Posts Tagged ‘reti elettriche’
Gli incentivi alle rinnovabili: investimenti folli?
E’ quanto sostiene , senza mezzi termini, Alberto Clò . Sono contrario agli investimenti folli e questi lo sono
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Gli incentivi alle rinnovabili: investimenti folli?
Nasce Metso, l’associazione delle reti del mediterraneo: una buona notizia per il futuro delle rinnovabili
Buone notizie per il futuro delle rinnovabili: nei giorni scorsi è nata infatti Metso (Mediterranean Trasmission System Operators) ovvero un’associazione che riunirà i gestori delle reti elettriche dei Paesi che si affacciano sul mediterraneo. A darne notizia in un comunicato è Terna, capofila dell’iniziativa. Ma perché la notizia è da considerarsi così importante? E soprattutto: perché a giovarsi di quest’iniziativa potrebbe essere il futuro delle rinnovabili? Ora, al di là degli inevitabili interessi economici che sempre gravitano attorno ad iniziative di una certa portata (come in questo caso), non si può mettere in dubbio che da un punto di vista tecnico questo rappresenti un passo molto importante.
Infatti, l’aumento nel nostro Paese del numero degli impianti rinnovabili aleatori (fotovoltaici ed eolici in primis), sta già determinando, e determinerà sempre più man mano che questi cresceranno ulteriormente (come in parte è già accaduto in Spagna), condizioni di instabilità per le reti; questo succede perché le stesse non hanno la capacità di rispondere ad esigenze di non programmabilità e soprattutto di trasporto per lunghissime distanze.
In sostanza la rete elettrica tradizionale (presente in tutti i Paesi, non soltanto in Italia) non è concepita per sopportare un numero consistente di fonti energetiche discontinue, come lo sono appunto il sole e il vento. L’obiettivo della nascita di Metso è quindi quello di gettare le basi per uno sviluppo concreto di un piano di miglioramento delle rete elettrica internazionale. Il primo passo sarà perciò quello dell’apertura di un nuovo corridoio elettrico tra il Nord Africa e l’Europa, tramite Tunisia e Algeria, che andrà ad aggiungersi alle già presenti linee di interconnessione con l’estero; successivamente si cercherà di mettere a punto la tanto agognata super smart grid europea che, almeno negli intenti di programma, dovrebbe interconnettere tutti i Paesi del Mediterraneo.
Attraverso questo sistema sarà pertanto possibile meglio supportare le fonti aleatorie e permettere il trasporto dell’energia elettrica in aree molto distanti rispetto all’area di produzione energetica; una novità quest’ultima che permetterebbe di avere maggiori possibilità di non disperdere l’energia prodotta da fonte rinnovabile quando questa non è utilizzabile a causa della scarsa domanda (un rischio tutt’altro che remoto nel momento in cui aumentano il numero di impianti rinnovabili agganciati ad una rete), ma al contrario indirizzarla ad utenze dove invece la domanda di energia è più alta.
Con la nascita di Metso sarà infine possibile una interazione diretta dell’Italia con i progetti Desertec e Medgrid, attraverso cui si potrà trasmettere verso l’Europa l’energia rinnovabile prodotta nelle aree del Medio Oriente e del Nord Africa.
Via | Borsaitaliana.it
Foto | Flickr
Le rinnovabili e il prezzo dell’energia elettrica
Ne abbiamo più volte parlato negli ultimi giorni . In una fase delicata come l’attuale, nella quale si gettano le basi per la costruzione del futuro delle rinnovabili italiane , si è acceso un dibattito avente ad oggetto il peso ritenuto eccessivo che gli incentivi alle rinnovabili comportano, ormai, sulle bollette degli italiani
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Le rinnovabili e il prezzo dell’energia elettrica
Le rinnovabili e il prezzo dell’energia elettrica
Ne abbiamo più volte parlato negli ultimi giorni . In una fase delicata come l’attuale, nella quale si gettano le basi per la costruzione del futuro delle rinnovabili italiane , si è acceso un dibattito avente ad oggetto il peso ritenuto eccessivo che gli incentivi alle rinnovabili comportano, ormai, sulle bollette degli italiani.
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Le rinnovabili e il prezzo dell’energia elettrica
Rinnovabili e nucleare: il matrimonio non si può fare
Un tema spesso affrontato su questo blog, quello della inconciliabilità tra fonti rinnovabili e nucleare . Una inconciliabilità , sia chiaro, non dettata da motivi ideologici . L’occasione per tornare sull’argomento mi è data da un interessante articolo apparso su Qualenergia.it , su uno studio condotto da Greenpeace , Battle of the grids , ovvero la Battaglia delle reti
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Rinnovabili e nucleare: il matrimonio non si può fare
La rete off shore del nord Europa diventerà realtà
Appena l’anno scorso parlavamo di un intento di programma degli Stati del nord Europa per diffondere l’eolico off shore nella parte settentrionale del continente. Ebbene, nelle scorse settimane si è fatto un passo in avanti verso questa direzione essendo stato approvato un progetto di grandi dimensioni per la costruzione di una rete elettrica che collegherà tutti i parchi eolici offshore del mare del nord con i Paesi che vi si affacciano. A firmare l’accordo i ministri di Svezia, Danimarca, Germania, Olanda, Lussemburgo, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia e Belgio.
La notizia assume una certa valenza sia per tutta una serie di motivi squisitamente tecnici (maggiore facilitazione della distribuzione di elettricità), ma soprattutto perché inevitabilmente ne verrà fuori una semplificazione delle procedure burocratiche per lo start-up degli impianti eolici. L’evidente vantaggio sarà quello di avere una rete elettrica capace di coordinare al meglio più centrali non programmabili, come appunto quelle eoliche. Il progetto quindi merita particolare attenzione e dimostra per l’ennesima volta l’anima verde non fine a sé stessa dei Paesi nordici del nostro continente.
In questi luoghi infatti la diffusione delle tecnologie verdi non avviene soltanto attraverso la messa a punto di nuovi impianti di energie rinnovabili, ma anche e soprattutto grazie ad iniziative mirate come la costruzione di reti elettriche intelligenti, condizione necessaria per garantire continuità nell’approviggionamento energetico delle fonti pulite.
Alcuni Paesi infatti, proprio per non essere stati zelanti su questo aspetto, si trovano infatti a dover fare i conti con i limiti della propria rete di distribuzione di energia e decelerare nella corsa alle energie rinnovabili. Per concludere è interessante sottolineare i numeri dell’accordo: da alcuni calcoli è stato stimato che la rete off shore permetterà un enorme sviluppo dell’eolico con previsioni di aumento al 2020 di circa 563 TWh elettrici, pari quindi al 16% di tutto il consumo elettrico europeo.
Energia: paghi 2, prendi 1
Si può sintetizzare così, con uno slogan amaro e beffardo , il dato impressionante relativo agli sprechi di energia che intervengono a valle della fase di produzione . Il 50% dell’energia mondiale prodotta , infatti, non arriva a destinazione

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Energia: paghi 2, prendi 1
Energia verde e clima: l’Italia può fare di più
Sono tanti gli studi a livello nazionale ed internazionale dai quali emerge la seguente ed importante conclusione: l’ Italia ha tutte le potenzialità per poter basare la propria politica energetica sulle rinnovabili riducendo, di conseguenza, l’utilizzo dei combustibili fossili, ma anche la dipendenza dall’estero in materia di approvvigionamento energetico.

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Energia verde e clima: l’Italia può fare di più
Parlamento europeo: priorità per stoccaggio CO2 (CCS), smart grids e mini idro

Il Parlamento europeo affronta la questione energia. Sul tavolo c’è il Set Plan (Strategic Energy Technology Plan), cioè le linee guida europee per la riduzione delle emissioni di CO2 e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Oggi, in particolare, l’Europarlamento ha dato il suo ok ad una risoluzione sulle “low carbon tecnologies” che, detta in breve, chiede principalmente due cose: aumentare i fondi in tempi rapidi, da una parte, puntare su ricerca, piccole e medie imprese e riduzione della burocrazia, dall’altra.
La cosa più interessante, ovviamente, sono i fondi: decidere in fretta dove spenderli è fondamentale. Gli europarlamentari suggeriscono di investire 300 milioni di euro per sviluppare il Carbon Capture and Storage (CCS), cioè lo stoccaggio della CO2. Una tecnica che, di fatto, non esiste ancora e che lascia molto perplesse alcune associazioni ambientaliste come Greenpeace che temono si riveli solo una sorta di greenwashing per le centrali a carbone.
Oltre al CCS l’Europarlamento chiede maggior impegno nelle smart grids, le cosiddette reti intelligenti che permetterebbero una migliore e maggiore diffusione dei piccoli impianti da fonte rinnovabile, e lo sviluppo del mini idro, cioè l’idroelettrico di piccola capacità. Più in generale, se guardiamo al Set Plan, i fondi messi a disposizione dall’Europa sono pari a 45 miliardi di euro per i prossimi dieci anni, così divisi:
6 miliardi per l’eolico
6 miliardi per il solare
2 miliardi per le reti elettriche
9 miliardi per le bioenergie
13 miliardi per il CCS
7 miliardi per la fissione nucleare
5 miliardi per le fuel cell e l’idrogeno
Via | Parlamento eurpeo
Foto | Parlamento europeo

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Parlamento europeo: priorità per stoccaggio CO2 (CCS), smart grids e mini idro
Sblocca-reti: nominati i commissari. Buone notizie per le rinnovabili o per il nucleare?

Come previsto dal decreto-legge n. 78 del 1° luglio 2009, il cosiddetto decreto “sblocca-reti” che tanto aveva fatto arrabbiare il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, il Governo ha nominato i commissari straordinari per le infrastrutture energetiche. Sono cinque in totale, come riporta l’agenzia giornalistica Asca:
Francesco Vetro’ (professore di Diritto dell’Energia all’Universita’ del Salento, gia’ membro del Gruppo esperti nucleare presso il Ministero dello Sviluppo Economico) per le infrastrutture gas; Anna Maria Cancellieri (Prefetto di Genova) per le stazioni elettriche in Veneto e Calabria; Carlo De Stefano (Prefetto e Direttore centrale della Polizia di Prevenzione) per le stazioni elettriche correlate alle fonti rinnovabili in Lazio, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia; Paolo Calvo (Prefetto e Vice Capo della Polizia) per i nuovi elettrodotti in Campania e Puglia; Ermanno De Francisco (Consigliere di Stato e componente della struttura tecnico giuridica del Sottosegretario Letta) per il potenziamento di elettrodotti in Campania, Puglia e Calabria.
L’importanza della qualità delle reti di trasporto è ormai un tema condiviso da tutti. Quel che rimane da chiarire, però, è a cosa dovranno servire le nuove reti. Sicuramente a migliorare quelle esistenti che, a causa di notevoli vincoli strutturali, causano un notevole spreco di energia: nelle zone più congestionate del sud Italia si arriva anche all’irragionevole cifra del 20% di energia elettrica dissipata a causa del solo trasporto. Poi ci sarà da veicolare tutta la nuova energia prodotta in Italia, sia essa da fonti rinnovabili che da nucleare, se il Governo riuscirà a portare a termine il suo piano di ritorno all’atomo. Di pochi giorni fa la notizia dell’inizio della sperimentazione delle smart grids anche nel nostro paese. Le reti sbloccate dal decreto, invece, saranno tutte di tipo “tradizionale” e poco “smart”: grandi dorsali ad alta e altissima tensione per veicolare l’energia prodotta da grandi centrali. Come quelle nucleari? Forse.
Certamente anche quelle eoliche che, pur non essendo in grado di produrre i 1.600 Mw di una centrale atomica Epr, già oggi soffrono enormemente dei limiti della rete esistente. Vi siete mai chiesti perchè spesso le torri eoliche sono ferme anche in condizioni di buon vento? Semplice: la linea è sovraccarica e si impone il distacco per evitare che la produzione eolica mandi in tilt la rete elettrica. Non per niente Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas durante un seminario alla Camera dei Deputati sulla qualità delle reti tecnologiche ha affermato che proprio le reti sono la grande sfida del futuro e un presupposto imprescindibile per lo sviluppo delle rinnovabili. Con i commissari, adesso, questa sfida dovrebbe essere finalmente affrontata per garantire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, come l’eolico. O forse del nucleare?

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