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Vendola chiama Schwarzenegger in difesa dell’ambiente nel Mediterraneo

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Vendola- Schwarznegger Confesso che ho faticato non poco a capire questa ennesima mossa ambientale di Nichi Vendola. Il Governatore della Puglia, cuore di quella Sinistra Ecologia e Libertà che fornisce i contenuti agli ambientalisti del futuro, sottoscriverà il prossimo 7 marzo a Ginevra un accordo con Arnold Schwarzenegger ex governatore della California nell’ambito dell’assemblea generale di R20 per promuovere nel Mediterraneo, come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno:

L’affermazione di un modello di sviluppo durevole basato su nuovi criteri economici con al centro non più lo sfruttamento smodato delle risorse, bensì la sostenibilità.

E ci voleva la benedizione di Schwarzy dalla California? Bè no, ma la collaborazione con l’ex attore austriaco-americano assicura un po’ di visibilità mediatica e titoli anche all’estero: inclusi i 27 Paesi coinvolti anche nell’Arlem Assemblea regionale e locale euromediterranea. Perché l’idea di Vendola è molto più ampia: sostituire il concetto di Green economy con Welfare ambientale. Detto fatto e la sostituzione è stata presentata a Mediterre 2012, evento che si svolge fino al 4 febbraio alla Fiera del Levante definito: cantiere euromediterraneo della sostenibilità. Dunque ancora un contenitore in cui infilare tutti i temi dell’ambientalismo, italiano e mediterraneo che mancano all’appello nel nostro Parlamento e Senato. A maggior sostegno è stato annunciato il Manifesto verde che non visto e né ancora letto poiché non lo trovo in giro.

Però tutti questi temi (date un’occhiata al programma) si scontrano poi con la pratica dei fatti e con la tutela dell’ambiente vissuta dalla regione amministrata da Vendola: dall’Ilva che è confermato inquinare, alle proteste per l’eolico selvaggio, alle tariffe dell’acqua, alla costruzione di nuovi inceneritori.

La Puglia con Sicilia, Abruzzo e Basilicata è tra le regioni obiettivo delle nuove trivellazioni off shore alla ricerca di petrolio. Altra attività devastante da punto di vista ambientale e svolta in molti casi nei pressi di zone di pregio turstico, ad esempio le Tremiti. DiceVendola in merito:

Al ministro dell’ambiente, Corrado Clini, quando nei prossimi giorni interverrà qui a Mediterre diremo quanto sia urgente mettere mano ad un progetto generale di messa in sicurezza del territorio. E diremo tutti assieme al ministro anche quanto è minacciato il mare e della nostra volontà di fare un’alleanza tra tutte le comunità del Mediterraneo per dire no alle trivellazioni e prospezioni per il petrolio perché la nostra ricchezza sta nel mare stesso. Parleremo anche di gestione e protezione pubblica dell’acqua e sul punto noi proponiamo che l’intera Europa adotti il criterio “chi spreca acqua paga”. Occorre poi un patto di buone pratiche, una banca ecologica europea, rivedere il modello di sviluppo attuale, basato sulla crescita quantitativa, che ferisce le biodiversità e mutila la ricchezza della terra. Con questi sentimenti lavoriamo nel Mediterraneo e per il Mediterraneo.

Foto | Paola Casoli

Vendola chiama Schwarzenegger in difesa dell’ambiente nel Mediterraneo

Riqualificare è meglio che ricostruire

E’ il risultato al quale è arrivato uno studio condotto dal Preservation Green Lab . La ricerca è stata condotta, confrontando tra loro le attività di riqualificazione di edifici esistenti con le operazioni di demolizione e costruzione di nuovi edifici

Here is the original post:
Riqualificare è meglio che ricostruire

Vivisezione, contrari quattro italiani su cinque

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scimmia vivisezione

Vivisezione: ne parlavamo nei giorni scorsi a proposito dell’annuncio dato dal Tg5 della chiusura del laboratorio Green Hill di Montichiari, nel bresciano, purtroppo solo un abbaglio mediatico. Torniamo a parlare di sperimentazione sugli animali a scopi scientifici perché dai dati Eurispes, contenuti nel Rapporto Italia 2012 appena pubblicato, emerge che l’86,3% degli italiani è contrario alla vivisezione.

Quattro italiani su cinque dicono no alle sperimentazioni in virtù dell’amore per gli animali, un sentimento che prevale nella maggioranza degli intervistati, mentre il 12,1% ritiene la vivisezione ammissibile ai fini della ricerca. L’amore per gli animali induce inoltre molti italiani, ben il 42%, ad adottare un cane piuttosto che un gatto.

Inoltre sono tanti a cambiare dieta proprio per evitare sofferenze agli animali, riducendo o eliminando del tutto il consumo di carne. Scrive l’Eurispes:

Le motivazioni indicate dagli intervistati circa la scelta di diventare vegetariani o vegani attiene principalmente all’attenzione per la salute (43,2%), seguita da un forte rispetto per gli animali, contro il loro sfruttamento da parte dell’uomo (29,5%), mentre soltanto il 4,5% adduce come motivazione la tutela e il rispetto dell’ambiente. Impegno, quest’ultimo, sicuramente seguito da una buona fetta della popolazione per altre vie.

Mobilità sostenibile ed acquisti consapevoli in testa. Altro dato emerso dal rapporto è l’avversità degli italiani per la caccia: tre su quattro, esattamente il 76,4% del campione di persone interpellato si è dichiarato contrario.

Via | Eurispes
Foto | PETA

Vivisezione, contrari quattro italiani su cinque

Presidenza danese della Ue: la green economy per uscire dalla crisi

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la Danimarca per sei mesi alla presidenza dell'Europa annuncia un programma economico basato sullo sviluppo sostenibile e Green economy

Una Europa più responsabile, dinamica, verde e sicura. Queste le priorità fissate dalla Danimarca per i suoi sei medi di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Lo stato membro non usa l’euro ma nonostante ciò dovrà affrontare comunque la crisi economica in atto. Nasce dalla consideraszione dell’attuale momento storico la necessità di avere, secondo il paese della Sirenetta, una Europa più responsabile che punti piuttosto alla crescita da affrontare attraverso le armi della Green economy.

La presidenza danese invoca, per uscire dalla crisi, lo sviluppo dei potenziali non espressi offerti dal mercato unico per una crescita più verde e più sostenibile. L’intenzione è di passare all’offensiva di una crescita senza disperdere ulteriormente energia e risorse naturali. Questo è considerato il primo dei dieci obiettivi fissati dal Bureau européen de l’environnement (BEE) per il semestre danese.

Raggiungerlo sarà complesso ma fattibile secondo i danesi a patto che vi sia uno sforzo comune a tutti gli Stati e che consiste nell’adozione di misure che migliorino il rendimento energetico e di un uso più razionale delle risorse naturali. La BBE, dal canto suo insiste su due obiettivi necessari alla crescita verde: la messa in atto di una riforma fiscale ambientale e la soppressione di sussidi dannosi per l’ambiente.

La politica ambientale proposta dalla presidenza danese, dunque, si basa sul 7mo Programma di azione comunitaria per l’ambiente e sulla politica energetica da qui al 2050. Rispetto a quest’ultimo punto gli obiettivi sono stati fissati proprio alla fine di dicembre scorso a tocca alla presidenza danese avviarli:

migliorare l’efficienza energetica e fare un più largo uso di energie rinnovabili.

In materia di efficienza energetica la BEE spera che il governo semestrale danese possa ottenere dal Consiglio una posizione comune per giungere a quel 20% di efficacia energetica del pacchetto 20-20-20.

In agenda per la Danimarca anche la questione OGM su cui insiste la BEE è necessario vi sia:

Una valutazione rigorosa, completa, coerente e vincolante per gli OGM prima che sia rilasciata qualunque autorizzazione.

Infine, sul tavolo di lavoro anche la questione biocarburanti. BEE e Presidenza danese concordano sulla necessità di un calcolo del Casi, cambio di destinazione dei suoli e dunque toccherà ai ministri dell’Ambiente dei rispettivi Stati membri durante il Consiglio di giugno dibattere in merito per trovare un accordo soprattutto in virtù della Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici Rio20+ e per la ridefinizione dei mercati e contenimento delle emissioni di C02.

Via | Actu-Environnement
Foto |Flickr

Presidenza danese della Ue: la green economy per uscire dalla crisi

Livia Giuggioli, l’ecorivoluzione passa dal Green Carpet Challenge

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Livia Giuggioli indossa un abito ottenuto riciclando la stoffa di un burqa Livia Giuggioli (a sinistra nella foto) è una straordinaria combattente per i diritti ambientali e le armi che ha scelto sono il bello, il lusso e il glamour. Ma prima di svelare il segreto di questa donna intelligente e sottile conviene mostrare lo scenario entro cui si muove. E’ una celeb., moglie di Colin Firth dal 1997, è italiana, ha due figli e vive a Beverly Hills. Ma ha un chiodo fisso in mente che si ostina a chiamare progetto anche se in realtà è pura rivoluzione sociale: Green Carpet Challenge.

Diciamoci la verità: la moda è un’industria pesante e per essere riconvertita in eco o sostenibile (le due parole tracciano una sottile linea di approccio ma lo spiegherà Livia dopo NdR) necessita di una rivoluzione in termini di approvvigionamento delle materie prime. Non basta acquistare scarpe e borse che non siano di cuoio. Infatti Livia Giuggioli spiega nell’ intervista a Vanity Fair (Nr. 1-2012, pagg. 72-75) :

Per cambiare l’approccio al consumo bisogna ridiscutere tutto il nostro rapporto con i vestiti.

Ma per quali strade passare per ridefinire l’approccio con il consumo? Per giungere alla vera rivoluzione verde Livia ha deciso di partire dalle parole, mattoni che compongono identità, concetti, idee.

Ha incontrato perciò Noam Chomsky linguista, forse il più famoso al mondo. Perché?

Farmi illuminare. Non ne posso più di espressioni come verde, ecologista, equo. Parole che suonano “perbene” ma hanno qualcosa di noioso e pesante. Invece, bisogna trovare un modo per rendere tutto questo aspirazionale.

Fuori dubbio che il peso delle parole verde, ecologista e equo anche in Italia suonino pesanti e noiose nonché appicciate addosso a presunti fancazzisti, fricchettoni, nella migliore delle ipotesi visti come naif e che non capiscono un accidente di come gira il mondo vero, quello dei vincenti. Livia perciò ha deciso di partire da quel mondo dorato, luccicoso e dedito al lusso, dal mondo dei vincenti, quello dello star system e della moda.

La moda è un’industria pesante, sia in termini di impatto ambientale sia in termini di consistenza economica, nonostante l’allure di leggerezza e bellezza. Vogue docet: gira intorno a collezioni presentate due volte l’anno e che inglobano quelle gallinelle dalle uova d’oro dello star system in qualità di ambasciatori d’immagine per i prodotti da far girare sul mercato. Un business immenso che vede sostanzialmente Italia contro Francia in feroce competizione. Dietro il mercato del tessile che dopo quello agroalimentare è il più imponente. E il più inquinante.

Haute Coture zona del lusso estremo e artigianato perfetto, artistico; Pret à Porter qualità e design; Fast fashion, capi a basso prezzo, che strizzano l’occhio all’alta moda e al capo della collezione ma che funzionano solo per una stagione. Cappottini a 30 euro provenienti dalla Cina indossati e gettati via. Dietro quello sfizio, quella convenienza ci sono mani che lavorano incessantemente notte e giorno senza la minima garanzia, tutela e in condizioni umane e ambientali da schiavi. Spiega Livia Giuggioli:

Noi indossiamo le storie di chi ha realizzato i nostri vestiti. E le storie dietro certi vestiti sono molto brutte, sono storie che non si possono indossare con gioia. Io non separo mai l’impatto ambientale dalla giustizia sociale.

E veniamo finalmente a quel chiodo fisso verde in testa a Livia Giuggioli che delicatamente chiama Green Carpet Challenge ma che è il grimaldello, gentile quanto si vuole, usato per scardinare un sistema moda-lusso basato sulle ingiustizie sociali e la messa a tappeto di ogni dignità umana e lavorativa. Spiega Livia così il suo progetto:

Ho proposto la sfida a alcuni stilisti da Tom Ford a Valentino a Armani a Rover Vivier e altri. Per ognuno dei grandi appuntamenti da tappeto rosso dell’anno, realizeranno almeno un abito per una celebrity concepito e prodotto secondo le linee guida di Eco-Age. Ma l’obiettivo è molto più ambizioso: ottenere dalla Comunità europea le leggi sulla provenienza dei tessuti.

E veniamo al buon esempio di Livia che pragmaticamente consiste in un sito Eco-Age su cui è possibile ottenere informazioni e acquistare capi immacolati per provenienza etica. Lei di suo non si limita alle buone azioni di tante green vip ma per vestirsi indossa capi pensati da stilisti che usano stoffe riciclate o con fibre ecologiche mentre per i gioielli si affida a pietre e metalli certificati. Il lusso è fatto anche di oro e diamanti che arrivano nella maggior parte dei casi da zone in cui né l’ambiente e né la dignità umana sono rispettati (qui la deforestazione dell’Amazzonia e qui i diamanti dei signori della guerra).

Foto | Grazie a Livia Giuggioli su Eco-Age che indossa un abito ottenuto dal riciclo di un burqa di Beshtar

Livia Giuggioli, l’ecorivoluzione passa dal Green Carpet Challenge

Animalisti contro Green Hill, finalmente la politica comincia a muoversi

Sono anni che le associazioni animaliste, ma anche semplici cittadini, chiedono che Green Hill venga chiusa, ma la politica da quell’orecchio sembra proprio non sentirci. Green Hill è un centro di allevamento di cani , in particolare beagle, destinati alla vivisezione .

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Ambiente e sviluppo sostenibile in Umbria con Pagine Verdi

In occasione della Fiera delle Utopie Concrete è stato presentato in anteprima un progetto di valorizzazione e rinnovazione per lo sviluppo sostenibile nella regione Umbria, per presentare le eccellenze locali, per sostenere le imprese della Green economy, il turismo sostenibile e i servizi.

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Ambiente e sviluppo sostenibile in Umbria con Pagine Verdi

Inquinamento in Cina, degrado ambientale costa 3% del PIL

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inquinamento Pechino

La cattiva qualità dell’aria a Pechino ha raggiunto livelli esorbitanti. Qualche giorno fa una densa nube grigia ha costretto le autorità a chiudere alcune strade e molti voli hanno subito disagi. Se il Governo cinese rassicura la popolazione ed il mondo, le rilevazioni effettuate dai diplomatici americani descrivono scenari decisamente più allarmanti.

Lo smog è provocato principalmente dalle centrali a carbone (forniscono il 70% dell’energia totale, ndr), ma anche dall’aumento del numero di automobili in circolazione. Pensate che l’anno scorso mediamente sono stati immatricolati 2mila nuovi veicoli ogni giorno, in contesti urbani che sono già a dir poco congestionati dal traffico.

La Cina conta 13 delle 20 città più inquinate del mondo. Oltre all’inquinamento atmosferico, a preoccupare a livello sanitario è anche la qualità dell’acqua, minata da un’eccessiva quantità di fluoro e contaminanti. Inoltre, circa un decimo delle terre coltivate risulta contaminato da metalli pesanti.

La Cina deve affrontare necessariamente il degrado ambientale. Sia per problemi economici, costa infatti il 3% del PIL, che per reagire alle mobilitazioni della popolazione, sempre più preoccupata per la salute pubblica, con oltre mille manifestazioni ogni settimana in tutto il territorio cinese.

Il piano quinquennale 2011-2015 si incentra sulla lotta all’inquinamento e lo sviluppo della Green Economy. La quota di energia proveniente dalle rinnovabili dovrà passare dall’attuale 8% all’11,4%, la riduzione delle emissioni di gas serra dall’8 al 10% incrementando la superficie forestale. Sarà sufficiente ad allentare la morsa dell’inquinamento?

Via | Le Figaro; Embassy of the United States in China
Foto | Flickr

Inquinamento in Cina, degrado ambientale costa 3% del PIL

Soggiorni a basso impatto, i Conscious Hotels di Amsterdam

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conscious hotel amsterdam

Promettono un soggiorno a basso impatto nel cuore di Amsterdam i Conscious Hotels di Vondelpark e Museum Square, due alberghi olandesi che si fregiano del Golden Green Key Certificate.

Conscious Hotels Amsterdam Conscious Hotels Amsterdam Conscious Hotels Amsterdam

Sbirciamo all’interno. La colazione viene preparata con prodotti 100% organici, tavoli ed accessori che corredano l’albergo sono in plastica e carta riciclata. Per quanto riguarda il fabbisogno energetico, i gestori garantiscono una copertura proveniente al 100% da energie rinnovabili.

Sul fronte mobilità sostenibile, il Conscious Hotel Vondelpark può contare sulla presenza di una colonnina di ricarica per le auto elettriche mentre al Museum Square si possono noleggiare biciclette. In ogni caso, le fermate dei mezzi pubblici si trovano a pochi passi da entrambi gli alberghi.

Per quanto concerne le emissioni, nella hall del Vondelpark trova spazio un muro verde che purifica l’aria, diminuendo l’inquinamento indoor, mentre al Conscious Hotel Museum Square gli ospiti hanno a disposizione un giardino.

I prodotti per la pulizia dell’albergo non sempre sono naturali, tuttavia i prodotti chimici impiegati sono certificati da etichette sostenibili come EcoLab, GreenCare ed EcoVer.

Conscious Hotels Amsterdam

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Soggiorni a basso impatto, i Conscious Hotels di Amsterdam

Città sostenibili: la migliore del 2010 è Copenaghen, italiane fuori dalla top 10

Ancora una volta il Nord Europa si conferma la zona più attenta alle tematiche ambientali, piazzando Copenaghen , la capitale della Danimarca , in cima alla classifica delle città più sostenibili del mondo redatta da ICLEI e US Green Building Council e pubblicata su Triple Pundit . Per città sostenibili si intende città popolose (è chiaro che con i piccoli borghi non c’è partita) che hanno attuato politiche volte al miglioramento delle pratiche ambientali come riduzione delle emissioni, stimolo all’uso della bicicletta, ecc

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Città sostenibili: la migliore del 2010 è Copenaghen, italiane fuori dalla top 10