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Stop al fracking in Bulgaria

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fracking

Dopo un lungo dibattito scatenato dalle proteste di gruppi di ambientalisti e cittadini, il Parlamento bulgaro il 18 gennaio scorso si è espresso contro la fratturazione idraulica, mettendo al bando l’esplorazione e l’estrazione del gas di scisto nel Paese e nelle acque territoriali del Mar Nero con 116 voti a favore, sei contrari e 3 astenuti. Un brutto colpo per la Chevron già in possesso, dal giugno del 2011, delle autorizzazioni per la ricerca di nuovi giacimenti di gas di scisto nell’area Nord-orientale della Bulgaria.

La compagnia si vedeva già in tasca tra i 300 ed i mille miliardi di metri cubi di gas di scisto che secondo le stime erano stoccati sotto la catena montuosa, a Novi Pazar. Un portavoce della Chevron, Kurt Glaubitz, ha commentato la decisione del Parlamento bulgaro auspicando un ripensamento, alla luce di un’attenta analisi scientifica che dimostri ai cittadini ed al Governo che l’esplorazione e lo sviluppo possono essere compatibili con la salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente.

Dopo la Francia che sei mesi fa aveva bandito la tecnica del fracking sollecitata dai cittadini infuriati, la Bulgaria è il secondo Paese europeo ad imporre il divieto. Il Parlamento bulgaro ha introdotto pesanti sanzioni per le compagnie petrolifere che non rispettano il bando: si vedranno confiscare i mezzi e saranno costrette a pagare una multa di 50 mila euro.

La fratturazione idraulica, ne parlavamo su Ecoblog appena qualche settimana fa, è una tecnica rischiosa che consiste nel pompaggio di acqua pressurizzata, sostanze chimiche e sabbia nella roccia allo scopo di aprire delle fessure che facilitino la risalita del flusso di combustibili.

Il fracking viene utilizzato per cercare giacimenti che con le altre tecniche non verrebbero rilevati. L’EPA di recente ha confermato le preoccupazioni ambientali sollevate da cittadini ed associazioni sui rischi di inquinamento delle falde acquifere e di piccoli terremoti connessi alla fratturazione idraulica.

Via | Bulgaria-Italia; Inhabitat
Foto | Flickr

Stop al fracking in Bulgaria

Fukushima Daiichi, Tepco chiede aiuto ai francesi per contenere la contaminazione da plutonio

 A  fukushoma Daiichi si fatica a stabilizzare i reattori

Alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, a 17 giorni dal terremoto e dallo tsunami, la situazione è ben lontana dall’essere stabilizzata. Tepco ha chiesto aiuto ai francesi di EDF, Areva e CEA Commissariat à l’énergie atomique. Dopo il balletto delle cifre di ieri, sui livelli di radioattività e la contaminazione dell’acqua di mare, si presenta oggi un nuovo e più complesso problema: è stato rilevato plutonio nel suolo su cui sorge il reattore Nr.2. Lo riferisce l’agenzia Kyodo.

Secondo Tepco, però, il plutonio sarebbe presente in quantità infinitesimali il che non costituirebbe pericolo per la salute; tra l’altro Tepco pensa che il plutonio possa provenire dal combustibile du uno dei reattori danneggiati dal sisma e dallo tsunami. Secondo un portavoce della Società il tasso di plutonio presente nei cinque campioni prelevati dal sito equivale a quello presente in Giappone dopo gli esperimenti nucleari effettuati nei paesi vicini come la Corea del Nord.

Spiega Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace, attraverso un comunicato stampa:

La notizia del ritrovamento di Plutonio rilasciato dalla centrale di Fukushima è agghiacciante. Il plutonio è una sostanza tossica oltre che radioattiva che se inalata o ingerita può danneggiare gravemente gli organi interni, in particolare lo scheletro, i polmoni e il fegato. Il governo del Giappone ha accusato Greenpeace di fornire dati non accurati sulla contaminazione delle aree attorno a Fukushima, ma purtroppo i nostri dati (da 7 a 10 microSivert/ora a 40 km dalla centrale) non fanno che confermare quelli del Governo della Prefettura di Fukushima . Il 27 marzo scorso, infatti, nello stesso villaggio di Iitate dove Greenpeace ha misurato questi tassi inaccettabili di radiazioni, la Prefettura di Fukushima rilevava livelli di 8,2 microSievert/ora. Il 15 marzo i valori erano di ben 44,7 microSievert/ora ( www.pref.fukushima.jp/j/20-30km18.pdf ).

Un punto a favore: le operazioni di raffreddamento sono portate avanti con acqua dolce e non più con acqua di mare. La situazione com’è intuibile è ben lontana dall’essere stabilizzata. Ieri a rendere più difficile il tutto un terremoto di magnitudo 6,5 che ha peggiorato il quadro già complesso. Le acque sin qui usate per raffreddare i reattori sono scivolate verso il mare. Secondo l’IRSN Institut de radioprotection et de sûreté nucléaire questo stato potrebbe durare ancora per settimane.

La zona radioattiva si è estesa ben oltre la zona di sicurezza circoscritta nei 30 Km dalla centrale. Secondo l’ASN Autorité de sûreté nucléaire sarebbe necessario portarla a 100Km. Il ministero della Salute giapponese ha chiesto all’azienda di distribuzione dell’acqua di smettere di raccogliere acqua piovana a causa di possibili contaminazioni. Il ministero ha ordinato che durante il fine settimana fosse distribuita acqua e di ricoprire le vasche di raccolta e di evitare di consumare acqua dai fiumi dopo una pioggia. A Tokyo, dove risiedono 13milioni di abitanti è stata vietata l’acqua del rubinetto ai bambini.

Riferisce Le parisien, infine, che Nicolas Sarkozy, presidente francese, potrebbe partire per il Giappone entro questa settimana, ufficialmente per portare la solidarietà dei francesi alla popolazione colpita dalla tragedia.

Via | Le parisien, 20 minutes
Foto | 20 minutes

Fukushima Daiichi, Tepco chiede aiuto ai francesi per contenere la contaminazione da plutonio

Nucleare, una centrale del Canada sversa acqua radioattiva nell’Ontario

Sulla scia dell’allarme nucleare in Giappone , anche nello stato del Canada , si è in allerta per la fuoriuscita di oltre 73mila litri di acqua radioattiva nel lago Ontario. La causa del disastro ambientale “trascurabile” e senza “implicazioni” per la salute umana, a detta del portavoce della società che gestisce la centrale nucleare responsabile; è in un incidente nell’impianto nucleare di Pickering , centrale gestita dalla società Ontario Power .

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Nucleare, una centrale del Canada sversa acqua radioattiva nell’Ontario

Strage di pesci in Kenya, si pensa ad un disastro ambientale


La National Environmental Management Authority (NEMA) ha stimato che sono oltre cinque milioni i pesci ritrovati morti nel fiume Mara.Una terribile strage apparentemente senza una spiegazione. Il Ministero della Salute keniota ha chiesto di prelevare immediatamente dei pesci per poterli analizzare e tentare di capire quale sia effettivamente la ragione di questa moria. Il Governo indaga ma gli ambientalisti sembrano essere ben consapevoli delle cause di questa strage. I gruppi ecologisti kenioti avrebbero segnalato diverse volte alla NEMA l’uso sconsiderato di prodotti chimici nocivi da parte degli agricoltori.

Tali prodotti vengono usati a profusione su tutte le colture, si infiltrano nel terreno e finiscono poi nel fiume avvelenando tutto ciò che si trova nel suo corso. Già in passato, sempre nel fiume Mara, si sono verificate misteriose morti di coccodrilli ed ippopotami. Gli ambientalisti dicono, appunto, di aver denunciato più volte questa cosa alle autorità ma di non essere mai stati ascoltati. Il portavoce della stessa NEMA ha detto che si, la moria potrebbe essere causata da pesticidi ma, ragione che ritengono più plausibile, potrebbe trattarsi di un problema di surriscaldamento globale. Secondo la NEMA una forte alluvione avrebbe scombussolato le temperature di due affluenti del Mara creando, a loro dire, una nebbiolina che ha ricoperto il fiume causando la vasta moria.

Via | The Watchers
Foto | Flickr

Strage di pesci in Kenya, si pensa ad un disastro ambientale

La Ue propone di vietare gli OGM per motivi di ordine pubblico

L'Europa studia le motivazioni per dire no agli Ogm

Un elenco di motivazioni per sostenere il blocco delle colture Ogm, deciso in seno a ogni Stato membro, sarà discusso dalla Commissione europea il prossimo 11 febbraio a Bruxelles. Nell’elenco, stilato con il contributo degli vari stati europei, figurano anche impedimenti dovuti a motivi di ordine pubblico o per assicurare ai consumatori di poter scegliere prodotti che non contengano materie prime provenienti da organismi geneticamente modificati. Tra le altre motivazioni anche il proteggere aree naturali, pratiche agricole tradizionali o la pianificazione del territorio. La lista, così come strutturata vuole che siano accolte le decisioni dei singoli Stati membri purché:

giustificati, proporzionati e non discriminatori.

Secondo un portavoce della Commissione, la materia sarà poi regolamentata attraverso una legge costruita ad hoc. Infatti, ha aggiunto un esperto giuridico dell’Unione europea che sebbene le ragioni della lista siano state elaborate sulle basi delle normative comunitaria in vigore e sulle sentenze europee, l’unico modo per renderle giuridicamente sicure sarebbe aggiungere un progetto di legge.

Spiega Thijs Etty, professore di diritto comunitario alla VU University di Amsterdam:

Senza di ciò, la validità giuridica di questa lista sarebbe abbastanza discutibile, e non proteggerebbe i paesi dell’Unione europea da azioni legali che potrebbero essere intraprese da parte delle imprese biotech, agricoltori , WTO o partner commerciali.

La Commissione evidentemente spera di attenuare la forte opposizione dei diversi Stati UE alle decisioni che fino a oggi hanno autorizzato gli Ogm.

Via | Euractiv
Foto | Flickr

La Ue propone di vietare gli OGM per motivi di ordine pubblico

Ecologia e business, oggi apre il primo negozio di auto e bici elettriche

Questa mattina alle 11 è stata annunciata in conferenza stampa l’apertura del primo negozio di auto, biciclette e scooter elettrici , a Zurigo. A lanciare la scommessa per la mobilità sostenibile e per il business sull’ecologia è l’azienda svizzera Migros . Il gestore del punto vendita M-way, Christoph Gottschalk si mostra molto fiducioso perché nel 2020 un veicolo su dieci sarà elettrico La vendita di biciclette elettriche negli ultimi due anni è triplicata mentre l’offerta di scooter ha visto un’ampliamento significativo ha confermato Berhard Scheider , portavoce della Bain & Company , una ditta di consulenze sul mercato europeo della Green economy

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Ecologia e business, oggi apre il primo negozio di auto e bici elettriche

Ungheria, si amplia il disastro ecologico e il fango velenoso raggiunge il Danubio

il disastro ecologico in ungheria

Il fango velenoso che ha invaso tre contee in Ungheria, fuoriuscito per cause ancora tutte da accertare martedì scorso, ha raggiunto il Danubio. Lo ha riferito Tibor Dobson portavoce della Protezione civile ungherese. Ha aggiunto che l’alcalinità del fango che sa entrando nelle acque del Danubio è stata ridotta grazie alle immissioni di gesso e che si spera che ciò sia sufficiente e non casare ulteriori danni all’ambiente e al fiume.

Dobson ha specificato che il valore del Ph era pari a 13 e che è sceso a 10. Secondo il National Disaster Management, il Ph era pari a 9,3 il che lo terrebbe ancora al di sopra dei livelli di norma valutati tra il 6,5 e 8,5. Campionamenti del Danubio sono previsti a Batina, un villaggio croato e primo sito urbano che il Danubio incontra dopo aver lasciato il sito contaminato in Ungheria.

Secondo la Commissione internazionale per la protezione del Danubio, che gestisce il fiume e i suoi affluenti, la fuoriuscita di fango potrebbe scatenare effetti dannosi a lungo termine sia per la fauna selvatica sia per gli esseri umani.

Via | NPR
Foto | NPR

Ungheria, si amplia il disastro ecologico e il fango velenoso raggiunge il Danubio

Marea nera, ecco che fine ha fatto il petrolio disperso

Alla notizia che Static Kill stesse funzionando e la marea nera fosse definitivamente bloccata, tutto il mondo ha tirato un sospiro di sollievo. Ma poi la BP è riuscita a rovinare anche questo momento trionfale con un’altra delle sue uscite fuori luogo. Secondo i portavoce della compagnia britannica, tutto il petrolio è scomparso

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Marea nera, ecco che fine ha fatto il petrolio disperso

Edison Change The Music, partito il tour verde che rivoluzionerà la musica

Nel 2009 i concerti live in Italia sono aumentati del 19% rispetto al 2008, ma le emissioni di Co2 ad essi collegate sono diminuite di 155 mila tonnellate. Com’è stato possibile?

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