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Liberalizzazioni, mistero Ponte sullo Stretto: definanziato o no?

Il Dl sulle liberalizzazioni e privatizzazioni non smette di sorprendere (il testo qui). Scopro che con il Dl si dà il via al Project financing per le infrastrutture, ossia si ammette l’ingresso di capitali privati per finanziamento, realizzazione e gestione. Esempio: con l’art.44 passa ai privati imprenditori (si spera con fedina penale immacolata) la possibilità di gestire carceri e carcerati (lo spiega bene qui Debora Billi). Dunque secondo questa nuova visione dell’uso dei capitali risulta definanziato per 1,6miliardi di euro il Ponte sullo Stretto mentre arrivano 5,5miliardi di Euro per contrastare il dissesto idrogeologico e finanziare le piccole opere pubbliche. Ma secondo noi non è detto che non sarà poi aperto a capitali privati. Intanto le associazioni ambientaliste sono strafelici: da Legambiente al WWF ora si augurano solo che il Governo chiuda definitivamente la società Ponte di Messina. Ma a Raffaele Lombardo governatore della Sicilia non tornano i conti e sopratutto non risulta che il Ponte sullo Stretto non si farà più. Infatti, non appena è stata data la notizia del definanziamento ha dichiarato:
Pare che il Cipe abbia sottratto la copertura finanziaria necessaria per la costruzione del Ponte sullo Stretto che i siciliani vogliono mentre la si mantiene per la piu’ costosa Tav che in Val di Susa non vogliono. Se cosi’ fosse, potranno brindare, tra Scilla e Cariddi, i Caronte che impongono un “pizzo” di 250 euro agli autotrasportatori disperati e gli aggiudicatari della gara che senza muovere un dito incasseranno milioni di euro di risarcimenti!
Veniamo invece a queli 5,5 miliardi riservato alle piccole opere. Di questi circa 700milioni di euro andranno al sud per contrastare l’erosione del territorio. Ecco come, secondo quanto riporta Il Nuovo Molise:
Per il dissesto idrogeologico, con la delibera “frane e versanti”, il Cipe ha finanziato con 679,7 milioni di euro (di cui 352 milioni messi a disposizione dalle Regioni sui Programmi attuativi regionali e 262 milioni attraverso i Programmi attuativi interregionali) quei territori del nostro Mezzogiorno colpiti da calamità naturali. In tal senso, saranno realizzati 518 interventi identificati tra il 2010 e il 2011 attraverso un processo di collaborazione tra le sette regioni del Sud interessate (Basilicata, Calabria Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), il ministero per l’Ambiente e la Coesione Territoriale. Gli importi sono distribuiti tra le sette regioni interessate: Basilicata 23,94 milioni, Calabria 198,9, Campania 184,45, Campania (Giugliano) 26,23, Molise 27, Puglia 175,56, Sardegna 25,85, Sicilia 12,75. Sbloccati anche 556 milioni per l’edilizia scolastica: di questi 456 milioni saranno destinati alla messa in sicurezza delle scuole italiane (due terzi al Sud) mentre 100 milioni serviranno alla costruzione di nuovi complessi.
Foto | NoPonte
Liberalizzazioni, mistero Ponte sullo Stretto: definanziato o no?
project developer impianti eolici
Tipo di Annuncio: OFFRO LAVORO Per gestire un importante piano di investimenti, un primario gruppo internazionale ci ha incaricati di ricercare e selezionare un: Project Developer – impianti eolici La risorsa si occuperà principalmente di: • Collaborare alla predisposizione degli elementi necessari all’elaborazione degli scenari di sviluppo del segmento eolico italiano in relazione anche all´evoluzione del mercato energetico nazionale • Collaborare alla stesura del piano operativo per la realizzazione della suddetta strategia • Monitorare e relazionare sullo stato di avanzamento del piano Persona/azienda da contattare: 11242@exellere.it E-mail: 11242@exellere.it Autore annuncio: Exellere leggi tutto
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"Save Kai", il pesciolino rosso, e salva il mare dalla plastica
I rifiuti di plastica sono una delle tragedie del nostro tempo. Certo, attualmente, grazie alla battaglia a favore degli shopper in tela o in materiali biodegradabili qualcosa si sta lentamente cominciando a fare e, dopotutto, da qualche parte bisogna pur comunciare. Eppure, l’incredibile mole di packaging in materiale plastico ogni giorno prodotta, acquistata, gettata- spesso non avviata al riciclo – dovrebbe farci riflettere, specie quando a farne le spese non sono solo i contesti urbani con le loro discariche satolle ma anche il mare con tutti i suoi magnifici abitanti. E nessuno, vuole o può sobbarcarsi l’onere del recupero degli oggetti veleggianti sull’oceano. Attualmente , però, e fino al 10 giugno, un interessante progetto per la pulizia del mare è portato avanti dall’organizzazione no profit Project Kaisei (pianeta oceano, in giapponese), impegnata nella protezione del mare in tutte le sue forme e, specialmente, nel tentativo di ripulire le sue acque dal vortice di plastica che uccide migliaia fra pesci, uccelli e tartarughe ogni anno.
Come si può agilmente capire dal filmato, infatti, l’idea è molto semplice: portare avanti un’attività di fund rising assolutamente non convenzionale, indirizzata all’enorme mole di utenti di facebook per sensibilizzare sulla questione e dare una mano attraverso una donazione di 5 euro. L’attore di questa importante campagna, nonché latore dell’importante messaggio, è il povero pesciolino rosso Kai seguito 24 ore su 24 grazie ad una web-cam posizionata nel suo acquario intenta a mostrare le sue difficili condizioni di vita in un mare di rifiuti… A ogni donazione corrisponde un alleggerimento della sua difficile situazione ( e di quella dei suoi simili). Peccato, però, che l’interessante progetto – assolutamente condivisibile – mi trovi personalmente critica sul metodo (odio gli acquari), per quanto il pesciolino in questione sia perfettamente isolato e protetto dalla spazzatura grazie ad una “solida” parete trasparente…
Via | project kai
Foto | Youtube
“Save Kai”, il pesciolino rosso, e salva il mare dalla plastica
STAGE e/o Collaborazione – LEGALE
Tipo di Annuncio: CERCO Sono un avvocato di Roma, civilsta, esperta in diritto commerciale, societario. Adempimenti ex lege 231, Project financing e contrattualistica internazionale. Sono molto interessata a svolgere uno stage in ambito “Energie Rinnovabili” e mi rendo disponibile per un colloquio informativo.
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STAGE e/o Collaborazione – LEGALE
Fotovoltaico e incentivi, i veri costi sulla bolletta elettrica: 1,7 euro per italiano
Secondo Asso Energie Future lo sviluppo dell’energia solare costerà 1,7 euro a italiano in bolletta elettrica. Il dato smentisce (qui la torta corretta) evidentemente quanto sostenuto nella valutazione dei costi delle rinnovabili fatte dal GSE, in cui si prospetta una stangata sulle bollette a causa dell’alto costo degli incentivi. Inoltre, l’obiettivo di avere 8000 megavatt installati entro il 2020 è mediocre, basti pensare che la Germania punta a installare 52.000 megawatt e a oggi ha installato 18.000 megawatt.
Ebbene, ecco la voce dell’altra campana, ossia quella di Massimo Sapienza presidente di Asso Energie Future, associazione di categoria, evidentemente, che nella conferenza stampa Verità solare i numeri del fotovoltaico in Italia tenuta al Senato assieme a Grid parity Project, Francesco Ferrante senatore Pd e Rossella Muroni di Legambiente, ha presentato al sua versione dei conti: ossia che entro il 2020 il fotovoltaico porterà nelle casse dello Stato circa 50miliardi di euro e ingloberà tra i 210 mila e i 215mila nuovi addetti nei prossimi 9 anni per un costo globale di 1,7 euro per italiano. Solo rosee proiezioni o proprio dati di fatto?
Dunque, già subito si potrebbero risparmiare 3milirdi di euro se tutto il papocchio delle assimilate fosse estrapolato dalle rinnovabili, come sostiene Fancesco Ferrante, tra i relatori della conferenza:
Tra gli oltre 3 miliardi di euro non destinati alle rinnovabili che hanno gravato sulle bollette elettriche degli italiani nel 2010 vi sono ben 285 milioni che sono destinati all’eredità nucleare; oltre 1,2 miliardi di euro per il famigerato CIP6, che, seppur in esaurimento, ancora nel 2010 incentivava le cosiddette assimilate, un incentivo al fossile in verità. Inoltre sono da conteggiare le agevolazioni che riguardano le Ferrovie dello Stato, e che lo scorso anno ammontavano a 355 milioni di euro. Tutti oneri, questi, che più correttamente dovrebbero essere sostenuti dalla fiscalità generale, e non in proporzione ai consumi elettrici.
Infatti, al GSE a fine 2010 risultavano 2.800 megawatt di fotovoltaico, ovvero 3.200 megawatt a febbraio. Mentre le richieste di allaccio facevano prvedere la quota di 7000 megawatt a metà 2011:
Secondo Morgan Stanley “è difficile credere alla suggestione di 4 gigawatt di capacità produttiva inutilizzata e non connessa”. Per Jefferies & Company “l’analisi secondo la quale in Italia sono stati installati 5 – 6 gigawatt (5.000-6.000 megawatt) nel 2010 è inaccurata (…) è chiaro che i richiedenti potrebbero non ottenere l’accesso al credito o alla fornitura dei moduli; è probabile che una larga percentuale di queste domanda non vada a buon fine. Non prevediamo più di 2,5 gigawatt in Italia nel 2010”.
Ebbene dice Sapienza:
Una parte delle richieste di incentivi è stata probabilmente avanzata da chi non aveva il diritto di farlo. Per accedere al secondo conto energia, più conveniente, sono state presumibilmente fatte delle dichiarazioni false o esagerate da alcuni furbi. Inoltre, la confusione è stata massima, soprattutto negli ultimi giorni: ci sono domande che sono arrivate e sono state registrate numerose volte. Anche il GSE sta rivedendo le stime, ma intanto il danno è fatto”.
C’è anche da osservare che l’obiettivo fissato dal governo per il fotovoltaico, 8.000 megawatt al 2020, è molto modesto: sarebbe in linea solo con un andamento mediocre del mercato che escluderebbe l’Italia dal gruppo dei paesi in competizione per questo settore della green economy. Per avere un punto di paragone basta pensare che la Germania, un paese che non ha certo più sole dell’Italia, si è data come target, per la stessa data, 52.000 megawatt e ha installato ad oggi 18.000 megawatt.
Via | Giornalisti nell’erba
Foto | Flickr
Fotovoltaico e incentivi, i veri costi sulla bolletta elettrica: 1,7 euro per italiano
Sahara Forest Project: partito il progetto per sviluppare le foreste e le rinnovabili nel deserto
La nuova era dei progetti verdi potrebbe partire con l’accordo, ratificato questa settimana, del Sahara Forest Project , che sarà sviluppato da Norvegia e Giordania . Abbiamo già accennato oltre due anni fa a quest’ ipotesi che avrebbe potuto far diventare il deserto del Sahara un posto molto diverso da quello che conosciamo oggi grazie alla presenza di acqua dolce, cibo e produzioni energetiche ad emissioni zero attraverso “tecnologie simbiotiche”
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Sahara Forest Project: partito il progetto per sviluppare le foreste e le rinnovabili nel deserto
The Big One
Tranquilli, non è un terremoto . Anche se sconvolgerà il fotovoltaico mondiale , questo sì. O, forse, sarebbe stato più opportuno intitolare The Biggest One .

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The Big One
I francescani di Assisi contro il parco fotovoltaico di Piandarca

Pubblica oggi il Corriere della Sera a pag. 27 un articolo a firma di Fabrizio Caccia e intitolato “Nell’oasi di san Francesco da frate Sole a pannelli solari”. Ebbene, scopro che i frati di Assisi sono contrari all’installazione di un parco fotovoltaico. Ne scrive anche Avvenire. In sostanza non apprezzano che sia installato un parco fotovoltaico, per 3 ettari sui terreni di Piandarca, in quella zona, cioè, dove San Francesco predico agli uccelli. Tra l’altro quei terreni fino a qualche mese fa erano coltivati a grano e cipolle dorate della Cannara, presidio Slowfood. Nella zona, inoltre, a memoria di quella predica, ci sono come testimonianza una edicola e una pietra commemorativa.
In una missiva, a firma di padre Giuseppe Genovese custode del Sacro Convento di Assisi, che si dice perplesso che non si potrà più predicare agli uccelli ma ai pannelli, si legge:
La comunità francescana valuta favorevolmente ogni sforzo che si sta compiendo nel nostro tempo per la ricerca e realizzazione di fonti alternative di energia. Ma non può accettare che gli strumenti tecnologici che la producano vengano a deturpare ambienti che da secoli rappresentano la bellezza del creato, così tanto amato e cantato da San Francesco.
La battaglia non è detto che si concluda con lo stop ai lavori. Il 14 settembre è atteso il parere del presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi che ha già espresso la sua opinione chiarendo che il sito non è adatto a ospitare i pannelli solari perché è un sito di valore religioso che va protetto. Di parere opposto Giovanna Petrini il sindaco di Cannara, che anzi sostiene con veemenza il progetto. Questione di feeling? No, solo di business. L’operazione darebbe vigore economico alle casse comunali. Il progetto potrebbe portare, invece, alla Sun Project di Emanuele Giannangeli, circa 110mila euro all’anno, più 550mila euro di contributi.
Dall’altro canto Giannangeli, l’imprenditore che vorrebbe ricoprire il terreno calpestato da San Francesco con oltre 4000mila pannelli solari, rassicura i fedeli promettendo che né l’edicola né la pietra commemorativa saranno sfiorati dal parco fotovoltaico. Anzi provvederà lui stesso a abbellire la zona con aiuole e fontanelle.
Foto | Flickr
I francescani di Assisi contro il parco fotovoltaico di Piandarca
Collassa la termosfera, sconcertati gli scienziati. Colpa dei cambiamenti climatici?

La notizia, nel mondo scientifico, anzi nel mondo dei meteo scienziati, sta destando grande sconcerto e stupore: la termosfera è collassata. Erano almeno 43 anni che non si verificava più una contrazione e mai erano stati raggiunti tali livelli, Il che però a noi restanti comuni mortali non dice una cippa. Dunque, prima c’è da capire cosa sia la termosfera: siamo tra i i 90 e i 200 Km dalla crosta terrestre nel quarto dei cinque strati identificati per convenzione dell’atmosfera terrestre. Nella termosfera troviamo la ionosfera cioè quella particolare zona in cui si riflettono le onde radio.
La scoperta dell’eccezionale contrazione è stata fatta da John Emmert, del Naval Research Lab, autore della ricerca in questione pubblicata sul Geophysical Research Letters di cui ne rende conto a Science Nasa:
Qualcosa sta accadendo anche se non comprendiamo cosa.
Il che non rappresenta certamente un messaggio rassicurante. A scatenare la contrazione suppone Emmert possa essere stata l’elevata presenza di CO2 unita alla minore attività solare che però avrebbe inciso per un 40%. Mancano all’appello le restanti cause, cioè un 60% di motivi ancora sconosciuti.
Scrive Nemesis Project research che riporta l’articolo tradotto:
Nel loro documento, gli autori riconoscono che la situazione è complicata. C’è qualcos’altro oltre alla EUV solare e alla CO 2. Per esempio, le tendenze del clima globale potrebbero modificare la composizione della termosfera, cambiando le proprietà termiche e le modalità di risposta agli stimoli esterni. La sensibilità generale della termosfera alla radiazione solare potrebbe effettivamente essere in aumento.
E scrive Emmer:
Le anomalie di densità, possono voler dire che un non ancora identificato punto di ribaltamento del clima, che coinvolge sia il bilancio energetico sia chimico, sia stato raggiunto.
Collassa la termosfera, sconcertati gli scienziati. Colpa dei cambiamenti climatici?
La videoconferenza può tagliare le emissioni di Co2
Un nuovo rapporto dal Carbon Disclosure Project (CDP) e sponsorizzato da AT & T ha rivelato che la videoconferenza può significare un risparmio enorme per le imprese, sia in denaro che in impronta di carbonio .

