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Barbie distrugge le foreste? Ken la lascia, la campagna di Greenpeace
Il packaging della più celebre bambola del mondo, la bionda Barbie, è realizzato con carta derivante dal legname proveniente dalle foreste pluviali. Greenpeace ha organizzato una spettacolare campagna d’informazione e boicottaggio sulla nefasta politica di Mattel. L’idea è semplice: mettere al corrente lo storico compagno di Barbie, Ken, delle pratiche a cui si dedica la fidanzata quando sostiene di andare nella foresta pluviale per un “servizio fotografico“. Quando Ken scopre che Barbie contribuisce alla distruzione dell’habitat di specie in via d’estinzione come la Tigre di Sumatra decide di lasciarla per sempre.
Il video che sta diffondendo la campagna virale di Greenpeace ha già fatto il giro del web mentre gli attivisti dell’organizzazione ambientalista hanno dato l’assalto alla sede di Mattel esponendo lo striscione nel quale Ken annuncia a Barbie di non volere più nulla a che fare con lei. Dal sito è possibile inviare una mail di protesta, firmata, alla celebre casa produttrice di giocattoli.
Come capita spesso Greenpeace prende di mira i marchi più in vista (si veda il caso della Apple) con lo scopo di sensibilizzare sulle pratiche distruttive per l’ambiente che queste aziende metto in atto senza scrupoli per aumentare i loro profitti. La reazione dei consumatori, informati e coscienti di queste malefatte, è fondamentale per fare pressione sulle corporation. Qui potete trovare il report preparato da Greenpeace in PDF, qui invece la versione animata.





Le foto dell’assalto di Greenpeace alla Mattel




Barbie distrugge le foreste? Ken la lascia, la campagna di Greenpeace
Con abiti puliti la campagna stop ai jeans sabbiati

La sabbiatura dei jeans è un disastro per l’ambiente e i lavoratori. Tecnicamente è conosciuta come sandblasting e è una tecnica industriale che consente al jeans di assumere diverse qualità: colore vintage e morbidezza. Per indurre i marchi a rinunciare a questa pratica dannosa è nata la campagna no alla sabbiatura dei jeans di Abiti puliti.
Come si ottiene la sabbiatura? Con compressori che sparano la sabbia sul tessuto. L’Inail lo spiega così.
Questo trattamento consiste nel lanciare, con una pressione compresa tra i 4 e gli 8 bar, sabbia quarzifera con un tenore di SiO2 di circa il 98%, sopra a dei capi di abbigliamento, in modo da ottenere un effetto di invecchiamento, particolarmente richiesto dal mercato giovanile. Di conseguenza le particelle, dall’impatto con il tessuto, riducono la loro grandezza originale, ottenendo alla fine una discreta percentuale di particolato avente dimensioni micrometriche.
Ma le polveri sono disperse nell’aria e e non bastano le protezioni e neanche le cappe che aspirano. Gli operai si ammalano di silicosi. Come rileva l’Inail nel suo documento, è necessario sostituire.
l’agente patogeno con un altro non patogeno o meno patogeno.
Molti brand hanno annunciato di aver rinunciato al sandblasting. Mancano all’appello molti altri, tra cui noti marchi della moda italiana. Per convincerli proviamo a inviare una mail da qui. Qui trovate il dossier Vittime della Moda .
Decreto Rinnovabili: protesta anche Adiconsum
L’ Associazione Difesa Consumatori e Ambiente ( Adiconsum ) si aggiunge alla già lunga lista di soggetti che invocano modifiche ed emendamenti al testo del decreto legislativo che recepisce la Direttiva 2009/28/CE , il cosidetto Decreto Rinnovabili . Il motivo è dato dalla disposizione, contenuta nel decreto, che prevede di finanziare gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici mediante contributi a valere sulle tariffe del gas naturale . Immediata è scattata la protesta di Adiconsum che chiede alle Commissioni Parlamentari di bocciare tale disposizione
Decreto Rinnovabili: prosegue il braccio di ferro
Come già visto su questo blog, la costruzione del futuro delle
Etichette alimentari: la lista dei 10 desideri degli italiani
Qualche giorno fa il Senato si espresso a favore del ddl 1313 Disposizioni in materia di etichettatura di prodotti alimentari sulla tracciabilità dei prodotti espressa in etichetta, tanto che l’Art.1 recita:
Al fine di assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, è obbligatorio riportare nell’etichettatura di tali prodotti l’indicazione del luogo di coltivazione o allevamento della materia prima agricola utilizzata.
Gianna Ferretti di Trashfood ha stilato un elenco delle desiderata in merito alla lettura delle etichette sui prodotti alimentari. Oltre la legge, trovo che siano delle indicazioni utili e assolutamente condivisibili.
Dopo il salto la lista.
- La lista degli ingredienti tradotta in 11 lingue e scritta con caratteri tipografici microscopici.
- Cifre incomprensibili sulla superficie di lattine e scatolame vario. Alzi la mano chi sa decifrare questa appena letta su una scatola di biscotti: L05020 082000.
- Il termine “aromi” che non informa affatto sulla provenienza dei composti usati come aromatizzanti.
- La scritta “olio vegetale” o “grasso vegetale“, senza indicare il tipo di olio o la miscela di oli impiegati.
- La scritta in evidenza “solo grassi vegetali” per scoprire poi che tra gli ingredienti ci sono i “grassi idrogenati.”
- Foto enormi dei prodotti che occupano la maggior parte dello spazio frontale relegando le scritte piu’ utili sui bordi laterali, in corrispondenza delle pieghe o addirittura in basso.
- Il numero 80 indicativo dello stato italiano nel codice a barre in un prodotto fabbricato in Spagna.
- Le tabelle nutrizionali dei cereali per la prima colazione, con un elenco di 16 componenti affiancati da 38 valori numerici e 14 percentuali.
- Gli snack salati a forma di patatine che anziché 3 ingredienti (patate, olio e sale) ne contengono un numero variabile da 19 a 30.
- Pubblicità ed etichette fuorvianti, come queste o queste.
Foto | Il Fatto alimentare
Etichette alimentari: la lista dei 10 desideri degli italiani
Save as WWF: il file green format che non si stampa (video)
Come ben sappiamo ogni anno una superficie di foresta di estensione pari alla Grecia viene abbattuta per farne carta .

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Save as WWF: il file green format che non si stampa (video)
L’Unione Europea tra soli dieci anni potrebbe essere a trazione elettrica
Entro dieci anni si potrebe centrare l’obbiettivo storico di dire addio al petrolio per la mobilità personale. Ne è convinto Shai Agassi, Ceo di Better Place, l’azienda che ha inventato il sistema di cambio al volo delle batterie al litio delle auto elettriche che impiega poco più di un minuto per sostituire l’accumulatore.
Agassi ha fatto questa dichiarazione durante la nona annual lecture dell’European Parliament’s Science and Technology Options Assessment (STOA), che si è tenuta ieri. Il tema dell’incontro era chiarissimo: “Options for an oil-free future”, le scelte da fare per un futuro libero dal petrolio.
Il vice presidente dello Stoa, Silvana Koch-Mehrin, ha aperto il convegno ponendo un deciso accento sui potenziali benefici di un cambiamento: dai motori a combustione interna a quelli completamente elettrici.
Agassi, da uomo dell’industria, gli ha fatto eco e ha rilanciato affermando:
il problema della relativamente bassa autonomia delle auto elettriche verrà risolto creando una rete di punti di ricarica o di scambio delle batterie. Il prezzo di questa rete su scala nazionale o continentale equivale al prezzo del carburante consumato in sei giorni da quello stato o dal continente
Forse non sarà esattamente così, sei giorni probabilmente sono pochi come anche sono pochi dieci anni. Ma Agassi non ha tutti i torti: cambiare è possibile, ed è solo questione di volontà politica.
Via | Parlamento Europeo
Foto | Flickr
L’Unione Europea tra soli dieci anni potrebbe essere a trazione elettrica
E’ scontro sul fotovoltaico a terra in aree agricole
Il futuro delle fonti rinnovabili italiane si prospetta alquanto combattuto . Il primo scontro tra il Governo e le associazioni di categoria riguarda la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra in aree agricole . Lo schema di decreto legislativo approvato tre giorni fa dal Governo, che recepisce la Direttiva 2009/28/CE , ha introdotto infatti delle misure restrittive sulla realizzazione di questa tipologia di impianti

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Il futuro delle rinnovabili italiane
Ieri è iniziata l’ opera di costruzione del futuro delle rinnovabili in Italia. E’ stata posata la prima pietra . Grazie all’ approvazione , da parte del Consiglio dei Ministri , dello schema di decreto legislativo Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE

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Efficienza energetica, incentivi e Comunità Europea
Tra le altre, hanno solleticato la mia attenzione in settimana, in particolare, due notizie . La prima riguarda l’ apertura della procedura d’infrazione da parte della Comunità Europea nei confronti dell’ Italia per non aver recepito completamente la Direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia

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