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Tempo da lupi in Italia

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lupi

Freddo, gelo e tempeste di neve imperversano sulla penisola e anche i lupi fanno la loro comparsa avvicinandosi ai centri abitati. O almeno così sembra dalle numerose segnalazioni di branchi o esemplari isolati ricevute dal Corpo Forestale dello Stato in Abruzzo ed Emilia-Romagna.

Per evitare allarmismi ingiustificati, il CFS specifica che è altamente improbabile che il lupo attacchi l’uomo. Insomma, il lupo è cattivo solo nelle favole e non si avvicina ai centri abitati perché ha fame. Tutt’altro, in condizioni meteorologiche avverse, le prede del lupo soccombono, spesso muoiono di stenti non potendo reperire cibo sotto la neve. Diventano via via più deboli e sono una preda facile per il lupo, che le insegue spingendosi fino ai centri abitati, dove si erano rifugiate spinte dalla fame.

Insomma, in questo periodo il lupo ha ben altro da mangiare che addentare un essere umano. Piuttosto, spiega il CFS, occhio ai cani inselvatichiti che pare siano dietro l’episodio segnalato a Maiano di Sant’Agata Feltria, vicino Rimini.

Via | Corpo Forestale dello Stato
Foto | Flickr

Tempo da lupi in Italia

Mortalità stradale in bici, Italia terza in Europa

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incidenti stradali bici

I dati diffusi dall’ANIA, Fondazione per la Sicurezza Stradale, confermano quanto noi temerari ciclisti sappiamo da tempo: in Italia a prendere la bici corri non pochi rischi. Quando si tratta di salire sui podi del demerito noi italiani pedaliamo più veloci di tutti gli altri. E così siamo terzi in Europa per mortalità stradale in bicicletta.

Ogni anno in Italia vengono travolti ed uccisi 263 ciclisti (dati 2010), cifra che corrisponde al 6% del totale delle vittime di pirati della strada. Negli ultimi dieci anni sono morti sulle strade italiane 2.556 ciclisti.

Prima di noi, la maglia nera la indossano la Germania, con 462 morti nel 2010, e e la Polonia che ha registrato 280 vittime. La Gran Bretagna ha un tasso nettamente inferiore di mortalità stradale su bici, 104, anche se comunque troppo alto perché parliamo di vite non di semplici numeri.

Umberto Guidoni, Segretario generale dell’ANIA, spiega:

La tutela delle utenze deboli della strada è un problema comune in tutto il mondo. Ciclisti e pedoni sono le categorie che rischiano di più di essere investite. In 10 anni sulle strade britanniche sono morti 1.275 ciclisti e, dalle statistiche europee, risulta che nel solo 2010 si sono registrate 104 vittime in incidenti che hanno coinvolto biciclette. In Italia lo scenario è ancora più negativo: nel 2010 sono morti 263 ciclisti (6% del totale dei morti), 2.556 nel corso dell’ultimo decennio. Più del doppio di quelle registrate in Gran Bretagna. Questi dati dimostrano che nel nostro Paese si deve fare ancora molto in termini di prevenzione, ma anche di comunicazione e sensibilizzazione.

Bisogna tenere gli occhi ben aperti e prendere alcune precauzioni quando inforchiamo le due ruote, non fa male ripassare i consigli per la sicurezza in bicicletta.

Via | ANIA
Foto | Flickr

Mortalità stradale in bici, Italia terza in Europa

La Terra a chi la lavora! Terra Nuova e Crocevia contro il land grabbing

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La campagna globale contro l’accaparramento delle terre è già iniziata un anno fa, a Dakar, quando organizzazioni contadine, associazioni di popoli indigeni e membri della società civile firmarono un documento con il quale si impegnavano a reagire contro i furti dei terreni agricoli ad opera delle multinazionali o degli Stati esteri. La forza di questo manifesto è stata recentemente ribadita nel novembre scorso, durante una conferenza internazionale tenutasi a Nyelenyi, in Mali.

Ieri, le onlus Terra Nuova e Crocevia hanno diffuso un comunicato in cui danno notizia di un’azione comune volta a scongiurare il proliferare del fenomeno anche nel nostro Paese.

L’obiettivo finale dell’iniziativa è indurre il nostro governo ad applicare e a far rispettare le “direttive volontarie per l’accesso facilitato alla terra” in negoziazione al Comitato Sicurezza Alimentare delle Nazioni Unite (presso la FAO). Le linee guida volontarie, infatti, sono direttive sulla cessione dei fondi rurali rivolte in ugual misura ai governi e alle imprese, alle banche e ai fondi d’investimento. Dare loro attuazione significa porre barriere molto precise al furto della terra, anche nei paesi terzi.

In Italia, la nostra capacità produttiva è stata erosa: oltre 700.000 piccole aziende sono sparite nell’arco di un decennio mentre il 30% dei terreni fertili è in mano all’1% delle aziende. In Africa, le mani sulla terra si allungano inesorabilmente. Tra i responsabili dei “furti del diritto a produrre” anche molte imprese italiane (Benetton, Agroils.. ecc.) e, intanto, cresce la tensione da parte delle comunità rurali.

Via | comunicato stampa

Foto | Flickr

La Terra a chi la lavora! Terra Nuova e Crocevia contro il land grabbing

Costa Concordia, diffusa la lista dei materiali e delle sostanze tossiche a bordo

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sostanze a bordo costa concordia

Costa Concordia: proseguono le operazioni di ricerca. Oggi purtroppo è stato recuperato il cadavere di una donna, al momento non identificata e che non indossava il giubbotto di salvataggio. Intanto preoccupa sempre più il rischio di un disastro ambientale all’Isola del Giglio. Il maltempo che imperversa sulla regione sta infatti ostacolando le operazioni di messa in sicurezza della nave ed il prelievo del carburante presente nei serbatoi.

Su una nave che ospita oltre 4 mila passeggeri, come dicevamo nei giorni scorsi, c’è di tutto: vernici, solventi, detersivi, detergenti, disinfettanti, sostanze, più o meno tossiche, che se finissero in mare comprometterebbero i fragili equilibri ecosistemici dei bassi fondali. Il CNR sta monitorando la situazione in continua evoluzione ed ha provveduto ad effettuare delle simulazioni di inquinamento in mare. La Protezione Civile ha diffuso, nell’ottica di una politica di trasparenza concordata con l’armatore, l’elenco completo delle sostanze e dei materiali presenti sulla nave, fatta eccezione per cibo e bevande che verranno comunicate in un secondo momento.

Come si supponeva da giorni, a bordo c’è un carico letale: oli lubrificanti, pitture, insetticidi, gasolio… l’elenco completo, lo vedete nella foto sopra, mette i brividi al solo pensiero che queste sostanze possano finire in mare. Non ci resta che sperare che i tecnici al lavoro incessantemente da giorni riescano a scongiurare una marea nera in uno dei tratti più ricchi di biodiversità dei nostri mari qual è l’Arcipelago Toscano.

Costa Concordia, diffusa la lista dei materiali e delle sostanze tossiche a bordo

La capra-ragno che produce latte di seta

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capra-ragno

Il patrimonio di biodiversità della Terra non smette mai di stupirci ed ogni giorno nel mondo vengono scoperte nuove specie, alcune esistenti in natura da centinaia di anni ma ancora sconosciute all’occhio umano. E poi ci sono specie ibride, anche un po’ raccapriccianti se vogliamo, che creiamo noi in laboratorio per soddisfare i nostri scopi. Animali che possiamo incontrare solo oggi, nel Ventunesimo secolo, frutto di manipolazioni genetiche e della biologia di sintesi.

È il caso di Freckles, la capra che vedete nella foto sopra: a guardarla bene sembra una capra come tutte le altre. Una tenera capretta che sgambetta nel cortile insieme ai suoi fratellini, nulla di strano insomma. Se non fosse che Freckles nelle sue cellule ha anche i geni di un ragno. Dietro questa strana creatura c’è Randy Lewis, docente di genetica alla Utah State University.

Lewis ha una concezione a dir poco utilitaristica degli animali. Gli allevamenti del futuro dovranno fornirci esattamente quello di cui abbiamo bisogno e se per vivere meglio ci servono due caratteristiche appartenenti a specie diverse, non ci resterà che unirle creando una nuova specie. E Lewis vuole le proteine contenute nella seta del ragno.

Dal momento che non può allevare ragni (sono cannibali), ha preso i geni che nel ragno codificano la produzione della seta e li ha inseriti nella sezione del DNA che codifica la produzione del latte nelle capre. La sequenza genetica così assemblata è stata impiantata in un ovulo che ha poi ingravidato artificialmente una capra.

E così è nata Freckles, una capra in grado di produrre un latte ricco di proteine della seta. Proteine che vengono poi isolate in laboratorio, fornendo una fibra elastica in grado di riparare i legamenti umani senza scatenare infiammazioni e malattie.

Il DNA è il manuale d’istruzione delle cellule. Tutta la vita si basa su un alfabeto di sole quattro lettere, che una volta disposte nel giusto ordine, codificano le singole proteine. E tutta la vita è fatta di o da proteine. Questo significa che le istruzioni per la produzione della seta in una ragno sono scritte nella stessa lingua di quelle per la produzione del latte nella capra. Ordinare ad una capra di produrre latte misto a seta è stato tutto sommato semplice: una mera operazione di bricolage genetico.

Via | Guardian

La capra-ragno che produce latte di seta

La caduta dei giganti, gli alberi più grandi del mondo in rapido declino

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albero grande

Un rapido declino, quello che sta interessando gli alberi più grandi del mondo. Siccità, malattie, incendi, specie invasive, inquinamento, deforestazione e difficoltà di adattamento ai cambiamenti climatici. Queste le principali cause del fenomeno individuate da William Laurance, docente alla James Cook University di Cairns, in Australia, in un recente studio pubblicato su New Scientist.

La costruzione di nuove strade ed infrastrutture energetiche spesso isola i giganti in parchi e piccole oasi protette, una solitudine ed un confino che li espone maggiormente all’attacco di tempeste, escursioni termiche estreme e parassiti. Spiega Lawrence:

La frammentazione delle foreste sta colpendo in misura maggiore i grandi alberi. Gli alberi che vivono ai margini dei boschi muoiono più in fretta e tra questi il declino maggiore si osserva proprio tra gli alberi più alti.

L’alta statura li porta infatti a subire maggiormente le raffiche di vento violente e vanno soggetti a sradicamento molto più degli alberi che vivono all’interno delle foreste, protetti dalla vegetazione più fitta.

All’interno di una foresta i grandi alberi sono pochi, il 2% del totale. Eppure contengono il 25% della biomassa totale, dunque il loro ruolo è cruciale per l’ecosistema boschivo, per lo stoccaggio di CO2 e per l’assetto idrogeologico del suolo. Creano inoltre un sottobosco di vitale importanza per numerose specie. I loro frutti, la loro energia ed il loro fogliame serve da sostentamento alla biodiversità di interi ecosistemi.

In numerose aree della terra, le specie invasive stanno impedendo alle nuove piantine di attecchire. Nel Sud dell’India, ad esempio, un arbusto aggressivo sta invadendo il sottobosco, sottraendo spazio alle nuove piantine. È solo questione di tempo, avverte Laurance, prima che la maggior parte dei grandi alberi (le sequoie in Nord America, ad esempio) scompaia del tutto.

Via | New Scientist
Foto | Flickr

La caduta dei giganti, gli alberi più grandi del mondo in rapido declino

Urban Green Energy @ CES Las Vegas 2012

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Al CES di Las Vegas, oltre alle novità tecnologiche recensite su Gadgetblog, abbiamo raccolto qualche spunto interessante dal punto di vista ambientale. Urban Green Energy è una società specializzata in piccoli impianti per la produzione di energia elettrica, già operativa in 50 Paesi.

Abbiamo parlato con David Droz che ci ha illustrato la piccola turbina eolica ad asse verticale ospitata nello stand. Si tratta di una turbina capace, secondo David, di captare il movimento dell’aria in qualsiasi direzione sia diretto il vento; particolarità sono la silenziosità e la bassa velocità di esercizio. Nel filmato si vede la turbina da 600 W, ma l’azienda produce anche turbine da 1 kW e 4 kW. L’energia elettrica che si può ricavare è mediamente pari a 10.000 kWh per anno.

Parlando di costi, il costo del pacchetto completo che comprende turbina, batteria, stazione meteo, pannello di controllo e installazione si aggira sui 70.000 dollari. A questo possono essere sottratti eventuali incentivi che variano a seconda della nazione. Il progetto prevede un rientro in 5/7 anni, ma anche questo deve essere ovviamente calcolato tenendo presente il costo dell’energia in loco.

Se vi abbiamo incuriosito, potete trovare tutte le informazioni in dettaglio sul sito di Urban Green Energy.

Urban Green Energy @ CES Las Vegas 2012

Il misterioso virus Schmallenberg anche in Inghilterra, arriverà in Italia?

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Se ne parla ancora poco, ma il timore di una pandemia fra animali comincia ad essere sempre più concreto. Stiamo parlando del misterioso virus che colpisce in particolare gli ovini denominato Schmallenberg, il nome della cittadina tedesca nel quale è stato isolato per la prima volta nell’agosto scorso. Nel corso dell’estate si era diffuso fra Germania, Olanda e Belgio con centinaia di allevamenti coinvolti, ora la Veterinary Laboratories Agency ha confermato che il virus è sbarcato in Gran Bretagna, per la precisione in quattro allevamenti di ovini nel Norfolk, Suffolk e East Sussex.

Secondo i primi studi condotti la malattia si trasmetterebbe attraverso gli insetti ed è di difficile rilevazione fra gli animali adulti. Schmallenberg provoca aborti e malformazioni congenite negli ovini e in alcuni casi anche nei bovini, al momento non esistono cure né vaccini per impedirne il contagio.

Ci sono rischi per la salute umana? Le autorità per ora minimizzano: “Anche se ci sono ancora alcune incertezze, i rischi per la salute umana con il virus Schmallenberg virus paiono molto bassi”. Per il momento soltanto Messico e Russia hanno già vietato l’importazione di carni ovine e caprine e di animali vivi dai Paesi Bassi, ma anche la Cina ha chiesto informazioni alle autorità locali per capire come comportarsi di fronte a questa nuova potenziale e misteriosa pandemia. Intanto il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, non ha escluso con il contagio arrivi anche in Italia, ma ha cercato di rassicurare i consumatori:

Per ora non abbiamo casi. Ma non mi sento di escludere che arrivi anche da noi, essendo noi un paese importatore. Ci sono dei controlli, in base al giudizio degli esperti il virus non comporta ricadute sull’uomo, si tratta di un problema di gravità economica ma senza implicazioni sulla salute dei consumatori.

Via | Agi
Foto | Flickr CC

Il misterioso virus Schmallenberg anche in Inghilterra, arriverà in Italia?

Parigi: sfilate senza pellicce

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http://www.neo-planete.com/2012/01/18/defile-sans-fourrure/

Parigi: sfilate senza pellicce

Solar Kindle, la custodia solare per l’e-book

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Solar Kindle

Che il futuro dell’editoria sia rappresentato dall’e-book reader sono in tanti a pensarlo, allo stesso tempo però sono altrettanto numerosi coloro che ritengono che la novità non sia una grande trovata dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Infatti, se il problema della stampa tradizionale è rappresentato dal fatto che si utilizzi la carta prodotta dal taglio di alberi, con l’utilizzo massiccio dell’e-book si avrebbe a che fare con un altro problema ovvero quello di una tecnologia che per funzionare ha bisogno di elettricità la quale, come ben sappiamo, viene generata per lo più dai combustibili fossili.

In considerazione di ciò vorrei quindi parlarvi di un’interessante novità che potrebbe rappresentare una soluzione al consumo di energia non rinnovabile: a proporla è l’azienda taiwanese SolarFocus e si tratta di una custodia solare per e-book reader. La particolarità sta nel fatto che, attraverso questo supporto dotato di un piccolo pannello solare fotovoltaico, è possibile con un’ora di esposizione diretta al sole, ricaricare la batteria garantendo un’autonomia di tre giorni di lettura.

La custodia di SolarFocus è inoltre dotata di una luce a LED che raggiunge gli 800 lux al centro del libro e che garantisce l’illuminazione anche in assenza di luce naturale. In verità la tecnologia nasce per ovviare a situazioni di emergenza quando cioè non è possibile disporre di un collegamento di corrente, in effetti però, considerata la versatilità del prodotto e la durata della batteria, nulla ci vieta di pensare che questa custodia possa tranquillamente essere utilizzata come sistema di ricarica principale. I costi? Niente paura, la cifra non è esorbitante: infatti con poco più di 60 euro Solar Kindle può essere vostro.

Via | Solarmio.com

Solar Kindle, la custodia solare per l’e-book