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Ricerca Coperture di Capannoni per Impianti Fotovoltaici
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Ricerca Coperture di Capannoni per Impianti Fotovoltaici
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Chiariamo bene quali OGM non vogliamo e perché la ricerca in Italia non deve sparire
Lancio un appello a Greenpeace e a Carlo Petrini di Slowfood le associazioni più forti nella lotta agli ogm: diciamo chiaramente quali sono gli organismi geneticamente modificati che non vogliamo nel nostro piatto. Da queste pagine anche noi abbiamo manifestato il nostro dissenso ad averne coltivazioni in Italia. Il fatto è che gli OGM però sono presenti comunque nei cibi che mangiamo. Un esempio? Provate a leggere un etichetta di un qualunque prodotto preso in un qualunque supermercato: dallo yogurt alle merendine, ai biscotti alla mayonnaise, tutte le “grandi marche” includono tra gli ingredienti almeno la voce “amido modificato”. E che dire della carne? Sappiamo tutto del mangime dato a quella mucca o alle galline o al maiale? Ovviamente no.
Dunque, la questione è molto ma molto più complessa di come appaia e il milione di firme contro gli OGM appena consegnato a Bruxelles è solo un piccolo passo nella direzione che ci interessa. In realtà gli OGM contro cui combatte Greenpeace, e noi di conseguenza che firmiamo i suoi appelli, sono quelli prodotti dalle multinazionali come Basf, Monsanto o Bayer. Ebbene queste industrie si sono create dei semi grazie all’ingegneria genetica, protetti da brevetti internazionali, la cui principale qualità è resistere ai pesticidi prodotti dalle stesse industrie per un rapporto seme/pesticida. I coltivatori acquistano questi prodotti, semi e pesticidi, per avere una resa certa: tot. spese, tot. resa, tot. guadagni. Insomma una razionalizzazione estrema della produzione applicata all’agricoltura, ossia uno sfruttamento in piena regola.
Dario Bressanini nel suo decalogo contro Petrini, liquida la questione multinazionali velocemente e scrive:
Non tutti gli OGM sono ibridi e non tutti sono prodotti da multinazionali.
Ci sono diversi tipi di OGM, appunto che nascono come miglioramento delle varietà esistenti e sono studiati nelle università italiane. Questo clima, però, di grande resistenza e poca comunicazione sta spezzando la ricerca e ovviamente non è un fatto positivo. Se non è l’Università italiana a studiare gli Ogm, allora prenderanno il sopravvento quelle strutture private e sovvenzionate da quelle stesse multinazionali che si va combattendo. Dunque, un motivo valido per tenere alto l’interesse sugli OGM e non solo in negativo c’è.
Ne scrive Teatro Naturale che racconta, attraverso la penna di C.S. evidentemente un ricercatore, come dal 2001 via via siano andati diminuendo i progetti:
Fino al 2001 presso l’Università Statale di Milano era attivo un gruppo di ricerca internazionale formato da 12 ricercatori (7 Italia, 2 Cina, 2 Vietnam, 1 Cuba, 1 Gran Bretagna). Oggi è rimasto un solo ricercatore. Il gruppo lavorava sul tema della biosicurezza applicata alle biotecnologie ed era finanziato esclusivamente con fondi pubblici provenienti dal Ministero della Salute, dell’Ambiente e dell’Agricoltura. Fino al 2001 erano circa 25 i centri italiani attivi nella ricerca sulle biotecnologie, che richiamavano ricercatori da tutto il mondo. Oggi non restano che 2 o 3 centri che continuano a pubblicare ricerche su riviste internazionali. Fino al 2001 in Italia erano circa 250 i progetti di ricerca in campo aperto sulle biotecnologie. L’Italia era tra i primi tre paesi al mondo per la sperimentazione in campo aperto. Nessuno di questi progetti ha originato problemi di contaminazione o di sicurezza. Oggi non restano che 1 o 2 progetti che si avviano alla conclusione.
Non per dare ragione Bressanini ma nel suo decalogo contro Petrini nota ragionevolmente:
Gli ogm sviluppati dalla ricerca pubblica, anche italiana, sarebbero disponibili per gli agricoltori come qualsiasi altra coltura sviluppata nel secolo precedente. Ad esempio il grano Senatore Cappelli, tanto decantato ultimamente, non è stato “selezionato dagli agricoltori”, ma è il risultato del lavoro di un genetista agrario italiano, Nazareno Strampelli, che ha selezionato una varieta’ tunisina di grano duro, adattata al clima italiano, e l’ha resa disponibile agli agricoltori.
Non è OGM il Senatore Cappelli ma ottenuto con la Mas (selezione assistita con marcatori molecolari) che prende geni da varietà diverse, che come spiega Luigi Cattivelli su Informatore Agrario:
La tecnologia mas è uno strumento di selezione nell’ambito di una biodiversità naturale o generata dall’uomo, mentre l’uso di ogm consente di generare nuova biodiversità inserendo nuovi caratteri nelle specie coltivate.
Conclude amaro C.S su Teatro Naturale:
Il caso della ricerca sui pioppi, guidata proprio dal Prof. Sala è emblematico: sono 250.000 i pioppi biotech piantati in Cina frutto della ricerca pubblica italiana, costretta a trasferirsi all’estero per sperimentare le applicazioni sugli OGM. L’Italia è il centro mondiale per la selezione di nuove tipologie di pioppo. Il 50% dei pioppi impiantati nel mondo sono stati creati nel Centro di ricerca di pioppicoltura di Casale Monferrato, che da 80 anni fa ricerca e che qualche tempo fa ha rischiato persino la chiusura.
Cara Greenpeace, Caro Petrini, spieghiamo bene il perché siamo contro le multinazionali degli OGM, sosteniamo comunque la ricerca e diamo comunque fiducia alle nostre Università anche per il biotech.
Foto | Flickr
Chiariamo bene quali OGM non vogliamo e perché la ricerca in Italia non deve sparire
Enea, oggi ripartono i reattori sperimentali
I reattori nucleari del Centro Ricerche Casaccia , il principale complesso di impianti e laboratori Enea (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’Energia e lo sviluppo economico sostenibile) in Italia, oggi sono stati riaccesi per festeggiare il 50^ anniversario della Casaccia. Aperta nel 1960, la struttura Casaccia nei pressi di Roma, è da sempre il laboratorio di formazione dei tecnici italiani sull’energia nucleare e sui reattori e attualmente, a seguito delle normative varate in campo energetico e nucleare, l’Enea si pone come strumento di divulgazione scientifica e tecnica necessario nell’attuale situazione politica e ambientale, relativa al nucleare .

Excerpt from:
Enea, oggi ripartono i reattori sperimentali
Se l’animale è brutto gli scienziati non lo studiano
Una curiosa ricerca condotta da Morgan J. Trimble della Università di Pretoria (Sudafrica) ha cercato di stabilire se in Natura esistono animali brutti. Lo studio è stato pubblicato su Conservation Biology e la conclusione è tutt’altro che scontata: è la scienza a preoccuparsi del fattore estetico che sembrerebbe influenzare anche la stessa ricerca.
Animali brutti, gli scienziati li snobbano
In poche parole, sembra che gli scienziati studino quegli animali più vicini agli standard di bellezza umani. Ha rilevato il prof. Trimble che:
Tra il 1994 e il 2008, ben 1.855 ricerche scientifiche sono state dedicate agli scimpanzé, 1.241 ai leopardi e 562 ai leoni. Per il Lamantino africano, un mammifero acquatico certo non affascinante quanto un grande felino, i paper scientifici prodotti negli anni presi in considerazione da Trimble sono stati solamente 14. Il lamantino è l’animale meno studiato tra i mammiferi di grandi dimensioni e una sorte simile spetta a molti altri animali poco avvenenti, cui il New York Times ha da poco dedicato un lungo articolo.
Nell classifica umana degli animali più brutti compare la talpa dal muso stellato. Spiega Denis Dutton, docente di filosofia dell’arte presso la Univeristy of Canterbury in Nuova Zelanda:
Nessuno direbbe che la talpa dal muso stellato è brutta se i suoi tentacoli fossero blu elettrico. Ma la somiglianza del suo naso rosato con il colore della carne umana sovverte le nostre aspettative e diventa una violazione perversa dei valori che abbiamo per definire ciò che costituisce la pelle umana sana o normale.
Insomma, il problema è tutto nostro, di noi umani, intendo. Magari per una talpa stellata avere i tentacoli più o meno rosa costituisce un carattere di bellezza.
Via | NYT, Il post
Foto | Flickr, messing about boats,Holger , St Mattews, LolaRudin, Duckie2318,, Algofarm
Fotovoltaico ed efficienza energetica: accordo Enea – Università di Catania
Il commissario dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile ( Enea ), ed Antonino Recca, Rettore dell’Università di Catania, hanno siglato un importante accordo quadro, avente una durata pari a ben quattro anni, al fine di attivare progetti comuni che, nell’ambito dei progetti di valorizzazione delle attività di ricerca , portino ad un’interazione tra il mondo accademico e quello produttivo in modo tale, di conseguenza, da mettere in atto un trasferimento delle competenze che a livello tecnologico saranno acquisite. A darne notizia con un comunicato ufficiale nella giornata di ieri, martedì 20 luglio 2010, è stata l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie , l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, nel far presente al riguardo come l’accordo sia incentrato su l’avviso di progetti comuni per il fotovoltaico, l’efficienza energetica, l’ eolico , la mobilità delle merci e dei passeggeri, nonché i materiali speciali auxetici . Continua a leggere: Fotovoltaico ed efficienza energetica: accordo Enea – Università di Catania (…) Fotovoltaico ed efficienza energetica: accordo Enea – Università di Catania , pubblicato su Ecologiae il 21/07/2010 © Fil per Ecologiae , 2010.

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Fotovoltaico ed efficienza energetica: accordo Enea – Università di Catania
Ogm, Galan: "Incoraggerò la ricerca e la sperimentazione"

Il ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, torna a benedire gli ogm. E lo fa di fronte i colleghi europei, durante il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura e della Pesca.
Agli altri ministri europei, e alla stampa, Galan ha ribadito di voler favorire la ricerca (in laboratorio) e la sperimentazione (sul campo) per le coltivazioni ogm:
Per l’avvenire, per lo meno per quanto riguarderà le mie competenze di ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ho intenzione di far valere un punto di vista più aperto. Incoraggerò la ricerca e la sperimentazione anche in questo campo. Non permetterò che l’Italia si ritrovi a pagare gap difficilmente recuperabili in un terreno strategico come la conoscenza
Galan, addirittura, la pone sul filosofico:
Il mio è il Paese di Guglielmo Marconi e di Enrico Fermi e anche per questo non può imporre stop ingiustificati a chi spende la propria intelligenza e la propria vita nella ricerca del sapere e della conoscenza
Unico limite che si pone il neo ministro dell’Agricoltura è quello delle sue competenze: ammette, infatti, che ogni decisione dovrà passare anche dal Ministero della Salute.
Via | Agricoltura on web
Foto | Flickr
Google aggiunge le piste ciclabili a Google Maps
Beati i cittadini americani che possono già beneficiare del nuovo servizio di Google e scegliere la strada migliore per raggiungere la destinazione in bicicletta, mentre noi dovremo pazientare ancora un po’ per avere la funzione di ricerca percorso via pista ciclabile in Google Maps.
La nuova funzione aggiunta a Google Maps permette di individuare il percorso migliore per chi è in bici e vuole raggiungere la propria destinazione passando per un parco, pedalando solo su pista ciclabile o scegliere il percorso più adatto alle biciclette perché meno trafficato. Se non vedete l’ora che arrivi, cominciate a far pratica con la funzione in America e preparatevi a suggerire all’applicazione il vostro percorso in bici!
via | momgogreen
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Google aggiunge le piste ciclabili a Google Maps
Il decreto 193 cancella l’autonomia della ricerca ambientale e dell’Ispra

I ricercatori dell’Ispra sono scesi dal tetto, ma l’indipendenza e il valore della ricerca ambientale in Italia sono ancora fortemente minacciati: se passasse il regolamento in discussione alle Camere sarebbero affidati al Ministro dell’Ambiente i poteri di controllo gestionale, scientifico e contabile dell’ISPRA.
L’eventuale approvazione del decreto governativo 193 comporta l’annullamento dell’autonomia dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale. Massimiliano Bottaro, ricercatore precario dell’Istituto sceso giù dal tetto e candidato indipendente nelle liste del Pd, ha così commentato la situazione dei ricercatori e dell’istituto:
“La prima speranza che avevamo, al di là dell’ovvio obiettivo di salvare i nostri posti di lavoro era che all’ISPRA, il più importante istituto pubblico che si occupa di ricerca e controllo ambientale, si cambiasse finalmente registro, tornando a svolgere le nostre attività a favore della collettività, valorizzando le professionalità. (…) Il regolamento in discussione alle camere cancella completamente l’autonomia della ricerca, rendendo l’Istituto una semplice succursale del ministero dell’ambiente, che deciderà tutto, dalla nomina del consiglio di amministrazione e del presidente alla loro revoca, fino all’entità e la distribuzione dei finanziamenti all’Ispra“.
A commentare la situazione non soltanto i ricercatori, ma anche relatori della maggioranza: Giuseppe Marinello e Roberto Tortoli del Pdl hanno espresso preoccupazione riguardo all’accentramento che potrebbe derivare dall’unione dei poteri politico, gestionale e scientifico e riguardo ad un possibile futuro asservimento dell’Ispra al Ministro dell’Ambiente di turno, con una conseguente politicizzazione della ricerca ambientale, che dovrebbe rimanere libera ed indipendente.
via | Giornalettismo

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Il decreto 193 cancella l’autonomia della ricerca ambientale e dell’Ispra
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In collaborazione con i nostri partners progettiamo, sviluppiamo ed installiamo impianti fotovoltaici in tutta Italia. Attività: Analisi di fattibilità tecnico-economica di tali tipologie di impianti Ricerca e sviluppo di opportunità di investimento per banche, fondi di investimento imprenditori leggi tutto
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