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Amazzonia, diga Rio Xingu: al via le espropriazioni

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Operai a lavoro per l'installazione di una sonda sul Rio Xingu

La centrale idroelettrica di Belo Monte si farà e gli espropri del terreno sono già partiti. Il Brasile, paese dei BRIC ha fame di energia e di crescita del PIL e non può aspettare o rispettare ambiente e risorse (qui le conseguenze). Ecco dunque che il governo brasiliano lo ha comunicato ufficialmente e senza precedenti consultazioni, attraverso la pubblicazione in Gazzetta: si avviano dunque le espropriazioni di terreno per 300milioni di ettari, pari a 282mila campi di calcio, nei comuni di Vitória do Xingu, Altamira e Brasil Novo nello Stato del Pará. Lo rende noto Xingu Vivo l’associazione che raggruppa centinaia di movimenti che si battono contro la mega centrale idroelettrica voluta dalla società elettrica Aeenel.

A fine dicembre, però, alla Norte Energia è stata comminata una multa da 9 milioni di Reais brasiliani (quasi 4 milioni di euro) poiché il Rio Xingu è un fiume protetto e ogni attività è interdetta. A fare causa alla Società concessionaria dei lavori della Diga di Belo Monte è stata l’ Associação dos Criadores e Exportadores de Peixes Ornamentals de Altamira (ACEPOAT) e a cui Carlos Eduardo Castro Martins Giudice della Nona sezione del Tribunale di Vara ha riconosciuto le ragioni. I lavori peraltro sono stati sospesi per decreto per 45 giorni, ma mai rispettato dalla Società che ha proseguito le trivellazioni accumulando così le infrazioni e aumentando il valore della multa. In tutto ciò il governo Brasiliano ha proseguito non tenendo conto della sentenza e pubblicando in Gazzetta l’ordinanza per gli espropri.

Secondo Gabriel Granado avvocato dei querelanti di ACEPOAT la multa è stata riconosciuta a causa delle attività di perforazione e sondaggio che precedono appunto i lavori per la costruzione della Diga. A dare ragione ai pescatori anche lo Studio sull’impatto ambientale commissionato proprio da Norte Energia alle società Eletrobrás, Camargo Correia e Odrenrecht che conferma quanto già saputo dai pescatori, ossia che determinate specie di pesci vivono solo in quelle zone. Dunque, un cambiamento negli habitat modificherebbe l’attuale ecosistema facendo crollare l’economia della pesca e della sussistenza.

La leader di Xingu Vivo, Antonia Melo commenta:

Questa decisione coinvolge una vasta area e colpisce la vita di migliaia di persone.

Foto | Xingu Vivo

Amazzonia, diga Rio Xingu: al via le espropriazioni

Gestione e risparmio energetico in azienda, pubblicata la ISO 50001

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costo energia e ISO 50001

Come ridurre i consumi energetici e avviare buone pratiche per la gestione dell’energia nelle aziende? Una soluzione è offerta dal sistema qualità della ISO 50001:2011 recentemente rilasciata e che aiuta a mettere in atto standard e criteri per il risparmio energetico.

Scrive PMIservizi:

Dal settore pubblico al privato, recentemente e sempre con più forza si sta affermando il concetto di impresa sostenibile; con le politiche di green economy e lo sviluppo di una visione più controllata dei consumi si andrà verso l’allineamento dei differenti settori di ricerca e, la ISO 50001 rilasciata dall’International Organization for Standardization mira proprio a questo: provocare un sistema a catena di concorrenza, il sistema di misurazione e documentazione, qualificherà le future strategie di gestione dell’energia seguendo i principi dell’efficienza aziendale e della funzionalità energetica con lo scopo ultimo di ridurre drasticamente le emissioni.

Qui le FAQ in italiano.

Via | PMIServizi
Foto | Flickr

Gestione e risparmio energetico in azienda, pubblicata la ISO 50001

Energia pulita dagli scarti agricoli nelle aree rurali del Pakistan

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contadino scarti agricoli pakistan

L’UNEP, lo United Nations Environment Programme, ha avviato un progetto per generare energia rinnovabile dagli scarti agricoli in Pakistan, esattamente nel distretto di Sanghar, un’area rurale della provincia di Sindh, nella parte centro-orientale del Paese. In questa zona vivono quasi due milioni di persone, coltivando grano, cotone, canna da zucchero, riso e mais. Colture che garantiscono cibo e lavoro alle popolazioni locali.

A latitare è invece l’accesso ad una fonte affidabile di energia per i consumi domestici. Le donne utilizzano legno ed altre biomasse in stufe rudimentali (e rischiose) per cucinare e riscaldare l’acqua per i pasti. L’International Environmental Technology Centre (IETC), con sede in Giappone, in collaborazione con la Mehran University of Engineering and Technology di Jamshoro, ha quantificato gli scarti agricoli presenti nell’area per calcolarne il potenziale energetico.

Sui campi rimanevano ben 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti, non tutte utilizzabili però per produrre energia. Quelle disponibili, ad ogni modo, erano capaci di generare energia quanto 1,07 milioni di tonnellate di legna da ardere, soddisfacendo i consumi di circa 400 mila famiglie. I ricercatori hanno poi esaminato l’utilizzo degli scarti agricoli da parte dei contadini e degli allevatori, per evitare conflitti e per non sottrarre materie prime preziose alla popolazione.

Hanno così scoperto, ad esempio, che solo il 20% delle cime delle canne da zucchero veniva somministrato agli animali, il restante 80% veniva bruciato insieme alla totalità delle foglie di banano ed al 70-80% della paglia di riso. Accertata l’ampia disponibilità degli scarti agricoli, i ricercatori hanno scelto la tecnologia più idonea, optando per un impianto a biogas, capace di fornire energia alle famiglie che vivevano nei dintorni e di garantire anche compost per fertilizzare i campi.

L’impianto è stato costruito, al costo di due milioni di rupie (23 mila dollari), dietro la Sanghar Sugar Mills che ha fornito sia il terreno che i fondi. L’inaugurazione si è svolta nell’agosto del 2011. L’impianto sta producendo ogni giorno 50 metri cubi di biogas, a fronte di 400 chilogrammi di scarti agricoli. Inoltre, fornisce 200 chili di fertilizzante liquido e 150 chili di fertilizzante solido.

Il biogas prodotto è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di venti famiglie, grazie ad energia che altrimenti sarebbe andata sprecata. Se venissero costruiti altri impianti simili il problema dell’approvvigionamento energetico nelle aree rurali verrebbe parzialmente risolto.

Via | UNEP
Foto | Flickr

Energia pulita dagli scarti agricoli nelle aree rurali del Pakistan

La guerra del petrolio nel Kazakhstan soffocata nel sangue tra il silenzio dei media

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strage di operai in kazhastan

La storia che vi racconto entra nel più ampio scenario degli approvvigionamenti energetici del Kazkhstan, centro Asia, dove si muore per il petrolio. C’è in atto, almeno dal 2008 una protesta alimentata dagli operai specializzati che lavorano alle estrazioni e alle raffinerie. I motivi sono prettamente sindacali e le richieste consistono in migliori condizioni di lavoro e salari più alti.

Ma gli scontri degli ultimi giorni con le forze governative che tentano il controllo sono state durissime e il bilancio come riporta Fulvio Scaglione vicedirettore di Famiglia Cristiana conta 11 morti, 90 feriti e 70 arresti. La disparità è evidente: a beneficiare della ricchezza prodotta dal petrolio non sono gli operai che si sporcano le mani e ci muoiono perché senza tutele né per la salute, né per la sicurezza, né per l’ambiente (figuriamoci!).

Il Kazakhstan esporta 1,5 milioni di barili di petrolio che per il 20% arrivano Cina. Scrive Scaglione:

Così si consuma in queste ore uno scontro tra i privilegiati di due classi, quella dei poveri (gli operai petroliferi) e quella dei ricchi (i burocrati dello Stato), che lascia indifferente la gran massa della popolazione. Un altro segnale dell’irrisolta transizione post-sovietica.

Via | EastJournal, Fulvio Scaglione, HRW
Foto | EastJournal

La guerra del petrolio nel Kazakhstan soffocata nel sangue tra il silenzio dei media

L’Armenia invita l’Italia a costruire centrali nucleari

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Il prsidente Giorgio Napolitano con il presidente armeno Serzh Sargsyan

Serzh Sargsyan presidente dell’Armenia ha invitato gli italiani a costruire una nuova centrale nucleare nel suo Paese. L’invito è giunto durante l’incontro avuto con il Presidente Giorgio Napolitano.

In Armenia c’è appunto l’intenzione di costruire una nuova centale nucleare che vada a sostituire la più vecchia centrale nucleare di Metsamore che si trova a circa 30Km a sud di Erevan, l’unica della regione. Al momento si discute della costruizione di un reattore nucleare da 1000 mw per un inveastimento pari a 5-6miliardi di dollari, secondo quanto dichiarato dal Ministro per l’energia armeno. La vecchia centrale di Metsamore dovrebbe essere fermata nel 2016. Il primo reattore russo VVER-400 di prima generazione è stato già fermato e il secondo di una potenza di 407,5 MW produce il 40-50% dell’energia elettrica armena.

Nel 2006 il Parlamento armeno ha abrogato il monopolio pubblivo sui nuovi reattori nucleari per attirare gli investimenti stranieri. L’Armenia da questo punto di vista già collabora con la Russia con cui ha chiuso un accordo nel 2010.

Via | Armenews
Foto | Quirinale

L’Armenia invita l’Italia a costruire centrali nucleari

Breve guida alla termografia e certificazione energetica degli edifici

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Mentre la Commissione Europea ha richiamato l’Italia, a causa dell’inottemperanza della normativa pertinente al rendimento energetico degli edifici, Legambiente ha promosso la campagna Tutti in classe A, che propone al mercato edilizio di divenire il settore di punta dell’innovazione energetica. A partire dall’osservazione che gli edifici in Europa consumano il 40% dell’energia e producono il 36% delle emissioni di CO2, l’indagine di Legambiente , basata sull’utilizzo dell’analisi termografica, ha rilevato che la quasi totalità degli edifici censiti in Italia (100 in 15 Comuni), presentano carenze strutturali relative alle dispersioni.

L’analisi è stata condotta su edifici costruiti negli ultimi dieci anni, un periodo che noi non potremmo sicuramente definire come buio rispetto alla conoscenza tecnica e normativa dell’efficienza energetica. Unica città “premiata” è Bolzano, che attraverso nuovi modelli costruttivi non solo ha raggiunto ottimi livelli di isolamento dell’involucro edilizio ma è divenuta protagonista attiva nel ciclo di produzione di energia a basso impatto ambientale.

Ciò che emerge è la necessità di riqualificazione dei nostri edifici, con la proposta di riqualificazione e innovazione per migliorare non solo gli edifici ma la loro vivibilità. Un edificio termicamente stabile ed energeticamente sostenibile non significherebbe solo un risparmio sui combustibili ma al contempo un impulso al mercato edile e migliori investimenti per le famiglie italiane. Perché oggi, non c’è motivo di credere che costruire in classe A sia prerogativa di pochi.

Ad oggi, un edificio termicamente stabile possiede chiare definizioni quantitative e qualitative, che si possono sintetizzare in:

  • fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento, la ventilazione e l’illuminazione < 100 kWh/(m2-a)
  • fabbisogno termico <40 kWh/m2-a (CasaClima A ha un fabbisogno energetico inferiore a 30 kWh/m²a / Casa da 3 litri )
  • fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento, la ventilazione e l’illuminazione: < 100 kWh/(m2-a)
  • eccellente isolamento termico dell’involucro edilizio
  • assenza di raffreddamento attivo dell’intero edificio
  • illuminazione naturale ottimizzata
  • integrazione delle energie rinnovabili nel contesto energetico.

Particolare attenzione dovrebbe essere posta all’involucro dell’edificio, poiché la presenza di ponti termici causa forti perdite di calore.

Si ha un ponte termico dove il comportamento termico di una parte dell’edificio è differente in modo significativo rispetto a quello delle parti circostanti. La conseguenza è la perdita di comfort termico, riduzione della capacità isolante delle pareti, deterioramento dei materiali della struttura, condensazione superficiale e formazione di muffe.

Questo può succedere a causa di una scadente prestazione dell’isolamento, di una sua erronea progettazione, con la conseguente diminuzione di temperatura interna dell’abitazione, che può arrivare al 30%. I ponti termici si trovano in corrispondenza di travi, pilastri, balconi, davanzali, serramenti, difformità e discontinuità della struttura o dell’isolamento. Ove i punti critici possono essere sintetizzati in:

  • I pilastri e le travi nelle strutture in c.a.
  • I pavimenti appoggiati a terreno
  • Le parti dei serramenti a contatto con le pareti
  • Le tramezze nel caso di isolamento dall’interno
  • I cassonetti delle finestre

La metodologia utilizzata per la diagnostica di Legambiente e dal settore edilizio odierno, è l’indagine termografica, con la quale vengono evidenziati i difetti termici e le dispersioni di calore, sia degli edifici residenziali che quelli pubblici.

Questo metodo di determinazione della temperatura superficiale consente anche di valutare le strutture, gli impianti nascosti e i difetti di costruzione, oltre al fatto di essere finalizzata alla rivelazione di ponti termici che causano le dispersioni. Questa tecnologia inoltre non è distruttiva e altamente efficace anche per valutare piccolissime differenze di temperatura e danni localizzati e permette ai certificatori, al fine di eseguire certificazioni corrette, di stabilire i punti critici della struttura.

L’indagine termografica viene svolta nella stagione invernale, poiché c’è una significativa differenza tra temperatura interna ed esterna. I sui costi possono variare in modo considerevole, con un costo medio sui 400 euro per una casa unifamiliare.

Video | You Tube

Breve guida alla termografia e certificazione energetica degli edifici

Non può esitere impianto fotovoltaico senza " ENERGY MONITOR " !

Dalla Italiana Dolphin Srl parte la sfida internazionale alla realizzazione del sistema di controllo, per grandi impianti fotovoltaici, pi

Meno carbone, più rinnovabili e lo dice Clini. C”è speranza per Porto Tolle?

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Porto Tolle Leggo dal blog Togheverdi che potrebbero esserci buone prospettive per decarbonizzare l’Italia. Dopo la recente classifica redatta dall’EEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente in cui su 191 industrie che inquinano in Europa, 15 sono in Italia, sembra evidente che siano da prendere provvedimenti a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

E in questa direzione sembra muoversi il ministro Corrado Clini che ha detto:

Serve un partenariato che vada oltre il Protocollo di Kyoto tra economie sviluppate ed emergenti per un’economia globale de carbonizzata basata su regole condivise, la cooperazione tecnologica, misure e incentivi globali a favore di energie e tecnologie a basso tenore di carbone. L’aumento di domanda di energia può essere disgiunto dall’aumento delle emissioni sviluppando fonti energetiche a basso contenuto di carbonio a cominciare dalle rinnovabili.

Dunque potrebbe partire proprio da Porto Tolle e dalla riconversione a carbone che piace tanto al Governatore Zaia e a Enel. Offrire perciò consistenti e considerevoli alternative agli operai che desiderano solo lavorare potrebbe davvero essere il primo passo per la decarbonizzazione. Si chiede Stefania Divertito:

Saprà il ministro contrastare le lobby economiche che vogliono fortemente il progetto e che non hanno esitato a spingere un cambio della legge istitutiva della legge del Parco pur di consentire la conversione? Saprà mantenere fede a queste poche chiare parole?

Via | Togheverdi
Foto | Verdi Ferrara

Meno carbone, più rinnovabili e lo dice Clini. C”è speranza per Porto Tolle?

Il Quarto Conto Energia va cambiato. Anzi, no

Botta e risposta tra Corrado Clini e Angelo Bonelli . Ministro dell’Ambiente , il primo, Presidente dei Verdi , il secondo.

Link:
Il Quarto Conto Energia va cambiato. Anzi, no

Breve guida all’illuminazione efficiente: lampade a risparmio energetico

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Lampade a fluorescenza compatta con differenti temperature

Dopo aver analizzato i criteri che ci consentono di avere un’illuminazione efficiente e dunque a basse emissioni di CO2 e con considerevole risparmio sulla bolletta energetica, passo ad analizzare le caratteristiche dei nuovi tipi di lampadine con i criteri per ottimizzare risparmi e emissioni.

Facciamo innanzitutto due brevi considerazioni:

  • L’illuminazione domestica ha un peso rilevante sui consumi energetici: la quota annua di energia elettrica consumata in Italia è superiore a 7 miliardi di chilowattora, corrispondente a circa il 13 % del consumo totale di energia elettrica nel settore domestico e l’80% dell’illuminazione è obsoleta e non efficiente.
  • I Paesi membri dell’Unione Europea, per ridurre impatto ambientale e consumo energetico, nel 2009 hanno messo al bando progressivamente i prodotti meno efficienti, imponendo il rispetto delle classi di efficienza energetica A, B e C, ove le vecchie lampadine a incandescenza sono classificate come D, E o F.

Uno dei parametri più importanti, nella scelta delle lampade a basso consumo è l’efficienza luminosa che è si esprime in lumen/watt: il parametro definito dal rapporto tra il flusso luminoso emesso (in lumen) e la potenza elettrica assorbita (in watt). Questo parametro definisce il rendimento e di seguito i consumi energetici. Ad esempio, le vecchie lampade ad incandescenza, le più diffuse nel civile hanno una bassissima efficienza: una lampadina da 150 watt emette circa 2.000 lumen, ovvero 2.000:150 = 13 lumen per ogni watt assorbito.

Dopo il salto i valori e l’analisi delle diverse lampadine.

Osserviamo i seguenti valori:

Tabella efficienza luminosa

Le lampade fluorescenti sono caratterizzate da un’alta efficienza luminosa e si dividono in tubolari e compatte e hanno una buona resa cromatica . Contengono piccole quantità di mercurio e per questo vanno smaltite con la raccolta differenziata.

Le lampade tubolari hanno un’efficienza luminosa che varia da 50 a 120 lumen/Watt, una vita media che varia da 10.000 a 24.000 ore e sono indicate per un’illuminazione prolungata. Il risparmio energetico è mediamente quello del 75% rispetto alle vecchie lampade ma è necessario un alimentatore poiché non sono direttamente collegabili alla rete elettrica.

Le lampade a fluorescenza compatte hanno un’efficienza luminosa da 50 a 75 lumen/watt e consentono di ridurre circa il 70% dei consumi di energia elettrica rispetto a quelle ad incandescenza con flusso luminoso pari (una da 20-25 watt ne sostituisce una da 100 watt). Hanno una durata che varia da 6.000 a 15.000 ore, a seconda del tipo e dell’uso, e rispettano le classi energetiche A e B. Sul mercato le possiamo trovare in varie forme e misura e rispondono alle esigenze sia in ambito domestico sia in ambito professionale.

Le lampade alogene, dal punto di vista ambientale contribuiscono all’abbattimento delle emissioni del gas serra: possiedono una buona efficienza luminosa (15-25 lumen/watt), consumano il 30% -50%, in meno rispetto alle lampadine tradizionali e hanno una vita media intorno alle 2.000 ore. I requisiti che soddisfano sono quelli delle classi di efficienza D, C e B ed emettono una luce bianca, con un’ottima resa dei colori. Ve ne sono di due tipi: a bassissima tensione, che richiedono un trasformatore, e a tensione in rete, che possono essere installate direttamente.

Le lampade ai vapori di sodio hanno un’elevata efficienza luminosa e vi sono quelle ad alta pressione possiedono un’efficienza luminosa di 70-150 lumen/watt e una vita media di 12.000-20.000 ore, e quelle a bassa pressione, che hanno un’efficienza maggiore, 125-200 lumen/watt. Entrambe sono impiegate soprattutto per l’illuminazione stradale e danno economicità in fase di esercizio, in cui, però, non è richiesta alcuna qualità alla luce emessa.

Nel settore per esterni (ad esempio la luce dei semafori) ed interni si stanno diffondendo sempre più l’utilizzo dei LED (Light-Emitting Diodes, diodi ad emissione di luce), per via della loro elevata efficienza luminosa, di durabilità e di risparmio energetico. La loro efficienza è pari alle lampade fluorescenti compatte, 50-60 lumen/watt (120 lumen/watt per quelli di ultima generazione ), ma hanno una durata maggiore (fino a 100.000 ore). Inoltre non contengono né mercurio né piombo e possono essere smaltite tra i rifiuti indifferenziati.

Sottolineo tuttavia che questa tecnologia del futuro è ancora costosa e non illumina intensamente un ambiente, oltre al fatto che il Ministero della Salute ha valutato la questione dei possibili rischi derivanti dal loro utilizzo, con la conseguente volontà di sostenere un approfondimento tecnico-regolamentare : l’ideazione di sistemi che non permettano la visione diretta del fascio luminoso emesso dai Led per evitare l’abbagliamento e i controlli degli apparecchi immessi sul mercato.

Foto | Filckr

Breve guida all’illuminazione efficiente: lampade a risparmio energetico