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Chiare, fresche e dolci acque…

L’ anno scorso il referendum aveva espresso una volontà netta da parte degli italiani . In tema, tra gli altri, di gestione dell’acqua . E di tariffe del servizio idrico .

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Chiare, fresche e dolci acque…

Bravo Napolitano che nomina Jane Goodall Grande Ufficiale della Repubblica Italiana

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jane goodall la signora delle scimmie insignita dell'onoreficenza di Grande ufficiale della Repubblica italiana

Jane Goodall è una scienziata soprannominata la Signora delle scimmie. E proprio nell’anno internazionale delle Foreste il nostro Presidente della repubblica Giorgio Napolitano le ha conferito l‘Ordine al Merito di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana con questa motivazione:

per il suo lavoro straordinario sui primati, per la sua azione determinante in favore del rispetto della biodiversità e dei popoli, e per gli sforzi nell’educare e mobilitare il più grande numero di giovani.

Scrive Galileo:

Le sue ricerche hanno svelato i segreti del mondo degli scimpanzé, dall’organizzazione sociale alla capacità di fabbricare e utilizzare utensili per procacciarsi il cibo, abilità sino ad allora considerata di esclusiva prerogativa umana.

Oggi la Goodall con la sua Fondazione continua a studiare e difendere gli ecosistemi, la natura e a sostenere i bambini della Tanzania.

Foto | Jane Goodall

Bravo Napolitano che nomina Jane Goodall Grande Ufficiale della Repubblica Italiana

Durban, Greenpeace spedisce una cartolina a Clini dal caos climatico

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greenpeace cartolina clini

Clini riceverà una cartolina speciale per Natale non dal Polo Nord ma dal caos climatico. Il mittente è Greenpeace che invita chiunque sia preoccupato per le alluvioni ad unirsi all’appello. Se il clima cambia, scrivono gli attivisti, anche la politica deve cambiare.

Clini partecipa alla Conferenza sul Clima di Durban, in corso da ieri in Sudafrica e fino al prossimo 9 dicembre. L’Europa è partita con tanti buoni propositi che speriamo si concretizzino, anche se quello di un Kyoto bis somiglia sempre più ad un miraggio sin da queste prime ore del vertice.

I Paesi in via di sviluppo sono sul piede di guerra e parlano di Occupy Durban, fin quando non emergeranno fondi e soluzioni concrete per arginare l’impatto dei cambiamenti climatici.

E l’Italia? Greenpeace si aspetta che Clini

assuma una posizione forte ed ambiziosa per la salvaguardia del clima ed il rinnovo del protocollo di Kyoto.

Foto | Greenpeace

Durban, Greenpeace spedisce una cartolina a Clini dal caos climatico

Sballati e compost-i: a Napoli testano la diminuzione degli imballaggi

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spesa con overpackaging

Domanda: come avere meno rifiuti da conferire e da riciclare? Risposta: producendone di meno e eliminando quel fastidioso fenomeno conosciuto come overpackaging. Ma ovviamente senza mettere in discussione l’approvvigionamento di prodotti necessari quali cibo, detersivi ecc. ecc. Perciò, la soluzione consiste nel ridurre gli imballaggi.

Il progetto parte da Napoli e durerà 1 anno. E’ stato battezzato Sballati e compost-i e promosso con Confcommercio, Federconsumatori, Confesercenti, Legambiente e WWF e entro il 9 dicembre sarà presentata una lista di esercenti del napoletano che vendono prodotti con meno imballaggi.

Come ha modo di spiegare Tommaso Sodano vicesindaco e assessore all’Ecologia:

Il primo punto per combattere la battaglia dei rifiuti, dice l’Europa, è la riduzione, che precede riuso e riciclo. Il progetto vuole individuare almeno 100 prodotti distribuiti nei negozi del Napoletano, monitorando la vendita per capire l’andamento del mercato e ridurre l’inquinamento. Obiettivo finale ridurre del 35% gli imballaggi e del 40% la frazione organica nel totale dei rifiuti, incentivando l’utilizzo di prodotti meno inquinanti come detersivi alla spina, lettiere ecologiche e pannolini lavabili.

Dopo il salto il video di presentazione del progetto.

Foto | Flickr

Sballati e compost-i: a Napoli testano la diminuzione degli imballaggi

Conferenza sul clima di Durban: si discute di Kyoto o di economia?

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la prima giornata della conferenza di durban

Si è aperta oggi a Durban in Sud Africa la Conferenza Internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sul clima. I lavori si concluderanno il prossimo 9 dicembre, la vera giornata in cui emergeranno documenti, accordi e intese semmai ce ne saranno. Vi prendono parte 200 Paesi rappresentati da oltre 3000 delegati (a cui vanno aggiunti interpreti, segretari, stampa ecc. ecc) che hanno preso un botto di aerei per essere li: di videoconferenze per ora non se ne parla. Si spera saranno adottati sistemi di compensazione delle emissioni.

Detto ciò i delegati, tra cui anche il nostro ministro Clini, discuteranno del se, come e quanto prolungare il Protocollo di Kyoto che scadrà così com’è nel 2012. Non solo: ma anche di quanti soldi, lo chiamano Fondo verde, si possono riservare ai Paesi in via di sviluppo per far si che riducano le loro emissioni. Sostanzialmente un sistema per evitare che crescano troppo, emettendo tanta CO2, per vendergli un po’ delle nostre tecnologie green che qui non acquista nessuno e per tenere l’economia che gira poco ma ancora gira dentro i cosidetti Paesi industrializzati.

Lo scenario è complesso e molto: Canada, Russia e Giappone non sono interessati a prolungare Kyoto fino al 2015 perché Stati Uniti e Cina non hanno di fatto un impegno a ridurre le loro emissioni. Capricci di bambini? macché! Miliardi di dollari in gioco, materie prime e approvvigionamenti energetici.

Ridurre le emissioni secondo la maggior parte degli industriali di Stati Uniti e Cina e anche per quelli italiani, vuol dire , per come stanno messe le industrie ora, abbassare le quote di produzione. Già già, perché nessuno, ma proprio nessuno in tempi di crisi come quelli attuali pensa che sia possibile smettere di produrre, iniziare a riconvertire le aziende (senza ammortizzatori statali, giammai!), riprendere la produzione in versione sostenibile. La green economy è nella testa e nelle tasche di pochi: il resto delle potenti lobby industriali quasi quasi invoca i cambiamenti climatici come opzione di business e calcio alla crisi economica.

Per l’Italia è presente il neo ministro Corrado Clini che non ha mai fatto mistero delle sue posizioni anti Kyoto e sopratutto anti quell’accordo europeo 20-20-20 che ai nostri industriali non piace, o meglio dicono loro: non serve. Capite ora perché speravano i nostri cummenda nelle centrali nucleari? Per avere energia disponibile con emissioni zero per accontentare le richieste dell’Europa. Ma una centrale nucleare è vero che non emette CO2, ma è anche “leggermente” pericolosa e sappiamo perché.

A domare i leoni la neo eletta presidente della conferenza Maite Nkoana-Mashabane Ministro per le relazioni internazionali e la cooperazione del governo del Sud Africa che ha dichiarato:

A Durban, abbiamo bisogno di mostrare al mondo che siamo pronti ad affrontare e risolvere i nostri problemi in modo pratico.

In tutto ciò sarebbe necessario discutere dei cambiamenti climatici.

Foto | UN su Flickr

Conferenza sul clima di Durban: si discute di Kyoto o di economia?

Regione Puglia: i rifiuti saranno bruciati da nuovi inceneritori

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nichi vendola, nella sua regione sei inceneritori La Regione Puglia rispetto alla gestione del ciclo dei rifiuti sembra aver abbandonato il criterio della differenziazione e riciclo. Leggo da Altroconsumo (nel numero di dicembre in edicola) che sono in costruzione sei nuovi impianti per l’organizzazione dell’incenerimento a opera della Cogeam (Gruppo Marcegaglia) che così li descrive:

impianti complessi per la gestione unitaria del ciclo dei rifiuti urbani in ambito territoriale. L’affidamento del pubblico servizio di gestione degli impianti, della durata di 15 anni, riguarderà i seguenti bacini: Bari 4, Bari 5, Foggia, Lecce, Lecce 2 e Lecce 3.

Tratteranno 900mila tonnellate di rifiuti ossia 450mila tonnellate di CDR.

Se per caso vi chiedete cosa abbia da rispondere il Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola nonché presidente del partito Sinistra ecologia e libertà vi dico subito che se ne lava le mani. E risponde ufficialmente e bassolinianamente dalle pagine del suo blog:

In relazione all’articolo apparso oggi sul sito www.italiaterranostra.it, dal titolo ‘Vendola autorizza illegalmente l’inceneritore di rifiuti Marcegaglia’, a firma di Isa Antonacci e Maria Rosaria Fergola, il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola sta valutando la possibilità di adire le vie legali a causa della totale infondatezza delle notizie pubblicate. L’impianto, funzionale alla chiusura del ciclo dei rifiuti, nasce nel 2003 (contratto di programma tra Comune e Regione). L’iter per l’autorizzazione è stato caratterizzato dalla più ampia trasparenza ed è stato consentito l’accesso alle conferenze dei servizi a tutti i soggetti che hanno manifestato interesse (ivi compresa l’associazione di giovani che, pur essendo stata invitata, non ha partecipato ai lavori). Sulle conclusioni dell’iter è stato ottenuto il parere favorevole della maggioranza qualificata dei partecipanti ed anche chi ha espresso parere negativo ha apprezzato l’atteggiamento della Regione nella conduzione del procedimento e nell’adozione di numerosissime prescrizioni per la tutela dell’ambiente (è tutto riportato agli atti).

Scrive Infosannio:

La Puglia ha scelto di “investire” sul ciclo dei rifiuti, non per ridurli ma per bruciarli. Mentre la raccolta differenziata langue sotto il 20 per cento (18,01% il dato medio nel 2011), sono quasi ultimati i lavori per la realizzazione dei 6 impianti che trasformeranno i rifiuti solidi urbani in combustibile da rifiuti (Cdr).

C’è poi l’inceneritore sotto sequestro del cantiere di Modugno ne scrivevo qui; a Massafra c’è l’inceneritore gestito da Appia Energy (Gruppo Marcegaglia) che brucia 25mila tonnellate; 98mila tonnellate saranno bruciate nell’inceneritore che sta costruendo a Cerignola la Eta Spa (Gruppo Marcegaglia); altri rifiuti vanno nei forni del cementificio Barletta (Bat), gestito da Buzzi Unicem che diventa così co-inceneritore; a Taranto non bastasse l’Ilva il cementificio Cementir (gruppo Caltagirone) aiutato dai fondi Bei (Banca europea d’investimenti) sarà convertito per bruciare rifiuti.

Scrive Altroconsumo:

Per questo siamo stati a Conversano e Mola di Bari, due dei 21 Comuni del bacino BA5. Obbligati, per legge, a conferire a Cogeam almeno 470 tonnellate di rifiuti al giorno. Ogni tonnellata frutterà 125,76 euro a Cogeam, 21,5 milioni di euro all’anno.

Via | InfoSannio
Foto | SEL

Regione Puglia: i rifiuti saranno bruciati da nuovi inceneritori

A Bari le Cartoniadi e a Capannori la Tia personalizzata: guadagnare soldi dai rifiuti

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cartoniadi a bari e tia abbassata a chi produce meno rifiuti a Capannori Il concetto che alcune amministrazioni dotate di intelligenza ambientale portano avanti è semplice: i rifiuti sono denaro. E anche tanto. Meglio differenziare, raccogliere e conferire ottenendo vantaggi economici. Un primo esempio solo le Cartoniadi Campioni del riciclo, gara di raccolta di carta e cartone della durata di 1 mese in atto a Bari.

Grazie alla lungimiranza del sindaco Michele Emiliano e Comieco il 22 dicembre, saranno assegnati 30mila euro da usare per migliorare l’ambiente di una delle nove circoscrizioni partecipanti e che sarà stata decretata vincitrice. L’obiettivo dei cittadini è conferire il maggior quantitativo di carta e cartone.

A Capannori comune di 46 mila abitanti in provincia di Lucca e già famoso per la politica Rifiuti Zero, si va oltre e si mette in campo la Tassa di Igiene Ambientale (TIA) che si abbassa per quei cittadini che producono meno rifiuti differenziabili.

Per ora si sperimenta a partire dal prossimo 2 gennaio. Il test coinvolge 1500 famiglie e 355 utenze non domestiche di 8 frazioni. Con questo nuovo progetto a Capannori puntano sia ad aumentare la quota di differenziata raccolta, siamo all’82%, sia migliorare la raccolta. I sacchetti saranno dotati di un sistema di tracciabilità RFID e più si riducono i conferimenti e più aumenta la percentuale di risparmio sulla tassa.

Via | Comune di Bari, Comune Capannori
Foto | Comieco

A Bari le Cartoniadi e a Capannori la Tia personalizzata: guadagnare soldi dai rifiuti

A Roma i Verdi europei: nasce il nuovo Partito ecologista

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Si sta svolgendo in queste ore e fino a tutto domani l’Assemblea costituente ecologista che darà vita a un nuovo partito ecologista. Qui la diretta e qui la cronaca su Fb.

Il claim è:

Un’altra Italia è possibile. L’Ecologia per uscire dalla crisi.

Vi prendono parte i Verdi, associazioni, i Sindaci della buona amministrazione, comitati e reti civiche, ossia tutte quelle realtà politiche che si sono riorganizzate molto forti e consistenti in virtù delle diverse battaglie ambientaliste degli ultimi 3 anni (referendum e TAV ad esempio). Ma anche sull’esempio delle grandi forze ecologiste tedesche che pure hanno riconquistato seggi importanti e fatto uscire la Germania dal nucleare; e francesi per cui scende in campo alle presidenziali del 2012 il verdissimo Nicolas Hulot.

In Italia siamo un bel po’ indietro e la battaglia ecologica è restata nelle mani dei cittadini e delle associazioni. Ma nonostante la consistenza di questi movimenti e di queste battaglie civili e civiche non vi sono ancora e dal 2008 rappresentanti politici né al Parlamento e né al Senato. Un “buco” che sta creando notevoli problemi alla tutela del territorio e all’ ambiente in Italia. E’ chiaro che il solo Ministero dell’Ambiente non è affatto sufficiente. Perciò Angelo Bonelli, sta ricostruendo sulle macerie del ambientalismo italiano, spazzato via nella tornata elettorale del 2008, nuove fondamenta,che a differenza dei Verdi degli anni passati, spiega Bonelli:

Non saranno collocati politicamente nel perimetro della sinistra radicale. Riteniamo, in analogia a quanto accade in molti paesi d’Europa di assumere una passione centrale nella società perché le nostre proposte riguardano tutte le famiglie italiane.

E veniamo alla green economy e alle proposte, per cui dice Bonelli:

dall’agricoltura biologica e di qualità; dal dissesto idrogeologico che è oramai una piaga per il nostro Paese alla difesa del suolo che rappresenta non solo un’occasione per rendere più sicuri i nistri comuni ma anche un opportunità per creare 1 milione di nuovi posti di lavoro con 100mila cantieri per salvaguardare il territorio, promuovere l’efficienza e il risparmio energetico.

A Roma i Verdi europei: nasce il nuovo Partito ecologista

Mobilità sostenibile, da Caserta la conferma: siamo all’anno zero

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stop a bici e pedoni, ma la mobilità sostenibile è una necessità sanitaria

Sono stata ieri pomeriggio all’incontro Muoversi green organizzato da Francesco Apperti consigliere comunale del gruppo Speranza per Caserta e dedicato alla mobilità sostenibile. Presenti Angelo Bonelli Presidente nazionale dei Verdi, Vincenzo Cenname sindaco di Camigliano (il comune sciolto perché si rifiutava di versare le quote della TARSU alla Provincia NdR) e federato con i sindaci della buona amministrazione, Luigi Maffei Assessore Grandi Opere, Trasporti, Mobilità, Innovazione Tecnologica Provincia Caserta nonché ingegnere e docente universitario e Gerry De Concilio, imprenditore del cicloturismo avendo fondato That’s amore che propone mete cicloturistiche in Italia.

L’osservatorio è inevitabilmente quello meridionale anche se il ragionamento sarà poi dipanato su scala nazionale e europea. Ribadisco l’inevitabilmente. Perché le leggi sulla mobilità, ovviamente, riguardano tutti: grandi e piccoli comuni a nord come al sud della Penisola. Ma è noto siamo in epoca di tagli ai trasporti pubblici e le amministrazioni rispondono come sanno e non come possono. La dove vi è cultura del territorio e dell’ambiente avviene che vi sia la risposta più saggia e funzionale; la dove la cultura dell’ambiente è inesistente avviene la messa in atto degli scempi ai danni del territorio con le tragedie annunciate.

Dunque, la sala del convegno era praticamente vuota. Il sindaco di Caserta Pio del Gaudio ha salutato privatamente e non ufficialmente gli intervenuti ed è scappato via. Tutto il contesto la dice lunga sul grado di cultura e sensibilità riservato al momento alla mobilità sostenibile. Sarà che già di per se il termine non è chiaro, forse meglio il binomio coniugato dai francesi: mobilité durable, che dona effettivamente il senso della compiutezza e dell’espandersi nel tempo e nello spazio di un vantaggio grazie alla parola durevole. Comunque, cultura che al momento è praticamente assente nel meridione come anche nel settentrione, non fosse altro che per alcune isole felici.

Esempio? A Milano si preannunciano 3 giorni di stop al traffico (forse si forse no: le modalità sono ancora in atto, ma certo è che già si sono sforati i limiti di PM10 imposti dalla Ue). Detto ciò va chiarito che l’inquinamento è sopratutto un emergenza sanitaria, se è vero, com’è vero che ogni giorno nella sola Lombardia ci sono 73 ricoveri e che all’anno muoiono circa 8000 persone. Per non parlare delle malattie respiratorie collegate, in primis bronchioliti e che interessano i bambini così come dichiararono gli stessi pediatri dei nosocomi milanesi.

Il dibattito vira sulle auto elettriche si auto elettriche no. Di certo le autovetture anche quelle alimentate da idrocarburi consumano meno e promettono di emettere sempre meno smog. Ma purtroppo non basta se una city car, qualunque sia la sua alimentazione, continua a pesare 2 tonnellate per muovere una persona di 70 Kg. C’è proprio qualcosa che non va. Perché non avere auto più leggere, si chiede Maffei, che consumano meno e emettono ancor meno se comunque in città viaggiamo a velocità che vanno al di sotto dei 30 Km/h? Auto elettriche a patto che ci siano batterie poi facili da smaltire; le auto a metano forse spostano solo in avanti il problema; forse una prima risposta potrebbe essere il car sharing, ma vai a convincere le persone a non disporre di un’autovettura propria. Insomma gira e rigira se a fronte di soluzioni o di transizione o definitive una qualche risposta c’è, quel che manca è proprio la cultura della mobilità green. Che fare? le risposte sono molteplici ma sostanzialmente è necessario che i cittadini siano parte attiva della rivoluzione culturale richiesta: basta usare autovetture quando queste non sono necessarie. Esempio: Caserta è una città pianeggiante di circa 3Km x 3Km e dunque che senso ha prendere una vettura come un Suv per andare da un punto all’altro?

In media trascorriamo in un autovettura circa 4 anni della nostra vita, per viaggiare a una media europea di 28Km/h pagando annualmente tra i 5mila e i 12mila euro. A ciò includiamo le malattie di cui sopra. Ora viene da chiedersi se non rientriamo tra i 5 casi della stupidità umana redatti da Carlo M.Cipolla. In molti di voi, amati lettori, storceranno il naso rimandando al mittente delle istituzioni e amministrazioni locali la responsabilità di progettare, pontificare, pianificare soluzioni. Yes! Avete, abbiamo ragione. Ma qui, mentre si discute sul chi debba fare il primo passo, accade che per ogni necessità andiamo in garage e prendiamo la nostra vettura.

Nel mentre due parole buone arrivano dall’assessore provinciale Maffei che spiega come a fronte di un deserto sulla pianificazione dei trasporti e nonostante i tagli, Caserta è una di quelle provincie ad aver risposto meglio e approfittando dei soldi in meno ha tagliato doppie corse o corse inutili, ottimizzando, come si suol dire. Piano dei trasporti dal 1° gennaio 2012 con incentivi anche per i 900 dipendenti provinciali che avranno un bonus sugli abbonamenti se lasceranno a casa l’auto.

Infine, come possiamo rompere il circolo vizioso del chi inizia per primo? I miei 2 cent: ho invitato i politici presenti a lasciare nei garage, almeno per 1 giorno le loro auto blu e di iniziare a girare in città con le bici blu, auto elettriche, blu, monopattini blu, mocassini blu . Magari lo facessero anche i vigili urbani e qualche carabiniere o poliziotto (qui una bella carrellata di immagini di forze dell’ordine in bicicletta). Vuoi che partendo dall’alto il buon esempio, si possa espandere anche tra la gente?

Foto | Francesco Apperti su Fb

Mobilità sostenibile, da Caserta la conferma: siamo all’anno zero

Clini: il bonus fiscale del 55% verrà prorogato

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Clini Ministro dell'Ambiente

L’avevamo temuto seriamente, ma sembra proprio che l’allarme sia destinato a rientrare: verrà infatti con tutta probabilità prorogato il bonus fiscale del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli immobili. A dare la notizia, che fa tirare un sospiro di sollievo alle imprese e associazioni del settore, è direttamente il nuovo Ministro all’Ambiente Clini. Come potrete ricordare infatti, appena la settimana scorsa, vi avevamo informato su come nella Legge di Stabilità del Governo Berlusconi non vi fosse alcuna traccia dello sgravio fiscale, nonostante a più riprese l’ex Sottosegretario all’Ambiente Saglia, avesse rassicurato tutti sul proseguimento del piano anche per il prossimo triennio.

In questi giorni però c’è stato un cambio di scena improvviso: le principali associazioni di categoria hanno infatti spinto fortemente affinché il nuovo Governo Monti avesse un ripensamento. Ripensamento che, a sentire Clini, c’è effettivamente stato e, aggiungiamo noi, “per fortuna che c’è stato”: infatti, qualora fosse stato confermato il provvedimento precedente avremmo inevitabilmente assistito ad un ridimensionamento verso il basso del settore, quello dell’efficienza energetica appunto, considerato estremamente strategico per il raggiungimento degli obiettivi ambientali imposti dalla Comunità Europea.

Infatti, secondo alcune stime dell’Enea, da quando nel 2007 è stata introdotta, la detrazione fiscale per l’efficienza energetica degli edifici sarebbe stata sfruttata da circa un milione di contribuenti, permettendo di migliorare la performance energetica del patrimonio immobiliare italiano, nonché di creare occupazione e sviluppo sostenibile.

Attendiamo a questo punto nuovi lumi da parte del Governo sulla questione: sarà importante seguire la questione per sapere se il nuovo bonus avrà le stesse regole prospettate in un primo momento da Saglia, più restrittive e con meno premialità, o se, come ci auspichiamo, vi saranno altri scenari.

Via | Ecodallecitta.it
Foto | Flickr

Clini: il bonus fiscale del 55% verrà prorogato