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BtoBio, il biologico professionale a Milano

BtoBio

Il BtoBio è una fiera internazionale e professionale che si svolge ogni due anni. Quest’anno si terrà dall’8 all’11 maggio nella nuova fiera Milano di Rho-Pero, insieme a Tutto food, grande rassegna dell’agroalimentare.

Una serie di eventi e iniziative saranno organizzate a favore di espositori, operatori e stampa. Appuntamenti che vanno dall’allevamento zoologico alla cura con gli alimenti, dall’acquacoltura bio al vino, alla soia libera da OGM.

Molto interessante la collaborazione tra BtoBio e Chic, l’associazione Charming italian chef, che organizzerà stage di alta cucina e incontri formativi con noti cuochi, anche stellati guida Michelin, per uno showcooking continuo durante le giornate di fiera, a beneficio di espositori, visitatori, stampa e studenti di istituti professionali.

Via | Aiol

BtoBio, il biologico professionale a Milano

Biocarburanti e OGM, impossibile senza

La crescente necessità di energia e l’aumento del costo del petrolio riportano l’attenzione sulle fonti rinnovabili e sui biocarburanti. La scelta dell’uso di carburanti ecologici è dovuta in parte anche alle politiche ambientali e alle necessità di abbattere le emissioni inquinanti, oggi serio problema per l’ecologia e gli cosistemi. Ma siamo davvero pronti alla svolta biocarburanti?

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Biocarburanti e OGM, impossibile senza

Per cena pollo OGM alla diossina

In questi giorni si è parlato del pollo OGM modificato geneticamente dai ricercatori dell’Università di Cambridge ed Edimburgo per resistere all’ influenza aviaria , e ovviamente lo si è immediatamente associato ad una maggiore sicurezza per la salute dei consumatori. D’altra parte è quello che avviene istintivamente quando ci presentano prodotti prima a rischio , poi ritoccati in chiave innocua .

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Per cena pollo OGM alla diossina

Polli Ogm che non trasmettono l’influenza aviaria

Polli Ogm che non si ammalano di influenza aviariaGli Ogm nel piatto? Con i polli, magari. O forse no: sulla rivista Science è apparso uno studio condotto da alcuni scienziati delle Università di Cambridge ed Edimburgo, che hanno creato in laboratorio polli geneticamente modificati, che non trasmettono l’influenza aviaria. Un metodo relativamente facile per togliere di mezzo questa rischiosa malattia che, soprattutto nel sud est asiatico, è stata inizialmente sottovalutata.

Giocando con i geni dei polli, in pratica, gli scienziati hanno ottenuto un pollo che, anche se inoculato con il virus A-H1N1, non lo trasmette ai polli non modificati. Il dubbio, a questo punto, è: a che cosa serviranno questi studi? Due ipotesi: andare a vedere cosa fa il gene modificato e trovare un farmaco che ne imita gli effetti, oppure modificare geneticamente tutti gli allevamenti avicoli del mondo e togliere di mezzo il problema.

La differenza non è da poco, visto che nel secondo caso gli Ogm finiscono dritti dritti nel piatto, magari vicino alle patatine fritte (ovviamente anch’esse modificate!). Il nostro ministro della Salute, Giancarlo Galan, forse intuendo la complessità della questione, preferisce dare un colpo al cerchio e uno alla botte:

Polli geneticamente modificati a scopo di ricerca e non da immettere nella filiera alimentare. Ma perché, a mio parere questa è una notizia che apre orizzonti interessantissimi su di un prossimo futuro? Perché con i loro studi gli scienziati di Cambridge e di Edimburgo hanno aperto nuovi scenari, hanno fatto sì che si possa parlare di un primo caso di resistenza al virus dell’influenza aviaria, e tutto ciò ottenuto proprio attraverso polli geneticamente modificati. Il mio entusiasmo è dovuto alla conferma che solo la ricerca, un’autentica ricerca scientifica, ci pone nelle condizioni di compiere grandi passi in avanti, quelli, per esempio, che dobbiamo compiere per tutelare al meglio la nostra stessa salute o per risolvere i drammatici problemi posti da fame e carestia

Ma siamo sicuri che si tratta solo di ricerca scientifica e non di industria alimentare?

Via | Agricoltura on web
Foto | Flickr

Polli Ogm che non trasmettono l’influenza aviaria

OGM: un milione di firme per tenerlo fuori dall’Europa

Un gruppo di attivisti di Greenpeace (e non solo) ha presentato una petizione di oltre un milione di firme all’esecutivo Ue nelle scorse settimane, chiedendo di fermare le approvazioni di nuovi organismi geneticamente modificati (OGM). La petizione è vista come un banco di prova per l’”iniziativa dei cittadini europei”, introdotta con il nuovo trattato costituzionale dell’Unione, che consente ad un milione o più persone di chiedere, congiuntamente alla Commissione europea, di modificare la legislazione UE, come già avviene oggi in Italia per le leggi di iniziativa popolare

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OGM: un milione di firme per tenerlo fuori dall’Europa

Biosafety scanner: software contro gli OGM

Biosafety scanner software contro gli ogm La Fondazione dei Diritti genetici ha presentato qualche giorno fa il Biosafety Scanner. E’ un software messo a punto da Francesco Pazzi che serve a conoscere la provenienza di prodotti di origine vegetale, parzialmente o completamente trasformati come farine, sementi e mangimi, per stabilire se siano OGM o meno. Per la serie: se li conosci li eviti.

Spiega la FDG:

In questo contesto, il software “Biosafety Scanner” ha l’obiettivo di supportare gli operatori nella programmazione e realizzazione delle attività di vigilanza e controllo degli OGM sul territorio italiano. I principali destinatari sono gli istituti di controllo e di tutela dell’ambiente, dell’igiene e della sicurezza alimentare, i ricercatori dei centri di ricerca pubblici e privati, le società di certificazione e le università. Ma il software si rivolge anche ad importatori di sementi e prodotti agroalimentari, alle associazioni ambientaliste, degli agricoltori e dei consumatori.

Qui la spiegazione dettagliata del funzionamento del database. Il progetto è stato realizzato con il contributo del Ministero per l’Ambiente.

Foto | Flickr

Biosafety scanner: software contro gli OGM

Chiariamo bene quali OGM non vogliamo e perché la ricerca in Italia non deve sparire

la ricerca italiana penalizzata dagli ogm Lancio un appello a Greenpeace e a Carlo Petrini di Slowfood le associazioni più forti nella lotta agli ogm: diciamo chiaramente quali sono gli organismi geneticamente modificati che non vogliamo nel nostro piatto. Da queste pagine anche noi abbiamo manifestato il nostro dissenso ad averne coltivazioni in Italia. Il fatto è che gli OGM però sono presenti comunque nei cibi che mangiamo. Un esempio? Provate a leggere un etichetta di un qualunque prodotto preso in un qualunque supermercato: dallo yogurt alle merendine, ai biscotti alla mayonnaise, tutte le “grandi marche” includono tra gli ingredienti almeno la voce “amido modificato”. E che dire della carne? Sappiamo tutto del mangime dato a quella mucca o alle galline o al maiale? Ovviamente no.

Dunque, la questione è molto ma molto più complessa di come appaia e il milione di firme contro gli OGM appena consegnato a Bruxelles è solo un piccolo passo nella direzione che ci interessa. In realtà gli OGM contro cui combatte Greenpeace, e noi di conseguenza che firmiamo i suoi appelli, sono quelli prodotti dalle multinazionali come Basf, Monsanto o Bayer. Ebbene queste industrie si sono create dei semi grazie all’ingegneria genetica, protetti da brevetti internazionali, la cui principale qualità è resistere ai pesticidi prodotti dalle stesse industrie per un rapporto seme/pesticida. I coltivatori acquistano questi prodotti, semi e pesticidi, per avere una resa certa: tot. spese, tot. resa, tot. guadagni. Insomma una razionalizzazione estrema della produzione applicata all’agricoltura, ossia uno sfruttamento in piena regola.

Dario Bressanini nel suo decalogo contro Petrini, liquida la questione multinazionali velocemente e scrive:

Non tutti gli OGM sono ibridi e non tutti sono prodotti da multinazionali.

Ci sono diversi tipi di OGM, appunto che nascono come miglioramento delle varietà esistenti e sono studiati nelle università italiane. Questo clima, però, di grande resistenza e poca comunicazione sta spezzando la ricerca e ovviamente non è un fatto positivo. Se non è l’Università italiana a studiare gli Ogm, allora prenderanno il sopravvento quelle strutture private e sovvenzionate da quelle stesse multinazionali che si va combattendo. Dunque, un motivo valido per tenere alto l’interesse sugli OGM e non solo in negativo c’è.

Ne scrive Teatro Naturale che racconta, attraverso la penna di C.S. evidentemente un ricercatore, come dal 2001 via via siano andati diminuendo i progetti:

Fino al 2001 presso l’Università Statale di Milano era attivo un gruppo di ricerca internazionale formato da 12 ricercatori (7 Italia, 2 Cina, 2 Vietnam, 1 Cuba, 1 Gran Bretagna). Oggi è rimasto un solo ricercatore. Il gruppo lavorava sul tema della biosicurezza applicata alle biotecnologie ed era finanziato esclusivamente con fondi pubblici provenienti dal Ministero della Salute, dell’Ambiente e dell’Agricoltura. Fino al 2001 erano circa 25 i centri italiani attivi nella ricerca sulle biotecnologie, che richiamavano ricercatori da tutto il mondo. Oggi non restano che 2 o 3 centri che continuano a pubblicare ricerche su riviste internazionali. Fino al 2001 in Italia erano circa 250 i progetti di ricerca in campo aperto sulle biotecnologie. L’Italia era tra i primi tre paesi al mondo per la sperimentazione in campo aperto. Nessuno di questi progetti ha originato problemi di contaminazione o di sicurezza. Oggi non restano che 1 o 2 progetti che si avviano alla conclusione.

Non per dare ragione Bressanini ma nel suo decalogo contro Petrini nota ragionevolmente:

Gli ogm sviluppati dalla ricerca pubblica, anche italiana, sarebbero disponibili per gli agricoltori come qualsiasi altra coltura sviluppata nel secolo precedente. Ad esempio il grano Senatore Cappelli, tanto decantato ultimamente, non è stato “selezionato dagli agricoltori”, ma è il risultato del lavoro di un genetista agrario italiano, Nazareno Strampelli, che ha selezionato una varieta’ tunisina di grano duro, adattata al clima italiano, e l’ha resa disponibile agli agricoltori.

Non è OGM il Senatore Cappelli ma ottenuto con la Mas (selezione assistita con marcatori molecolari) che prende geni da varietà diverse, che come spiega Luigi Cattivelli su Informatore Agrario:

La tecnologia mas è uno strumento di selezione nell’ambito di una biodiversità naturale o generata dall’uomo, mentre l’uso di ogm consente di generare nuova biodiversità inserendo nuovi caratteri nelle specie coltivate.

Conclude amaro C.S su Teatro Naturale:

Il caso della ricerca sui pioppi, guidata proprio dal Prof. Sala è emblematico: sono 250.000 i pioppi biotech piantati in Cina frutto della ricerca pubblica italiana, costretta a trasferirsi all’estero per sperimentare le applicazioni sugli OGM. L’Italia è il centro mondiale per la selezione di nuove tipologie di pioppo. Il 50% dei pioppi impiantati nel mondo sono stati creati nel Centro di ricerca di pioppicoltura di Casale Monferrato, che da 80 anni fa ricerca e che qualche tempo fa ha rischiato persino la chiusura.

Cara Greenpeace, Caro Petrini, spieghiamo bene il perché siamo contro le multinazionali degli OGM, sosteniamo comunque la ricerca e diamo comunque fiducia alle nostre Università anche per il biotech.

Foto | Flickr

Chiariamo bene quali OGM non vogliamo e perché la ricerca in Italia non deve sparire

I 10 consigli di Greenpeace per un Natale più ”verde”

Natale più sostenibile

Come ogni anno Greenpeace pubblica i suoi dieci consigli per rendere più sostenibile il nostro Natale:

  • Evita pesce spada, merluzzo, gamberi e tonno, preferendo il pesce azzurro. Occhio anche al tonno in scatola non sempre trovi pesce di qualità nelle confezioni.
  • In tavola porta solo alimenti liberi da Ogm. Preferisci cibi prodotti a km zero e biologici. Non cucinare troppa roba per evitare che poi del cibo vada buttato.
  • Non usare piatti e posate di plastica e carta usa e getta se proprio devi usa quelli prodotti da aziende che non distruggono le foreste.
  • Mangia meno carne, avrai meno impatto sul clima.
  • Non comprare un albero vero ma recupera i rami di abete frutto della potatura dei nostri boschi.
  • Usa solo lampadine a basso consumo.
  • Regala un libro stampato da aziende amiche delle foreste.
  • Attento si regali hi-tech controlla che non siano tossici.
  • Regala una bicicletta per incentivare la mobilità sostenibile.
  • Un regalo originale potrebbe essere regalare agli amici il sostegno a un’associazione ”green” come Greenpeace.

Via | Greenpeace
Foto | Flickr

I 10 consigli di Greenpeace per un Natale più ”verde”

OGM, 59% italiani contrari ad alimenti biotech

Secondo i risultati del sondaggio Eurobarometro il 54% degli europei è contrario all’allevamento ed al consumo degli OGM , che ritengono “non buoni per loro e la loro famiglia”, mentre il 21% a favore, ma in Italia i favorevoli salgono addirittura al 30% ed i contrari al 59%. Questo pone l’Italia al secondo posto tra gli stati europei nelle classifiche di gradimento degli OGM , subito dopo l’Olanda, che delle biotecnologie applicate ad agraria e floricoltura ha fatto la sua fortuna. I più accaniti osteggiatori del ricorso agli organismi geneticamente modificati sono i lettoni con l’80% dei contrari, seguono i greci con il 78%, più moderati gli inglesi con un 40% e gli irlandesi con il 39%

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OGM, 59% italiani contrari ad alimenti biotech

Ue, oggi le decisioni sul Protocollo di Kyoto

Oggi i ministri dell’Ambiente dell’Unione europea si incontreranno a Lussemburgo per definire la strategia da seguire in vista della conferenza di Cancun del mese prossimo.

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Ue, oggi le decisioni sul Protocollo di Kyoto