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Ocean 2012 – La settimana europea della pesca

L’iniziativa Ocean 2012 ha un obiettivo chiaro: garantire insieme la sostenibilità e la qualità della pesca. Già, perché i due concetti viaggiano parallelamente e lo sfruttamento selvaggio delle risorse ittiche non sta soltanto mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie marine, sta anche drasticamente peggiorando la qualità di uno degli alimenti fondamentali per una dieta sana se non si vuole aderire alla scelta del vegetarianesimo.
Fino al 12 giugno l’organizzazione che mette insieme oltre 100 associazioni sta dando vita alla “settimana della pesca“, una serie di eventi in giro per l’Europa, simbolicamente a cavallo della Giornata degli Oceani dell’Unesco, per una campagna a tutela dei pesci come animali e come prodotto alimentare. Mettere al centro l’oggettiva emergenza legata al sovrasfruttamento delle risorse ittiche dei mari europei, spiegare ai consumatori/cittadini che di questo passo è inevitabile la crescita dell’import ittico dai paesi del sud est asiatico (con evidenti deficit nelle normative a tutela del prodotto).
Il 72% degli stock ittici europei viene pescato in eccesso rispetto alle capacità di riproduzione e il 20% ha superato le soglie dei limiti biologici per la sua stessa sopravvivenza. L’Unione Europea deve rimettere mano alle politiche comunitarie sulla pesca. C’è bisogno di far tornare la pesca entro i limiti della sostenibilità, un problema per la natura, ma anche per le comunità che vivono di pesca e si ritrovano mari sempre più vuoti e con esemplari da pescare nonostante la giovane età. Uta Bellion, coordinatrice di Ocean2012 lo ricorda con chiarezza:
La storia della pesca in Europa fino ad oggi è una storia tragica di sovrasfruttamento dei mari che ha ridotto la loro abbondanza e la produttività, e indebolito la comunità di pescatori che dipendono da loro. L’attuale riforma della politica comune della pesca potrebbe invertire questa tendenza e garantire un futuro sostenibile per le comunità di pescatori in tutta Europa.
Esaurite le riserve ittiche nei mari italiani. Federcoopesca: "Allarmismo ingiustificato"

Lo scorso 30 aprile è stato consumato l’ultimo pesce pescato in Italia. Cioè se dovessimo fare affidamento sul solo pescato dei mari italiani dovremmo aspettare il prossimo gennaio per riprendere a pescare e per avere nuovamente pesce italiano sulla nostra tavola. Lo rivela il rapporto Fish dependance day curato da New economics foundation e Ocean2012.
Spiega il rapporto:
Sebbene gli stock ittici siano una risorsa rinnovabile, preleviamo dai nostri mari molto più velocemente rispetto ai tempi di ripopolamento. La conseguenza è che il 54% dei 46 stock ittici del Mediterraneo esaminati nel rapporto è sovrasfruttato. Dato il calo delle catture, l’Italia, che continua a consumare la stessa quantità di pesce del 1999, è costretta a importarne il 37% in più rispetto a un ventennio fa.
Secondo Federcoopesca-Confcooperative però è un allarmismo ingiustificato. Infatti, in un comunicato stampa fa sapere:
Negli ultimi 7 anni la quantità di prodotto ittico acquistato dalle famiglie italiane è aumentato del 13%, rispetto ad un aumento di solo il 4% delle produzioni agroalimentari in generale; quello che è cambiato oggi è che ci sono meno pescatori, meno barche ma non meno prodotto in mare; le possibilità di pesca per la flotta nazionale, infatti, sono fortemente diminuite per le politiche di dismissione dei pescherecci portata avanti dall’Unione europea; dal 2003 al 2008 sono usciti dal settore più di 2.000 pescherecci, e questo ha comportato una riduzione del 18% delle catture.
Nel resto d’Europa non va meglio, tranne l’eccezione della Svezia che va in pareggio esaurendo il pescato autoctono il 30 dicembre; la Spagna lo ha esaurito l’8 maggio; il Portogallo il 26 aprile; la Francia il 13 giugno; la Germania il 27 aprile; il Regno Unito il 16 luglio.
Via | Biologiamarina
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Esaurite le riserve ittiche nei mari italiani. Federcoopesca: “Allarmismo ingiustificato”
Pinguini, a rischio estinzione 10 specie su 18
E’ la lunga marcia dei pinguini verso…l’ estinzione . Dieci specie su diciotto sarebbero a rischio, o almeno stando alle previsioni , ben poco ottimistiche, effettuate dagli esperti. Gli studiosi ne hanno parlato in questi giorni a Boston nell’ambito della International Penguin Conference .

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Pinguini, a rischio estinzione 10 specie su 18
Nuovo piano di ripopolamento per le aragoste rosse in Sardegna
L’aragosta, a causa della prelibatezza delle proprie carni, ha visto ridurre inesorabilmente il proprio numero nelle acque del Mediterraneo eppure, nonostante l’inserimento nell’appendice III della convenzione di berna, ben poche sono state le attività della penisola volte alla sua tutela. E’ senz’altro innegabile, però, che un mare sempre più depauperato delle proprie risorse ittiche comporti perdite anche economiche estremamente gravi. Per questo motivo, la Regione Sardegna avvalendosi dell’importante collaborazione dei pescatori intende adottare un piano di ripopolamento dell’aragosta rossa, ad oggi unico nel suo genere in Italia, e che trova il pieno appoggio dell’Unione Europea.
Così, con la firma del decreto di individuazione delle aree di tutela biologica e uno stanziamento di fondi pari a 1,250 milioni di euro, in Sardegna le aragoste avranno una chance in più di sopravvivere alle reti… I pescatori, consci dell’importanza del progetto, lavoreranno attivamnet nelle 5 aree marine e nelle 14 sotto-zone individuate affinché non si verifichino intoppi o incidenti di percorso. Grazie anche ad un team di biologi e veterinari, le giovani aragoste destinate al ripopolamento verranno marchiate e classifcate e per un tempo non inferiore ai 30 mesi – periodo necessario al raggiungimento dell’età riproduttiva – potranno crescere indisturbate… Inoltre, per agevolare la raccolta di fondi per il progetto e, contestualemnte, garantire agli stessi pescatori ulteriori entrate attività di multifunzionalità (come ristorazione, itti-turismo, pesca-turismo e visite subacquee) potranno essere avviate .
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Nuovo piano di ripopolamento per le aragoste rosse in Sardegna
