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Mais OGM: Greenpeace, gli entomologi e il parassita della discordia

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Striacosta albicosta

Un report pubblicato da Greenpeace Germania, “Agro-biotechnology: New plant pest caused by genetically engineered corn. The spread of the western bean cutworm causes massive damage in the U.S.”, a firma di Christoph Then di Testbiotech, imputava la maggiore diffusione di un parassita (Striacosta albicosta) al mais transgenico.

Dal Dipartimento di Entomologia dell’Università del Minnesota arriva la replica del professor Guglielmo Hutchison, in uno studio, dal titolo “Genetically Engineered Bt Corn and Range Expansion of the Western Bean Cutworm (Lepidoptera: Noctuidae) in the United States: A Response to Greenpeace Germany”, in pubblicazione sulla rivista di divulgazione scientifica Journal of Integrated Pest Management.

Secondo Hutchison, le conclusioni del report di Greenpeace Germania sulla diffusione di questo parassita negli ultimi dieci anni sono sorprendentemente semplicistiche. Non si è infatti tenuto conto dei fattori ecologici ed agronomici che hanno portato a questo incremento.

Sarebbero stati infatti trascurati fattori cruciali come la genetica degli insetti, l’uso ridotto degli insetticidi, il tipo di suolo, la resistenza delle colture al glifosato, il cambiamento climatico.

La Striacosta albicosta non è affatto “nuova” in Nord America. Se ne hanno notizie in Arizona sin dal 1880 e dal 1915 la sua presenza era etichettata come una minaccia per le piantagioni di mais e fagioli.

Se è vero, come sostiene il rapporto di Greepeace, che la sua presenza si è estesa negli ultimi dieci anni ad altre aree degli States, non ci sono invece dati che testimonino danni economici maggiori per le piantagioni.

Via | Entomological Society of America
Foto | Frank Peairs, Colorado State University, Bugwood.org

Mais OGM: Greenpeace, gli entomologi e il parassita della discordia

A Bruno Gambarotta il premio Pensieri&Pedali di Euromobility

Bruno Gambarotta in bicicletta Il signore che vedete accanto è il giornalista Bruno Gambrotta, appassionato di bicicletta. Ha ricevuto ieri il Premio Pensieri&Pedali perché non solo è rappresentante del mondo dello spettacolo ma è un convinto sostenitore della bici. Lui è torinese e Torino con Milano è risultata essere una delle città in cui il bikesharing è molto usato e apprezzato.

La premiazione a Gambarotta è stata inserita nella cornice della conferenza nazionale e annuale “Mobility Management”organizzata da Euromobility e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Regione Piemonte e Comune di Torino. Tra l’altro è stato anche presentato un corto sull’evoluzione della mobilità dal 1861 a oggi, lungo, dunque i 150 anni dall‘Unità d’Italia.

E tra le tante dichiarazioni ne è emersa una a proposito degli incidenti in bici che non hanno copertura assicurativa. L’Inail ha promesso che entro breve potrebbe essere proposta una soluzione per chi usa la bici come mezzo di trasporto durante il tragitto di lavoro. Ha detto Arcangelo Merella Presidente di EuroMobility:

Il Presidente di Inail Marco Fabio Sartori, pur riservandosi di meglio definire la questione nell’ambito di un tavolo tecnico cui è invitato a partecipare Euromobility, ha dimostrato sensibilità e apertura al problema. Siamo pertanto fiduciosi che questa lunga battaglia, portata avanti anche da Fiab, possa nel breve termine giungere ad una positiva soluzione.

A Bruno Gambarotta il premio Pensieri&Pedali di Euromobility

Ungheria, si amplia il disastro ecologico e il fango velenoso raggiunge il Danubio

il disastro ecologico in ungheria

Il fango velenoso che ha invaso tre contee in Ungheria, fuoriuscito per cause ancora tutte da accertare martedì scorso, ha raggiunto il Danubio. Lo ha riferito Tibor Dobson portavoce della Protezione civile ungherese. Ha aggiunto che l’alcalinità del fango che sa entrando nelle acque del Danubio è stata ridotta grazie alle immissioni di gesso e che si spera che ciò sia sufficiente e non casare ulteriori danni all’ambiente e al fiume.

Dobson ha specificato che il valore del Ph era pari a 13 e che è sceso a 10. Secondo il National Disaster Management, il Ph era pari a 9,3 il che lo terrebbe ancora al di sopra dei livelli di norma valutati tra il 6,5 e 8,5. Campionamenti del Danubio sono previsti a Batina, un villaggio croato e primo sito urbano che il Danubio incontra dopo aver lasciato il sito contaminato in Ungheria.

Secondo la Commissione internazionale per la protezione del Danubio, che gestisce il fiume e i suoi affluenti, la fuoriuscita di fango potrebbe scatenare effetti dannosi a lungo termine sia per la fauna selvatica sia per gli esseri umani.

Via | NPR
Foto | NPR

Ungheria, si amplia il disastro ecologico e il fango velenoso raggiunge il Danubio

Uragano Katrina e disastro BP: il make up di due sciagure secondo Mother Jones

deepwater horizon flickr

Del disastro della Deepwater Horizon e dell’uragano Katrina avete letto spesso su queste pagine. Ho trovato però un pezzo interessante uscito su Mother Jones qualche giorno fa e che credo valga la pena di riproporvi, perché vi mostra il b-side, dei due disastri, e soprattutto dello “spin”, del modo in cui l’informazione li ha veicolati verso le masse.

Mac MacClelland – qui il suo twitter – per Mojo si occupa principalmente di diritti umani, ma ha fatto volentieri un’eccezione per analizzare da vicino la copertura delle due tragedie americane. E spiega che la dichiarazione che più l’ha colpita sulla fuoriuscita di petrolio nel golfo del Messico arrivava da un reporter che era stato sul posto per tre settimane:

“la vera difficoltà, per la BP e la Guardia Costiera, è stata trovarlo quel petrolio”

Dopo il salto vediamo in che senso…

E questo, prosegue Mac, prima di un articolo del Washington Post uscito nel weekend scorso, in cui si spiegava che – riguarda però all’uragano Katrina – tutto era ormai a posto, e che era difficile per un turista trovare tracce della distruzione causata dall’uragano.

E’ vero che per New Orleans sono cambiate molte cose dal 2005 ad oggi. La popolazione è cresciuta fino ad arrivare a 336mila abitanti, una crescita di 50mila unità rispetto al 2007. Da un punto di vista più puramente d’immagine, Brad Pitt – sì, l’attore – ha costruito alcune meravigliose nuove abitazioni nel 9th Ward (New Orleans è suddivisa in un totale di 17 wards, a loro volta suddisivi in distretti di dimensioni ancora ridotte, ndr) si è fatto molto per quanto riguarda il sistema scolastico, ma ne riparleremo meglio dopo.

E ancora: il 67% degli abitanti spiega che sono riusciti a ricostruire i danni causati da Katrina. Malgrado ancora in molti siano quindi costretti a vivere in condizioni disagiate, c’è una crescita dell’8% rispetto a due anni fa. Ma c’è un ma grosso come una casa, continua Mac Maclelland…

Un paio di settimane fa Mac porta una sua amica a New Orleans. Spiega che si tratta di un’amica molto informata, che si ingozza di news, il genere di persona adatta per ottenere una cartina tornasole di quanto propagato dai media mainstream e di quanto si riesca a capire una volta che si entra in contatto con la realtà.

Bé, Mac spiega che l’amica non poteva credere alla distruzione trovata. “E’ da irresponsabili dire tutte quelle storie sulle case ricostruite, senza parlare anche degli innumerevoli quartieri semi disabitati, delle case parzialmente abbattute, o che le case edificate da Brad Pitt sono appena cinquanta in un’area che ne ha viste abbattere 4mila. Un’area che spesso i residenti paragonano a Hiroshima, per le strade sconnesse, la totale mancanza di illuminazione notturna e il senso di vuoto che trasmettono”.

E ancora, Mac ci offre una prospettiva diversi sui successi del sistema educativo: se nell’educazione primaria e secondaria ci sono stati effettivamente dei successi, i veri disastri li abbiamo visti nei college. L’Università di New Orleans si prepara a tagliare del 35% il budget, gli studenti la scorsa primavera ne celebrarono addirittura il funerale. Non avevano neanche i soldi per fare le fotocopie.

Il Delgado Community College, frequentato principalmente da minoranze e studenti di ceto basso – ha dovuto respingere alcuni candidati all’iscrizione autunnale proprio perché gli edifici scolastici in cui avrebbero dovuto fare lezione sono ancora danneggiati da Katrina.

Non sono problemi che investono solo il settore dell’istruzione: costano anche in altri termini, visto che una recente indagine sui potenziali investitori disposti a spendere qualcosa nell’area, hanno preferito non stabilirsi da quelle parti proprio per la mancanza di forza lavoro studentesca da impiegare nei classici lavoretti da college.

Fin qui, è tutta una storia di omissioni: di notizie date in pompa magna, e di altre celate ad arte, ma non poicosì difficili da scoprire, o direttamente vissute sulla propria pelle se si vive a New Orleans. E vediamo ora come è stato applicato lo stesso procedimento per quanto riguarda la BP e il disastro della Deepwater Horizon.

Per prima cosa il volume delle perdite è stato sistematicamente sottostimato. Ignorando per esempio, il greggio rimasto sott’acqua, che ha percorso centinaia di miglia, rendendo il disastro pressoché certamente più grave di quello della Exxon Valdez.

Altra omissione: spiegare, sempre in pompa magna sui media mainstream, che il cibo del golfo è sano, che lo si può mangiare senza preoccupazioni, senza precisare che le affermazioni della FDA (la Food and Drug Administration, ndr) si basano sull’ingestione settimanale di una quantità di crostacei molto minore di quelli che potreste trovare in un cocktail di gamberi e senza menzionare i test mai eseguiti su altre sostanze altamente tossiche.

Raccontare solo la parte piacevole della storia non è solo un disservizio o un’offesa a principi astratti come possono esserlo la Verità e la Giustizia. E’ un disservizio che tocca la gente, che causa danni.

“Quando il FEMA (il Federal Emergency Management Agency, ndr) e la Croce Rossa, durante l’evacuazione di New Orleans fallirono il piano di aiuti, medici generosi, estranei gentili e lacrimosi direttori di supermercato mi offrirono lenti a contatto, denaro, pantaloni, sapendo da quelli stessi media mainstream che plasmavano la verità, quanto a New Orleans fossimo fottuti”

Non è altrettanto chiaro chi aiuterà le vittime del disastro della Deepwater Horizon, che né dal Fema né dalla Croce Rossa hanno mai ricevuto alcunché. Pensate sul lungo termine: credete davvero che le cose saranno diverse rispetto a quanto accaduto con l’uragano Katrina cinque anni fa?

Lo so, non voglio esagerare e sembrare la traumatizzata moglie di un pescatore, conclude Mac, gioendo della – parzialissima – rinascita della città. Ma cita un dato interessante: il 70% degli abitanti di New Orleans pensa che l’America si sia dimenticata di loro. Accadrà lo stesso con la BP?

Via | Mother Jones

Foto | Flickr

Uragano Katrina e disastro BP: il make up di due sciagure secondo Mother Jones

Marea nera, Obama infuriato: “Voglio sapere di chi è il sedere da prendere a calci” (video)

Golfo del Messico : a 1500 metri sotto il mare dal 20 aprile scorso, dopo l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon , migliaia di barili di petrolio continuano a sgorgare, malgrado i diversi tentativi di bloccare la falla . Parliamo della marea nera .

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Marea nera, ora si temono gli uragani

Mentre la Nasa continua a sorvegliare dall’alto, via satellite, la marea nera fuoriuscita dal disastro della Deepwater Horizon, mentre Bp cerca di capire quanto dovrà ancora durare l’operazione “Top Kill” per imbottire di cemento il buco da cui esce il petrolio che sta avvelenando il mare, un altro allarme minaccia il Golfo del Messico.

Il prossimo problema avrà probabilmente un nome femminile: sta per arrivare la stagione degli uragani che, già in condizioni normali, mettono in forte disagio le aree costiere del Golfo. Figurarsi cosa potrebbe succedere se arriva un uragano mentre i mezzi sono in mare a cercare di tappare la falla della Bp.

E, a quanto pare, il rischio non solo è serio, ma anche più grave del previsto: la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) prevede, infatti, una stagione degli uragani “active to extremely active”. Cioè, detta in italiano, se va bene stiamo già messi male.

La Federal Emergency Management Agency (FEMA) però, si affretta a minimizzare i possibili effetti degli uragani (se ne prevedono fino a 14 per questa stagione nell’area del Golfo del Messico) affermando che, anche nello scenario peggiore, difficilmente gli uragani riusciranno a spargere in mare il petrolio fuoriuscito per molti chilometri o a danneggiare le attrezzature di contenimento.

Tra l’allarme della NOAA, le smentite della FEMA, le foto della NASA e i tristi silenzi di BP una cosa sola è certa: a fronte degli 11 milioni di barili fuoriusciti dalla Exxon Valdez nel 1989, dalla Deepwater Horizon fino ad oggi sono usciti tra i 17 e i 39 milioni di barili.

L’unica certezza, quindi, è che in questa sporca storia nulla è veramente certo, tranne il disastro.

Via | Rigzone, Scripps News
Video | NASA

Marea nera, ora si temono gli uragani

Google PowerMeter: Da Energy Inc. alla Tedesca Yello Strom. Google alla Conquista dell’Efficienza Energetica, Prima e Dopo la Nascita delle Smart…

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Google ha annunciato la sua prima partnership con Yello Strom per il suo dispositivo Management Tool PowerMeter per l a gestione dell’energia. PowerMeter consentirà di bypassare ogni contatore intelligente e sistema di utilità. Una parte del beneficio del nuovo programma di utilità di Google è che il dispositivo può utilizzare una connessione Internet per gestire [...]

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