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Dopo il picco del petrolio, il picco del legno

Lo sfruttamento delle foreste tropicali, ai ritmi attuali, è insostenibile. Ad ipotizzare un picco del legno, seguito da un declino inarrestabile, è un recente studio condotto dall’Australian National University, pubblicato sulla rivista Biological Conservation.
Philip Shearman, una delle firme, spiega che nelle Filippine ed in Thailandia la produzione è già in calo. Anche lo sfruttamento forestale definito sostenibile di sostenibile a conti fatti ha ben poco. Gli autori hanno analizzato il caso delle Isole Salomone, emblematico di uno sfruttamento selvaggio delle foreste. Scrivono i ricercatori:
Il tempo necessario a una foresta tropicale per ripristinare biomassa, volume del legno e biodiversità è stato stimato in diversi modi, e varia da 45 a 500 anni, ma gli alberi più grandi possono avere età comprese tra qualche decennio e mille anni. Questo fa capire quanto i cicli applicati di solito di 30-35 anni siano insufficienti.
Nelle Isole Salomone, l’estrazione del legname si è verificata ad un tasso di gran lunga superiore alla capacità delle foreste di rigenerarsi e questo sta accadendo in numerose altre aree del Pianeta. Per concedere respiro alle foreste (e a noi di conseguenza), la pausa, secondo gli scienziati, dovrebbe arrivare a sfiorare perlomeno i cinquant’anni.
La richiesta sempre maggiore di legname porta invece i boscaioli ad inoltrarsi nelle foreste vergini per mantenere elevata la produzione. I ricercatori sottolineano che la deforestazione è responsabile di quasi il 20% delle emissioni annuali di gas serra rilasciate dalle attività umane.
Tar Sands: la catena di negozi Lush si mobilita

La catena di negozi di Lush, l’azienda che produce e commercializza cosmetici naturali ed ecologici, lancia una mobilitazione europea contro lo sfruttamento delle Tar Sands. Fare pressione sui media, far prendere coscienza ai consumatori dell’ennesimo scempio ambientale perpetrato da compagnie petrolifere come la BP che vogliono sfrutture anche le sabbie bituminose della regione di Alberta, in Canada, per estrarre il loro “oro nero”.
Della questione Tar Sands vi avevamo già parlato in passato. Greenpeace ha dimostrato che i processi di estrazione del petrolio da queste particolari sabbie comportano un danno ambientale semplicemente inaccettabile. L’emissione di Co2 connessa alla lavorazione delle Tar Sands è quattro volte superiore a quella dell’estrazione petrolifera tradizionale. Per ogni ogni barile di petrolio estratto sono necessari dai 3 ai 5 barili di acqua che risulta pesantemente inquinata e contaminata alla fine del processo. Un vero e proprio scandalo rispetto al quale Lush ha deciso di avviare una campagna.
Sabato 18 giugno, alle 15, le bottegaie di Lush in tutta Europa verranno simbolicamente ricoperte di “petrolio”. Si spera naturalmente che l’iniziativa accenda i riflettori dei media come successo anni fa quando la stessa azienda si batteva per la riduzione del packaging. In contemporanea verrà messo in vendita un gel doccia speciale: “Oro nero“. L’intero ricavato, esclusa l’IVA, andrà all’organizzazione non profit IEN – Indigenous Environmental Network che si batte in maniera pacifica per proteggere l’ambiente dalle scellerate pratiche delle corporation, compresa quella dello sfruttamento delle Tar Sands.
Specie in pericolo: la Russia blocca le trivellazioni per salvare le balene
Buone notizie arrivano dalla Russia . Nonostante si tratti di uno dei Paesi più spesso messi sotto accusa per le trivellazioni in cerca di petrolio , per una volta il Governo ha deciso di redimersi nel tentativo di salvare una specie in pericolo di estinzione, la balena grigia Occidentale . In alcune delle aree intorno all’isola di Sakhalin , le aziende petrolifere non riceveranno più i diritti di estrazione del petrolio.
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Specie in pericolo: la Russia blocca le trivellazioni per salvare le balene
Perforazione fondali a largo delle Tremiti in cerca di petrolio
Le perforazioni dei fondali marini a largo delle isole Tremiti e del Gargano si faranno. Dopo il “no” del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che a tal proposito si era espressa con parere negativo, questa mattina arriva il “sì” alle perforazioni per cercare petrolio in mare.
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Perforazione fondali a largo delle Tremiti in cerca di petrolio
Benzina, in arrivo rincari in tutta Italia
Come come ogni anno, anche per questo Natale, sono stati annunciati rincari per la benzina . Complici gli spostamenti da Nord a Sud e le tormente di neve nell’area orientale degli Stati Uniti che complicano l’ estrazione del greggio , le società IP, Tamoil e TotalErg si sfidano fino all’ultimo centesimo

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Benzina, in arrivo rincari in tutta Italia
Vittorio Sgarbi getta la maschera: meglio il petrolio che l’eolico

Finalmente Vittorio Sgarbi si è mostrato per quel che è: non uno strenuo difensore del paesaggio, parola tra l’altro che in sé vuol dire tutto e niente, bensì un convinto e fattivo amico dell’industria del petrolio.
Secondo quanto riporta l’Agi, infatti, il sindaco di Salemi avrebbe scoperto le carte su petrolio, eolico e paesaggio invitando in città il professore russo Vladimir Kutcherov, noto per le sue teorie che negano il picco del petrolio, negano la pericolosità delle estrazioni petrolifere e auspicano che il petrolio sia alla base della produzione di energia nel XXI secolo, anche di più di quanto lo sia oggi.
Il professore, addirittura, vorrebbe riscrivere la storia scientifica del petrolio affermando che non si tratti di un combustibile fossile derivante dalla decomposizione, in milioni di anni, di materiale organico bensì del prodotto di alcune reazioni chimiche che da sempre sono in atto nelle profondità del pianeta terra.
Proprio per queste teorie Sgarbi ha invitato Kutcherov in città:
L’ho invitato con entusiasmo a Salemi per chiedergli di illustrare la sua teoria e offrire, in aree definite, concessioni per l’estrazione del petrolio, discutibili nel Val di Noto e certamente realizzabili nel Val di Mazara con un impatto ambientale tecnicamente piu’ modesto di quello dei parchi eolici. Mi sembra che la proposta possa interessare petrolieri che conoscono Salemi – e hanno, ahime’, interessi nell’eolico – ma che potrebbero invece rientrare nell’alveo della loro impresa primaria. Un futuro all’avanguardia nell’approviggionamento di gas metano renderebbe la Val di Mazara ricca e offrirebbe una risposta a quanti hanno sfigurato il paesaggio con le pale eoliche e, non paghi, vogliono ulteriormente umiliarlo con i pannelli fotovoltaici
Ecco, quindi, il vero Sgarbi: più petrolio per tutti. O quasi: non nel Val di Noto, dove lo stesso sindaco ha qualche interesse personale, per il resto no problem. Ci spieghi Sgarbi, a questo punto, come mai le Soprintendenze ai Beni Archeologici, Naturalistici e Paesaggistici di mezza Sicilia sono in allarme per la nuova ondata di concessioni petrolifere firmate dal governo Lombardo.
Che, come vi abbiamo già raccontato, finge di criticare l’industria del petrolio ma non fa nulla per bloccarla.
Via | Agi, Corriere della Sera
Foto | Flickr
Vittorio Sgarbi getta la maschera: meglio il petrolio che l’eolico
EROEI: L’Efficienza dell’Energia Verso la Crescita Zero
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Entro il 2020 l’economia dovrà essere a crescita costante, cioè le esigenze dell’uomo dovranno adeguarsi alle risorse del pianeta e non viceversa. Limite sulle risorse quindi, cioè imporre un limite di estrazione del combustibile fossile ed ottenere energia sostenibile da sole, aria e acqua. Così la portata dell’ecosistema determina i limiti della crescita economica e [...]
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EROEI: L’Efficienza dell’Energia Verso la Crescita Zero
