Posts Tagged ‘petrolio’
Petrolio, ce n’è ancora per 70 anni. E poi?
Secondo gli ultimi dati dell’ USGS (Servizio Geologico degli Stati Uniti) sotto di noi sono ancora disponibili riserve di petrolio sufficienti per soddisfare il nostro fabbisogno, a ritmi attuali, per altri 70 anni. La domanda è: cosa accadrà dopo il 2080?
Go here to read the rest:
Petrolio, ce n’è ancora per 70 anni. E poi?
Petrolio, costa di più perché ce n’è sempre meno
Pensateci un po’: perché i barili di petrolio oggi costano così tanto? E perché le compagnie petrolifere sono arrivate a trivellare dove finora non si sono mai nemmeno sognate di farlo, come le coste italiane che vivono di turismo o il polo Nord
The rest is here:
Petrolio, costa di più perché ce n’è sempre meno
Da Santoro l’Italia Repubblica fondata sul petrolio
Siamo una Repubblica fondata sul petrolio. Nel caso avevate dubbi provate a riguardare la puntata di ieri di Servizio pubblico: in alto il video con la legittima incazzatura dell’operaio sardo indirizzata al Senatore Castelli (Lega) nonché ex ministro ai Trasporti, che per tutta risposta alza e se ne va.
Ma questo è solo uno dei tanti dettagli di questa vicenda. Il petrolio, con il suo costo e la sua necessità, sta strozzando l’Italia. Anzi, posso dire che sembra che il nostro Paese subisca una vera e propria crisi di astinenza da petrolio. Ma che inizia qui da noi perché siamo quelli che ne hanno più bisogno; siamo quelli che usiamo maggiormente trasportare merci su gomma; siamo quelli che lo usiamo maggiormente per produrre energia. Ma l’emergenza arriverà anche altrove: in Francia, Germania, Austria, Svezia. Cosa credete? Anche loro muovono merci su gomma e usano petrolio, un po’ meno di noi ma lo usano.
Ieri da Santoro un distantissimo Enrico Letta (Pd) faceva fatica a capire le ragioni della protesta del Movimento dei Forconi, confondendola più volte con le richieste degli autotrasportatori. I Signori della Terra e del Mare sono stati affamati dai signori del petrolio. E l’Italia che ha deciso di fondare la sua Repubblica sul petrolio e non sul lavoro paga alto il prezzo di questa scelta. Non ci vuole molto a capire che così non va.
Naufragio Costa, sapone magnetico contro petrolio?
Mentre in Toscana procedono le operazioni di recupero del petrolio e degli olii combustibili stivati nelle cisterne della Costa Concordia , nell’Università di Bristol voene presentato un prototipo di sapone magnetico in grado di catturare il petrolio finito in mare dopo la marea nera. Verrà sperimentato per recuperare il relitto incagliato nell’isola del Giglio
Read more here:
Naufragio Costa, sapone magnetico contro petrolio?
Ambiente, Wwf presenta “Italia, far west delle trivelle”
Non è la prima volta che Wwf segnala il mare di trivelle che degrada il nostro Paese ma questa volta il dossier denuncia anche una mancata deliberalizzazione in merito. Il governo Monti avrebbe salvato in extremis l’Italia cancellando degli articoli previsti per liberalizzare la ricerca di petrolio e di gas su territorio nazionale. Continua a leggere: Ambiente, Wwf presenta “Italia, far west delle trivelle” (…) Ambiente, Wwf presenta “Italia, far west delle trivelle” , pubblicato su Ecologiae.com il 21/01/2012 © Valentina Ierrobino per Ecologiae.com , 2012.
Original post:
Ambiente, Wwf presenta “Italia, far west delle trivelle”
Marea nera in Nuova Zelanda, il cargo Rena si spacca in due
La Rena nave portacontainer battente bandiera liberiana, si è spaccata in due lasciando scivolare in mare i 300 container ancora a bordo. Dell’incidente ne scrivevamo a ottobre e da allora il cargo è rimasto nella stessa identica situazione dopo aver sversato in mare, vicino la barriera corallina a Astrolabe Reef al largo della costa di Tauranga , circa 1350 tonnellate di carburante. Il petrolio ha ucciso oltre 2mila uccelli e non è stato reso noto quanto altro carburante sia stivato (qui tutti i numeri del disastro a cura della Marina neozelandese)
Nick Smith ministro dell’Ambiente neozelandese ha definito il disastro serio ma non inaspettato:
Attualmente i rischi per l’ambiente sono una piccola parte di quelle che erano nel mese di ottobre. Probabilmente gli altri sversamenti di carburante saranno nell’ordine delle decine di tonnellate e non delle centinaia di tonnellate perciò confidiamo di non dover chiudere le spiagge.
Quasi un migliaio di volontari da ottobre a oggi si sono impegnati nelle operazioni di pulizia delle spiagge e delle acque (qui le immagini) mentre fino alla rottura del cargo non è stato possibile recuperare tutti i container. A bordo ne sono rimasti oltre 300. Dopo il salto il video delle operazioni di recupero e il video del cargo spaccato in due.
Il cargo spaccato in due.
Le operazioni di recupero dei container dal cargo Rena.
Via | NZHerald, Le Parisienne
Foto | Marina Neozelandese
Amazzonia: la Chevron condannata al risarcimento di 18 miliardi di dollari

Dopo 18 anni di battaglie giudiziarie la Corte d’Appello dell’Ecuador ha inflitto alla compagnia petrolifera americana Chevron il pagamento di un risarcimento record: 18 miliardi di dollari. I soldi dovranno ripagare gli Indigeni dei danni subiti anche dal loro habitat la Foresta Amazzonica a causa delle attività di estrazione del petrolio. La vittoria è stata ottenuta grazie al certosino lavoro dell’avvocato Pablo Fajardo (nella foto a sinistra) membro dell‘ELAW (Environmental Law Alliance Worldwide).
La sentenza della Corte d’Appello conferma la sentenza emessa dal Tribunale di Lago Agrio (ne scrivevo qui) che già lo scorso 14 febbraio 2011 aveva condannato la Chevron a un risarcimento di circa 9 miliardi di dollari. Il Giudice aveva previsto il raddoppio del risarcimento se la compagnia non avesse presentato le sue scuse al Tribunale per comportamenti giudicati inappropriati.
La Chevron ha comunque annunciato che presenterà un nuovo ricorso questa volta internazionale e al di fuori dell’Ecuador. Comunque la condanna al risarcimento giunge per le attività estrattive della Texaco, in atto dal 1964 al 1990 e poi acquisita dalla Chevron nel 2001.
Alla Texaco il governo ecuadoriano all’epoca aveva accordato una concessione per le estrazioni su circa un milione di ettari di foresta Amazzonica. In questa regione vivevano oltre 30mila indigeni. Nel 1993 una denuncia collettiva di una trentina di vittime dell’inquinamento fu presentata al Tribunale di New York. Ma i giudici americani nel 2001 decidono che sarebbe stata la giustizia dell’Ecuador a valutare in merito essendo competente per territorio.
La denuncia mise in evidenza le tecniche obsolete di estrazione effettuate in centinaia di pozzi che rilasciavano nell’ambiente materiali altamente inquinanti. Un pozzo produceva più scorie inquinanti che petrolio. Peraltro nell’ambiente furono rilasciati consistenti quantitativi di metalli pesanti che con diverse tecniche estrattive si sarebbero potuti limitare. E’ emerso inoltre che Texaco durante le esplorazioni non avesse considerato queste zone come abitate, poiché scorie e rifiuti furono semplicemente stoccati in piscine a cielo aperto e lasciate esondare. Tra l’altro Texaco decise di usare una parte di quelle scorie per il bitume adoperato per ricoprire le strade percorse dai suoi stessi camion.
Chevron-Texaco si è difesa spiegando che la compagnia ecuadoriana Petroecuador a cui furono affidate le esplorazioni dei pozzi ne 1990 usava i vecchi sistemi di trivellazione altamente inquinanti. Ma spiega Pablo Fajardo uno degli avvocati dei querelanti:
Certo, Petroecuador ha assunto le strutture e la Texaco non ha subito cambiato le tecniche di funzionamento, Ma Petroecuador ha solo replicato quello che la Texaco ha creato.
Chevron però ha già risposto alle accuse spiegando che presenterà ricorso al Tribunale internazionale dell’Aia e ha depositato anche una denuncia per diffamazione contro i querelanti ecuadoriani e i loro rappresentanti in vari tribunali americani.
Amazzonia: la Chevron condannata al risarcimento di 18 miliardi di dollari
Ecuador: ambientalisti raccolgono 90 milioni per non far trivellare un’area protetta
Per soldi si fa tutto, anche vendere le proprie ricchezze al miglior offerente. E’ accaduto in Ecuador , terra in larga parte incontaminata, la quale ospita una delle aree più ricche di biodiversità del pianeta
Here is the original post:
Ecuador: ambientalisti raccolgono 90 milioni per non far trivellare un’area protetta
Petrolio: disastro ecologico in Russia grande 6 volte quello della BP
Il mondo si è scandalizzato quando per tutta l’estate dello scorso anno nel Golfo del Messico il popolo più tecnologicamente avanzato del pianeta non riusciva a chiudere un buco da cui fuoriuscivano litri e litri di petrolio greggio.
Continue reading here:
Petrolio: disastro ecologico in Russia grande 6 volte quello della BP
La guerra del petrolio nel Kazakhstan soffocata nel sangue tra il silenzio dei media

La storia che vi racconto entra nel più ampio scenario degli approvvigionamenti energetici del Kazkhstan, centro Asia, dove si muore per il petrolio. C’è in atto, almeno dal 2008 una protesta alimentata dagli operai specializzati che lavorano alle estrazioni e alle raffinerie. I motivi sono prettamente sindacali e le richieste consistono in migliori condizioni di lavoro e salari più alti.
Ma gli scontri degli ultimi giorni con le forze governative che tentano il controllo sono state durissime e il bilancio come riporta Fulvio Scaglione vicedirettore di Famiglia Cristiana conta 11 morti, 90 feriti e 70 arresti. La disparità è evidente: a beneficiare della ricchezza prodotta dal petrolio non sono gli operai che si sporcano le mani e ci muoiono perché senza tutele né per la salute, né per la sicurezza, né per l’ambiente (figuriamoci!).
Il Kazakhstan esporta 1,5 milioni di barili di petrolio che per il 20% arrivano Cina. Scrive Scaglione:
Così si consuma in queste ore uno scontro tra i privilegiati di due classi, quella dei poveri (gli operai petroliferi) e quella dei ricchi (i burocrati dello Stato), che lascia indifferente la gran massa della popolazione. Un altro segnale dell’irrisolta transizione post-sovietica.
Via | EastJournal, Fulvio Scaglione, HRW
Foto | EastJournal
La guerra del petrolio nel Kazakhstan soffocata nel sangue tra il silenzio dei media
