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Spese militari e green economy negli Stati Uniti: un matrimonio che non s’ha da fare

Arma e alberoAlla luce delle continue dichiarazioni del presidente Barack Obama sul voler finalmente attuare la tanta agognata rivoluzione verde negli Stati Uniti, può essere interessante analizzare i dati di un report prodotto dall’IPS, un centro di ricerche americano, che ci indica il quadro attuale dell’economia del Paese a stelle e a strisce e le linee guida per un suo sviluppo green. Un dato su tutti: gli USA giorno dopo giorno perdono il confronto con altri Paesi in tema di sviluppo sostenibile, in particolar modo con la Cina. Un punto quest’ultimo che fa riflettere dato che, per quanto l’economia cinese si sia resa protagonista negli ultimi anni di un’impennata negli investimenti verdi, rappresenta sicuramente una realtà ancora lontana dal potersi definire “green”.

Qual’è la causa di questa differenza secondo lo studio? La risposta è quella più logica: ovviamente le spese militari. Tuttavia se da un lato è abbastanza risaputo che sia altissimo il budget che gli americani riservano alla difesa, non lo è altrettanto l’entità delle cifre che gravitano attorno alla voce armi in relazione a quanto viene elargito ad altri settori. Secondo i dati infatti la Cina (che è seconda al mondo per spese militari) spenderebbe in armamenti ben sei volte in meno rispetto agli Stati Uniti e addirittura due volte in più in attività volte a combattere i problemi ambientali.

Una considerazione quest’ultima su cui riflettere. Nello studio vengono poi citati altri riferimenti più dettagliati riguardo al paragone fra i due Paesi: analizzandoli potrebbero sembrare dati abbastanza scontati, in realtà però ci spiegano chiaramente che per far transitare risorse dalla sfera militare a quella ambientale il governo americano dovrà attuare un programma alquanto complesso e a lungo termine. A questo punto ci chiediamo: Basterà la buona volontà del Governo Obama per ridurre i dollari da destinare alle armi e dirottarli all’ambiente ? O purtroppo il macigno degli interessi prevarrà per l’ennesima volta?

Chissà. Intanto una direttiva del Governo ci informa che per i prossimi cinque anni si vuole ridurre la previsione di spesa per la difesa di 78 miliardi, promessa che, se rispettata, dimezzerebbe la voce “costi militari”. Per alcuni però questo sforzo non basterebbe; questa tesi verrebbe giustificata da un dato dello studio in questione che ci dice: attualmente per ogni dollaro speso in tema di clima e ambiente il governo americano ne destina ben 41 alle armi. Insomma pur dimezzando le spese, il disavanzo rimarrebbe ancora alto. Morale della favola: se si vorranno raggiungere risultati importanti bisognerà osare di più.

Via | Qualenergia.it
Foto | Flickr

Spese militari e green economy negli Stati Uniti: un matrimonio che non s’ha da fare

Una balena si arena a piazza di Spagna, Greenpeace protesta contro la riapertura della caccia

Singolare protesta di Greenpeace questa mattina a Piazza di Spagna , Roma . Gli attivisti hanno arenato una   balena gigante sulla scalinata di Trinità dei Monti

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Una balena si arena a piazza di Spagna, Greenpeace protesta contro la riapertura della caccia

Obiettivo Italia sulle rinnovabili: raggiungibile con incentivi e regole trasparenti

In Italia, per quel che riguarda lo sviluppo energetico da fonti rinnovabili , ci stiamo spingendo purtroppo nella direzione opposta all’ Europa che, infatti, spinge con forza sull’economia verde. Questo perché, in accordo con quanto riporta Legambiente, nell’ultima manovra finanziaria si è intervenuti sui certificati verdi mettendo a rischio, anzi bloccando di fatto, lo sviluppo delle rinnovabili ed alimentando purtroppo un clima di incertezza

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Obiettivo Italia sulle rinnovabili: raggiungibile con incentivi e regole trasparenti

Una utility riduce gli sprechi energetici tanto da alimentare 18.000 abitazioni

Consumers Energy , una utility del Michigan, ha dovuto adeguarsi alle esigenze della legge di riforma energetica del 2008, la quale impone che questo tipo di aziende debbano lavorare con i propri clienti per ridurre l’uso di elettricità del 5,5% e di gas naturale del 3,85% entro il 2015 . Il loro lavoro non si è però limitato a raggiungere gli obiettivi, ma li hanno superati alla grande. Ad oggi l’energia elettrica risparmiata dai suoi clienti è stata il 134% del target ed il risparmio di gas naturale del 132% rispetto all’obiettivo che si erano prefissi

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Una utility riduce gli sprechi energetici tanto da alimentare 18.000 abitazioni

Branson: “in 5 anni avremo il picco di petrolio”

Richard Branson , fondatore della Virgin e uno degli uomini più ricchi del mondo, ha riferito di aver appena investito 3 miliardi di dollari per la lotta contro i cambiamenti climatici offrendo premi in denaro per la rimozione del carbonio atmosferico. In una recente intervista a tutto campo al The Guardian , Branson si è espresso sui suoi recenti progetti, primi fra tutti gli eccentrici viaggi per il turismo spaziale e gli aerei subacquei per i super ricchi. Tutte attività in cui c’è fortemente bisogno di petrolio

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Branson: “in 5 anni avremo il picco di petrolio”

Sir Branson (Virgin):"Tra cinque anni la crisi del petrolio"

Sir Richard Branson lancia l'allarme sulla fine del petrolio Sir Richard Branson è uno che di affari, politica e petrolio se ne intende davvero: è il fondatore della Virgin e gestisce tra le altre cose anche compagnie ferroviarie, aeree e i voli spaziali per turisti super ricchi. Dunque, dall’alto del suo osservatorio, ha affermato un paio di giorni fa che entro cinque anni assisteremo alla crisi del petrolio. Ha detto Sir Branson:

Nei prossimi cinque anni affronteremo una nuova crisi, quella del petrolio. Questa volta, abbiamo la possibilità di prepararci.

Le preoccupazioni di Sir Branson sono supportate da un dossier preparato da Chris Skrebowski, un consulente petrolifero indipendente che ha dichiarato che la recessione sarà evitata solo se si controllerà la crisi:

La domanda di petrolio aumenterà già nel 2012-13 a quel punto si darà fondo alle scorte e entro il 2014-15 si rischia il picco del petrolio e si potrebbe mettere a repentaglio la crescita economica, causando perturbazioni sui mercati economici.

Per ora, fa sapere The Guardian i politici britannici fanno orecchie da mercante e sostengono le tesi de produttori arabi che rassicurano i mercati dicendo che non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Secondo Jeremy Leggett, fondatore della società di Solarcentury qualcosa sta per cambiare:

Siamo in costante contatto con il governo e il loro pensiero sui rischi del picco del petrolio è in evoluzione si sta allontanando da quello che dicono le grosse compagnie come BP o Exxon.

Skrebowski ritiene che la Gran Bretagna sia particolarmente vulnerabile, perché è passata dall’ essere un esportatore netto di petrolio, gas e carbone a mportatore e sta subendo sempre più la concorrenza per le forniture.

Secondo Debora Billi, del blog petrolio, biofuel ci cova, nel senso che Sir Branson si sta per lanciare nei voli a base di carburante bio e dunque instillare la paura della fine del petrolio nei mercati serve a far decollare il nuovo prodotto?

Via | The Guardian
Foto | Flickr
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Il petrolio sconosciuto



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