole per tutte le piccole comunità. Ma questa sembra essere solo una parte della soluzione. Infatti Salomon precisa ancora:

Ci sono tre punti forti. Il primo ruota intorno alla sobrietà e l’efficacia che si traduce, ad esempio, in un grande programma di rinnovamento degli edifici. La sobrietà deve entrare a far parte dei piani di urbanizzazione, nella mobilità, nell’occupazione dello spazio. Secondo punto di forza: il passaggio verso le rinnovabili per tutte le necessità. Terzo punto di forza. la flessibilità delle rinnovabili grazie alla varietà i fonti. Se ognuno di noi usa 80 watt per sostenere il proprio metabolismo, di fatto consumiamo, almeno in Francia, 7000 watt per consumi energetici vari: casa, trasporti, industria. E’ qui che dobbiamo intervenire nel ridurre il consumo almeno del 40% attraverso un servizio energetico più efficiente. L’idea è ritornare a meno di 2000 watt ma ottenuti da energie rinnovabili.

Insiste Salomon sulla riduzione degli sprechi attraverso coibentazioni efficaci, ad esempio. E sostiene che per risparmiare sul riscaldamento, ad esempio, è sufficiente un buon isolamento termico dell’edificio perché abbassare la potenza consente di ottenere margini di manovra sulla rete. A mancare all’appello però la volontà politica di portare cittadini e stati verso il punto di transizione.

NegaWatt: diminuire i consumi di energia aumentando i servizi

Danubio e siccità, crisi idrica e idroelettrica in mezza Europa

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Mezza Europa sta vivendo uno stato di emergenza ambientale dovuto alla siccità e all’abbassamento delle acque del Danubio. Leggo la notizia su EastJaoiurnal.

A soffrirne Bulgaria, Romania, Serbia e Ungheria. Ma a esprimere grave preoccupazione anche la Germania che a causa del rallentamento del trasporto merci fluviale sta pagando care le conseguenze. Sotto stress anche i rifornimenti di energia poiché le dighe presenti sul fiume sono a secco. In Bosnia, per salvaguardare la produzione idroelettrica si è deciso di limitare l’accesso all’acqua potabile.

In ginocchio anche i trasporti: in ‘Europa orientale il Danubio rappresenta una vera e propria autostrada fluviale che tocca dieci Paesi europei e che giunge fin nel Delta del Mar Nero tra Ucraina e Romania. L’immensa portata d’acqua del Danubio poi rifornisce moltissime città e villaggi e serve all’agricoltura locale.

Foto | Flickr

Danubio e siccità, crisi idrica e idroelettrica in mezza Europa

Las Vegas: gli energivori del Pianeta scoprono di non avere soldi

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Alan Mullally

Gianluca Pezzi è a Las Vegas per il 2012 International CES e ha seguito per Downloadblog l’Innovation Power Panel Keynote. Che cos’è il CES? E’ la fiera dei gadget e dei prodotti di elettronica voluto dalla Consumer Electronics Association (CEA). Da qui passano tutti, ma proprio tutti gli aggeggi elettronici che ci ritroveremo tra qualche mese in commercio: dalle super Tv a ameni giocherelli che succhiano energia e di cui spesso, troppo spesso non ne abbiamo bisogno. Ma è il Buzz, baby e poi vogliamo togliere per caso all’americano medio il suo consumo di 11,4 kW per persona?

La location scelta, Las Vegas ci dice che ci troviamo nel più grande parco giochi per adulti al mondo dopo Abu Dhabi e in una delle zone più energivore del Pianeta. A discutere del futuro dell’elettronica e dei suoi giocherelli Usula Burns (chairman e CEO di Xerox), Alan Mulally (presidente e CEO di Ford) e John Stratton (presidente di Verizon Enterprise) moderati da Gary Shapiro, presidente e CEO della Consumer Electronics Association (CEA).

Le idee in merito agli investimenti e al taglio che ne è derivato dalla crisi economica sono chiari, scrive Pezzi:

Dobbiamo togliere la pressione sull’abbattimento dei fondi sugli investimenti. Mulally è d’accordo: se fermi gli investimenti è come abdicare. Qualcun altro può insidiare la tua posizione. E’ proprio investendo che cerchiamo di essere pionieri dell’innovazione. Stratton prosegue il discorso: ogni tecnologia di successo è frutto di una lunga ricerca. La ricerca porta a nuovi prodotti, con i quali si faranno buoni profitti. Se uno vuole i profitti, deve investire.

Poi seguono una serie di salamelecchi a proposito della capacità di essere le persone giuste al posto giusto, di sapersi reinventare, di saper crescere, di riuscire a superare errori e fallimenti. Ok ma se i soldi non ci sono, come non ci sono, come possono le aziende investire in innovazione? La scelta è obbligata, rispondono i guru: è necessario investire tirando fuori i soldi (e qui evidentemente rimandano alle banche la questione).

Questa è la visione che ha questo mondo rispetto agli stili di vita: consumare, investire e consumare ancora di più. I guru rappresentano multinazionali che producono oggetti che necessitano per essere realizzati di risorse e energia, ma non si sono posti minimamente la necessità di una visione più globale per approcciare alla questione: ossia ci servono davvero solo soldi in più per riuscire a produrre nuovi oggetti che consentano di superare la crisi economica? O possiamo progettare un sistema diverso di gestione delle risorse del Pianeta e dell’energia? di nuovi stili di vita che puntino non al consumo ma alla qualità e non alla quantità?

Ecco, oggi il nostro futuro dipende da queste mentalità, da queste teste parziali. Poi magari a casa ognuno di loro farà la raccolta differenziata, per carità!

Las Vegas: gli energivori del Pianeta scoprono di non avere soldi

Quando l’energia costa troppo: Alcoa ai titoli di coda?

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Logo AlcoaAlcoa ci risiamo; e questa volta lo spettro della chiusura definitiva sembra essere più reale che mai. I proprietari americani hanno infatti messo in mobilità ben 501 dipendenti dello stabilimento che ha sede a Portovesme in Sardegna. La chiusura sarebbe un duro colpo non soltanto per la questione legata direttamente ai lavoratori e al suo indotto, ma anche alla perdita di un’azienda chiave a livello nazionale per la produzione dell’alluminio, fondamentale per ogni sistema industriale.

Il problema, mano a dirlo, è l’energia: in Sardegna costa troppo per un produttore di alluminio e la multinazionale, proprio per questo, avrebbe già pronto un piano di ripiego: migrare in Arabia Saudita dove i costi energetici non rappresenterebbero un problema. Chi ha seguito le vicissitudini della multinazionale ricorderà che due anni fa con il decreto Salva Alcoa si era evitata la chiusura dell’impianto sardo; in sostanza con questo accordo si è applicato uno sconto sull’energia alle imprese di Sardegna e Sicilia male collegate dal punto di vista elettrico alla Penisola.

Tale decreto avrà validità sino al 2013, nel frattempo però a livello nazionale e regionale si sarebbe dovuto lavorare per portare a termine alcuni progetti che, almeno negli intenti, avrebbero potuto calmierare il prezzo dell’energia in Sardegna, su tutti il Galsi e il Sapei. Ma se quest’ultimo è stato reso operativo al momento però senza sortire effetti significativi sul fronte costo energia (li ha invece sortiti sul fronte della sicurezza energetica), per quanto riguarda il Galsi l’operatività è ancora in alto mare.

Viste queste premesse, è probabile che il licenziamento dei 501 dipendenti Alcoa possa essere interpretato come un gioco d’anticipo dei proprietari della multinazionale: obiettivo quindi chiudere i battenti prima del 2013; un modo abbastanza chiaro per far capire che loro non credono ad un piano energetico che permetta in un orizzonte temporale breve di ridurre il prezzo dell’energia.

A questo punto la chiusura di Alcoa, qualora vi sia, rappresenterebbe un vero fardello per l’economia italiana, che più che mai porrebbe un serio interrogativo più volte espresso anche su Ecoblog: può un Paese come il nostro, quasi totalmente importatore di combustibili fossili, continuare a non disporre di un piano energetico nazionale serio che permetta di pianificare nel lungo termine e non soltanto in un orizzonte temporale di due o tre anni?

Ai posteri l’ardua sentenza; intanto però è palese che l’inefficienza della classe politica in materia di energia non può proseguire ancora per molto: di questo passo la recessione economica può davvero fare paura.

Via | Ilsole24ore.it
Foto | Flickr

Quando l’energia costa troppo: Alcoa ai titoli di coda?

Amazzonia, diga Rio Xingu: al via le espropriazioni

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Operai a lavoro per l'installazione di una sonda sul Rio Xingu

La centrale idroelettrica di Belo Monte si farà e gli espropri del terreno sono già partiti. Il Brasile, paese dei BRIC ha fame di energia e di crescita del PIL e non può aspettare o rispettare ambiente e risorse (qui le conseguenze). Ecco dunque che il governo brasiliano lo ha comunicato ufficialmente e senza precedenti consultazioni, attraverso la pubblicazione in Gazzetta: si avviano dunque le espropriazioni di terreno per 300milioni di ettari, pari a 282mila campi di calcio, nei comuni di Vitória do Xingu, Altamira e Brasil Novo nello Stato del Pará. Lo rende noto Xingu Vivo l’associazione che raggruppa centinaia di movimenti che si battono contro la mega centrale idroelettrica voluta dalla società elettrica Aeenel.

A fine dicembre, però, alla Norte Energia è stata comminata una multa da 9 milioni di Reais brasiliani (quasi 4 milioni di euro) poiché il Rio Xingu è un fiume protetto e ogni attività è interdetta. A fare causa alla Società concessionaria dei lavori della Diga di Belo Monte è stata l’ Associação dos Criadores e Exportadores de Peixes Ornamentals de Altamira (ACEPOAT) e a cui Carlos Eduardo Castro Martins Giudice della Nona sezione del Tribunale di Vara ha riconosciuto le ragioni. I lavori peraltro sono stati sospesi per decreto per 45 giorni, ma mai rispettato dalla Società che ha proseguito le trivellazioni accumulando così le infrazioni e aumentando il valore della multa. In tutto ciò il governo Brasiliano ha proseguito non tenendo conto della sentenza e pubblicando in Gazzetta l’ordinanza per gli espropri.

Secondo Gabriel Granado avvocato dei querelanti di ACEPOAT la multa è stata riconosciuta a causa delle attività di perforazione e sondaggio che precedono appunto i lavori per la costruzione della Diga. A dare ragione ai pescatori anche lo Studio sull’impatto ambientale commissionato proprio da Norte Energia alle società Eletrobrás, Camargo Correia e Odrenrecht che conferma quanto già saputo dai pescatori, ossia che determinate specie di pesci vivono solo in quelle zone. Dunque, un cambiamento negli habitat modificherebbe l’attuale ecosistema facendo crollare l’economia della pesca e della sussistenza.

La leader di Xingu Vivo, Antonia Melo commenta:

Questa decisione coinvolge una vasta area e colpisce la vita di migliaia di persone.

Foto | Xingu Vivo

Amazzonia, diga Rio Xingu: al via le espropriazioni

Gestione e risparmio energetico in azienda, pubblicata la ISO 50001

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costo energia e ISO 50001

Come ridurre i consumi energetici e avviare buone pratiche per la gestione dell’energia nelle aziende? Una soluzione è offerta dal sistema qualità della ISO 50001:2011 recentemente rilasciata e che aiuta a mettere in atto standard e criteri per il risparmio energetico.

Scrive PMIservizi:

Dal settore pubblico al privato, recentemente e sempre con più forza si sta affermando il concetto di impresa sostenibile; con le politiche di green economy e lo sviluppo di una visione più controllata dei consumi si andrà verso l’allineamento dei differenti settori di ricerca e, la ISO 50001 rilasciata dall’International Organization for Standardization mira proprio a questo: provocare un sistema a catena di concorrenza, il sistema di misurazione e documentazione, qualificherà le future strategie di gestione dell’energia seguendo i principi dell’efficienza aziendale e della funzionalità energetica con lo scopo ultimo di ridurre drasticamente le emissioni.

Qui le FAQ in italiano.

Via | PMIServizi
Foto | Flickr

Gestione e risparmio energetico in azienda, pubblicata la ISO 50001

Energia pulita dagli scarti agricoli nelle aree rurali del Pakistan

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contadino scarti agricoli pakistan

L’UNEP, lo United Nations Environment Programme, ha avviato un progetto per generare energia rinnovabile dagli scarti agricoli in Pakistan, esattamente nel distretto di Sanghar, un’area rurale della provincia di Sindh, nella parte centro-orientale del Paese. In questa zona vivono quasi due milioni di persone, coltivando grano, cotone, canna da zucchero, riso e mais. Colture che garantiscono cibo e lavoro alle popolazioni locali.

A latitare è invece l’accesso ad una fonte affidabile di energia per i consumi domestici. Le donne utilizzano legno ed altre biomasse in stufe rudimentali (e rischiose) per cucinare e riscaldare l’acqua per i pasti. L’International Environmental Technology Centre (IETC), con sede in Giappone, in collaborazione con la Mehran University of Engineering and Technology di Jamshoro, ha quantificato gli scarti agricoli presenti nell’area per calcolarne il potenziale energetico.

Sui campi rimanevano ben 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti, non tutte utilizzabili però per produrre energia. Quelle disponibili, ad ogni modo, erano capaci di generare energia quanto 1,07 milioni di tonnellate di legna da ardere, soddisfacendo i consumi di circa 400 mila famiglie. I ricercatori hanno poi esaminato l’utilizzo degli scarti agricoli da parte dei contadini e degli allevatori, per evitare conflitti e per non sottrarre materie prime preziose alla popolazione.

Hanno così scoperto, ad esempio, che solo il 20% delle cime delle canne da zucchero veniva somministrato agli animali, il restante 80% veniva bruciato insieme alla totalità delle foglie di banano ed al 70-80% della paglia di riso. Accertata l’ampia disponibilità degli scarti agricoli, i ricercatori hanno scelto la tecnologia più idonea, optando per un impianto a biogas, capace di fornire energia alle famiglie che vivevano nei dintorni e di garantire anche compost per fertilizzare i campi.

L’impianto è stato costruito, al costo di due milioni di rupie (23 mila dollari), dietro la Sanghar Sugar Mills che ha fornito sia il terreno che i fondi. L’inaugurazione si è svolta nell’agosto del 2011. L’impianto sta producendo ogni giorno 50 metri cubi di biogas, a fronte di 400 chilogrammi di scarti agricoli. Inoltre, fornisce 200 chili di fertilizzante liquido e 150 chili di fertilizzante solido.

Il biogas prodotto è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di venti famiglie, grazie ad energia che altrimenti sarebbe andata sprecata. Se venissero costruiti altri impianti simili il problema dell’approvvigionamento energetico nelle aree rurali verrebbe parzialmente risolto.

Via | UNEP
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Energia pulita dagli scarti agricoli nelle aree rurali del Pakistan