Posts Tagged ‘india’

Solare: il Paese che investe di più? E’ l’India

Qual è il Paese che investe di più al mondo nel solare ? A questa domanda sembra quasi naturale rispondere Cina o Germania .

Read the original here:
Solare: il Paese che investe di più? E’ l’India

India, il video del safari umano: scattano i primi arresti

Mi piace +1 Tweet

Quello che vedete in alto è un ignobile trofeo turistico: questo video sta mettendo in imbarazzo diplomatico l’India con il resto del mondo poiché dimostra che nel traffico illegale di safari umano alle Isole Andamane è coinvolta la polizia locale. Le donne e i bambini della tribù Jarawa sotto protezione (PAT – Protection of Aboriginal Tribes) sono incitati a ballare e a muoversi e sono trattati senza dignità alcuna in cambio di un po’ di cibo. Il video, sostiene il governo indiano, è stato girato clandestinamente alle Andamane, in Bengala nel settembre-ottobre 2008 da qualcuno che per ora è sconosciuto ma che assicurano sarà presto nelle mani della giustizia, considerato che ci sono già buoni indizi per rintracciarlo. In manette anche 15 turisti, ma dopo che si era diffusa la notizia del safari umano.

Dopo le pressioni internazionali è arrivata la richiesta del ministro indiano degli Interni Palaniappan Chidambaram di fermo per tutte le persone coinvolte incluso l’autore del video. Le manette intanto sono scattate, come informa il quotidiano One India per il tassista e per il proprietario di un negozio di souvenir, reo di aver organizzato con l’autista le visite guidate in spregio a tutte le norme che impedivano ogni contatto con i rappresentanti della tribù dei Jarawa in zona interdetta.

Il video è stato pubblicato una decina di giorni fa dopo che Gethin Chamberlain, giornalista de The Observer ha registrato circa un mese fa di nascosto un audio con la conversazione con un operatore locale che assicura la possibilità di vedere i Jarawa per 25-30mila rupie (380-450 euro) di cui 10-15mila rupie (150-230 euro) servono a corrompere alla polizia locale (qui con la trascrizione in italiano). L’audio ha sollevato il vergognoso e illecito traffico d’affari e contemporaneamente è sbucato il video in alto. Secondo le dichiarazioni delle autorità quelle immagini sono state registrate nel 2008, molto prima che fosse adottata una politica più restrittiva in merito. Ma le parole registrate sa Chamberlain hanno dimostrato il contrario. Il safari umano avveniva sotto la direzione di alcuni poliziotti che al contrario avrebbero dovuto impedire ogni contaminazione dei Jarawa con i turisti. Secondo quanto ricostruito dal tabloid inglese ogni giorno, invece, centinaia di turisti, scortati proprio dalla polizia locale percorrono indisturbati la Andaman Trunk Road alla ricerca proprio dei Jarawa tribù composta da 403 persone, assolutamente indifese, sia dal punto di vista emotivo, culturale e sanitario nel confronto con i turisti.

Scrive L‘Observer:

La maggior parte non regge le malattie portate dall’esterno. L’Observer li ha visitati e li abbiamo fotografati. I turisti gli gettavano sul ciglio della strada banane e biscotti come avrebbero fatto con gli animali di in un parco safari. Al negozio Vyas Brothers a Port Blair, capitale delle Andamane, sono in vendita alcuni manufatti dei Jarawa. Rajesh Vyas il titolare è felice dietro il bancone: organizza un giorno con i Jarawa a 15mila rupie (185 sterline inglesi) più altri 10-15mila rupie per corrompere la polizia locale. Nel prezzo però è incluso il taxi, l’autista dolci e biscotti. Si garantisce il contatto, promette.

Come testimoniavamo anche noi qui la barbara usanza del safari umano con i Jarawa era pratica ben nota e più volte denunciata sin dal 2010 da Survival International che dichiara:

Commentando le polemiche, uno dei maggiori esperti delle tribù delle Isole Andamane, il professor Anvita Abbi dell’Università di Jawaharlal Nehru ha dichiarato: “Le autorità sono perfettamente al corrente di quanto succede: come possono dichiarare di esserne state all’oscuro?”. “Queste registrazioni forniscono la prova concreta che i ‘safari umani’ continuano” ha dichiarato il Direttore Generale di Survival International Stephen Corry. “E avvengono solo perché la Andaman Trunk Road resta aperta e attraversa la riserva della tribù. Sono passati dieci anni da quando la Corte Suprema Indiana ha ordinato la sua chiusura, ed è scioccante costatare che l’amministrazione delle Andamane continui a ignorare la sentenza, lasciando aperta la strada. Il governo deve chiudere la Andaman Trunk Road oggi stesso, e porre per sempre fine ai safari umani.”

Via | Consoglobe, The Guardian, The Observer, OneIndia, Survival

India, il video del safari umano: scattano i primi arresti

Congresso di Durban, Clini contento e bastona gli Usa

E’ un Corrado Clini raggiante quello che commenta i risultati del congresso di Durban , i cui risultati , a suo dire, sono molto positivi per l’ Italia .

More here:
Congresso di Durban, Clini contento e bastona gli Usa

Fallimento Durban, con Kyoto2 si salvano le apparenze ma non il clima

Mi piace +1 Tweet

Durban e i suoi accordi sul clima sono stati un fallimento

La follia planetaria che si è appena rappresentata a Durban si è conclusa. Per 15 giorni 17mila delegati di governo e ONG in rappresentanza di 190 paesi hanno non si sa bene fatto cosa se alla fine di tutto questo circo la risposta è stata: riparliamone nel 2015. Nel mentre i delegati sono saliti a bordo di migliaia di aerei spandendo ulteriormente quell’inquinamento che tanto si cerca di contrastare. Con calma però.

L’intesa a Durban in merito agli accordi di riduzione delle emissioni di CO2 arriva oltre l’extremis: ben 36 ore dopo la chiusura dei negoziati. Un vero e proprio atto di diplomazia internazionale targato Unione europea che non costringe la stampa a mettere la parola fallimento nei titoli e che lascia aperto uno spiraglio, ma piccolo piccolo di discussione. In sostanza se ne riparlerà nel 2015 con il nuovo Protocollo di Kyoto 2 che entrerà in vigore dal 2020. Di fatto l’accordo racchiude una sfilza di promesse di riduzione delle emissioni. Promesse appunto che non è detto si traducano in azioni in grado di contenere entro 2 gradi centigradi il riscaldamento globale del Pianeta.

Il protocollo di Kyoto, adottato nel 1997 e in vigore dal 2005, è ad oggi il solo trattato internazionale sui cambiamenti climatici. Imposta gli obiettivi per la riduzione dei gas a effetto serra (GHG) per circa 40 paesi industrializzati, con l’eccezione degli Stati Uniti che non lo hanno ratificato così come Cina, India e Brasile. I paesi in via di sviluppo, per la verità non furono proprio inclusi mentre nel frattempo si sono sviluppate le economie dei BRIC ossia paesi dalle economia in forte espansione e che non vogliono essere penalizzati dagli accordi di riduzione delle emissioni. Perché ricordo il binomio caro ai Paesi industrializzati: più emissioni di gas serra=più produzione di merci. La crescita dei BRIC è sostenuta da tanta energia a basso costo: per ora quella più inquinante perché ottenuta dal carbone.

A Durban, in sostanza si è deciso per un secondo periodo di accordi della durata tra i 5 e gli 8 anni (ma deve ancora essere fissato). Mancano all’appello Canada, Russia e Giappone che hanno rifiutato di rinnovare l’accordo per cui senza di loro le nuove regole si applicheranno solo al 15% delle emissioni globali.

E veniamo alla posizione dell’Unione europea che in cambio di un nuovo secondo periodo di impegni definito Kyoto 2 ha chiesto che venga delineata una nuova “road map” che però coinvolga tutti i paesi. Un accordo da firmare entro il 2015 con l’entrata in vigore dal 2020. Questo quadro è stato definito come «un protocollo, un altro strumento giuridico o una soluzione concordata di forza giuridica», formulazione sufficientemente ampia per un consenso a Durban ma diciamo neanche troppo impegnativa per questo e che dovrà essere specificata entro il 2015.

E veniamo al salvadanaio per ora vuoto del Fondo verde già ideato alo scorso summit a Cancun. I paesi che hanno sottoscritto l’accordo hanno promesso di versare in totale 100miliardi di dollari ogni anno e fino al 2020 ai paesi in via di sviluppo per aiutarli a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. promesse, appunto che per ora nessuno verificherà.

Via | TF1
Foto | Cop17

Fallimento Durban, con Kyoto2 si salvano le apparenze ma non il clima

Congresso di Durban: nei tempi supplementari gli Usa firmano il rinvio, e si scoprono persino i sabotatori

Che qualcuno remasse contro i negoziati sul clima, già lo si sospettava.

See the article here:
Congresso di Durban: nei tempi supplementari gli Usa firmano il rinvio, e si scoprono persino i sabotatori

Conferenza sul clima a Durban: prolungati di 1 giorno i negoziati

Mi piace +1 Tweet

prolungati di un giorno i negoziati sui cambiamenti climatici

Per evitare che alla Conferenza sul Clima di Durban si realizzi un flop pazzesco, la commissione ha deciso di prolungare di un giorno i negoziati. Ma regna la confusione secondo quanto riferisce Marielle Court inviata de Le Figaro: i delegati sono con le valige pronte e i voli prenotati ma con ancora i documenti da approvare e ridiscutere. Non c’è uno straccio di accordo e secondo calendario il documento finale si sarebbe dovuto presentare stamane. Invece il documento sarà pronto, se tutto va bene, domani. Insomma con 24 ore in più e una maratona delle negoziazioni la presidenza sudafricana spera di convincere Cina, India e Stati Uniti a ridurre le emissioni di CO2.

India e Cina, economie in crescita non sono tanto disposte a sottrarre emissioni e lo sapevamo! Ma la vera sorpresa è Mr. Obama che ha perso tutta la sua allure green e si comporta peggio di uno dei due Bush petrolieri incalliti.

L’Italia, con il ministro Clini si comporta, invece, nello stile di Ponzio Pilato e dire che se ne lava le mani è un eufemismo. Anzi stringe accordi con la Cina, ma sul versante dell’energia pulita. Tanto per iniziare. Clini infatti dichiara dal sito del ministero dell’Ambiente che siamo disponibili a un Protocollo di Kyoto 2, che vuol dire traslare al 2015 la questione. Intanto una sorta di accordo sembra esserci sul Fondo verde, ossia denaro riservato ai Paesi poveri per aiutarli a combattere i cambiamenti climatici. Già a Copenaghen fu espresso questo impegno pari a 100 miliardi di euro per anno entro il 2020 hanno trovato un accordo su come finanziarlo: una tassa sul trasporto marittimo e aereo.

Via | Le Figaro
Foto | Cop17

Conferenza sul clima a Durban: prolungati di 1 giorno i negoziati

Ambiente, gli anziani ci salveranno dai cambiamenti climatici

La notizia potrebbe sembrare paradossale, eppure, potrebbe essere davvero così: il ricercatore italiano Emilio Zagheni dell’Istituto di ricerce demografiche Max Planck Institute di Rostock, in Germania, ha messo in relazione per la prima volta l’età con le emissioni di CO2.

See the rest here:
Ambiente, gli anziani ci salveranno dai cambiamenti climatici

Riscaldamento globale, Haiti il Paese più a rischio, e l’Italia?

Sono tanti i Paesi che, più di altri, stanno pagando il prezzo dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale. Tra isole che scompaiono , arcipelaghi a rischio come le Maldive , aree sempre più minacciate dalla siccità e della desertificazione, altre invece sommerse dall’acqua ed esposte a fenomeni meteorologici sempre più estremi. Ma quali sono i Paesi più a rischio in ordine di esposizione ai danni causati dall’aumento delle temperature e dall’innalzamento dei livelli del mare?

Read more:
Riscaldamento globale, Haiti il Paese più a rischio, e l’Italia?

Giornata mondiale dell’Ambiente, 5 giugno 2011: le foreste

giornata mondiale dell'ambiente

La Giornata mondiale dell’ambiente, il 5 giugno, e il tema per quest’anno è “Le foreste: natura al vostro servizio”. Il paese che la ospita è l’India. Questa celebrazione nasce nel 1972 per volontà delle Nazioni Unite con l’obiettivo di:

esaltare il potere che ciascuno di noi ha, nel compiere singole azioni, di contribuire a generare un cambiamento positivo per la collettività.

Testimonial in India per l’evento Priyanka Chopra e Rahul Bose due superstelle di Bollywood. Il Pianeta si mobilita e qui trovate la mappa con il calendario dei diversi eventi.

Purtroppo non vedo registrate molte manifestazioni in Italia: saranno in totale circa 25. Decisamente pochine per un iniziativa così importante.

Giornata mondiale dell’Ambiente, 5 giugno 2011: le foreste

Auto elettriche in crisi per mancanza di terre rare? Forse riciclando…

Operaie cinesi separano terre rare Il prezzo del petrolio cresce e gli standard di emissione per le autovetture si sono fatti più severi. Queste le due buone ragioni che hanno spinto i costruttori di automobili europei, Renault con Nissan in testa (Fiat non è pervenuta) a investire nella progettazione e produzione di auto elettriche. L’obiettivo della casa francese è venderne un milione entro il 2016.

Ma qualcosa sembra essere arrivato a rompere la festa: a creare nervosismo tra le case automobilistiche che stanno investendo nelle auto elettriche è la notizia che iniziano a scarseggiare le materie prime, per lo più metalli, tra cui le preziose terre rare uno dei componenti necessari alla costruzione delle batterie elettriche ricaricabili.

Un gruppo di esperti dell’UE ha identificato 14 materie prime, valutate come “critiche” per le industrie tecnologiche e eco dell’Europa. Queste sono: antimonio, berillio, cobalto, fluorite, gallio, germanio, grafite, indio, magnesio, niobio, MGP (Platinum Group Metals), terre rare, tantalio e tungsteno.

Tra i produttori la Cina, che estrae oltre il 95% delle terre rare ma che ha progressivamente ridotto le sue quote di esportazione per mantenere i minerali a disposizione dei mercati interni. Politica che ha suscitato allarme tra le nazioni con le industrie che dipendono da loro per le applicazioni hi-tech.

Spiega Philippe Schulz esperto di energia e materie prime per Renault:

La questione è troppo strategica. Tutte le materie prime sono esposte o a un rischio di aumento brutale dei prezzi o alla carenza entro breve tempo. Bisogna anticipare le soluzioni e metterle in atto.

Se per le terre rare si calcola che vi siano riserve disponibili per i prossimi 800 anni, per piombo e rame si calcola che si possano esaurire nei prossimi 30-35 anni. A gestire per ora l’export di terre rare è la Cina già dalla seconda metà degli anni ottanta grazie alla competitività dei costi. Prima di allora le esportavano Brasile e India che poi hanno chiuso le loro miniere a causa del tracollo dei prezzi.

Le case automobilistiche però fanno sapere di aver messo in atto strategie che consentono a loro o ai partner di iniziare a abbandonare leterre rare per la produzione delle batterie. Resta però il problema dell’approvvigionamento del litio, per cui si cercano alternative con il nichel-zinco. Diciamo che il problema si presenterà massiccio dal 2020 in poi, data per cui è prevista l’espansione sui mercati dell’auto elettrica. Ad esempio, occorre un chilo di neodimio, uno dei minerali di terre rare, usato come magnete permanente per l’alta potenza nelle batterie di auto elettriche e ibride come nel caso della Toyota Prius. Immaginiamo cosa possa significare se la diffusione di queste auto dovesse superare l’attuale 10%.

Nell’attesa del dominio delle auto elettriche sul mercato non resta che affidarsi alle batterie al piombo, metallo per cui i problemi si potrebbero presentare molto presto. Infatti è proprio il settore auto a assorbire il 60% della produzione mondiale di piombo che secondo US Geological Survey, è destinato a esaurirsi nel 2030 se i livelli di produzione saranno mantenuti come nel 2008, ossia 3,5 milioni di tonnellate l’anno. Problemi simili per il rame per cui sono annunciati 35 anni di riserve se continuiamo a produrre come il 2008. Ma questa scadenza potrebbe essere accorciata considerata la crescente domanda.

Uno dei sistemi migliori di approvvigionamento viene individuato nel riciclo dei metalli che non è affatto economico come si pensa e che obbliga i costruttori a stringere accordi caso per caso e con ogni singolo produttore. Volvo Trucks è uno dei rari produttori a comunicare le sue statistiche su come i pezzi riciclati siano utilizzati nelle sue linee di produzione. Dice l’azienda:

Il 30% del peso dei nuovi camion sono ottenuti da materie prime riciclate, con tassi che vanno fino al 50% per il ferro e al 97% per la ghisa.

Ogni anno, 12 milioni di veicoli sono distrutti nell’ Unione Europea, il che rappresenta un potenziale significativo per il recupero dei materiali grezzi. E la Cina ora ha iniziato a sfruttare il potenziale per emergere come uno dei principali attori sul mercato del riciclo delle automobili. Per esempio la Huaren Resources Recycling (H&R), compagnia cinese acquista auto rottamate pre-trattate in Europa e le spedisce in Cina, dove sono recuperati i preziosi componenti: alluminio, acciaio, litio, terre rare, piombo, plastica, palladio. H&R ha annunciato l’ obiettivo di recuperare due milioni di auto rottamate in Europa entro il 2012. Tra i primi partner Austria e Spagna.

Rileva Patrick Poincelet, responsabile del riciclo per CNPA, associazione francese che rappresenta gli operatori del settore automobilistico:

Abbiamo bisogno che la Commissione europea inizi a considerare la questione delle esportazioni di rifiuti riciclabili in Cina, se vogliamo assicurare i nostri approvvigionamenti di materie prime. Il problema con il riciclo deriva principalmente da una mancanza di mercati a valle dei prodotti riciclati. Finché non abbiamo messo in atto mercati competitivi, il riciclo non sarà valutato come soluzione sufficientemente attraente per l’industria. Prendiamo in esame i soli veicoli: riusiamo solo il 3% della plastica. E questo perché non abbiamo un industria a valle che permetta di reintrodurre i materiali recuperati in nuovi veicoli in maniera competitiva.

Via | Euractiv
Foto | ZeusNews

Auto elettriche in crisi per mancanza di terre rare? Forse riciclando…