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Consumo di suolo, il cemento divora l’Italia
Consumo di suolo e cementificazione selvaggia: è un’ Italia divorata dal grigiume quella che emerge dal Rapporto 2011 sul consumo di suolo (INU edizioni), presentato oggi a Milano da Legambiente .
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Le imprese italiane preferiscono ripulire anziché non sporcare

La perdita di competitività delle imprese del nostro Paese è un fenomeno che potrebbe essere spiegato, fra le tante cose, con un dato non particolarmente positivo emerso proprio in questi giorni. Secondo un’indagine dell’Istat infatti sarebbero pochissime le aziende che investono su tecnologie pulite; si tratta di un atteggiamento molto prudente nel breve periodo, tuttavia poco lungimirante nel medio-lungo termine.
Per il 2008 le imprese industriali avrebbero realizzato prevalentemente più investimenti atti a rimuovere l’inquinamento dopo che questo è stato prodotto, anziché integrare i propri impianti con tecnologie sostenibili, che contribuiscono invece a rimuovere alla fonte l’inquinamento generato dal processo produttivo.
La spesa complessiva per investimenti ambientali delle imprese dell’industria è stata di circa 1,8 miliardi di euro, di cui 1,4 miliardi (il 79% del totale) per gli investimenti in impianti ed attrezzature per l’abbattimento dell’inquinamento dopo che questo è stato generato, mentre appena il 21% della spesa è stato destinato all’acquisto o integrazione di tecnologie capaci di ridurre alla fonte l’inquinamento derivante da processo produttivo.
Le imprese italiane preferiscono ripulire anziché non sporcare
La battaglia persa (per ora) contro l’over-packaging
Poi dicono che noi mamme siamo esaurite! Guardate il video su e ditemi se vi sembra normale che per vendere due fogli di tatuaggi per bambini si debbano impacchettare in 4 strati di plastica e cartone per giunta plastificato. L’over-packaging è un fenomeno che riguarda moltissimi prodotti, dai gadget elettronici, alle cartucce per le stampanti, ai panini nei fast food, fino agli alimenti negli ipermercati: nessuno escluso.
Troppi rifiuti con l’over-packaging
Scrive Antonio Galdo, autore del libro Non sprecare (Giulio Einaudi Editore):
Oggetti confezionati con tanta furbizia, la sicurezza è un discorso a parte, aumentano il loro costo per il consumatore tra il 20 e il 70 per cento del prezzo. L’over-packaging lo paghiamo due volte, prima e dopo.
Dunque, pensiamo di vietare le buste di plastica nei negozi ma resta intatto tutto il resto. Siamo proprio schizofrenici evidentemente. O forse il rispetto per l’ambiente è davvero un obiettivo poco efficiente per una economia che ruota intorno al consumo sfrenato.
Foto | Ecoble
La battaglia persa (per ora) contro l’over-packaging
Poi dicono che noi mamme siamo esaurite! Guardate il video su e ditemi se vi sembra normale che per vendere due fogli di tatuaggi per bambini si debbano impacchettare in 4 strati di plastica e cartone per giunta plastificato. L’over-packaging è un fenomeno che riguarda moltissimi prodotti, dai gadget elettronici, alle cartucce per le stampanti, ai panini nei fast food, fino agli alimenti negli ipermercati: nessuno escluso.
Troppi rifiuti con l’over-packaging
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Oggetti confezionati con tanta furbizia, la sicurezza è un discorso a parte, aumentano il loro costo per il consumatore tra il 20 e il 70 per cento del prezzo. L’over-packaging lo paghiamo due volte, prima e dopo.
Dunque, pensiamo di vietare le buste di plastica nei negozi ma resta intatto tutto il resto. Siamo proprio schizofrenici evidentemente. O forse il rispetto per l’ambiente è davvero un obiettivo poco efficiente per una economia che ruota intorno al consumo sfrenato.
Foto | Ecoble
Costruito un reattore nucleare in casa: il 38esimo…
I cugini di Gadgetblog hanno dato la notizia che in America, un ragazzo 38enne, Mark Suppes, si è costruito in casa un reattore nucleare, per creare energia pulita. La notizia ha destato clamore ma l’uomo non può essere accusato di nulla, poichè ha utilizzato solo materiali acquistabili legalmente. I vicini di casa hanno manifestato la propria preoccupazione, nonostante la rassicurazione degli esperti: non è pericoloso.
Ma Mark non è il primo, bensì la 38 persona nel mondo in grado di portare a termine il suo progetto. E tutto senza alcuna conseguenza: costruire nel proprio garage un reattore nucleare può quasi essere visto come un hobby. E a questo punto si legittima chiunque a seguire il loro esempio.
Ciò non è dannoso e non provocherebbe incidenti a chi ci circonda. Ma questa cosa, che fino a pochi anni fa sembrava impossibile, non dovrebbe farci riflettere su quanti altri congegni e strutture potranno, nel tempo, diventare “selfmade“? Come potranno le organizzazioni tradizionali monitorare un fenomeno che, come la tecnologia informatica, diventa sempre più potente e alla portata di chiunque?
Costruito un reattore nucleare in casa: il 38esimo…
I cugini di Gadgetblog hanno dato la notizia che in America, un ragazzo 38enne, Mark Suppes, si è costruito in casa un reattore nucleare, per creare energia pulita. La notizia ha destato clamore ma l’uomo non può essere accusato di nulla, poichè ha utilizzato solo materiali acquistabili legalmente. I vicini di casa hanno manifestato la propria preoccupazione, nonostante la rassicurazione degli esperti: non è pericoloso.
Ma Mark non è il primo, bensì la 38 persona nel mondo in grado di portare a termine il suo progetto. E tutto senza alcuna conseguenza: costruire nel proprio garage un reattore nucleare può quasi essere visto come un hobby. E a questo punto si legittima chiunque a seguire il loro esempio.
Ciò non è dannoso e non provocherebbe incidenti a chi ci circonda. Ma questa cosa, che fino a pochi anni fa sembrava impossibile, non dovrebbe farci riflettere su quanti altri congegni e strutture potranno, nel tempo, diventare “selfmade“? Come potranno le organizzazioni tradizionali monitorare un fenomeno che, come la tecnologia informatica, diventa sempre più potente e alla portata di chiunque?






