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Spagna da record: energia eolica prima fonte energetica a marzo
Mentre nel nostro Paese il futuro delle rinnovabili continua a restare fermo al palo, i cugini spagnoli ci danno l’ennesima lezione in questo senso confermandoci, qualora ve ne fosse bisogno, di quanto sia pauroso il nostro ritardo nei loro confronti. L’energia eolica nel mese di marzo ha infatti rappresentato la prima fonte di elettricità in Spagna; questo succede per la prima volta nella storia. I parchi eolici hanno coperto il 21% della domanda e raggiunto un record mensile, il 5% in più rispetto al marzo dello scorso anno.
Ma c’è di più: le energie rinnovabili, di cui la Spagna ricordiamolo è uno dei Paesi leader mondiali, hanno fornito complessivamente il 42,2% della domanda di elettricità. A questo punto la domanda è d’obbligo: ma con l’impegno si può davvero sperare di costruire un mix energetico fatto soltanto di rinnovabili in un futuro non lontanissimo o effettivamente questi record, per via dell’aleatorietà delle fonti pulite, avranno un loro picco massimo difficilmente superabile? Dell’argomento abbiamo più volte discusso su Ecoblog, soprattutto nell’ultimo periodo per via delle vicissitudini legate al nucleare e alla prossima modifica del Conto Energia.
Stando alle parole del presidente dell’associazione delle imprese eoliche spagnole sembrerebbe che questo risultato potrà essere prima o poi raggiunto, dato che, come lui stesso sottolinea, questo trend sin da ora potrebbe coprire il consumo elettrico mensile di un Paese come il Portogallo. C’è comunque chi obietta alla cosa adducendo che il discorso in realtà sia ben più complesso per via della non predicibilità delle rinnovabili, motivo che ha creato non pochi problemi poco tempo fa anche alla rete elettrica spagnola.
Ora, al di là della scarsa volontà politica, quindi dando per scontato che nel nostro Paese si fa poco o nulla per migliorare un trend decisamente deficitario per lo sviluppo delle rinnovabili, vi chiedo: quale credete sia il paradigma per arrivare ad avere un mix di rinnovabili al 100%? Basterà secondo voi (insieme alla volontà politica ovviamente), una sensibile maturazione delle tecnologie rinnovabili e l’introduzione delle reti per rendere possibile questa rivoluzione green? Oppure credete che in fondo, per via degli alti consumi della nostra società, non potremo mai prescindere dall’utilizzo delle fonti fossili?
Via | Aeeolica.es
Foto | Flickr
Spagna da record: energia eolica prima fonte energetica a marzo
Secondo uno studio nel 2030 saremo pronti per un pianeta al 100% di energia verde. Sarà vero?
Il titolo non tragga in inganno: sarebbe bello che il nostro pianeta fra poco meno di vent’anni vivesse soltanto di energie rinnovabili agli attuali consumi, purtroppo la strada per raggiungere questo sogno probabilmente è ancora tanto lunga. Eppure, nonostante gli evidenti limiti tecnologici che ci separano da un quadro di questo tipo, impazza sull’web questa notizia che alimenta a mio modo di vedere soltanto false speranze. A raccontarcela sono Mark Delucchi dell’Università della California e Mark Jacobson di quella di Stanford che, sulla rivista Enegy Policy, hanno pubblicato i calcoli per una lista della spesa per un mondo alimentato soltanto ad energia verde.
Nel taccuino sono finite circa 4 milioni di turbine eoliche da 5 MW di potenza, 90mila grandi centrali solari da 300 MW, sia del tipo fotovoltaico che a concentrazione e circa 1,7 miliardi di piccoli pannelli fotovoltaici da 3 kW da installare sui tetti delle case del pianeta, praticamente in quasi tutte capanne comprese. A completare il mix energetico contribuiscono anche centrali geotermiche e marine il cui sviluppo al momento per differenti motivi è ancora limitato. I due ricercatori nel loro studio di ricerca pongono in risalto il fatto che se ancora non si è arrivati a questo obiettivo il problema sia attribuibile soltanto alla volontà politica.
Lungi da me pensare che in gran parte del mondo la politica non abbia rappresentato (e continui a farlo) un peso allo sviluppo delle rinnovabili, tuttavia ritengo pure che sia un po’ troppo semplicistico ragionare in questi termini. La ricerca nelle tecnologie verdi inoltre sappiamo tutti che, rispetto a dieci anni fa, ha compiuto importanti passi in avanti e siamo tutti consapevoli che per una loro diffusione si può e si deve fare di più in tutto il mondo. Ipotizzare quindi come unica ricetta l’installazione di un numero definito di impianti nel pianeta e indicare la politica come panacea di tutti i mali sono conclusioni che a mio modo di vedere sanno di demagogia.
I ricercatori hanno parlato di turbine eoliche da 5 MW e centrali solari da 300 kW, le più grandi in circolazione attenzione. Chiamare quest’idea semplicemente dubbio mi sembra quindi alquanto riduttivo: credo infatti sia praticamente impossibile installare un numero così grande di impianti in appena un ventennio, non foss’altro per le reti di distribuzione dell’energia e le tecnologie di cui si dispone oggi; strumenti che presumibilmente fra vent’anni non saranno così diversi dagli attuali.
I due ricercatori concludono lo studio dicendo che applicare ora una simile rivoluzione sarebbe piuttosto costoso, tuttavia la cosa si potrebbe fare in appena venti anni; secondo le loro proiezioni in questo lasso di tempo i prezzi delle rinnovabili continueranno a scendere, rendendole sempre più appetibili.
Ipotesi più realistiche convergono ovviamente in questo ultimo punto (già infatti sta succedendo), tuttavia divergono in tutte le altre. Si è abbastanza concordi nell’affermare che per arrivare appena ad uno scenario del 30% rispetto a quello prospettato dai due ricercatori americani, ci sarà moltissimo da lavorare in termini di ricerca, innovazione, messa a punto di piani energetici efficienti, miglioramenti nei mix di energia delle reti elettriche e programmazione nell’immissione di elettricità nelle reti stesse. La strada da fare, con tutto rispetto per la ricerca, ma allo stesso tempo con un sano realismo, è ancora lunga: fare la lista per la spesa è una cosa, andare a comprare stiamone certi è tutt’altra.
Via | Claverton-energy.com
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Secondo uno studio nel 2030 saremo pronti per un pianeta al 100% di energia verde. Sarà vero?
Consumi energetici: la Cina scavalca gli USA
Era inevitabile che accadesse . Ed, infatti, era largamente previsto

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Energia elettrica: dal Gse la procedura per la tracciabilità delle rinnovabili

Il Gse ha reso nota la procedura che dovranno adottare le aziende produttrici di energia elettrica per comunicare la cosiddetta “fuel mix disclosure”. Si tratta, in pratica, dell’obbligo di comunicare ai clienti il mix di fonti utilizzate per produrre l’energia, dal carbone alle rinnovabili, prevista dal decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 31 luglio 2009.
Un decreto che ha il significativo nome di “Criteri e modalità per la fornitura ai clienti finali delle informazioni sulla composizione del mix energetico utilizzato per la produzione dell’energia elettrica fornita, nonché sull’impatto ambientale della produzione”. Una sorta di operazione trasparenza che dovrebbe evitare che alcune società di produzione si vantino di un “parco rinnovabili” che, in realtà, non hanno.
Ma non solo, perchè l’energia rinnovabile si può anche acquistare sul mercato e, in questo caso, la trasparenza è ancor più necessaria. Nel dettaglio, come specifica il Gse stesso, gli obbiettivi sono:
identificare il soggetto produttore e la tipologia di fonte rinnovabile utilizzata per la produzione di energia elettrica da certificare; certificare l’energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili e immessa in rete da ciascun produttore; trasferire dal produttore alle imprese di vendita le certificazioni rilasciate dal GSE, secondo principi di trasparenza e di tracciabilità, in modo da garantire che una certificazione risulti sempre nella titolarità di un solo soggetto
Per ottenere tutto ciò il Gse promette di dotarsi a breve di strumenti informatici sufficienti a gestire questa mole, non indifferente, di dati raccolti dalle società di produzione. Unico dubbio di questa procedura: le società riusciranno a comunicare in bolletta in maniera chiara e comprensibile da dove viene l’energia venduta al cliente?
Energia elettrica: dal Gse la procedura per la tracciabilità delle rinnovabili
La democrazia dell’energia? Per Enel sarà già nel 2030, ma con nucleare e CCS
Nei giorni scorsi si è tenuto a Pisa, presso l’auditorium del Cnr, un ciclo di incontri sul futuro dell’energia. Tra i partecipanti anche Enel, presente con il Responsabile del filone Energie Rinnovabili e Generazione distribuita della Ricerca Enel di Pisa, Gianluca Gigliucci, che ha tenuto il seminario “L’uomo e l’ambiente: nuove tecnologie per nuove energie”.
La visione di Enel è a dir poco ottimistica: entro il 2030 avremo la democrazia mondiale dell’energia, in cui tutti avranno a disposizione l’energia di cui hanno bisogno per il proprio sviluppo, per di più a prezzi ragionevoli e con un abbattimento delle emissioni di CO2 rispetto agli attuali standard. Ma, ovviamente, questo risultato va perseguito tramite una attenta strategia che Enel così sintetizza:
Per raggiungere questo obiettivo – che a livello di numeri significherebbe stabilizzarsi su una quantità di emissioni pari a 450 parti per milione ed un incremento della temperatura media terrestre non superiore a 2°C – occorre lavorare sull’utilizzo delle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica, sull’evoluzione delle tecnologie CCS per la separazione della CO2 dagli altri gas di scarico delle centrali alimentate da combustibili fossili, ma soprattutto sulla diversificazione del mix energetico
Del CCS, e di tutti i dubbi che suscita sia nel mondo scientifico che tra le associazioni ambientaliste, abbiamo già parlato spesso su Ecoblog. Ci limitiamo solo a ricordare che si tratta di una tecnologia che, di fatto, ancora non esiste se non allo stato sperimentale e in piccolissima scala: in genere pochi megawatt per ogni centrale termoelettrica vengono “trattati” con questi impianti sperimentali e, di solito, si tratta di centrali a carbone.
Per quanto riguarda il mix energetico, invece, Enel non fa esplicito riferimento al nucleare ma, essendo l’atomo uno dei business su cui l’azienda ha puntato maggiormente per il futuro prossimo insieme al CCS, è assai facile intuire che Enel non ne voglia affatto fare a meno.
Via | Enel

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Spagna: il Governo di Zapatero scommette sull’eolico come prima fonte di energia
Mi ha particolarmente incuriosito una recente notizia secondo cui il Governo spagnolo di Zapatero avrebbe approvato un particolare piano energetico nazionale. Fra i contenuti più interessanti senza dubbio vi è la parte relativa all’energia prodotta dal vento. Ebbene, secondo gli intenti governativi, l’obiettivo sarebbe quello secondo cui entro i prossimi dieci anni il mix delle fonti energetiche del Paese dovrà essere rappresentato nella percentuale maggiore dalla fonte eolica.
Numeri alla mano l’energia prodotta con il vento dovrà essere costituita, al 2020, da una percentuale di almeno il 22,3%. Cifre da capogiro, in quanto si dovrà arrivare ad una potenza eolica installata di almeno 74.547 MW , ovvero quasi il doppio rispetto agli attuali 39.721 MW istallati che rappresentano senza dubbio già un ottimo risultato.
Se da un lato qui in Italia si guarda agli obiettivi della Spagna con una certa invidia dato l’impegno e l’energia profusa dalle parti competenti in materia di rinnovabili, dall’altro sono molti gli ostacoli che sicuramente dovranno essere superati per arrivare ad una quota percentuale così ambiziosa.
Già altre volte abbiamo infatti parlato del fatto che la rete elettrica mal sopporta l’apporto energetico di una fonte intermittente quale appunto quella eolica. I precedenti ci dicono che in Spagna più volte alcuni parchi eolici, proprio per questo problema, sono stati scollegati dalla rete nazionale.
Certo, dieci anni rappresenta un lasso temporale molto ampio durante i quali potrebbero esserci miglioramenti tecnici attraverso cui si potrebbe ovviare a questo problema; però, mi chiedo, basterà un decennio? Altro ostacolo è rappresentato dal fatto che i siti con un numero di ore vento sufficienti per giustificare l’installazione di un parco eolico sono ovviamente sempre meno.
Insomma, va bene porsi obiettivi ambiziosi, ma forse prima di avventurarsi in accordi di questo tipo sarebbe necessario prima risolvere e pianificare questi problemi tecnici evitando perciò di incappare nel grave errore di avere tanta potenza eolica installata, ma poca energia effettivamente sfruttabile.
La Spagna già in passato ha dimostrato molta precipitazione nel sottoscrivere obiettivi ambiziosi, non ultimo quello di accettare un piano ambizioso, poi nettamente disatteso (la Spagna è ultima in Europa in quanto ad emissioni) per la riduzione delle quote di CO2. La speranza, ovviamente, è che il tempo possa dimostrare come queste mie preoccupazioni siano state totalmente infondate.
Via | Energias-renovables.com
Foto | Flickr

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