Posts Tagged ‘picco del petrolio’
Petrolio, ce n’è ancora per 70 anni. E poi?
Secondo gli ultimi dati dell’ USGS (Servizio Geologico degli Stati Uniti) sotto di noi sono ancora disponibili riserve di petrolio sufficienti per soddisfare il nostro fabbisogno, a ritmi attuali, per altri 70 anni. La domanda è: cosa accadrà dopo il 2080?
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Petrolio, ce n’è ancora per 70 anni. E poi?
Picco del petrolio, la Ue: "Un errore sottovalutarlo"

L’Europa inizia a essere seriamente preoccupata dalla dipendenza dal petrolio e fa sapere che occorre mettere in campo una strategia energetica che ne tenga conto. A lanciare l’allarme è Marjeta Jager direttore della Commissione Europea generale per la politica dei trasporti e la mobilità che ha messo in guardia, durante la conferenza sul picco del petrolio che si è tenuta al Parlamento europeo, sul fatto che sarebbe un “errore fatale” per l’Unione europea rinviare ancora le misure per ridurre la dipendenza dal petrolio.
La scorsa settimana il capo economista della International Energy Agency, Fatih Birol, ha detto che la produzione del picco del petrolio è stata effettivamente raggiunta nel 2006.
Ha detto la Jager:
Se l’azione è ritardata, in un futuro non troppo lontano potremmo essere costretti a ridurre drasticamente la mobilità e tutte le nostre soluzioni tecnologiche d’importazione dall’altra parte del mondo.
Il picco del petrolio, ossia, il punto in cui si è verificata la maggior estrazione di greggio e in cui inizia la diminuzione di approvvigionamento di questa risorsa è iniziato. I primi allarmi in tal senso provocarono le risatine di una parte dell’industria petrolifera, che oggi però è costretta a ammettere che sì, effettivamente si sta per raggiungere o si è già raggiunto il picco del petrolio.
Ci sarà ora la bolla speculativa? Forse. Di certo è fondamentale ora iniziare a ripensare la gestione delle risorse e l’approvvigionamento di energia.
Rinnovabili e nucleare: l’Aspo scrive ai sindaci italiani
Nuovo appello di Aspo Italia in favore delle energie rinnovabili e, in secondo luogo, contro il ritorno al nucleare. Questa volta è una proposta di mozione inviata a sindaci, presidenti del Consiglio Comunale, presidenti delle Unioni Comunali e presidenti di Comunità montane di tutta Italia.
Partendo dal recentissimo “decreto ammazza rinnovabili“, e non dimenticando quanto si è dimostrata rischiosa l’energia nucleare in Giappone, gli scienziati che studiano il picco del petrolio scrivono agli amministratori:
E’ necessario far sentire quanto più possibile la voce dei territori e delle comunità, per questo ci permettiamo di sottoporre alla Vostra importante considerazione una “Mozione”, allegata alla presente, che il Vostro Consiglio potrà decidere di approvare al fine di indurre il Governo e il Parlamento a ripensare profondamente la strategia energetica del nostro Paese
Il testo della mozione pro-rinnovabili la trovate a questo indirizzo.
Via | Aspo Italia
Picco del petrolio, Wikileaks svela stime al 2012 ed il prezzo del barile rischia l’impennata
Sembra che il picco del petrolio potrebbe essere ancora più vicino di quanto pensassimo. A rivelarlo è l’ultimo documento svelato da Wikileaks e pubblicato dal Guardian , il quale ha rivelato che i diplomatici americani sono convinti che l’ Arabia Saudita abbia sopravvalutato le proprie riserve di petrolio , vantando circa un 40% in più di quanto non abbiano davvero
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Picco del petrolio, Wikileaks svela stime al 2012 ed il prezzo del barile rischia l’impennata
Petrolio: possibile razionamento entro il 2020?
Sono in molti a ventilare da anni la possibilità che il mondo raggiunga il picco del petrolio , ma visto che prima l’ Agenzia Energetica Internazionale e poi il Governo degli Stati Uniti hanno ammesso la concretezza di questa possibilità, può essere che ci siamo più vicini di quanto pensassimo. Secondo la IEA in particolare, gli addetti alle statistiche mondiali sul petrolio hanno gonfiato i dati, e per questo ha senso iniziare a pianificare un mondo dove l’energia proveniente da combustibili fossili è molto più scarsa di quello a cui siamo abituati. Dall’altra parte dell’oceano, un gruppo di parlamentari britannici sta studiando la prospettiva di un razionamento del carburante in un futuro non troppo lontano.
Rajendra Pachauri (IPCC), "Sui cambiamenti climatici noi scienziati non siamo grandi comunicatori"
Ugo Bardi presidente Aspo ha intervistato Rajendra Pachauri presidente IPCC, al centro lo scorso anno del climategate. La chiacchierata si è svolta in inglese e via mail per il blog Cassandra e la trovate qui. Qui la trovate tradotta in italiano.
Ricorderete che proprio un anno fa Pachauri (convinto vegetariano, tra l’altro come modello di alimentazione per il contenimento delle emissioni di CO2) si trovò davanti uno scandalo a proposito di alcune mail sottratte da hacker dai server del Cru Climatic research unit. Lo scoop, se così vogliamo definirlo, fu cavalcato dal Sunday Telegraph che pubblicò parte delle mail, che andavano dal 1996 al 2009 e che riportavano una serie di dubbi o ripensamenti espressi tra scienziati a proposito dei cambiamenti climatici. I detrattori o negazionisti cavalcarono l’onda per sostenere che i cambiamenti climatici erano pura invenzione di scienziati pazzi. Ebbene le cose non stanno esattamente così. Dichiara Pachauri durante l’intervista concessa a Ugo Bardi che ha cercato di porre fine alla campagna avviata dal Sunday Telegraph (l’articolo lo trovate qui):
Ho cercato pazientemente di convincere il Sunday Telegraph a ritrattare il loro articolo infame che ha dato inizio alla pioggia di pubblicazioni e rapporti ripetitivi che ne sono seguiti. Tuttavia, sono stati sordi alle mie comunicazioni decenti e giustificate. Alla fine, non mi è rimasto che assumere degli avvocati competenti di Lonra e cercare la possibilità di dare inizio a un’azione legale nel Regno Unito con l’accusa di diffamazione. Dopo molti scambi che i miei legali hanno avuto con il giornale, si sono decisi a pubblicare un articolo di scuse e a pagare le spese legali al livello di 53.000 sterline.
Spiega ancora Pachauri che il problema non sono state le mail in se ma la scarsa cominucazione da parte dell’IPCC in merito ai pericoli che si corrono con i cambiamenti climatici e dice:
Se non comunichiamo la scienza del cambiamento climatico al pubblico altri, che hanno interessi nascosti, riempiranno il vuoto. Nell’IPCC, in particolare, abbiamo creato molto poco in termini di capacità di fronteggiare questa sfida e certamente questo ha causato una disseminazione poco efficace di studi scientificamente validi sul cambiamento climatico, con il risultato che che l’IPCC e la comunità scientifica si sono trovati sotto attacco da parte di coloro che intendono mettere in dubbio quei risultati ormai consolidati che l’IPCC ha diffuso sulla base di osservazioni consolidate e solida evidenza.
Il punto, secondo Pachauri è che l’umanità non dovrebbe rinunciare a se stessa quanto piuttosto adottare un controllo sui consumi, anzi sugli sprechi e sulla sperequazione. Dice lo scienziato indiano che è fondamentale che l’uomo non solo smetta di inquinare ma che scelga perciò una via sostenibile al suo sviluppo. In ciò ovviamente è incluso anche il ragionamento che riguarda il picco del petrolio, altro argomento caro agli scettici dei cambiamenti climatici che sostengono, apputno, che così come non ci sono variazioni del clima, né di natura antropogenica, né naturale, così non è prevista alcuna fine del petrolio.
Spiega, invece Pachauri:
Essenzialmente, quello su cui dovremmo focalizzarci globalmente è l’ottenimento di uno schema sostenibile di crescita e sviluppo. Tenendo presente la definizione di sviluppo sostenibile descritta dalla Commissione Bruntland, un tale schema di sviluppo dovrebbe andare incontro alle necessità della generazione corrente senza mettere a repentaglio la possibilità delle generazioni future di soddisfare le loro necessità. Il cambiamento climatico è dunque soltanto parte di un problema molto più importante che ha a che fare con l’esaurimento e la degradazione delle risorse naturali della Terra e dei suoi fragili ecosistemi. Io credo che dobbiamo adottare politiche e allocare risorse per ridare vita e restituire alla salute una varietà di beni comuni globali. Dobbiamo tenere il benessere umano al centro dei nostri sforzi che si espandono da una regione all’altra e attraverso le generazioni. Io credo che il nostro problema principale sia di essersi allontanati dall’armonia della natura e questo si può correggere non soltanto attraverso l’innovazione e nuove tecnologie ma anche attraverso cambiamenti nello stile di vita e modi di comportarsi.
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Rajendra Pachauri (IPCC), “Sui cambiamenti climatici noi scienziati non siamo grandi comunicatori”
World Energy outlook, il petrolio non basterà per tutti
Da qui ai prossimi 25 anni ci vorrà più energia primaria per far girare il mondo produttivo: almeno il 36% in più. Questo dato assieme a tanti altri viene snocciolato da IEA nel World Energy Outlook 2010(l’abstract è in italiano) presentato a Londra.
Accusate di fame energivora Cina e India che detto in parole povere affonderanno i loro dentini sul petrolio. Diceva qualche tempo fa Sarah Palin, “Drill baby drill”. Il punto è che non sappiamo quanto petrolio ancora c’è da pompare. Se lo chiedono anche quelli del WEO, che cercano di capire:
Quali azioni e quali costi aggiuntivi sono necessari per conseguire l’obiettivo dell’accordo di Copenaghen di contenere l’aumento della temperatura atmosferica globale entro 2°C e quale sarebbe il suo impatto sui mercati petroliferi.
Si parla, sia chiaro di scenari, di previsioni che potrebbero fornirci un orientamento ma che non è detto che si concretizzino. Sono due i modelli che forniscono l’analisi e in base a questi emergono le previsioni. Resta però un dato fisso: secondo IEA è necessario adottare tutte le possibili risorse energetiche, in primis le rinnovabili per evitare che il prezzo del barile schizzi in alto. Infine, rispetto alla questione del picco del petrolio vi sono due possibilità: secondo il primo modello, Scenario nuove politiche, avverrà nel 2035; secondo il modello Scenario 450 arriverà nel 2020. L’IEA chiede chiaramente ai governi di ottimizzare l’uso del petrolio e di predisporre soluzioni di approvvigionamento alternative, per la filosofia consumare di meno affinché duri di più.
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Addio a Matt Simmons, teorico del picco del petrolio
E’ morto Matt Simmons, storico “guru” della teoria del picco del petrolio. Simmons è deceduto l’altro ieri a casa propria, nel Maine, stroncato da un infarto.
Già consigliere del presidente degli Stati Uniti Goerge W. Bush, è stato fino alla morte membro del National Petroleum Council e del Council on Foreign Relations e ha attivamente collaborato con l’Associazione per lo studio del picco del petrolio e del gas (Aspo).
Nel 2007 aveva fondato l’Ocean Energy Institute, un think tank specializzato in progetti di produzione di energia rinnovabile dal moto ondoso degli oceani.
La sua ultima apparizione televisiva risale al mese di luglio, quando fu intervistato da Bloomberg Tv sulla marea nera.
Aspo Italia: la crisi economica? Viene dal petrolio. Il picco tra 18 mesi

Aspo Italia, ramificazione italiana dell’Associazione per lo studio del picco del petrolio e del gas, ha inviato ieri una lettera ai presidenti delle Regioni e Province italiane e alla Conferenza Stato-Regioni contenente una nota informativa su petrolio, economia e società.
Nel documento si legge che l’attuale crisi economica deriva anche, se non in gran parte, dalle dinamiche del mercato del petrolio:
Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell’economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell’incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall’economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo
La nota informativa, come è usuale per i documenti dell’Aspo, esplicita la sua tesi portando dati, grafici e tabelle che “raccontano” gli ultimi decenni di produzione del petrolio e “prevedono” gli scenari futuri, cioè il picco della produzione del petrolio a basso costo:
Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico è collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno
Il testo integrale della lettera è stato pubblicato sul sito web di Aspo Italia.
Via | Aspo Italia
Grafico | Aspo Italia

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Branson: “in 5 anni avremo il picco di petrolio”
Richard Branson , fondatore della Virgin e uno degli uomini più ricchi del mondo, ha riferito di aver appena investito 3 miliardi di dollari per la lotta contro i cambiamenti climatici offrendo premi in denaro per la rimozione del carbonio atmosferico. In una recente intervista a tutto campo al The Guardian , Branson si è espresso sui suoi recenti progetti, primi fra tutti gli eccentrici viaggi per il turismo spaziale e gli aerei subacquei per i super ricchi. Tutte attività in cui c’è fortemente bisogno di petrolio

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Branson: “in 5 anni avremo il picco di petrolio”
