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I francescani di Assisi contro il parco fotovoltaico di Piandarca

Pubblica oggi il Corriere della Sera a pag. 27 un articolo a firma di Fabrizio Caccia e intitolato “Nell’oasi di san Francesco da frate Sole a pannelli solari”. Ebbene, scopro che i frati di Assisi sono contrari all’installazione di un parco fotovoltaico. Ne scrive anche Avvenire. In sostanza non apprezzano che sia installato un parco fotovoltaico, per 3 ettari sui terreni di Piandarca, in quella zona, cioè, dove San Francesco predico agli uccelli. Tra l’altro quei terreni fino a qualche mese fa erano coltivati a grano e cipolle dorate della Cannara, presidio Slowfood. Nella zona, inoltre, a memoria di quella predica, ci sono come testimonianza una edicola e una pietra commemorativa.
In una missiva, a firma di padre Giuseppe Genovese custode del Sacro Convento di Assisi, che si dice perplesso che non si potrà più predicare agli uccelli ma ai pannelli, si legge:
La comunità francescana valuta favorevolmente ogni sforzo che si sta compiendo nel nostro tempo per la ricerca e realizzazione di fonti alternative di energia. Ma non può accettare che gli strumenti tecnologici che la producano vengano a deturpare ambienti che da secoli rappresentano la bellezza del creato, così tanto amato e cantato da San Francesco.
La battaglia non è detto che si concluda con lo stop ai lavori. Il 14 settembre è atteso il parere del presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi che ha già espresso la sua opinione chiarendo che il sito non è adatto a ospitare i pannelli solari perché è un sito di valore religioso che va protetto. Di parere opposto Giovanna Petrini il sindaco di Cannara, che anzi sostiene con veemenza il progetto. Questione di feeling? No, solo di business. L’operazione darebbe vigore economico alle casse comunali. Il progetto potrebbe portare, invece, alla Sun Project di Emanuele Giannangeli, circa 110mila euro all’anno, più 550mila euro di contributi.
Dall’altro canto Giannangeli, l’imprenditore che vorrebbe ricoprire il terreno calpestato da San Francesco con oltre 4000mila pannelli solari, rassicura i fedeli promettendo che né l’edicola né la pietra commemorativa saranno sfiorati dal parco fotovoltaico. Anzi provvederà lui stesso a abbellire la zona con aiuole e fontanelle.
Foto | Flickr
I francescani di Assisi contro il parco fotovoltaico di Piandarca
In Francia polemiche per il contatore elettrico Linky di ErDF che dovrebbe far risparmiare energia
Si sono scatenate in Francia una marea di polemiche a ridosso della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del Decreto ministeriale che impone l’uso di Linky, nuovo contatore elettrico intelligente.
Linky dovrebbe aiutare i consumatori a risparmiare energia per una bolletta più leggera. Il nuovo contatore trasmette al cliente, in tempo reale, i suoi consumi, consentendo, teoricamente, un risparmio tra il 10% e il 15%.
Secondo il CNIL, La Commission Nationale de l’Informatique et des Libertés, non solo l’operazione si rivela troppo costosa per le tasche dei clienti ma costituisce anche una violazione della privacy:
poiché collezionerà i nostri consumi elettrici che saranno trasmessi al gestore ogni 10-30 minuti.
Spiega Libération:
Non si è compreso perché sia intelligente.
Di fatto Linky dovrebbe essere installato presso il 95% degli abbonati ErDF , circa 30 milioni, entro il 31 dicembre 2016. La spesa stimata e a carico dei contribuenti è di circa 8-9 miliardi di euro e peserà per 230 euro per ogni singolo utente.
Ha detto Borloo, Ministro per l’ecologia:
E’ come quando si fanno dei lavori per economizzare energia. E’ un investimento anche cambiare gli infissi per risparmiare.
Secondo Le parisien, Linky però, per ora ha dato solo noie. E’ stato testato nella regioni di Tours e Lion su 19mila famiglie e le difficoltà si sono manifestate immediatamente.
Via | Le Monde, Le Post, 01net,
Foto | Linky,
In Francia polemiche per il contatore elettrico Linky di ErDF che dovrebbe far risparmiare energia
La strana storia del Sindaco virtuoso di Camigliano rimosso perché abbassa la TARSU
La storia che vado a raccontarvi ha dell’incredibile. Accade a Camigliano, provincia di Caserta. Protagonista è Vincenzo Cenname, il giovane sindaco, 40 anni, ingegnere. Ebbene, ha intrapreso una politica mirata alla corretta gestione dei rifiuti, arrivando al 65% di raccolta differenziata. Camigliano è uno dei Comuni virtuosi. Ma tanto basta al Ministro Maroni per richiedere con decreto presidenziale la rimozione del Sindaco. L’Atto viene firmato dal presidente Napolitano il 3 agosto scorso (qui la foto del decreto).
La Legge 26/2010 prevede che tutti i comuni devono inviare i ruoli della Tarsu. Il limite era lo scorso marzo. Il Sindaco con un atto di disobbedienza civile si è rifiutato di comunicare i dati alla Provincia, nonostante i solleciti del Prefetto. Il Sindaco Cenname fa presente che la cittadinanza è d’accordo: non ha senso pagare una tassa sui rifiuti, peraltro, elevata, se questa non serve a gestirli ma a finanziare inutili carrozzoni voluti dalla politica. La TARSU è sovradimensionata rispetto all’impegno profuso dai 1800 cittadini di Camigliano che preferiscono usare i loro soldi nel potenziamento della differenziata, ad esempio finanziando l’acquisto dei pannolini lavabili. Cenname ha istituito l’ecoeuro, il sistema scec, dove a fronte di una raccolta e consegna di rifiuti si ricevono in cambio buoni acquisto.
Spiega Cenname:
In Campania c’è un disegno ben preciso per scoraggiare la raccolta differenziata a favore degli inceneritori. Non a caso chi raccoglie rifiuti li gestisce anche.
Per il prossimo 22 settembre è prevista una manifestazione davanti la Reggia di Caserta per protestare contro l’ingiustificato aumento della TARSU. Dopo il salto due video con interviste a Cenname.
La strana storia del Sindaco virtuoso di Camigliano rimosso perché abbassa la TARSU
Ogm, gaffe di Galan: la guerra del pomodoro di Pachino Igp

Il ministro per le Politiche Agricole, Giancarlo Galan, scivola sul pomodoro: Galan, infatti, con una sua dichiarazione sugli ogm ha scatenato le polemiche degli agricoltori di mezza Sicilia e, in particolare, quelli del sud est, patria di due prodotti di eccellenza come il pomodoro di Pachino Igp e il ciliegino di Vittoria. Galan, in sostanza, aveva accostato questi prodotti agli ogm:
Tra i prodotti agricoli che mangiamo oggi non ce n’è uno che assomigli a quelli di una volta. Gli ogm vanno affrontati lasciando perdere le ideologie e analizzando il problema con illuminismo. Il guaio è che siamo senza ricercatori perché sono fuggiti all’estero. Non so se sia vero, ma mi dicono che il pomodoro pachino è stato creato in Israele e poi impiantato in Sicilia
Lasciando stare la storia di Israele, che è una vecchia mezza menzogna-mezza verità, l’accostamento degli incroci utilizzati per selezionare il pomodorino agli esperimenti genetici ha fatto imbestialire, prima di tutti, Coldiretti il cui presidente nazionale Sergio Marini, parlando del ministro, ha affermato:
Distrugge il valore e la distintività del nostro made in Italy agroalimentare che è l’unica arma che abbiamo per competere nei mercati nazionali e internazionali
Ma a prendersela di più sono stati quelli che il pomodorino lo fanno. Come il Consorzio di tutela del pomodoro di Pachino Igp, che ha gridato allo scandalo, e il sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia che ha detto:
Leggo con desolazione l’ennesimo intervento, tra gaffe e danno, dell’ennesimo ministro senza nessuna competenza in agricoltura e di esclusivo riferimento leghista. Il ministro, anziché aiutare la serricoltura e l’ortofrutta, finisce per infierire ulteriormente, sul settore, attraverso frasi infelici, e ad infliggere colpi mortali a un comparto già profondamente in crisi. La gaffe di Galan dimostra ancora una volta come questo Governo nazionale sia incapace di interventi seri e qualificati e incapace di legiferare a sostegno dei nostri serricoltori e come se non bastasse, quando si muove fa danno
Parole di piombo. Ma non sono più leggere quelle dello stesso Galan, che ha cercato di mettere una pezza affermando:
Alcuni giornali siciliani, ma non solo loro, si stanno impegnando in una campagna di disinformazione a tutto danno delle produzioni di pomodoro che si fanno a Pachino. Mi risulta incomprensibile il vero scopo di una malafede o di una qualche forma di ignoranza secondo la quale io confonderei ricerche di laboratorio con prodotti Ogm. Questa mia dichiarazione non si iscrive nel chiacchiericcio giornalistico dello ’spara e ritratta’. Ho detto sempre la stessa cosa: in minima parte alcuni prodotti coltivati nella zona di Pachino provengono da ricerche scientifiche che nulla hanno a che vedere col tema degli Ogm. Cio’ che si produce a Pachino e’ eccellente sotto ogni punto di vista, purtroppo c’e’ chi continua a danneggiare i produttori di Pachino mettendo in giro affermazioni che io non ho mai fatto. Rivolgo cosi’ un appello ai produttori di Pachino di contribuire a far cessare una campagna di disinformazione dalla quale il pomodoro Pachino puo’ ricevere solo danni. Che a Pachino qualcuno si svegli
Se non fosse che gli “esperimenti”, in agricoltura, non si fanno in laboratorio ma in campo o, al massimo, in serra. E, infatti, il Consorzio pachinese ha mostrato una “moderata” soddisfazione per la correzione di Galan:
Prendiamo atto con moderata soddisfazione del parziale dietrofront fatto dal ministro Galan. Se è da irresponsabili rilasciare delle dichiarazioni giornalistiche in forma dubitativa, lo è a maggiore ragione quando a farlo è un Ministro della Repubblica, il quale addirittura si è espresso per “sentito dire”. Una cosa è infatti che i primi semi ibridi di pomodoro ciliegino siano stati immessi sul mercato da una società israeliana, la cui messa a dimora nel territorio pachinese ha trovato il suo habitat migliore per effetto delle condizioni pedoclimatiche e ambientali che hanno fatto si che si ottenesse il “pomodoro più buono del mondo” (come è stato definito recentemente anche da Slow Food); un altro conto è definire “il pachino un prodotto ogm”. Se a tutto ciò aggiungiamo che il riconoscimento IGP è stato concesso proprio dal dicastero che Galan presiede, tra l’altro non solo per il pomodoro ciliegino ma anche per il costoluto e il tondo liscio, si ha l’idea della superficialità di tali dichiarazioni dalle quali ha preso giustamente le distanze anche il presidente nazionale di Coldiretti, Sergio Marini. A meno che, a pensare male, tali dichiarazioni non celino interessi ben precisi che l’avvocato veneto Giancarlo Galan intende favorire.
E pure questo è piombo, e pure ben sparato: la guerra del pomodorino è iniziata…
Via | Consorzio di tutela del pomodoro di Pachino, Corriere Ortofrutticolo, Comune di Vittoria, Agi
Foto | Flickr
Appello alla camorra:" Mandate i rifiuti tossici in discariche lontane da noi lavoratori"
E’ una lettera aperta choc quella inviata alla camorra dai lavoratori dei Consorzi di bacino. Ci sono 13 istanze e tra queste anche la richiesta di:
Mandare i rifiuti tossici sulle discariche dove noi non ci lavoriamo.
La lettera si apre con la rivelazione:
Noi lavoratori dei consorzi l’abbiamo scoperto attraverso la stampa. L’ha detto Saviano quindi per forza deve essere vero. Tutte quelle storie riportate dalla stampa nazionale dei boss e dei politici che decidono le assunzioni e la carriera nelle ditte della monnezza, i titoli dei giornali che in realtà sono un messaggio per gli affiliati che pilotano gli argomenti da trattate, che usano le pagine come cassa di risonanza. Cari camorristi ci rivolgiamo a voi. Che seppur indirettamente, stiamo lavorando per voi, è un fatto assodato.
Il problema dei lavoratori dei Consorzi di bacino, cioè degli enti che gestiscono il sistema rifiuti in Campania? Mancanza di stipendio e certezze nei contratti. ci sono da ricollocare 424 persone. Lo scorso anno, nel medesimo periodo, l’appello al Clan dei Casalesi.
La politica per ora risponde, attraverso le parole di Giuseppe Caliendo assessore provinciale all’Ambiente e rifiuti:
Gli sprechi devono finire. Non voglio fare processi al passato ma abbiamo ereditato una situazione pesantissima. Ci sono ritardi nella costruzione degli impianti e pur non colpevolizzando chi c’era prima di noi, la realtà è questa.
Via | Il Mattino, ed. 3 settembre 2010, pag. 36
Appello alla camorra:” Mandate i rifiuti tossici in discariche lontane da noi lavoratori”
La scuola a impatto zero
Con l’imminente arrivo dell’anno scolastico si riaccendono inevitabilmente le polemiche sui tagli al personale impiegato nonché la necessità da parte del Governo di porre un freno alle spese per mandare avanti una macchina (la scuola appunto) che conti alla mano ha la necessità di ridimensionare il proprio budget. Mentre però qui in Italia si continua a proporre tagli e virtuosismo soprattutto al personale addetto, c’è chi, da tutt’altra parte, propone invece di ridurre le spese degli istituti scolastici intervenendo sui costi energetici.
Ed ecco che a Pantin, vicino Parigi, a giorni verrà inaugurata una scuola ad energia passiva, capace, a detta dei responsabili, di consumare meno energia di quella che produce. L’innovatività della questione sta nel fatto che si tratterà di un vero e proprio edificio coperto di pannelli solari, che assicureranno la fornitura di elettricità, tubi solari per il riscaldamento dell’acqua e sistemi di illuminazione dei banchi all’interno che sfruttano il riflesso della luce esterna. Per il riscaldamento dell’edificio verrà invece sfruttata l’energia geotermica tramite un impianto sotterraneo.
La struttura è stata inoltre orientata in modo da sfruttare al meglio i raggi del sole e le correnti d’aria, ed è fornita di tripli vetri e giunture stagne. Il costo per la costruzione è stato di 14 milioni di euro, il 25% circa in più che per una scuola normale, tuttavia con un risparmio energetico che consentirà di ammortizzare la differenza entro poco più di un decennio .
Insomma si tratterà una vera e propria scuola all’avanguardia che sarà capace di autogestire i propri costi fissi con la conseguente possibilità di redistribuire le risorse risparmiate sul miglioramento didattico. Un vero e proprio gioiello di efficienza energetica e risparmio di risorse economiche con una politica di costruzione purtroppo distante anni luce da quella italiana.
E mentre nel mondo si affermano sempre con maggiore insistenza questo tipo di iniziative, fa rabbia sapere che nel nostro Paese, per quanto vengano elargite importanti risorse per installazione di impianti volte al risparmio energetico, nella classe politica nostrana non vi sia lungimiranza tale da far si che idee di questo tipo diventino la norma e non più l’eccezione.
Potrebbe essere forse troppo scontato puntare il dito sui nostri rappresentanti, ma è palese che vi sia la necessità di sottolineare come troppo spesso i già esigui fondi pubblici elargiti finiscano per essere spesi in attività più di facciata che non di vera pubblica utilità.
Via | Lexpress.fr
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Uragano Katrina e disastro BP: il make up di due sciagure secondo Mother Jones

Del disastro della Deepwater Horizon e dell’uragano Katrina avete letto spesso su queste pagine. Ho trovato però un pezzo interessante uscito su Mother Jones qualche giorno fa e che credo valga la pena di riproporvi, perché vi mostra il b-side, dei due disastri, e soprattutto dello “spin”, del modo in cui l’informazione li ha veicolati verso le masse.
Mac MacClelland – qui il suo twitter – per Mojo si occupa principalmente di diritti umani, ma ha fatto volentieri un’eccezione per analizzare da vicino la copertura delle due tragedie americane. E spiega che la dichiarazione che più l’ha colpita sulla fuoriuscita di petrolio nel golfo del Messico arrivava da un reporter che era stato sul posto per tre settimane:
“la vera difficoltà, per la BP e la Guardia Costiera, è stata trovarlo quel petrolio”
Dopo il salto vediamo in che senso…
E questo, prosegue Mac, prima di un articolo del Washington Post uscito nel weekend scorso, in cui si spiegava che – riguarda però all’uragano Katrina – tutto era ormai a posto, e che era difficile per un turista trovare tracce della distruzione causata dall’uragano.
E’ vero che per New Orleans sono cambiate molte cose dal 2005 ad oggi. La popolazione è cresciuta fino ad arrivare a 336mila abitanti, una crescita di 50mila unità rispetto al 2007. Da un punto di vista più puramente d’immagine, Brad Pitt – sì, l’attore – ha costruito alcune meravigliose nuove abitazioni nel 9th Ward (New Orleans è suddivisa in un totale di 17 wards, a loro volta suddisivi in distretti di dimensioni ancora ridotte, ndr) si è fatto molto per quanto riguarda il sistema scolastico, ma ne riparleremo meglio dopo.
E ancora: il 67% degli abitanti spiega che sono riusciti a ricostruire i danni causati da Katrina. Malgrado ancora in molti siano quindi costretti a vivere in condizioni disagiate, c’è una crescita dell’8% rispetto a due anni fa. Ma c’è un ma grosso come una casa, continua Mac Maclelland…
Un paio di settimane fa Mac porta una sua amica a New Orleans. Spiega che si tratta di un’amica molto informata, che si ingozza di news, il genere di persona adatta per ottenere una cartina tornasole di quanto propagato dai media mainstream e di quanto si riesca a capire una volta che si entra in contatto con la realtà.
Bé, Mac spiega che l’amica non poteva credere alla distruzione trovata. “E’ da irresponsabili dire tutte quelle storie sulle case ricostruite, senza parlare anche degli innumerevoli quartieri semi disabitati, delle case parzialmente abbattute, o che le case edificate da Brad Pitt sono appena cinquanta in un’area che ne ha viste abbattere 4mila. Un’area che spesso i residenti paragonano a Hiroshima, per le strade sconnesse, la totale mancanza di illuminazione notturna e il senso di vuoto che trasmettono”.
E ancora, Mac ci offre una prospettiva diversi sui successi del sistema educativo: se nell’educazione primaria e secondaria ci sono stati effettivamente dei successi, i veri disastri li abbiamo visti nei college. L’Università di New Orleans si prepara a tagliare del 35% il budget, gli studenti la scorsa primavera ne celebrarono addirittura il funerale. Non avevano neanche i soldi per fare le fotocopie.
Il Delgado Community College, frequentato principalmente da minoranze e studenti di ceto basso – ha dovuto respingere alcuni candidati all’iscrizione autunnale proprio perché gli edifici scolastici in cui avrebbero dovuto fare lezione sono ancora danneggiati da Katrina.
Non sono problemi che investono solo il settore dell’istruzione: costano anche in altri termini, visto che una recente indagine sui potenziali investitori disposti a spendere qualcosa nell’area, hanno preferito non stabilirsi da quelle parti proprio per la mancanza di forza lavoro studentesca da impiegare nei classici lavoretti da college.
Fin qui, è tutta una storia di omissioni: di notizie date in pompa magna, e di altre celate ad arte, ma non poicosì difficili da scoprire, o direttamente vissute sulla propria pelle se si vive a New Orleans. E vediamo ora come è stato applicato lo stesso procedimento per quanto riguarda la BP e il disastro della Deepwater Horizon.
Per prima cosa il volume delle perdite è stato sistematicamente sottostimato. Ignorando per esempio, il greggio rimasto sott’acqua, che ha percorso centinaia di miglia, rendendo il disastro pressoché certamente più grave di quello della Exxon Valdez.
Altra omissione: spiegare, sempre in pompa magna sui media mainstream, che il cibo del golfo è sano, che lo si può mangiare senza preoccupazioni, senza precisare che le affermazioni della FDA (la Food and Drug Administration, ndr) si basano sull’ingestione settimanale di una quantità di crostacei molto minore di quelli che potreste trovare in un cocktail di gamberi e senza menzionare i test mai eseguiti su altre sostanze altamente tossiche.
Raccontare solo la parte piacevole della storia non è solo un disservizio o un’offesa a principi astratti come possono esserlo la Verità e la Giustizia. E’ un disservizio che tocca la gente, che causa danni.
“Quando il FEMA (il Federal Emergency Management Agency, ndr) e la Croce Rossa, durante l’evacuazione di New Orleans fallirono il piano di aiuti, medici generosi, estranei gentili e lacrimosi direttori di supermercato mi offrirono lenti a contatto, denaro, pantaloni, sapendo da quelli stessi media mainstream che plasmavano la verità, quanto a New Orleans fossimo fottuti”
Non è altrettanto chiaro chi aiuterà le vittime del disastro della Deepwater Horizon, che né dal Fema né dalla Croce Rossa hanno mai ricevuto alcunché. Pensate sul lungo termine: credete davvero che le cose saranno diverse rispetto a quanto accaduto con l’uragano Katrina cinque anni fa?
Lo so, non voglio esagerare e sembrare la traumatizzata moglie di un pescatore, conclude Mac, gioendo della – parzialissima – rinascita della città. Ma cita un dato interessante: il 70% degli abitanti di New Orleans pensa che l’America si sia dimenticata di loro. Accadrà lo stesso con la BP?
Via | Mother Jones
Foto | Flickr
Uragano Katrina e disastro BP: il make up di due sciagure secondo Mother Jones
Carbone: a Brindisi pace impossibile tra Enel, Comune e agricoltori danneggiati

La centrale termoelettrica a carbone di Brindisi-Cerano, di proprietà dell’Enel, torna al centro delle polemiche. Dopo la storia del concertone di Irene Grandi e Patty Pravo, di cui vi abbiamo ampiamente parlato nelle settimane scorse, questa volta il problema sono i soldi.
Un sacco di soldi: circa un milione e 200 mila euro che l’Enel dovrebbe dare al Comune, in base all’accordo di programma per la messa in sicurezza e la bonifica del Sic di Brindisi, oltre a quelli che la stessa azienda dovrebbe dare agli agricoltori che, dal 2007, in seguito ad una ordinanza del sindaco non possono coltivare le terre intorno la centrale a causa del pesante inquinamento da polveri di carbone.
Enel, però, ha chiesto al Comune e agli agricoltori di accettare una clausola molto importante: niente soldi senza la rinuncia completa a costituirsi parte civile nel processo penale scaturito dalle indagini della Procura di Brindisi sul presunto inquinamento intorno alla centrale.
Una pretesa assai strana: una cosa sono i processi penali, con le relative costituzioni di parte civile, un’altra sono gli accordi di programma che hanno a che fare con lo sviluppo delle attività di una azienda in collaborazione con il territorio circostante.
E se, come in Italia è d’obbligo, nessuno è colpevole fino all’ultimo grado di giudizio allora per quale motivo Enel chiede, oggi, di rinunciare ad un eventuale risarcimento se, a fine processo penale, venisse accertato l’inquinamento?
Via | Brindisi Report, No al carbone Brindisi
Foto | Forum Ambiente e Salute
Carbone: a Brindisi pace impossibile tra Enel, Comune e agricoltori danneggiati
Petrolio nel Canale di Sicilia, i No Triv: bravo l’assessore regionale all’Ambiente, ma ora vada al sodo…

Il comitato No Triv siciliano plaude all’iniziativa dell’assessore regionale all’Ambiente Roberto Di Mauro di dire no alle trivellazioni petrolifere e gasifere al largo delle coste siciliane. Un’iniziativa culminata in una strana riunione tra l’assessore stesso e alcuni, non tutti, sindaci della costa sud della Sicilia per bloccare, in buona sostanza, ciò che né i sindaci né l’assessore regionale all’Ambiente possono bloccare.
I No Triv, però, apprezzano comunque la volontà politica e scrivono:
Siamo molto contenti poichè i sindaci dei comuni costieri della fascia sud si sono svegliati e stanno proclamando la loro volontà di fermare i petrolieri in tutta la Sicilia. Anche l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Di Mauro si dice fermo nella volontà di proseguire col modello di sviluppo della Sicilia che non può passare dalle ricerche di idrocarburi ma dal turismo e dalla cultura
Poi, però, prendono di petto il problema e chiedano che Di Mauro faccia lo stesso:
Caro assessore Di Mauro concordiamo pienamente con lei ma la invitiamo a promuovere un disegno di legge che finalmente blocchi le ricerche di gas e petrolio in Sicilia. Lei sa bene che fino a quando sarà in vigore la legge n.14 del 2000 con i suoi disciplinari del 2003 i petrolieri avranno sempre carta bianca e scenderanno in Sicilia assetati del sangue delle viscere della nostra terra con enormi siringhe in barba a quello che voglio le popolazioni locali
Un’immagine abbastanza d’impatto, specialmente per i siringoni, ma rende molto bene l’idea. Resta, in ogni caso, il fatto che a decidere delle perforazioni petrolifere non è l’assessore all’Ambiente bensì quello all’Industria e che, per di più, una volta ottenuto l’ok dal Ministero dello Sviluppo economico un progetto assai difficilmente può essere bloccato da una amministrazione regionale. E questo vale anche per una regione a statuto speciale come la Sicilia.
Il pesce, infatti, puzza dalla testa…
Via | No Triv Sicilia
Foto | Flickr
Fotovoltaico: in Umbria in arrivo impianti a terra per un miliardo di euro?

L’assessore regionale all’Ambiente dell’Umbria, Silvano Rometti, sembra decisamente soddisfatto quando sfoglia i dati delle richieste di autorizzazione per gli impianti fotovoltaici fatte dai privati alla sua amministrazione regionale.
E sono bei dati se consideriamo che, per i soli impianti il cui iter autorizzativo coinvolge la Regione (cioè senza quelli sotto il MW di potenza) i privati vorrebbero investire in Umbria circa un miliardo di euro. Rometti, però, cade nel tranello di vedere questo miliardo come un miliardo “umbro”:
Le imprese umbre dimostrano di credere nella scommessa di un nuovo modello di sviluppo basato sulla ‘green economy’ che rappresenta l’asse strategico del programma di legislatura, come espresso dalla presidente della Regione Catiuscia Marini. Una ‘economia verde’ che significa innovazione, ricerca, qualità, sostenibilità ambientale che abbiamo già concretamente iniziato a promuovere e sostenere, per quanto riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili, con la definizione di nuovi criteri per la realizzazione degli impianti fotovoltaici nel rispetto della tutela ambientale cui seguiranno, a settembre, gli indirizzi per gli impianti di produzione di biogas da biomasse agricole
Ovviamente non sono tutte umbre le aziende che vorrebbero costruire gli impianti in Umbria: anzi, nella maggior parte dei casi si tratterà di aziende con sede legale nella regione e capitale reale straniero. Probabilmente grandi fondi di investimento. Il dato, però, è significativo e mostra come l’invasione, più o meno pacifica, del fotovoltaico stia lentamente salendo sud a nord.
Il vero problema, però, è un altro: quanti euro, di quel miliardo, diventeranno realmente pannelli solari? Dipende: prima di tutto dalla macchina regionale. In altre zone d’Italia per fare un impianto ci vogliono anche quattro anni di iter burocratico. Poi in pochi mesi è allacciato in rete e produce energia rinnovabile per il bene dell’ambiente.
Rometti, da questo punto di vista, promette di lavorare sodo e di far lavorare i suoi tecnici:
Come Regione siamo impegnati anche a semplificare le procedure di autorizzazione degli impianti. Un atto che approveremo dopo che entreranno in vigore le linee guida nazionali che recepiscono le disposizioni comunitarie in materia di impianti alimentati da fonti rinnovabili, e con il quale intendiamo favorire ulteriormente la crescita e gli investimenti delle imprese per lo sviluppo dell’energia pulita, incoraggiati anche dalla proroga degli incentivi statali del ‘Conto Energia’
Il secondo problema potrebbe venire, invece, dai cittadini: in altre zone d’Italia, soprattutto in Puglia, si è ormai sviluppato un compatto fronte del no al fotovoltaico a terra guidato dalla convinzione che i pannelli fotovoltaici siano più o meno il demonio perchè devastano il paesaggio e desertificano il terreno.
Due affermazioni tutte da verificare e molto relative, che vanno in ogni caso contestualizzate: in alcune zone potrebbero anche essere vere e giuste, spesso sono un preconcetto utile ai detrattori delle rinnovabili. Rometti, per sì e per no, mette le mani avanti:
Numerose sono le imprese che hanno presentato la richiesta di autorizzazione dopo l’approvazione da parte della Giunta regionale dei nuovi indirizzi per minimizzare l’impatto paesaggistico degli impianti, con cui abbiamo introdotto significative novità per le aree agricole. Una opportunità di sviluppo che gli stessi imprenditori agricoli stanno dimostrando di apprezzare e cogliere
Solo il tempo dirà se l’auspicio dell’assessore, e di molti ambientalisti ma non tutti, si trasformerà in energia elettrica da fonte rinnovabile. Intanto cominciamo con la burocrazia…
Via | Regione Umbria
Foto | Flickr
Fotovoltaico: in Umbria in arrivo impianti a terra per un miliardo di euro?
