Posts Tagged ‘incendi’

Cambiamenti climatici, a rischio le foreste del Pianeta

I cambiamenti climatici e l’ aumento della temperatura terrestre non metterà a rischio solo la vita degli animali e degli ecosistemi, anche le grandi foreste del Pianeta saranno compromesse da incendi boschivi sempre più grandi e dannosi. Continua a leggere: Cambiamenti climatici, a rischio le foreste del Pianeta (…) Cambiamenti climatici, a rischio le foreste del Pianeta , pubblicato su Ecologiae.com il 22/12/2011 © Valentina Ierrobino per Ecologiae.com , 2011

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Cambiamenti climatici, a rischio le foreste del Pianeta

Emergenza clima ed incendi, un binomio pericoloso per il Pianeta

L’ultimo rapporto della Fao punta il dito sulla prevenzione degli incendi che, sempre più frequenti nel nostro Paese e nel resto del mondo con l’arrivo dell’estate, rischiano di peggiorare ulteriormente l’emergenza climatica e accrescere il riscaldamento globale. Nella quinta Conferenza Internazionale sugli Incendi Boschivi che si è tenuta a Sun City, in Sudafrica, la Fao ha chiesto ai Paesi di adottare strategie più integrate per la gestione degli incendi boschivi e di migliorare il monitoraggio delle emissioni di gas serra da essi provocati, in quanto contribuiscono al riscaldamento globale.

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Emergenza clima ed incendi, un binomio pericoloso per il Pianeta

I 5 segni dei cambiamenti climatici

Il picco del petrolio fa abbassare le emissioni di co2

Ok, se siete qui a leggere vuol dire che la questione cambiamenti climatici vi interessa e non poco, il che di questi tempi costituisce una notevole discriminante. Dunque, il 2010 è stato definito dal NOAA (National Oceanographic and Atmospheric Administration,) l’anno più caldo in assoluto.

I 5 segni climatici che potrebbero attestare il riscaldamento globale sarebbero:

più pioggia; più incendi; più uragani; più tornado, meno ghiaccio ai poli.

Discutibile? Si e no. Che qualcosa stia accadendo al clima è sotto gli occhi di tutti. Di cosa si tratti e in cosa si trasformi nessuno lo sa. E veniamo alla parte scientifica con Ugo Bardi, Presidente Aspo Italia che ha partecipato a Roma al convegno La Fine del mondo: istruzioni per l’uso che si è tenuto nel corso del Festival della scienza. Ebbene, spiega Bardi, quel rallentamento delle emissioni di CO2 tanto invocato e mai ottenuto in pratica da scelte politiche lungimiranti, si sta verificando a causa (o grazie, dipende dai punti di vista) della crisi globale e del picco del petrolio. Il che però, sembra non essere sufficiente a far raffreddare il Pianeta.

Bardi analizza gli interventi dei paleontologi Micheal Benton e Peter Ward e di Kjell Aleklett Presidente Aspo:

Dal punto di vista dei paleontologi, il cambiamento climatico è una minaccia terribile. Loro, che sono esperti di estinzioni di massa, vedono benissimo le somiglianze e capiscono benissimo come potremmo fare la fine dei dinosauri per gli stessi motivi, ovvero riscaldamento globale causato da un effetto serra incontrollato. Sia Benton che Ward non hanno dubbi sul fatto che stiamo distruggendo il pianeta con le nostre emissioni di CO2. Devo dire, però, che vedono la cosa con una certa filosofia. In fondo, tante specie sono esistite, tante sono scomparse, capiterà anche a noi; è nella natura delle cose.

Ma la questione sembra, evidentemente, non preoccupare troppo il mondo scientifico (non cito neanche la politica). Per capire perché conviene fare un passo indietro e andare al climategate e al fatto che tante informazioni sul clima siano state omesse, fuorviate, eclissate così da fornire agli scettici del clima l’ampio e fragile fianco da azzannare.

Da quel momento in poi i cambiamenti climatici hanno assunto un peso diverso nelle nostre vite, sono diventati qualcosa di meno importante e di urgente da affrontare. Lo spiega bene il documento “L’inchiesta sul Climategate”, voluto dalla Global Warming Policy Foundation, segnalato da ClimateMonitor e tradotto da Maurizio Morabito (lo potete scaricare qui). Autore è il blogger Andrew Montford e l’amara considerazione che ne fa Morabito nella sua introduzione è questa:

La scienza del riscaldamento globale antropogenico (AGW) è in agonia, così ridotta da quei ‘pasdaran del clima’ che ne hanno fatto un feticcio ideologico, spingendosi a tramare dietro le quinte per difenderne a tutti i costi i dogmi. Proprio alcuni dei personaggi più importanti hanno commesso il peccato più grande: si sono fatti ‘scoprire’ quando qualcuno (uno di loro?) ha deciso di distribuire via internet, nel Novembre 2009, un ‘tesoretto’ di documenti ed email riguardo l’Unità per la Ricerca Climatica (CRU) dell’Università dell’East Anglia (UEA). Documenti e messaggi il cui contenuto è adesso noto come ‘lo scandalo del Climategate’.

Sarebbe opportuno, allora che la scienza riprendesse a fare sil suo mestiere: indagare, scoprire e conoscere. penso che solo in questo caso al Pianeta restino delle chanches.

Foto | Effetto Cassandra

I 5 segni dei cambiamenti climatici

Ecomondo, 100 mila tonnellate pneumatici fuori uso disperse ogni anno nell’ambiente

Centomila tonnellate di pneumatici fuori uso, una quantità certamente non risibile, spariscono nel nulla ogni anno. Questi gli sconfortanti dati raccolti nel dossier realizzato da Legambiente con la collaborazione di Ecopneus , presentato oggi nell’ambito di Ecomondo , la fiera dedicata alla Green economy , all’ ambiente ed allo sviluppo sostenibile, giunta ormai alla sua quattordicesima edizione e che è in corso in questi giorni a Rimini. In Italia, stando al rapporto, sono state individuate, a partire dal 2005, 1.049 discariche illegali estese su un territorio complessivo di oltre sei milioni di metri quadrati.

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Ecomondo, 100 mila tonnellate pneumatici fuori uso disperse ogni anno nell’ambiente

Wwf Sicilia: la pre-apertura della caccia favorisce chi non rispetta le regole

Ecoblog Caccia Intervista a Rizza Presidente Wwf Sicilia
Caricato da blogovideo. - Animali divertenti, guarda i video.

Giusto ieri, in molte regioni italiane, ha aperto la stagione della caccia 2010-2011, con le solite giustificate polemiche dovute all’anticipo sui tempi deciso dai vari assessori regionali. Un anticipo che mette in serio pericolo la riproduzione di molte specie di animali.

Su quest’argomento ho raggiunto al telefono il presidente del Wwf Sicilia per farmi spiegare quali sono le preoccupazioni maggiori della sua associazione, che sta preparando ricorso al Tar come molte altre.

Vi propongo una sintesi di ciò che mi ha detto, scusandomi con la qualità dell’audio che non è eccellente (come al solito, nelle interviste telefoniche va sempre così…). Tra le varie cose che mi ha fatto notare una mi ha colpito: in Sicilia (ma il discorso vale per molte regioni italiane, specialmente quelle del sud) è ancora emergenza incendi. Con due conseguenze.

La prima è sugli animali, messi a dura prova dai roghi che, ora, si vedono spuntare anche le doppiette. La seconda è sui cacciatori che, qualora volessero sgarrare e cacciare ciò che gli pare senza tener conto delle scadenze previste dal calendario venatorio, potrebbero farlo in tutta tranquillità: gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, cioè coloro che dovrebbero tenerli sott’occhio, per almeno altri quindici giorni saranno impegnati a spegnere i fuochi…

Wwf Sicilia: la pre-apertura della caccia favorisce chi non rispetta le regole

Clima, i cambiamenti che minacciano l’uomo

I cambiamenti climatici causati dal surriscaldamento globale e dalle mutazioni della temperatura terrestre mettono sempre più in pericolo la vita dell’uomo.

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Clima, i cambiamenti che minacciano l’uomo

Incendi in Russia, allarme Greenpeace: a fuoco anche i terreni contaminati da Chernobyl

Che siano derivati dal riscaldamento globale o da semplici piromani, gli incendi che stanno devastando da settimane la Federazione Russa e altri paesi dell’est Europa iniziano comunque a fare realmente paura.

Dopo il rischio per le centrali nucleari attive, alcune delle quali sono in pericolo perché circondate dalle fiamme, ora la cittadinanza teme per le radiazioni che potrebbero diffondersi a causa di alcuni roghi che stanno interessando le aree contaminate dall’incidente di Chernobyl del 1986.

Greenpeace Russia ha preso una mappa e ha segnato tutte le aree colpite dal fuoco, mettendo in evidenza, già alcuni giorni fa, che gli incendi si stavano avvicinando pericolosamente alle foreste della regione di Bryansk. Si tratta di una delle aree interessate dalla contaminazione dell’incidente di 25 anni fa.

Ad oggi sono almeno tre i roghi che suscitano l’allarme degli ambientalisti perché il fuoco, o meglio il fumo, porta in atmosfera e diffonde nell’aria le particelle del terreno contaminate.

Una eventualità confermata dal ministro russo alle Emergenze (una sorta di ministro alla Protezione Civile) Sergei Shoigu che, pur affermando che i roghi nelle aree contaminate sono stati tutti spenti immediatamente, ammette:

Se il fuoco dovesse diffondersi su quest’area, esso potrebbe immettere la contaminazione nucleare di Chernobyl nell’aria e apparirebbe una nuova area contaminata. Il livello di radioattività potrebbe salire, ma non ai livelli del disastro di Chernobyl. Tuttavia non sottostimerei il rischio di esposizione perché sappiamo molto poco sugli effetti sulla salute della combinazione della CO2 con le radiazioni a basso dosaggio

Via | Greenpeace Russia
Video | YouTube

Incendi in Russia, allarme Greenpeace: a fuoco anche i terreni contaminati da Chernobyl

Ecosistema Incendi, Legambiente da le pagelle: bene il nord, male sud e isole, drammatica Sardegna

Ecosistema Incendi, Legambiente da le pagelle: bene il nord, male sud e isole, drammatica Sardegna

Ecosistema incendi è il monitoraggio annuale effettuato da Legambiente sulle azioni dei Comuni italiani nell’applicazione della legge 353/2000 e nella mitigazione del rischio incendi boschivi.

È un corposo dossier sul numero dei roghi e sulla superficie di terreno, boscato e non boscato, percorsa dal fuoco ogni anno. L’edizione 2010, appena presentata, mostra un paese diviso a metà con il sud e le isole che sembrano ormai terra di conquista per i piromani. Come spiega lo stesso dossier:

Analizzando con attenzione i dati relativi ai roghi che sono divampati lo scorso anno in Italia si nota come il fenomeno incendi si caratterizzi sempre meno come un’emergenza nazionale e al contrario sempre più come una drammatica emergenza che aggredisce alcune regioni del Sud e le isole. Basti pensare che nell’ultimo anno in Sardegna è andata in fumo oltre la metà di tutta la superficie italiana colpita dalle fiamme

Ci sono, però, delle buone notizie: nel 2009 il numero dei roghi in Italia è calato da 6.479 del 2008 a 5.422, record positivo degli ultimi 18 anni, e solo il 16% dei comuni italiani, a fronte del 19% registrato nel 2008, sono stati colpiti dall’emergenza incendi.

Se incrociando il numero degli incendi con la quantità di ettari bruciati, poi, otteniamo informazioni molto interessanti: le politiche di contenimento degli incendi (pulizia dei terreni e dei cigli stradali, programmi coordinati di pronto intervento di Vigili del Fuoco, Forestale e Protezione Civile) sembrano funzionare.

Ridurre il numero totale degli incendi, infatti, è più difficile che limitarne le conseguenze. Ciò, assai probabilmente, è dovuto al fatto che la maggior parte dei roghi sono dolosi o derivano da piccoli fuochi accesi dagli agricoltori che poi sfuggono di mano.

Per quanto riguarda la quantità totale di territorio andato in fumo, infine, il dato è in aumento ma c’è un’anomalia: la Sardegna, passando da 4.128 ettari bruciati a 37.104 (circa la metà del totale italiano), fa saltare ogni statistica.

Via | Legambiente
Foto | Flickr

Ecosistema Incendi, Legambiente da le pagelle: bene il nord, male sud e isole, drammatica Sardegna

Buone notizie per Capri: Terna avvia l’iter per la costruzione del cavo sottomarino, addio alla centrale elettrica a gasolio

Buone notizie per Capri: Terna avvia l'iter per la costruzione del cavo sottomarino, addio alla centrale elettrica a gasolio

Terna rende noto di aver avviato l’iter burocratico per la costruzione dell’”anello elettrico” tra Capri, Ischia, Procida e Torre Annunziata. Si tratta di un cavo ad alta tensione, in gran parte sottomarino, che collegherà elettricamente le isole con la terraferma.

Ciò permetterà, a lavori ultimati, di mandare in pensione la vecchia e inquinante centrale elettrica a gasolio di Capri, con grande vantaggio per l’ambiente. Ma anche per la sicurezza: più volte è capitato, infatti, che l’obsoleto impianto di produzione di energia elettrica andasse in tilt causando incidenti e incendi.

La nuova linea, anche per questo, garantirà un servizio migliore per i capresi e i turisti: meno interruzioni elettriche, una linea più stabile, il tutto con meno emissioni inquinanti e zero CO2 in atmosfera: l’elettricità consumata a Capri, Ischia e Procida, infatti, verrà in futuro prodotta fuori dalle isole, ottimizzando il sistema elettrico campano.

Secondo Terna, se non ci saranno intoppi burocratici, i lavori per il nuovo cavo inizieranno nel 2011 e dureranno un paio di anni.

Via | Terna
Foto | Flickr



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Nel 2050 metà della Foresta Amazzonica sarà un deserto

deforestazione amazzonia

Uno studio dell’INPE, l’istituto Nazionale brasiliano per le ricerche speciali, ha stabilito che la foresta amazzonica potrebbe essere dimezzata nel 2050, ridotta per la metà ad un deserto tropicale, individuando nello stato della foresta tra 40 anni il punto di non ritorno. Dopo di che non sarà possibile tornare indietro e la Foresta Amazzonica scomparirà del tutto in ancora meno tempo.

Secondo lo studio, quello sopra descritto è lo scenario peggiore, ma anche il più probabile, se le regioni dell’Amazzonia non dovessero intervenire con leggi severe ed efficaci per ridurre la deforestazione, così come ha fatto il Brasile. Se non si interviene con tempestività. la deforestazione, gli incendi, e le emissioni di gas serra ridurranno metà dell’Amazzonia ad una savana tropicale.

Gli anni a venire saranno cruciali per la vegetazione della foresta amazzonica, che risentirà dell’aumento delle temperature, della deforestazione continua e dei roghi. Poiché la vegetazione della foresta ha un ruolo cruciale nel regolare il clima mondiale, la perdita di vegetazione contribuirà ad accelerare la velocità dei cambiamenti climatici e l’ulteriore perdita di vegetazione perché ci sarà sempre meno foresta a regolarli. In un processo che diventerà sempre più veloce, le regioni del Sud e del Sud-Est del Brasile riceveranno sempre meno acqua e perderanno la foresta, divenendo più vulnerabili agli incendi.

Secondo lo studio, il circolo della perdita di Foresta Amazzonica sarà più veloce se si continuano a perdere aree di foresta, la terra sarà più secca e gli incendi attecchiranno meglio. Fino al 2050, quando il livello di foresta perduta sarà tale da non poter più tornare indietro e la desertificazione sarà ormai a metà di quello che oggi possiamo ancora chiamare Foresta Amazzonica.

Foto | Flickr

via | Treehugger



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