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Crisi in Libia: in Europa petrolio sufficiente per un mese

Crisi in Libia: in Europa petrolio sufficiente per un mese

Il prezzo del petrolio è alle stelle a causa della crisi politica in Libia e la situazione potrebbe peggiorare di molto di qui ad un mese. Lo si deduce leggendo le affermazioni di David Fyfe, capo della divisione industria e mercato petrolifero dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Fyfe ha cercato di rassicurare i mercati affermando che non ci saranno problemi a breve termine per le raffinerie europee. Per “breve termine”, però, Fyfe intende un arco temporale di appena un mese:

A nostro avviso nel breve termine i raffinatori non hanno grossi problemi, la maggior parte di loro è in grado di far fronte ai propri impegni per il prossimo mese

E come al solito il bicchiere o è mezzo pieno o è mezzo vuoto, ma sempre mezzo è: cosa succederà tra un mese, se la crisi libica non troverà una soluzione prima?

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Crisi in Libia: in Europa petrolio sufficiente per un mese

Crisi in Libia: sopravvivere con le rinnovabili o con il nucleare?

Crisi in Libia: sopravvivere con le rinnovabili o con il nucleareCrisi in Libia e ripercussioni sulle forniture energetiche, soprattutto dopo la chiusura del gasdotto Greenstream che da Mellitah porta il gas naturale a Gela. Tutti si chiedono se ci saranno problemi in Italia e, soprattutto, come li dovremmo superare. Come sempre ci sono due interpretazioni ad un solo problema.

La prima è quella delle due neonate associazioni che si dichiarano ambientaliste e che fanno riferimento diretto al centro destra in Parlamento: Fare Ambiente e i Circoli dell’ambiente. Entrambe prendono la palla della crisi libica al balzo per propinare l’energia nucleare.

Ecco come vede la questione Vincenzo Pepe, presidente di Fare Ambiente:

Alla luce degli avvenimenti rivoluzionari che in queste settimane stanno infiammando i paesi del medio oriente e dell’africa del nord, non ultima la Libia nostra prima fornitrice di petrolio, invito tutti a riflettere circa l’opportunita’ di promuovere fonti alternative di rifornimento energetico. Mi riferisco al mix eolico – solare – nucleare

Ecco, invece, cosa pensa Alfonso Fimiani, presidente dei Circoli dell’ambiente:

Non è più possibile dipendere dagli idrocarburi che provengono dai Paesi arabi, è necessario svoltare, dare vita ad un New Deal energetico: la crisi libica evidenzia prepotentemente la necessità di tornare all’atomo, di costruire nuove centrali nucleari, ripartendo possibilmente dalla riconversione delle centrali che già furono avviate e poi bloccate, da Caorso, da Montalto di Castro e dalla centrale del Garigliano. Il nucleare porterà un abbattimento dei costi delle bollette e nuovi posti di lavoro: per il Sud è una grande opportunità, che Regioni a bassa densità abitativa come la Calabria e la Basilicata non devono farsi scappare. Anche Salerno, la mia Provincia, potrebbe ospitare tranquillamente, nella zona Sud, una centrale nucleare

Altra campana, quella di Greenpeace:

Le fonti rinnovabili sono le uniche in grado di aumentare l’indipendenza dall’estero e ridurre l’impatto di possibili crisi politiche nei Paesi produttori. Quasi tutto il petrolio e il gas provengono dall’estero e ancora nel 2010 la bolletta energetica ha pesato per oltre 51 miliardi di euro nelle tasche dei cittadini italiani. E questo vale del resto anche per l’uranio che dovrebbe alimentare le centrali nucleari previste dal Governo

E tu, come direbbe un famoso spot televisivo, che opinione hai?

Via | Fare Ambiente, Circoli dell’Ambiente, Greenpeace
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Crisi in Libia: sopravvivere con le rinnovabili o con il nucleare?

Il Ministro Prestigiacomo chiede la moratoria per le trivellazioni off shore della Bp in Libia

Stefania Prestigiacomo chiede la moratoria alle trivellazioni off shore in Libia Mentre il Ministro Stefania Prestigiacomo, lo ricordo al dicastero dell’Ambiente, chiede con forza che si proceda con la costruzione delle centrali nucleari in Italia, si dice però preoccupata dalle trivellazioni off shore di Bp in Libia.

Ohibò e perché lo sarebbe? La Libia affaccia nel Mar Mediterraneo e dunque un incidente simile a quello accorso nel Golfo del Messico potrebbe distruggere il nostro mare poiché chiuso e non aperto come l’Oceano.

Condivide il Ministro Prestigiacomo le preoccupazioni per un Mediterraneo probabilmente inquinato da un probabile incidente della Bp con il Senatore Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente e con Franco Frattini Ministro degli Esteri. Di certo, in quanto a inquinamento la Sicilia che affaccia al di qua della Libia può dirsi soddisfatta: il triangolo dei veleni Priolo, Augusta, Melisi soddisfa parecchi requisiti di invivibilità. Eppoi noi in Italia abbiamo proprio a Pozzallo la piattaforma di estrazione Vega di Edison che è sicura e non crea problemi.

Riferisce Marsala.it:

D’Alì ha anche rilevato che un eventuale incidente potrebbe tramutarsi in un “disastro irreversibile per tutti i paesi del Mediterraneo” che è un mare chiuso e già pesantemente inquinato dall’azione antropica. Il presidente D’Alì ha salutato con soddisfazione l’intervento del ministro Prestigiacomo perché “conferma la presa di coscienza del governo italiano dopo gli allarmi da me lanciati in Parlamento e ripresi anche dalla stampa internazionale. Confidiamo ora, dopo gli interventi sia del ministro Frattini, sia del ministro Prestigiacomo, che le azioni auspicate dalla commissione Ambiente del Senato possano trovare attuazione”. D’Alì si riferisce alle recenti mozioni approvate in Senato che di fatto costituiscono delle vere e proprie moratorie alle trivellazioni nelle acque italiane ma ribadisce anche che “il comune obiettivo deve esser bloccare le autorizzazioni alle trivellazioni in qualunque parte del Mediterraneo” a cominciare da quelle “pregresse italiane per le quali ci attendiamo coerentemente dal governo nei prossimi giorni una dichiarazione di immediata moratoria e una successiva revoca. Infatti perdurano alcune operazioni di ricerca nelle acque del Canale di Sicilia e segnatamente nelle vicinanze dell’isola di Pantelleria che stanno destando ’sospetti’ e allarme nelle popolazioni interessati e in tutta la Sicilia”.

Foto |Piazzagrande

Il Ministro Prestigiacomo chiede la moratoria per le trivellazioni off shore della Bp in Libia

Bp conferma le trivellazioni in Libia, la politica italiana insorge

I timori di qualche giorno fa si sono rivelati fondati, la BP avvierà, entro poche settimane, le prime trivellazioni al largo delle coste libiche . Una situazione che riguarda da vicino noi italiani, visto che il punto in cui si troverà il nuovo pozzo sarà distante solo 500 km dalle coste della Sicilia .

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Bp conferma le trivellazioni in Libia, la politica italiana insorge

Marea nera, BP avvierà nuove perforazioni in Libia, in pieno Mediterraneo

Business must go on . Non importa se l’economia di intere popolazioni costiere è affondata nella marea nera , ancor meno contano i danni all’ecosistema e al patrimonio naturalistico dell’area del Golfo del Messico . Contano gli affari.

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Marea nera, BP avvierà nuove perforazioni in Libia, in pieno Mediterraneo