Posts Tagged ‘natura’
Neve, dopo il Burian arriva il Blizard: bufere di neve in arrivo

Un paio di giorni di tregua dal gelo e ecco che tra poche ore, tra stanotte e domani mattina, la temperatura tornerà a calare vertiginosamente. Leggo in ogni dove, sul web natutalmente, che sulla nostra Penisola si presenterà il Blizard. Ho cercato di capire cosa fosse non avendolo mai sentito nominare: dunque è una tempesta di neve piuttosto intensa. La descrive così Meteoweb:
La precipitazione nevosa più violenta possibile, ancor peggio delle tempeste di ghiaccio. Si tratta di una forte bufera di neve con venti superiori ai 56km/h, temperature abbondantemente sotto lo zero (almeno sotto i -5°C al suolo) e precipitazione nevosa intensa. Durante i blizzard, la neve non cade al suolo in modo verticale ma molto spesso è spostata dal vento, e gli accumuli risultano prettamente eolici, con zone completamente spoglie di neve e, altrove, cumuli di diverse decine di centimetri.
E’ atteso sulla pianura Padana dove si è manifestato l’ultima volta il 13 dicembre 2001. Dunque prima arriverà il Burian, ossia il vento gelido che abbiamo conosciuto nei giorni scorsi, l’antipasto diciamo così a cui seguirà il piatto forte della bufera di neve: si parte da Trieste per scendere gradualmente su tutta la Penisola. Il maltempo è previsto fino al 15 febbraio e ciò a causa di una goccia fredda di origine Siberiana che si è presentata a casa nostra nel 1929, 1956 e 1985. Qui trovate le previsioni per i prossimi giorni: evitate di uscire di case se non è strettamente necessario e aspettiamo che passi la bufera.
Neve, dopo il Burian arriva il Blizard: bufere di neve in arrivo
Le piante parlano tra loro per avvisarsi del pericolo

Come comunicano le piante? Hanno cercato di scoprirlo o meglio di immortalare le piante parlanti i ricercatori della Exeter University. Studi ed osservazioni che hanno portato alla luce un linguaggio complesso ed affascinante, molto più elaborato di quanto ci si aspetti da dei vegetali.
Ad esempio, si è scoperto e visto per la prima volta come le piante parlano tra loro per avvisarsi del pericolo imminente. Lo fanno rilasciando degli speciali gas che vengono captati ed interpretati come un segnale di pericolo dalle piante vicine. I ricercatori, coordinati dal professor Nick Smirnoff, sono riusciti a filmare per la prima volta la comunicazione tra due piante. Le loro scoperte sono al centro di una nuova serie di documentari, in onda sulla BBC, How to Grow a Planet.
La pianta usata negli esperimenti è la Arabidopsis. La pianta ha risposto alle altre piante vicine che erano rimaste ferite. Le piante ferite rilasciano delle sostanze chimiche, probabilmente per innescare una reazione di difesa dell’organismo. Un meccanismo già noto. I ricercatori però solo ora sono riusciti a captare, tramite una microcamera ultrasensibile ai fotoni, questo dialogo.
Via | Exeter University
Foto | Flickr
Specie asiatiche invasive, a rischio estinzione le coccinelle europee

Le coccinelle native della Gran Bretagna e degli altri Paesi europei (Adalia bipunctata) sono in rapido declino a causa della diffusione di una specie invasiva, la coccinella arlecchino, Harmonia axyridis, di origine asiatica. A lanciare l’allarme, confermando i timori sollevati dai biologi negli anni scorsi, è un recente studio pubblicato sulla rivista Diversity and Distributions, a cura di un’équipe internazionale coordinata da Helen Roy del Centre for Ecology and Hydrology di Wallingford, nell’Oxfordshire.
Sette delle otto specie autoctone britanniche sono in declino ed anche in Belgio ed in Svizzera si nota un fenomeno simile. Pensate che la coccinella arlecchino era stata importata per contenere altri parassiti, in un programma di lotta biologica, e ora è diventata una specie invasiva. La diffusione della coccinella arlecchino provoca un impatto devastante sulla resilienza degli ecosistemi, minando gli equilibri naturali e generando un deficit ecologico.
Le Adalia bipunctata sono diminuite del 44% nel Regno Unito e del 30% in Belgio nei cinque anni successivi all’arrivo della coccinella arlecchino, nel 2004. La coccinella Arlecchino condivide l’habitat con le specie autoctone, entrambe vivono sugli alberi decidui ma dal momento che la arlecchino è più grande ha la meglio sulle bipunctata e riesce a sottrarre più cibo (larve).
Specie asiatiche invasive, a rischio estinzione le coccinelle europee
A San Valentino coltiva il tuo amore nel bosco

Se nella foto sopra ci vedete un cuore siete irrimediabilmente innamorati. Non è vero, in realtà è lo stesso meccanismo per cui a volte riconosciamo un volto da una montagna, ma mi sembrava una cosa romantica da dire, visto che siamo in tema. Bando alle ciance, vi abbiamo già elargito qualche consiglio per un San Valentino a basso impatto: dal regalare un albero con Tree-Nation per finanziare interventi di riforestazione nei Paesi in via di sviluppo ad un dono a dir poco speciale: un pezzo di Amazzonia.
Altra segnalazione degna di nota perché raggiunge un triplice scopo è l’iniziativa lanciata dalla Fattoria dei PolliciNi Verdi: “Coltiva il tuo Amore”. Si tratta sempre di acquistare un albero come regalo di San Valentino ed in aggiunta, con il contributo, verranno finanziate le cure agli animali della fattoria.
Insomma amore al cubo: per l’ambiente, per il partner e per gli animali. L’albero potete acquistarlo online ed andare a ritirarlo completo di targhetta con il vostro nome e quello della vostra dolce metà. Un’alternativa km zero è lasciare che lo piantino in fattoria, nel Bosco di San Valentino, e ricevere una foto dell’albero a casa da regalare al partner. E per i cuori solitari, ci scrivono dalla Fattoria, niente paura, iniziate pure a piantare l’albero, metterà radici in attesa dell’altra metà e quando la persona giusta arriverà sarà già grande, come il vero amore che sa farsi aspettare a lungo a volte.
Dopo il picco del petrolio, il picco del legno

Lo sfruttamento delle foreste tropicali, ai ritmi attuali, è insostenibile. Ad ipotizzare un picco del legno, seguito da un declino inarrestabile, è un recente studio condotto dall’Australian National University, pubblicato sulla rivista Biological Conservation.
Philip Shearman, una delle firme, spiega che nelle Filippine ed in Thailandia la produzione è già in calo. Anche lo sfruttamento forestale definito sostenibile di sostenibile a conti fatti ha ben poco. Gli autori hanno analizzato il caso delle Isole Salomone, emblematico di uno sfruttamento selvaggio delle foreste. Scrivono i ricercatori:
Il tempo necessario a una foresta tropicale per ripristinare biomassa, volume del legno e biodiversità è stato stimato in diversi modi, e varia da 45 a 500 anni, ma gli alberi più grandi possono avere età comprese tra qualche decennio e mille anni. Questo fa capire quanto i cicli applicati di solito di 30-35 anni siano insufficienti.
Nelle Isole Salomone, l’estrazione del legname si è verificata ad un tasso di gran lunga superiore alla capacità delle foreste di rigenerarsi e questo sta accadendo in numerose altre aree del Pianeta. Per concedere respiro alle foreste (e a noi di conseguenza), la pausa, secondo gli scienziati, dovrebbe arrivare a sfiorare perlomeno i cinquant’anni.
La richiesta sempre maggiore di legname porta invece i boscaioli ad inoltrarsi nelle foreste vergini per mantenere elevata la produzione. I ricercatori sottolineano che la deforestazione è responsabile di quasi il 20% delle emissioni annuali di gas serra rilasciate dalle attività umane.
Neve a Roma e cittadini incapaci di arrendersi agli elementi naturali

Questo post lo avevo in testa dalla mattinata. Poi ho letto in sequenza l’intervista a Luca Mercalli su Il Sole24ore e il post di Debora Billi su Petrolio sull’analisi rispetto alla proteste dei cittadini che si sono levate dinnanzi alla presunta mancanza di servizi quali lo spazzaneve o mezzi spargisale o operai addetti a spalare neve.
Ma le immagini che mi hanno sul serio scandalizzata sono state quelle di TgLa7. Nel servizio si vedevano romani e turisti con scarpe inadeguate scendere i gradini della famosa scalinata di Trinità dei Monti, coperta di neve e ghiaccio, nell’incoscienza totale del rischio di rompersi l’osso del collo. Però imprecavano contro l’amministrazione romana che non puliva le scale. In alto il traffico romano in piena attività con le vetture prive di gomme termiche o di catene e dunque assolutamente inadeguate e a alto rischio incidente: neve e ghiaccio sui sanpietrini sono micidiali.
La richiesta di ripulitura strade seppur legittima è stonata rispetto alla eccezionalità dell’evento: a Roma non nevica di solito come a Merano o Bolzano. Perché avere uno spazzaneve in capitolo spese? Paghereste tasse per mezzi che si usano ogni trent’anni? Le previsioni lo avevano abbondantemente annunciato che ci sarebbe stato gelo e neve. Perché non prenderle seriamente in considerazione, con o senza allarmi dei sindaci o della Protezione civile e organizzarsi gli impegni quotidiani o di lavoro, di conseguenza? Imparare a arrendersi davanti la Natura è così vergognoso?
La verità è che la gente, i cittadini, noi tutti nel 2012 siamo incredibilmente impreparati agli eventi naturali e sopratutto non abbiamo rispetto per la Natura; arroganti che pretendono di vincere una tempesta di neve con il loro Suv, ma non siamo in una pubblicità: il vento, la neve, le mareggiate, le tempeste, gli uragani esistono e esisteranno e non saremo noi a fermarli. Anche io come la Billi vi dico: e ora insultatemi pure ma dimostratemi anche il contrario.
Foto | Qui la bella gallery delle foto di Marco Fiocchi su O6Blog
Neve a Roma e cittadini incapaci di arrendersi agli elementi naturali
Un resort in un igloo, un albergo di ghiaccio in Canada
Un albergo di ghiaccio a Montréal, in Canada e dove se no? Beh, chi lo sa, con queste temperature polari ed il freddo che imperversa da giorni sull’Italia, anche da noi, magari tra qualche anno, potremo pensare di usare il ghiaccio come materia prima per le costruzioni.
Ad ogni modo, lo Snow Village, sul fiume St. Lawrence, sull’isola di Sant’Elena, sicuramente ha un impatto visivo prossimo allo zero. Un’atmosfera glaciale caratterizza le quindici camere, il ristorante e le dieci suites alloggiate in igloo privati. Anche le sedie ed i tavoli sono di ghiaccio. Gli interni sono riscaldati da un tocco in legno.
Non manca nulla: c’è persino un ice-bar. Per creare le strutture dell’albergo di ghiaccio, che hanno la forma di tante piccole caverne, sono stati utilizzati dei palloni giganti rotondi. Una volta che più strati di neve e ghiaccio si sono depositati sulla struttura circolare, i palloni sono stati estratti rivelando delle cavità. Il resort di ghiaccio si trova vicino al Biosphere Environmental Museum.
Ovviamente gli ospiti devono essere pronti a sfidare la furia degli elementi, arrivando attrezzati di cappotti pesanti, biancheria intima di lana e calzettoni. Insomma la lingerie sexy lasciatela a casa.
Il bagno si trova in uno chalet riscaldato all’esterno, dunque gli ospiti devono portarsi degli stivali facili da indossare per poter uscire di notte quando devono usare la toilette. Si dorme in sacchi a pelo resistenti a temperature fino a -30° C. All’interno dell’albergo la temperatura viene mantenuta tra i -2 ° C ed i -5 ° C. Insomma si gela, ma il panorama mozzafiato e l’esperienza sicuramente singolare varranno pur qualche brivido. Attenzione, però, a non prenotare in primavera ed estate: l’albergo intero potrebbe non essere disponibile!
Via | Inhabitat; Snow Village Canada; Montreal about
Foto | Snow Village Canada
L’Italia che scompare sotto il cemento, cresce a ritmi vertiginosi il consumo di suolo

Settantacinque ettari al giorno. A questo ritmo procede il consumo di suolo in Italia. Impietosa la foto scattata dal dossier del FAI e del WWF Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare, presentato a Milano. Nei prossimi vent’anni l’urbanizzazione sottrarrà altri 600 mila ettari alla natura. Negli ultimi cinquant’anni il tasso di cementificazione è più che triplicato.
Tra le cause principali del consumo di territorio in Italia l’abusivismo edilizio, troppi condoni che perdonano gli scempi architettonici, il boom di centri commerciali, periferie che esplodono sempre più verso l’esterno mentre le case in centro restano vuote e cadono a pezzi. E di riqualificazione se ne intravede solo l’ombra.
Secondo FAI e WWF occorre:
dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali; procedere ai Cambi di Destinazione d’Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità. E ancora. Bisogna rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.
Via – Foto | WWF
L’Italia che scompare sotto il cemento, cresce a ritmi vertiginosi il consumo di suolo
Giornata mondiale delle zone umide dedicata al turismo sostenibile

La Giornata mondiale delle zone umide, in programma per il 2 febbraio prossimo, sarà dedicata al turismo sostenibile. Laghi, fiumi, lagune sono ecosistemi di importanza cruciale per gli equilibri del Pianeta. Ospitano migliaia di specie vegetali ed animali e sono un’importante riserva idrica.
Il turimo nelle aree umide è molto intenso, ecco perché è necessario trasformarlo in un valore aggiunto, fonte di introiti da destinarsi a progetti di recupero, valorizzazione e tutela delle zone umide e non di distruzione come spesso purtroppo accade.
Il giro d’affari del turismo nelle aree umide della terra è stimato in 925 miliardi di dollari l’anno. Nel 2010, secondo i dati diffusi di recente dall’Osservatorio Ecotur, in Italia il turismo nelle aree umide ha segnato un fatturato di 10,75 miliardi di euro, a dispetto dei venti di crisi che soffiano sugli altri settori turistici.
L’edizione 2012 della Giornata mondiale della aree umide si concentrerà per l’appunto su quel 35% di aree umide che sono meta turistica, localizzate perlopiù in Europa, da proteggere dai rifiuti, dall’impatto dei vacanzieri e dal traffico di specie protette. In tutto sono oltre 1900 i siti protetti dalla Convenzione siglata a Ramsar in Iran il 2 febbraio del 1971.
La Giornata internazionale delle zone umide si celebra dal 1997. In Italia il WWF che cura 10 dei 50 siti Ramsar presenti in Italia, apre le sue Oasi il 4 ed il 5 febbraio con una serie di appuntamenti: dalle escursioni al birdwatching.
Foto | Flickr
Giornata mondiale delle zone umide dedicata al turismo sostenibile
Specie invasive, boschi italiani minacciati dai tarli asiatici

Il patrimonio forestale italiano è immenso: dodici miliardi di alberi che rivestono una superficie di ben 10 milioni di ettari. I boschi riducono le emissioni di CO2, migliorano la qualità dell’aria che respiriamo e sono parte integrante degli habitat di numerose specie. Inoltre rappresentano una preziosa risorsa per le comunità rurali. Il loro valore complessivo è stimato in un miliardo di euro.
Il Corpo Forestale dello Stato, attivo nel monitoraggio della salute delle foreste, negli ultimi anni ha messo in guardia più volte dai rischi connessi all’arrivo di specie invasive, non autoctone, tramite le importazioni agroalimentari e di specie esotiche. Parassiti che non trovano antagonisti biologici e si riproducono indisturbati, anche in virtù delle temperature più miti che creano un clima meno ostile all’insediamento delle specie esotiche.
In diverse foreste italiane sono stati avviati dei programmi di lotta biologica per introdurre gli antagonisti naturali dei nuovi parassiti che stanno colonizzando i nostri boschi. Le foreste di latifoglie stanno soffrendo in particolar modo a causa della diffusione del tarlo asiatico, proveniente dalla Cina. La Cerambice dalle lunghe antenne in Cina ha provocato l’abbattimento di 50.000.000 di alberi di agrumi. In Italia sta minacciando il Veneto e la Lombardia.
Lo scorso anno abbiamo avuto un autunno enogastronomico anomalo, latitava infatti il frutto protagonista per eccellenza di fiere e sagre autunnali: la castagna. Il cinipede del castagno ha attaccato i nostri castagneti, riducendo di ben il 70% il volume dei raccolti. Le palme italiane stanno invece subendo l’attacco del punteruolo rosso, insetto molto aggressivo originario dell’India.
Foto | Flickr
Specie invasive, boschi italiani minacciati dai tarli asiatici





