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Biosafety scanner: software contro gli OGM

Biosafety scanner software contro gli ogm La Fondazione dei Diritti genetici ha presentato qualche giorno fa il Biosafety Scanner. E’ un software messo a punto da Francesco Pazzi che serve a conoscere la provenienza di prodotti di origine vegetale, parzialmente o completamente trasformati come farine, sementi e mangimi, per stabilire se siano OGM o meno. Per la serie: se li conosci li eviti.

Spiega la FDG:

In questo contesto, il software “Biosafety Scanner” ha l’obiettivo di supportare gli operatori nella programmazione e realizzazione delle attività di vigilanza e controllo degli OGM sul territorio italiano. I principali destinatari sono gli istituti di controllo e di tutela dell’ambiente, dell’igiene e della sicurezza alimentare, i ricercatori dei centri di ricerca pubblici e privati, le società di certificazione e le università. Ma il software si rivolge anche ad importatori di sementi e prodotti agroalimentari, alle associazioni ambientaliste, degli agricoltori e dei consumatori.

Qui la spiegazione dettagliata del funzionamento del database. Il progetto è stato realizzato con il contributo del Ministero per l’Ambiente.

Foto | Flickr

Biosafety scanner: software contro gli OGM

I francescani di Assisi contro il parco fotovoltaico di Piandarca

I francescani di assisi si oppongono al parco fotovoltaico della Cannara

Pubblica oggi il Corriere della Sera a pag. 27 un articolo a firma di Fabrizio Caccia e intitolato “Nell’oasi di san Francesco da frate Sole a pannelli solari”. Ebbene, scopro che i frati di Assisi sono contrari all’installazione di un parco fotovoltaico. Ne scrive anche Avvenire. In sostanza non apprezzano che sia installato un parco fotovoltaico, per 3 ettari sui terreni di Piandarca, in quella zona, cioè, dove San Francesco predico agli uccelli. Tra l’altro quei terreni fino a qualche mese fa erano coltivati a grano e cipolle dorate della Cannara, presidio Slowfood. Nella zona, inoltre, a memoria di quella predica, ci sono come testimonianza una edicola e una pietra commemorativa.

In una missiva, a firma di padre Giuseppe Genovese custode del Sacro Convento di Assisi, che si dice perplesso che non si potrà più predicare agli uccelli ma ai pannelli, si legge:

La comunità francescana valuta favorevolmente ogni sforzo che si sta compiendo nel nostro tempo per la ricerca e realizzazione di fonti alternative di energia. Ma non può accettare che gli strumenti tecnologici che la producano vengano a deturpare ambienti che da secoli rappresentano la bellezza del creato, così tanto amato e cantato da San Francesco.

La battaglia non è detto che si concluda con lo stop ai lavori. Il 14 settembre è atteso il parere del presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi che ha già espresso la sua opinione chiarendo che il sito non è adatto a ospitare i pannelli solari perché è un sito di valore religioso che va protetto. Di parere opposto Giovanna Petrini il sindaco di Cannara, che anzi sostiene con veemenza il progetto. Questione di feeling? No, solo di business. L’operazione darebbe vigore economico alle casse comunali. Il progetto potrebbe portare, invece, alla Sun Project di Emanuele Giannangeli, circa 110mila euro all’anno, più 550mila euro di contributi.

Dall’altro canto Giannangeli, l’imprenditore che vorrebbe ricoprire il terreno calpestato da San Francesco con oltre 4000mila pannelli solari, rassicura i fedeli promettendo che né l’edicola né la pietra commemorativa saranno sfiorati dal parco fotovoltaico. Anzi provvederà lui stesso a abbellire la zona con aiuole e fontanelle.

Foto | Flickr

I francescani di Assisi contro il parco fotovoltaico di Piandarca

Nuova Società cerca lavoro in appalto

Tipo di Annuncio:  OFFRO LAVORO   Società sita in Foggia-Puglia-Italy che svolge attività di assemblaggio,installazione, manutenzione e sorveglianza di parchi fotovoltaici con possibilità stoccaggio/ricambio materiale in magazzino. Foggia risulta essere uno snodo importante vista la sua collocazione geografica sul territorio Centro Sud Italia. Noi come società siamo alla ricerce d'aziende operanti nel settore da molto tempo che ci offrono il tipo d'attività su citata.

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Nuova Società cerca lavoro in appalto

Sosteniamo Agrycult: dal parco dei Buoi abbonamenti a cassette di ortaggi a domicilio

Il cesto agrycult

Agrycult è un progetto che mi affascina molto. Per due motivi: il primo è che ne parla Gianna Ferretti sul suo blog Trashfood e ne testimonia l’assoluta bontà; il secondo me lo fornisce la motivazione portata avanti proprio da Agrycult, cioè salvare i veri contadini grazie al web 2.0 e lavorare sulla comunicazione presentando i loro prodotti direttamente al domicilio del cliente ridimensionando il fenomeno della spesa a Km zero. I prodotti arrivano dal Parco dei Buoi in Molise (il racconto nel video dopo il salto) e sono per ora quelli delle terre dei coraggiosi coltivatori che stoicamente hanno deciso di continuare a fare il loro mestiere. Ora per aiutarli occorre trovare almeno 40 persone che sottoscrivano un abbonamento per 10 settimane di fornitura di ortaggi freschi. (Per chi vuole sono disponibili anche ricotte di pecora)

Il perché è semplice. Scrive Francesco Travaglini che con Michele Vitale ha ideato Agrycult:

Il nostro obiettivo non è semplicemente, nello specifico, raggiungere le 50 adesioni all’orto ma fare in modo che sia impiegata in modo razionale la maggior superficie agricola possibile utilizzando un modello distributivo che utilizza la rete e che non riguarda solo gli ortaggi ma tutto ciò che l’agricoltura italiana, i giardini italiani possono offrire. E’ un’eresia? Forse, ma sicuramente sarebbe il massimo dell’ecosostenibilità! Altro che km zero….

L’amara verità è questa: a nessuno conviene più coltivare alla vecchia maniera, con piccoli appezzamenti di terreni, più facile affidarli in concessione ai produttori di energie rinnovabili, che pure fanno bene all’ambiente ma che non possono colonizzare impunemente i terreni agricoli.

Scrive ancora Francesco Travaglini:

A noi piacerebbe che questi giardini rimanessero tali soprattutto ora che continuare a coltivarli è diventato economicamente impossibile: se continua così nessuno in futuro si sognerà di coltivare terre se non per per l’autoconsumo (e non esagero). E allora salviamo gli orti d’Italia per evitare l’impoverimento mentale (oltre che economico) che i contadini italiani subiscono cedendo alle più diverse (e suadenti) offerte provenienti dalle sirene dell’Industria. Ad esempio le offerte dei produttori di energie rinnovabili che usando il termine Parco per una distesa di pannelli fotovoltaici o una piantagione di pale eoliche, pensano possa bastare per farci credere che in fondo, si tratta di energia pulita e che la loro è una nobile impresa. Il nostro Parco, quello vero (non a caso Parco dei Buoi è appunto il nome dell’orto da cui provengono le nostre cassette) vogliamo continuare a chiamarlo tale: un giardino di olivi, orti e pecore al pascolo (e… no, i Buoi non ci sono, ma è una lunga storia che ti racconterò un’altra volta…).Ed allora L’obiettivo che quest’anno vogliamo raggiungere coltivando il nostro orto è quello di dimostrare che la produzione di energia dal vento o dal sole, due delle nostre ri-sorse, non possono essere l’unica coltivazione possibile, l’unica possibilità, l’unico modo per impiegare queste Terre.

Secondo Francesco il suo modello distributivo è vincente rispetto al modello Km zero. Spiega Francesco:

Diversi studi (per esempio uno del Green Design Istitute, citato in questo post) dimostrano senza troppa fatica che il canale di vendita e-commerce produce quantitativi di CO2 sensibilmente inferiori ai sistemi tradizionali di distribuzione. Il motivo è addirittura banale: non ci sono passaggi intermedi ed i prodotti arrivano direttamente a domicilio senza far muovere nessuno se non il corriere con il suo furgoncino pieno di merce da consegnare. Sarà suo interesse ottimizzare gli spostamenti e le consegne/ritiri sul territorio in funzione delle fermate che dovrà fare. Ovvio.

Infine,Agriycult premia chi pubblicizza la sua iniziativa inviando a casa una cassetta di ortaggi: purtroppo non posso accettare poiché io sono solo uno degli autori del blog ma naturalmente posso sempre abbonarmi privatamente.

Foto | Agrycult

Sosteniamo Agrycult: dal parco dei Buoi abbonamenti a cassette di ortaggi a domicilio