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La cattiva fama del Nucleare? Colpa di James Bond

David Phillips, presidente della Royal Society of Chemistry, dovrebbe essere un uomo di scienza, eppure non teme di avventurarsi in dichiarazioni quantomeno bizzarre. Secondo lui i film di James Bond, il riferimento è a pellicole come Agente 007 – Licenza di uccidere, hanno contribuito alla cattiva reputazione del nucleare da parte dell’opinione pubblica in Gran Bretagna e all’estero visto il successo planetario dei film tratti dai romanzi di Ian Fleming.
Gli incidenti di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima? Poca roba. Certo, sono responsabili, ma fra i detrattori dell’energia ricavata dall’atomo bisogna aggiungere l’involontario lavoro svolto dal perfido Dr. No e dal suo reattore segreto, proprio quello che James Bond fa saltare in aria nel finale del film (non preoccupandosi eccessivamente delle radiazioni emesse) mentre scappa via sfruttando il proverbiale “ultimo istante”.
La risposta più azzeccata alla balzana teoria del signor Phillips arriva da Richard George di Greenpeace:
Una manciata di film di James Bond non ha certamente danneggiato la reputazione dell’industria nucleare, non è stato necessario, hanno fatto tutto da soli. Non credo che loro avessero mai pensato di realizzare un’isola top secret con un finto vulcano come il Dr. No, se l’avessero fatto gli sarebbe costato comunque meno rispetto a quanto si spende per una singola centrale nucleare
Via | BBC
Orsi polari al Motor Show di Bruxelles
Nella giornata di ieri un gruppo di orsi polari ha invaso Bruxelles . No, non erano animali scappati da uno zoo, ma attivisti di Greenpeace travestiti da orsi che protestavano contro le auto inquinanti
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Orsi polari al Motor Show di Bruxelles
Mais OGM: Greenpeace, gli entomologi e il parassita della discordia

Un report pubblicato da Greenpeace Germania, “Agro-biotechnology: New plant pest caused by genetically engineered corn. The spread of the western bean cutworm causes massive damage in the U.S.”, a firma di Christoph Then di Testbiotech, imputava la maggiore diffusione di un parassita (Striacosta albicosta) al mais transgenico.
Dal Dipartimento di Entomologia dell’Università del Minnesota arriva la replica del professor Guglielmo Hutchison, in uno studio, dal titolo “Genetically Engineered Bt Corn and Range Expansion of the Western Bean Cutworm (Lepidoptera: Noctuidae) in the United States: A Response to Greenpeace Germany”, in pubblicazione sulla rivista di divulgazione scientifica Journal of Integrated Pest Management.
Secondo Hutchison, le conclusioni del report di Greenpeace Germania sulla diffusione di questo parassita negli ultimi dieci anni sono sorprendentemente semplicistiche. Non si è infatti tenuto conto dei fattori ecologici ed agronomici che hanno portato a questo incremento.
Sarebbero stati infatti trascurati fattori cruciali come la genetica degli insetti, l’uso ridotto degli insetticidi, il tipo di suolo, la resistenza delle colture al glifosato, il cambiamento climatico.
La Striacosta albicosta non è affatto “nuova” in Nord America. Se ne hanno notizie in Arizona sin dal 1880 e dal 1915 la sua presenza era etichettata come una minaccia per le piantagioni di mais e fagioli.
Se è vero, come sostiene il rapporto di Greepeace, che la sua presenza si è estesa negli ultimi dieci anni ad altre aree degli States, non ci sono invece dati che testimonino danni economici maggiori per le piantagioni.
Via | Entomological Society of America
Foto | Frank Peairs, Colorado State University, Bugwood.org
Mais OGM: Greenpeace, gli entomologi e il parassita della discordia
Animali, a febbraio tavolo tecnico per Santuario dei Cetacei
Il Santuario dei Cetacei , quel tratto di mare dell’alto Tirreno delimitato dalla costa francese, dalla Sardegna e dalla costa Toscana, dopo 10 anni di iniziative sta per essere davvero protetto. A dare l’annuncio è Greenpeace , una delle associazioni ambientaliste che più hanno contribuito a tutelare e salvaguardare i mammiferi marini e l’ecosistema di questa piccola area del Mediterraneo. Continua a leggere: Animali, a febbraio tavolo tecnico per Santuario dei Cetacei (…) Animali, a febbraio tavolo tecnico per Santuario dei Cetacei , pubblicato su Ecologiae.com il 28/12/2011 © Valentina Ierrobino per Ecologiae.com , 2011
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Animali, a febbraio tavolo tecnico per Santuario dei Cetacei
Greenpeace, un anno di azioni a sostegno dell’ambiente e dell’ecologia
Greenpeace comincia a tirare le somme di un anno passato tra blitz nelle centrali nucleari francesi, per dimostrare che il nucleare sicuro non esiste, tra azioni e sit-in per bloccare provvedimenti, per consigliare, costruire, progettare per il futuro sostenibile e verde. L’associazione racconta tutte le campagne e le iniziative del 2011 con delle immagini , le più belle dell’anno che sta per terminare
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Greenpeace, un anno di azioni a sostegno dell’ambiente e dell’ecologia
Greenpeace e Facebook unite sulle rinnovabili
Ve la ricordate la campagna “ Unfriend Coal “, togli l’amicizia al carbone? La avviò un paio di anni fa Greenpeace direttamente su Facebook per chiedere al social network più famoso del mondo di smetterla di utilizzare l’energia proveniente dal carbone per alimentare i propri data center
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Greenpeace e Facebook unite sulle rinnovabili
Caccia alle balene, i giapponesi usano i fondi per lo tsunami
La promessa del Governo giapponese di ridurre la caccia alle balene non solo viene ancora una volta disattesa, ma viene persino derisa da una flotta di baleniere che, secondo una recente scoperta fatta da Greenpeace , avrebbe ottenuto parte dei fondi destinati alle vittime dello tsunami per armare le proprie navi e dare la caccia ancora di più ai cetacei. Continua a leggere: Caccia alle balene, i giapponesi usano i fondi per lo tsunami (…) Caccia alle balene, i giapponesi usano i fondi per lo tsunami , pubblicato su Ecologiae.com il 08/12/2011 © Marco Mancini per Ecologiae.com , 2011. | Commenta! | Tag: baleniere , caccia alle balene , fondi per il terremoto , fondi per lo tsunami , Greenpeace
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Caccia alle balene, i giapponesi usano i fondi per lo tsunami
Caccia "scientifica" alle balene in Giappone con i fondi dello tsunami

Una flotta di baleniere giapponesi, scortata dalla guardia costiera, ha lasciato nei giorni scorsi il porto di Shimonoseki, nel Sud-Ovest del Giappone, direzione Antartide dove ha inizio la caccia alla balene.
I cacciatori sono stati accusati da Greenpeace di aver utilizzato i fondi destinati a risollevare l’economia dei pescatori colpiti dallo tsunami lo scorso 11 marzo, ricevendo circa 30 milioni di dollari dal Governo per sovvenzionare la battuta di caccia di quest’anno.
Junichi Sato, direttore esecutivo di Greenpeace Japan, ha spiegato che è vergognoso elargire i soldi dei contribuenti ai cacciatori di balene. Il programma di caccia alla balena non è prioritario, è impopolare ed economicamente impraticabile. Quei fondi dovrebbero essere destinati a risollevare l’economia locale ed alla ricostruzione.
La caccia alle balene, ha spiegato Greenpeace, macchia la reputazione internazionale del Giappone e pesa economicamente sui cittadini:
Versare miliardi di yen nella caccia alla balena antartica in questo periodo di crisi è decisamente vergognoso. Il Giappone non può permettersi di sprecare soldi per la caccia alla balena in Antartide mentre i suoi cittadini stanno soffrendo.
Il Governo giapponese si è giustificato riguardo al finanziamento, affermando che una delle città colpite dallo tsunami ospitava una base portuale per la caccia alla balena. La caccia commerciale alle balene è vietata ma il Giappone è autorizzato a catturarle a scopi di ricerca scientifica.
Le baleniere torneranno in patria ad aprile dopo aver ucciso un migliaio di balene, ma ad aspettarli nei mari dell’Antartide ci sono gli attivisti di Sea Sheperd che gli daranno non poco filo da torcere. Sono attesi scontri.
Lo scorso anno li hanno fatti tornare indietro con un quinto del bottino di caccia stabilito, circa 172 esemplari.
Caccia “scientifica” alle balene in Giappone con i fondi dello tsunami
Greenpeace, blitz a palazzo Chigi: “Il clima cambia. La politica deve cambiare”
A Durban salviamo il clima. Il clima cambia. La politica deve cambiare
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Greenpeace, blitz a palazzo Chigi: “Il clima cambia. La politica deve cambiare”
Greenpeace: “il nucleare sicuro non esiste” ed entra nelle centrali francesi
Non si placano i blitz di Greenpeace e questa volta a farne le spese è la centrale nucleare di Nogent-sur-Seine , a soli 95 km da Parigi, ritenuta inviolabile e sicura. Otto attivisti di Greenpeace sono riusciti a eludere la sicurezza ed entrare, all’alba di stamane, nel cuore della centrale. Dall’alto degli impianti hanno srotolato uno striscione con su scritto Non esiste un impianto nucleare sicuro
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Greenpeace: “il nucleare sicuro non esiste” ed entra nelle centrali francesi
