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Fonti rinnovabili: nuove multe per violazione delle norme
Tutti i produttori ed importatori di energia elettrica , al fine di diversificare la produzione , ma anche a beneficio dell ‘ambiente , hanno l’obbligo di immissione nella rete elettrica nazionale di quote di energia prodotte con le fonti rinnovabili .

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Fonti rinnovabili: nuove multe per violazione delle norme
Eolico: il Kite Gen a Superquark
Piero Angela, e il suo Superquark, periodicamente fanno capolino anche su Ecoblog. Solitamente con poca gloria, come nel caso, ormai antico, dell’ecodilemma dedicato proprio al buon Angela.
O, più recentemente, della lezione-comizio su (contro) l’eolico dello stesso Angela, ospite dalla Dandini. Per non parlare di quando ha benedetto gli Ogm…
Questa volta, però, Angela si è lasciato andare ad una inaspettata (da lui, quanto meno) botta di ottimismo ed è arrivato persino a dare spazio nel suo programma al progetto Kitegen, quello degli aquiloni che producono energia rinnovabile, che chi legge Ecoblog ormai ben conosce.
Angela, ovviamente, parte dal fatto che le energie rinnovabili coprono pochissima parte dell’energia consumata dal mondo ogni anno, mette duecento puntini sulle i ed evita saggiamente di parlare di nucleare. Poi ipotizza, al posto delle classiche pale eoliche da cento e passa metri, l’adozione del piccolo e intelligente Kitegen.
Specifica, altrettanto ovviamente, che siamo ancora in fase sperimentale, e che i soldi promessi per la sperimentazione non sono mai arrivati, e poi, finalmente, descrive il progetto. Bene, come è solito fare.
Curioso, però, che il divulgatore scientifico più famoso e autorevole d’Italia mostri apprezzamento per un progetto che da molti è considerato quasi utopico, seppur talmente interessante da giustificare ogni euro speso per la ricerca e le sperimentazioni, mentre non si lascia impressionare minimamente dai progressi delle altre rinnovabili.
Se Angela ammette che le rinnovabili sono cosa buona e giusta, ma sono anche cosa piccola rispetto alle energie tradizionali, perchè ogni tanto non dedica qualche minuto alle percentuali di crescita vertiginose di eolico e fotovoltaico?
Ma, ancor di più, essendo lui un divulgatore dalle qualità che noi tutti ci sogniamo, per quale motivo non usa dieci minuti della sua storica trasmissione a spiegare agli italiani che una bella fetta dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili rischia di non essere utilizzata a causa della rete elettrica del nostro bel paese, ormai ridotta a brandelli?
Dimenticavo, il video del Kitegen a Superquark: lo trovate qui.
Foto | Kitegen
Il Sapei, cavo elettrico marino che collega la Sardegna alla Penisola, messo fuori uso da pochi pescatori
Il Sapei è un cavo sottomarino, attivo parzialmente dalla fine del 2009, che collega la rete elettrica insulare della Sardegna a quella della Penisola. Per Terna, la società che gestisce in Italia la trasmissione di energia elettrica, si tratta della punta di diamante fra tutte le nuove infrastrutture di rete. Il cavo, lungo 435 chilometri, si snoda sul fondo del Tirreno tra la Sardegna e il Lazio arrivando a circa 1.600 metri di profondità. Il suo costo è stato di circa 750 milioni di euro.
L’importanza di questa spesa è presto detta; attraverso questo collegamento infatti sarà possibile (usiamo il futuro in quanto il cavo non è ancora pienamente operativo) trasformare il sistema elettrico insulare della Sardegna in un sistema aperto. In sostanza un eventuale surplus di energia prodotto sull’isola potrebbe, non in quantità illimitata ovviamente, essere ceduto al resto della rete elettrica nazionale, non dimenticando che in caso di emergenza la Sardegna potrebbe avere la possibilità di rifarsi alla produzione energetica del continente.
Sin qui tutto bene, non fosse che qualche giorno fa il gioello di Terna ha mostrato alcuni limiti tecnologici andando in avaria. A fare notizia però non è tanto il guasto tecnico in sé, quanto la sua origine. A provocarlo sarebbero stati infatti alcuni pescatori che nelle vicinanze del cavo avrebbero buttato le loro reti a strascico.
Tale danneggiamento, informano in una nota i responsabili di Terna, ha richiesto il prolungamento, tempestivamente comunicato a tutti gli operatori del mercato elettrico, delle attività di manutenzione già previste in questo periodo. Rimane un dubbio. Può un’opera faraonica da 750 milioni di euro essere messa in crisi da poche reti di alcuni pescatori? Misteri italiani o comunque dettagli che non dovranno essere trascurati in futuro.
Al di là di questo curioso episodio resta fortunatamente sicuro il sistema elettrico sardo, il quale, fa sapere Terna, non evidenzia criticità particolari per la sicurezza. La connessione alla rete elettrica nazionale è infatti garantita dal collegamento Sacoi, cavo di minore portata, che assicura comunque un sostentamento per far fronte ad eventuali problemi della rete elettrica locale.
Via | Lanuovasardegna.it ; Terna.it
Foto | Flickr
Inchiesta eolico e P3: Simone Togni dell’Anev difende il settore. E se la prende con Repubblica

Simone Togni, segretario generale dell’Associazione italiana energia dal vento (Anev) rompe gli indugi e prende la parola per commentare l’inchiesta sulla presunta P3, l’eolico e la malapolitica. E commenta, soprattutto, il modo in cui la vicenda è stata raccontata. Lo fa rilasciando un’intervista a Terra, il quotidiano dei Verdi.
Inutile dire che Togni difende il settore, partendo dal fatto che nell’inchiesta sull’eolico sardo non ci sono imprenditori del vento indagati. Togni, poi, “mette i puntini sulle i” per togliere di mezzo la parola appalti:
L’eolico è un settore in cui non esistono appalti. Per fare un appalto occorre che ci sia un’opera pubblica che la pubblica amministrazione decide di affidare a un privato con una gara. Nelle rinnovabili non funziona così. La legge dice che il vento, come tutte le risorse ambientali, non è una risorsa disponibile. Inoltre, gli impianti non si possono neanche sovvenzionare: non ci sono meccanismi per cui io posso prendere soldi per installare una pala. L’eolico è un’altra cosa
Alla domanda di Simonetta Lombardi sulle possibili infiltrazioni mafiose nel settore dell’energia eolica Togni, assai onestamente, ammette:
Guardi, a prova di bomba non c’è niente. Se un mafioso si mette nel campo dell’energia eolica e fa i passi giusti per avere le autorizzazioni diventa un imprenditore dell’eolico ma rimane un mafioso e come tale va trattato. Il punto è che ci sono numerosi settori dove è stato accertata la presenza della criminalità organizzata, per esempio nella costruzione delle autostrade. Ma non si è mai detto fermiamo le autostrade. Se ci sono dei malavitosi nell’eolico, come altrove, vanno arrestati. Ma non è che si mette sotto accusa un intero settore, con titoli di giornale campati in aria e meccanismi totalmente inventati
Ma è con la stampa che Togni se la prende maggiormente affermando che i giornali hanno colpevolmente raccontato male tutta l’inchiesta. E lancia una frecciatina a Repubblica:
C’è in giro malafede. Perché il giornale che ha fatto le 10 domande al premier su una questione di escort non fa 10 domande – non dico all’Anev – ma a un soggetto terzo, all’Autorità per l’energia o al gestore della rete su come funzionano le cose?
Per correttezza nei confronti dei lettori, però, dobbiamo però ricordare che il presidente dell’Anev, Oreste Vigorito, è finito sotto inchiesta per una presunta truffa ai danni della Ue proprio per il modo in cui avrebbe “preso dei soldi per finanziare una pala”: secondo i magistrati avrebbe giocato con i finanziamenti europei della legge 488. Per non sbagliare, vista la delicatezza dell’indagine e il peso dell’indagato, meglio lasciar descrivere il presunto meccanismo della truffa al comunicato stampa della Guardia di Finanza di Avellino, che arrestò Vigorito:
Il meccanismo di frode vedeva le diverse societa’, tutte facenti capo ai medesimi soggetti o comunque gestite in maniera coordinata, attestare formalmente da una parte la titolarita’ dei terreni su cui si sarebbero dovuti realizzare i parchi eolici e dall’altra le disponibilita’ finanziarie da destinare al progetto. La titolarita’ dei terreni, all’atto della richiesta di contributo, era certificata da false attestazioni mentre, per quanto riguarda l’aspetto finanziario, il tutto avveniva attraverso un complicato meccanismo in base al quale il ‘gruppo’ cercava di mostrare una maggiore capienza di fondi della societa’ che in quel momento stava chiedendo il contributo mediante fittizie assegnazioni di capitali provenienti dall’estero (in massima parte dal Regno Unito) che, in realta’, corrispondevano all’importo del contributo gia’ ottenuto da un’altra impresa, trasferito non appena erogato
Colpevole o innocente, il presidente dell’Anev qualche soldo per costruire le pale eoliche lo ha preso. Per quanto riguarda i rapporti tra eolico e stampa, invece, c’è da ricordare la solita storia delle “pale ferme” che piace molto ai giornalisti: impianti che non vengono messi in funzione non per mancanza di vento, ma per problemi nella rete elettrica. L’Anev, però, ha più volte negato che esistano problemi alla rete che, al contrario è in grado di reggere il potenziale eolico italiano istallato e pronosticato.
Per maggiori dettagli su Anev, pale e rete elettrica vi giro questo link. Per l’intervista completa a Simone Togni cliccate qui.
Via | Terra
Inchiesta eolico e P3: Simone Togni dell’Anev difende il settore. E se la prende con Repubblica
Caldo e condizionatori: torna il rischio black out. Il fotovoltaico potrà dare una mano

Chi abita al sud Italia avrà già notato i primi fastidiosi black out, dovuti all’eccessivo carico sulla rete elettrica derivante dall’accensione contemporanea di migliaia di condizionatori. La storia si ripete ormai da anni, da quando questi apparecchi che divorano energia si sono diffusi in tutti gli uffici e in moltissime case.
La situazione, poi, è aggravata dal fatto che specialmente gli uffici sono ancora dotati di vecchi impianti di condizionamento. Quei cassoni belli grossi, per intenderci, dotati di tecnologie ormai obsolete e consumi oggi improponibili. I nuovi apparecchi, al contrario, pur non essendo dei campioni di risparmio energetico almeno hanno consumi inferiori.
Ma, evidentemente, non basta diminuire i consumi del singolo impianto se poi il numero complessivo di condizionatori si moltiplica. Ecco, allora, che alcuni big del settore iniziano a fare le prime contromosse: LG, ad esempio, inizia ad avere in catalogo i primi condizionatori dotati di pannello fotovoltaico integrato.
L’idea non è nuova, ci aveva già pensato l’azienda americana GreenCore, ma si trattava di impianti grossi e scomodi che assomigliavano più a prototipi che altro. LG, invece, propone condizionatori tutto sommato “normali”.
Chiariamo subito, al momento è più greenwashing che altro: il modello che vedete in foto è dotato di un pannello che produce una settantina di Watt, poca roba rispetto al consumo di un condizionatore in funzione in una giornata di caldo afoso.
Però l’idea non è male: abbinare la produzione di energia al momento del maggior consumo (cioè quando il sole batte e fa più caldo) è una strada che si può percorrere e che, con pannelli dalla resa superiore, può diventare un’opzione molto interessante.
Se poi si potesse immettere la corrente in rete quando il sole batte sulla casa vuota e nessuno usa né i condizionatori né altri apparecchi elettrici non sarebbe affatto male: poca produzione, ma ben diffusa.
Via | Designboom
Caldo e condizionatori: torna il rischio black out. Il fotovoltaico potrà dare una mano
Europa 100% rinnovabile? Si inizia con l’Authority unica
Giusto ieri parlavamo della previsione, decisamente ambiziosa, di PricewaterhouseCoopers di un’Europa 100% rinnovabile nel 2050. Una previsione che, per divenire realtà, avrebbe bisogno di una fortissima integrazione dei mercati dell’energia di tutti gli stati europei e di quelli del nord Africa. A dare man forte a questa speranza arriva il direttore generale europeo per l’energia, Philip Lowe.
In una intervista al quotidiano inglese Guardian Lowe parla della futura Agenzia europea per la cooperazione dei regolatori nazionali, una sorta di authority delle authority. Tale agenzia, secondo le previsioni di Lowe, dovrebbe vedere la luce entro marzo dell’anno prossimo e avere una cinquantina di addetti alle sue dipendenze.
Scopo della super authority dovrebbe essere quello di armonizzare le regole sulla produzione e distribuzione di energia, specialmente da fonte rinnovabile, a livello europeo per favorire la nascita di una “supergrid” continentale capace di veicolare l’energia prodotta in tutti gli stati membri.
Questo, fa notare il Guardian, potrebbe aiutare molto i progetti eolici offshore nel Mare del Nord e, aggiungiamo noi, fa il paio con il progetto di maxi rete elettrica che porta il nome dello stesso mare, annunciato a inizio gennaio. Qualcosa si muove, insomma, verso un mercato elettrico integrato a livello europeo. Se sia la prima pietra delle fondamenta di un’Europa più rinnovabile, connessa con il futuro Desertec nord Africano, è ancora presto per dirlo. Anche se il 2050 non è affatto lontano.
Via | The Guardian
Foto | Flickr

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Europa 100% rinnovabile? Si inizia con l’Authority unica
Presto partirà il mercato elettrico europeo comune. Scenari positivi anche per le rinnovabili?
È di questi giorni la notizia di come le principali Borse elettriche europee abbiano un piano per mettere su una piattaforma comune entro il prossimo anno. Si tratta in sostanza di un meccanismo coordinato di formazione del prezzo dell’energia nei mercati delle regioni nordiche, centro-occidentali e meridionali dell’Europa che coinvolgerà alcune fra le più importanti città europee: Amsterdam, Bruxelles, Madrid, Oslo, Parigi, Lipsia e anche la nostra Roma.
Il progetto è chiamato “Price Coupling of Region” (PCR), ed è finalizzato a porre le basi per la creazione di un vero mercato europeo dell’energia. L’iniziativa, per quanto sperimentale, a mio modo di vedere nasconde un aspetto interessantissimo in ottica di sviluppo della rete elettrica e quindi di regolamentazione delle fonti rinnovabili.
Attraverso l’attuazione di tale proposta si potrebbero finalmente creare le basi affinché i gestori di rete e gli operatori di mercato possano attuare in tempi rapidi una soluzione comune per il processo di formazione dei prezzi (price coupling) nel mercato del giorno prima in tutta Europa. Di questo modo sarà possibile organizzare un mercato più globale, strumento necessario non solo da un punto di vista economico, quanto, e tengo a sottolinearlo, per dare maggiori possibilità di sviluppo alle fonti rinnovabili e alla loro immissione in rete.
Di questo modo alcuni problemi, quali per esempio quello trattato su Ecoblog qualche tempo fa e relativo al caso spagnolo dell’energia invenduta prodotta da fonte eolica, potrebbero essere risolti. Al momento nei vari mix energetici degli Stati europei le fonti rinnovabili, per quanto lo sviluppo vada molto rapido soprattutto in alcuni Paesi, sono ad uno stadio di immaturità. Tuttavia non possiamo dimenticare che, considerati gli obiettivi della Comunità Europea al 2020, questo dell’immissione in rete dell’energia in un mercato più ampio rimane uno snodo fondamentale per le sviluppo delle fonti di energia pulita.
Il progetto PCR, nello specifico, ha come obiettivo quello dell’attuazione di un meccanismo comune di “price coupling”, attraverso il quale la formazione del prezzo dell’energia elettrica sarà coordinata in un area che potenzialmente coprirà il Portogallo, Spagna, Italia, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Baltico.
Quest’area presenta consumi annuali di energia elettrica di circa 2.900 TWh, corrispondenti a oltre l’80% dei consumi complessivi europei. Con questo progetto addirittura più di 1.000 TWh verranno negoziati nei mercati del giorno prima dalle sei Borse elettriche europee coinvolte nel progetto. In caso di successo è probabile che negli anni a seguire altre borse si uniranno all’iniziativa. Il concetto di un singolo mercato europeo in tutta Europa è una sfida senza precedenti.
L’approccio presenterà non pochi problemi in avvio, su questo c’è da scommetterci, tuttavia fanno sapere gli ideatori, dovrà sin da subito essere in grado di definire prezzi di riferimento dell’energia elettrica affidabili per tutti i mercati europei, indipendentemente dalle loro modalità operative basandosi sulle strutture esistenti, compresi ovviamente i quadri normativi e contrattuali, in modo da minimizzare le modifiche necessarie ed accelerare la velocità di realizzazione. La questione, stiamone certi, si presenta particolarmente interessante e da seguire nel suo sviluppo.
Via | Epexspot.com
Foto | Flickr

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Presto partirà il mercato elettrico europeo comune. Scenari positivi anche per le rinnovabili?
Provincia di Viterbo: Bando per mille tetti fotovoltaici
Sono aperti dal 16 febbraio scorso, e si chiuderanno il 31 dicembre 2010, i termini, in Provincia di Viterbo , per la partecipazione al Bando per 1.000 tetti fotovoltaici da installare sui tetti delle abitazioni delle famiglie. Il Bando replica quello presentato lo scorso anno e mira ad incentivare sul territorio la produzione e l’auto produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in modo da tagliare la bolletta energetica e rispettare l’ambiente. Nello specifico, il Bando è finalizzato a costituire un gruppo di acquisto con l’intento di realizzare impianti fotovoltaici che, aventi una potenza non inferiore ai 3 KW, possano essere installati sui tetti e/o su coperture oppure con la formula del cosiddetto “ gazebo fotovoltaico ” a patto che poi il sistema venga connesso alla rete elettrica nazionale

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Provincia di Viterbo: Bando per mille tetti fotovoltaici
Enel: “In Italia è possibile raddoppiare l’eolico e sestuplicare il solare”
Il ricorso al nucleare non fermerà le rinnovabili . Anzi, siccome per il nucleare ci vuole ancora tanto, probabilmente i prossimi progetti riguarderanno esclusivamente le fonti pulite .

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Enel: “In Italia è possibile raddoppiare l’eolico e sestuplicare il solare”
Conto Energia: estesi gli incentivi anche agli impianti non connessi nel 2010
Una buona notizia . Che mitiga il clima di profonda incertezza che regna in questi giorni di attesa . Nella seduta del 24 febbraio mattina, il Senato ha infatti approvato il Disegno di Legge n.

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Conto Energia: estesi gli incentivi anche agli impianti non connessi nel 2010
