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Un approccio olistico all’architettura ecologica

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Bagua of the house - Studio ARC

E’ possibile unire un’architettura ecologica ed olistica alle antiche discipline orientali che si relazionano con l’energia? La risposta è si. Esiste e concilia le attività e i comportamenti umani con le preesistenze ambientali e i fenomeni naturali e si sintetizza nel progetto Low Energy House dell’Arc Studio, a Brandýs nad Labem, nella Repubblica Ceca. Qui gli aspetti del paesaggio interagiscono a livello immateriale, viene sfruttata interamente la potenzialità del luogo e conservato un ambiente salutare, dove viene attuato il risparmio energetico unitamente all’utilizzo di materiali tradizionali.

L’ approccio ecologico in architettura, definito oggi dalla sempre più grave situazione climatica danneggiata dal forte sfruttamento delle risorse ambientali e dall’aumento esponenziale dell’inquinamento, è determinato non solo dalla somma delle tecnologie verdi applicabili ma da precise scelte filosofiche e da una visione olistica del costruire che si confronta con l”ambiente, sintetizzandosi nelle nuove discipline dell’ecosostenibilità e della biocompatibilità.

Brandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich HozmanBrandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich HozmanBrandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich HozmanBrandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich HozmanBrandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich HozmanBrandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich HozmanBrandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich HozmanBrandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich HozmanBrandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich HozmanBrandýs nad Labem - Studio ARC - Arch. Oldřich Hozman

Il progetto della Low Energy house, sotto la direzione dell’architetto Oldřich Hozman, le cui forme dei muri corrispondono all’andamento del terreno, possiede una forte connessione tra interno ed esterno, dimensioni armoniche dell’edificio derivanti dalla dimensione aurea, ed è caratterizzato da una estenuante ricerca di equilibrio tra l’uomo, l’edificio, il paesaggio.

Sono applicati inoltre i principi della scienza orientale del Feng Shui e della considerazione dell’energia vitale “Chi”, ove anche l’essere umano è visto come energia ed è connesso con ogni elemento del mondo fisico, così come ha recentemente convalidato la fisica quantistica: ecco la determinazione alla compatibilità dell’uomo all’ambiente.

Un principio armonico del Feng Shui qui applicato è la divisione della casa in lati attivi e passivi. I lati passivi, che non sono permanentemente occupati, come le scale, bagni, guardaroba, dispensa e locale caldaia, sono localizzati nella parte nord, mentre quelli attivi tra cui salotto, studio e cucina al piano terreno. Le camere da letto al primo piano, guardano ad est e a sud-ovest, come la terrazza che è parzialmente protetta da un tettoia, in modo che il sole, nei periodi più freddi penetri le aperture da sud ad ovest fornendo calore, contribuendo al risparmio energetico.

La casa progettata è costruita interamente da materiali naturali. Il pavimento intorno al camino è in pietra calcarea di Salzhofen, mentre per il pavimento della terrazza, il vestibolo dell’entrata e il camino è stata utilizzata l’arenaria. I pavimenti del piano terra sono in bambù e al piano di sopra moquette di lana di provenienza neozelandese. Le porte sono in acero naturale, così come la scrivania dello studio, i mobili della cucina e i davanzali delle finestre.

Con uno standard a basso consumo energetico ha pareti esterne costruite con mattoni ad isolamento termico e intonaco termoisolante nello spessore di 7 cm. Il riscaldamento scalda la casa attraverso pannelli localizzati e serpentine a pavimento a bassa temperatura ed è completato con collettori solari per l’acqua calda. Il camino fornisce invece calore supplementare alla casa nei periodi invernali.

Il centro della casa è libero. Questo è un archetipo di uno spazio ben funzionante: la base di ogni costruzione che trae i suoi principi dal Feng Shui. La cavità di questo spazio è il simbolo dell’utero materno, che per l’uomo significa protezione. Ma non solo. E’ simbolo di scambio sociale, di inteconnessione e di comunicazione, nozioni sulle quali la casa è stata progettata.

La connessione tra tra interno e la soglia esterna, è stata realizzata con un grande vestibolo ovale, inserito sull’asse centrale della struttura e quindi simmetrico. Secondo il Feng Shui, infatti, tutto ciò che è naturale e ci viene rivelato ha un centro e due lati e quando questo principio architettonico è applicato correttamente l’uomo si sente bene e orientato. L’ingresso è grande e amichevole, aperto verso l’eterno, grazie alla presenza di grandi vetrate, che permettono all’ospite di orientarsi facilmente ed essere percepito dai membri della casa.

Gli angoli e i muri arrotondati assomigliano ad un grembo, che ricorda le forme archetipe delle abitazioni primitive, privano la casa di spigoli vivi. L’arrotondamento dei muri crea un senso di avvolgimento che simultaneamente si apre all’energia “Chi”, e influenza lo stato mentale dell’uomo in modo positivo. Correttamente applicato, il Feng Shui può aiutare le energie vitali “chi” a riportare equilibrio nel nostro ambiente. Ci consente insomma di trarre vantaggio da ambienti favorevoli per rendere le nostre case positivamente energiche.

Foto | Studio Arc

Un approccio olistico all’architettura ecologica

E3 srl

Luogo Agrigento Via Metello, 12 Italy 37° 36′ 20.9772″ N , 15° 2′ 22.128″ E Informazioni generali Logo Azienda:

Mobilità sostenibile: per l’anno 2011 l’Italia resta ferma al palo

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TrafficoChe l’Italia non fosse un Paese particolarmente lungimirante sul fronte della mobilità sostenibile non lo scopriamo certo oggi, tuttavia se negli anni scorsi potevamo segnalare miglioramenti (seppur poco significativi) di alcuni importanti indicatori, per l’anno in corso assistiamo invece ad un vero e proprio quadro recessivo del panorama nazionale per quanto riguarda quasi tutte le soluzioni di trasporto alternativo all’auto privata.

A rivelarcelo è il rapporto 2011 di Euromobility, pubblicato qualche giorno fa, dove emerge chiaramente una situazione decisamente al di sotto delle aspettative e dagli scenari tutt’altro che positivi. I numeri sono sconfortanti: su tutti il trasporto pubblico locale (ancora inefficiente nella maggior parte delle città italiane) e soprattutto le auto private che continuano a fare la parte del leone nei centri urbani, responsabili, si evince dal rapporto, di più di ottomila morti anno per le polveri sottili (soltanto 13 città su 50 sarebbero in regola con le emissioni di PM10).

A preoccupare, oltte questi aspetti, sono le sfide per il futuro, quelle stesse sfide che in altre parti d’Europa si stanno rivelando vincenti, mentre qui sembrano essere degli autentici fallimenti. Il car sharing per esempio i cui numeri erano e rimangono striminziti: 113 auto a Torino, 105 a Roma, 86 a Milano, 73 a Genova, 47 a Venezia, 36 a Palermo. A Bruxelles, giusto per fare una comparazione ci sono 227 auto per 140.000 abitanti, a Brema 167 auto per 547.000 abitanti, a Monaco 345 auto per 841.000 abitanti.

Ma anche per quanto riguarda l’utilizzo della bicicletta il confronto con altre realtà non regge: a Bruxelles per esempio ci sono 2.500 bici collettive con 180 stazioni, a Parigi oltre 20.000 bici con 1.800 stazioni, a Lione 4.000 con 340 stazioni, a Barcellona oltre 6.000 bici con 428 stazioni, a Siviglia 2.500 bici con 250 stazioni, a Londra oltre 6.000 bici con 400 stazioni.

In Italia, giusto per capirci, solo Milano dispone di un numero significativo di mezzi con due ruote: 1.400 bici, il resto sono cifre esigue. Ma anche a livello di pianificazione il quadro è preoccupante: il Mobility Manager, ovvero la figura professionale, ufficialmente obbligatoria per legge, che avrebbe dovuto curare l’aspetto della mobilità alternativa a livello urbano, continua a latitare: il numero degli stessi infatti non aumenta rispetto all’anno precedente; sono ancora parecchie infatti le città che non se ne sono ancora dotate all’interno della propria pubblica amministrazione.

Il rapporto esamina anche la qualità dell’aria delle città italiane per quanto riguarda le polveri sottili. Ancona ha registrato il maggior numero di superamenti (140 rispetto ai 35 consentiti), seguita da Torino (131). La media annuale di PM10 più elevata si è registrata a Torino (50 microgrammi al metro cubo, superiore al limite consentito di 40), seguita da Ancona (48,4) e Napoli (48.0). L’aria più buona si respira invece a Genova, dove si sono registrati solo 5 superamenti, e a Potenza, che ha una media annuale di 22 microgrammi al metro cubo.

Ovviamente sono questi ultimi dei dati da prendere con le pinze, nel senso che le città più esposte al vento e vicino al mare indipendentemente dalle misure adottate in tema di mobilità, fanno ovviamente registrare i valori migliori. In questa guerra fra poveri infine segnaliamo Torino come vincitrice in quanto a mobilità; magra consolazione per la città piemontese ancora distante, come potrete osservare dal rapporto, dagli standard di altre città d’Europa.

Via | Euromobility.org
Foto | Flickr

Mobilità sostenibile: per l’anno 2011 l’Italia resta ferma al palo

Breve guida all’architettura bioclimatica e case passive

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Nel rispetto degli obiettivi dell’Unione Europea, di riduzione delle emissioni di Co2 e del consumo energetico, la sostenibilità dei progetti edilizi è un tema che dobbiamo affrontare. Ma in che modo? Prima di tutto gestendo le risorse in modo sostenibile, che ci permetterebbe quanto meno di ridurre l’impatto ambientale. Le tecniche di costruzione alternative, aumentano la sostenibilità dei processi costruttivi, dobbiamo solo entrare in confidenza con le tecnologie disponibili e approfondire la nostra conoscenza sui diversi metodi da utilizzare. Ad esempio, quando parliamo di costruzioni sostenibili ci riferiamo solitamente ad edifici che osservano una serie di caratteristiche quali:

  • Utilizzo di materiali rinnovabili, riciclati e certificati
  • Utilizzo di materiali che hanno un costo energetico basso
  • Riduzione dell’utilizzo dell’acqua attraverso l’utilizzo di acqua piovana e il suo riuso
  • Bassa manutenzione dell’edificio
  • Riduzione dell’inquinamento
  • Rispetto e preservazione dell’ambiente
  • Utilizzo di tetti verdi
  • Accesso al trasporto pubblico
  • Efficienza energetica
  • Architettura Bioclimatica

Quest’ultima disciplina è relazionata con lo studio del clima applicato alla struttura, con lo scopo di migliorare le condizioni di comfort dell’uomo, attraverso strategie progettuali, nella considerazione delle differenze climatiche per ciascun territorio e della sua integrazione nel rispetto del paesaggio esistente.

L’architettura bioclimatica infatti studia le caratteristiche del sito, come clima, vegetazione, topografia e composizione geologica del suolo, per minimizzare l’energia di cui un edificio ha bisogno e per creare un ambiente più confortevole adatto ai modi e allo stile di vita di chi lo abita. Il suo compito è quello di occuparsi dello sfruttamento dell’energia solare, sia con sistemi attivi che passivi, e di questi ultimi vediamo come è regolata la progettazione.

Una casa passiva consuma pochissima energia, rendendo possibile l’eliminazione dei sistemi tradizionali di riscaldamento. Il bisogno di energia primaria per il raffreddamento e il riscaldamento non eccede i 15kWh/m² anno, il che significa che consuma almeno 10 volte meno dei molti tradizionali edifici. Questo è reso possibile dall’alta qualità del loro isolamento, con tenuta stagna di porte e finestre.

I suoi consumi totali inoltre (includendo raffreddamento, riscaldamento, ventilazione, produzione di acqua calda domestica, illuminazione e altre applicazioni) non deve eccedere i 120kWh/m² annui. La scelta dei materiali, in questo caso, è fondamentale, poiché determineranno il comfort degli abitanti captando il calore o preservando il freddo oltre che economizzare l’energia grazie alla loro capacità di isolamento, di inerzia e via dicendo. L’utilizzo di energia rinnovabile, infine, è facoltativo, ma tuttavia può essere utilizzata per ottimizzarne le prestazioni.

Questi edifici sono progettati in modo che l’orientamento dell’edificio, come le sue parti interne approfittino il più possibile del guadagno solare, che poi non deve interferire nei periodi estivi. In quest’ultimo caso vengono installati sistemi di ombreggiamento. Un tipico esempio può essere il brise-soleil, che viene installato sulla facciata sud sopra le finestre o le vetrate.

L’orientamento delle aperture è concentrata a sud, per captare il massimo del calore e della luce e qui si trova il salotto. Cucina e camera da letto sono poste a est o ovest. A nord invece vi sono gli adibiti a garage, lavanderia, vano scale, bagni e entrata.

Gli unici svantaggi di una casa passiva potrebbero essere la manutenzione della tenuta stagna delle aperture, per eliminare il problema di perdite di calore. I costi, invece, arrivano al 6% in più rispetto a quelli sostenuti per la costruzione di un edificio tradizionale, una questione di costi iniziali, visto che i costi energetici diminuiranno considerevolmente.

Video | You Tube

Breve guida all’architettura bioclimatica e case passive

Breve guida alla termografia e certificazione energetica degli edifici

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Mentre la Commissione Europea ha richiamato l’Italia, a causa dell’inottemperanza della normativa pertinente al rendimento energetico degli edifici, Legambiente ha promosso la campagna Tutti in classe A, che propone al mercato edilizio di divenire il settore di punta dell’innovazione energetica. A partire dall’osservazione che gli edifici in Europa consumano il 40% dell’energia e producono il 36% delle emissioni di CO2, l’indagine di Legambiente , basata sull’utilizzo dell’analisi termografica, ha rilevato che la quasi totalità degli edifici censiti in Italia (100 in 15 Comuni), presentano carenze strutturali relative alle dispersioni.

L’analisi è stata condotta su edifici costruiti negli ultimi dieci anni, un periodo che noi non potremmo sicuramente definire come buio rispetto alla conoscenza tecnica e normativa dell’efficienza energetica. Unica città “premiata” è Bolzano, che attraverso nuovi modelli costruttivi non solo ha raggiunto ottimi livelli di isolamento dell’involucro edilizio ma è divenuta protagonista attiva nel ciclo di produzione di energia a basso impatto ambientale.

Ciò che emerge è la necessità di riqualificazione dei nostri edifici, con la proposta di riqualificazione e innovazione per migliorare non solo gli edifici ma la loro vivibilità. Un edificio termicamente stabile ed energeticamente sostenibile non significherebbe solo un risparmio sui combustibili ma al contempo un impulso al mercato edile e migliori investimenti per le famiglie italiane. Perché oggi, non c’è motivo di credere che costruire in classe A sia prerogativa di pochi.

Ad oggi, un edificio termicamente stabile possiede chiare definizioni quantitative e qualitative, che si possono sintetizzare in:

  • fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento, la ventilazione e l’illuminazione < 100 kWh/(m2-a)
  • fabbisogno termico <40 kWh/m2-a (CasaClima A ha un fabbisogno energetico inferiore a 30 kWh/m²a / Casa da 3 litri )
  • fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento, la ventilazione e l’illuminazione: < 100 kWh/(m2-a)
  • eccellente isolamento termico dell’involucro edilizio
  • assenza di raffreddamento attivo dell’intero edificio
  • illuminazione naturale ottimizzata
  • integrazione delle energie rinnovabili nel contesto energetico.

Particolare attenzione dovrebbe essere posta all’involucro dell’edificio, poiché la presenza di ponti termici causa forti perdite di calore.

Si ha un ponte termico dove il comportamento termico di una parte dell’edificio è differente in modo significativo rispetto a quello delle parti circostanti. La conseguenza è la perdita di comfort termico, riduzione della capacità isolante delle pareti, deterioramento dei materiali della struttura, condensazione superficiale e formazione di muffe.

Questo può succedere a causa di una scadente prestazione dell’isolamento, di una sua erronea progettazione, con la conseguente diminuzione di temperatura interna dell’abitazione, che può arrivare al 30%. I ponti termici si trovano in corrispondenza di travi, pilastri, balconi, davanzali, serramenti, difformità e discontinuità della struttura o dell’isolamento. Ove i punti critici possono essere sintetizzati in:

  • I pilastri e le travi nelle strutture in c.a.
  • I pavimenti appoggiati a terreno
  • Le parti dei serramenti a contatto con le pareti
  • Le tramezze nel caso di isolamento dall’interno
  • I cassonetti delle finestre

La metodologia utilizzata per la diagnostica di Legambiente e dal settore edilizio odierno, è l’indagine termografica, con la quale vengono evidenziati i difetti termici e le dispersioni di calore, sia degli edifici residenziali che quelli pubblici.

Questo metodo di determinazione della temperatura superficiale consente anche di valutare le strutture, gli impianti nascosti e i difetti di costruzione, oltre al fatto di essere finalizzata alla rivelazione di ponti termici che causano le dispersioni. Questa tecnologia inoltre non è distruttiva e altamente efficace anche per valutare piccolissime differenze di temperatura e danni localizzati e permette ai certificatori, al fine di eseguire certificazioni corrette, di stabilire i punti critici della struttura.

L’indagine termografica viene svolta nella stagione invernale, poiché c’è una significativa differenza tra temperatura interna ed esterna. I sui costi possono variare in modo considerevole, con un costo medio sui 400 euro per una casa unifamiliare.

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Breve guida alla termografia e certificazione energetica degli edifici

Non può esitere impianto fotovoltaico senza " ENERGY MONITOR " !

Dalla Italiana Dolphin Srl parte la sfida internazionale alla realizzazione del sistema di controllo, per grandi impianti fotovoltaici, pi

Vetri basso emissivi contro le dispersioni termiche

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Un'idea di involucro esterno dell'architettura moderna

A chi si chiede quanto possa incidere sui consumi una finestra poco isolata, rispondo che attraverso le normali finestre il calore si dissipa, così come l’energia impiegata per produrlo. Le perdite di energia termica nelle nostre case, infatti, possono raggiungere il 22% dell’energia prodotta. Quest’ultimo dato cresce fino al 40% se aggiungiamo il fatto che molti edifici del nostro Paese appartengono all’edilizia degli anni ‘70, che non poneva, all’epoca, attenzione alle dispersioni termiche dell’involucro, tenuto in gran considerazione invece dall’architettura bioclimatica.

Quest’ultima disciplina, secondo regole del tutto funzionali, cerca di coinvolgere nella sua progettazione tutto ciò che può permettere all’uomo di sfruttare energia in modo “gratuito”. Per questo motivo colloca le finestre sui lati sud e est dell’edificio: per far si che l’energia solare sia sfruttata al massimo nella stagione invernale, mentre nella stagione estiva sono studiate apposite schermature per evitare il fenomeno del surriscaldamento e dell’effetto serra.

Nel caso di un edificio passivo, ad esempio, si punta al miglioramento dell’involucro opaco (finestre, porte finestre etc.) , senza dover introdurre tecnologie complesse, attraverso l’isolamento delle chiusure e l’assenza di ponti termici e l’utilizzo di vetrate ad alte prestazioni, opportunatamente dimensionate per la captazione solare.

Tuttavia, devo evidenziare che il raggiungimento degli standard Passivhaus richiedono valori di termotrasmittanza molto alti, fuori dalla portata delle nostre murature tradizionali, che comunque possono essere avvicinati prestando attenzione prima di tutto alle dispersioni termiche. Una soluzione alle dispersioni relative all’involucro, è quella di installare finestre con elevate caratteristiche termiche, che grazie alle nuove tecnologie disponibili provano a dare delle risposte in questo campo, studiando e sperimentando tipologie di vetro dal comportamento termico avanzato, che non solo migliorano l’efficienza energetica, ma controllano gli apporti luminosi, con caratteristiche ottiche e meccanica di qualità notevole.

Vi sono due grandi classi di prodotti che oggi vengono utilizzati:

  • Vetri a controllo solare, ovvero quando il vetro si oppone al flusso di calore della radiazione
    solare diretta nello spettro visibile.
  • Vetri ad isolamento termico, ovvero l’abilità di resistere al trasferimento di calore tra la faccia più calda a quella più fredda.

Vi sono tre grandezze principali o tre parametri principali da osservare, che al loro variare determinano prestazioni e caratteristiche specifiche dei vetri:

Fattore solare
Coefficiente di trasmissione luminosa
Trasmittanza termica U

Quest’ultima grandezza va tenuta in gran considerazione. La trasmittanza, indicata con U, definisce infatti la capacità isolante di un elemento. Ci basti sapere che più è piccolo il valore U del componente e minori sono le dispersioni e questo dato ci è fornito direttamente dal produttore, che lo calcola secondo la norma UNI EN 673. Inoltre esistono due strumenti alla nostra portata che ci permettono di scegliere prodotti che abbiano i requisiti richiesti: la marcatura CE e la conformità del vetro alle norme EN pertinenti, previste dalla direttiva comunitaria 89/106/CE.

Il vetro a controllo solare, ad esempio, è un prodotto ad alto valore tecnologico, oggetto anche di uno studio del TNO, (Organizzazione olandese per la ricerca applicata), che ha eseguito una simulazione, con l’ipotesi della sua installazione negli edifici europei, al posto del vetro normale su tutti gli edifici che utilizzano aria condizionata: lo studio, oltre che fornire quattro possibili scenari per il futuro, ha rilevato nel caso del suo utilizzo, ai livelli attuali, un risparmio di 15 milioni di tonnellate di CO2 annue fino al 2020.

I vetri basso emissivi,, sono trasarenti alle radiazioni termiche solari, ci permettono di conservare un contatto visivo tra interno ed esterno e utilizzare la luce naturale diurna, impediscono inoltre che la radiazione termica prodotta internamente non fuoriesca. Questa caratteristica è dovuta alla presenza di ossidi metallici che vengono depositati nel vetro, rafforzandone cosi le proprietà. E visto che abbiamo parlato di illuminazione naturale (mettere link una volta pubblicata), anche in questo caso è possibile conciliare il controllo solare con un’illuminazione ottimale, poiché il vetro a controllo solare è dotato di protezione contro l’abbagliamento grazie ad una trasmissione luminosa più debole. I risultati sono quelli di un alto comfort visivo in inverno e l’assenza di riscaldamento eccessivo, durante la stagione estiva i risparmi saranno quelli sulla climatizzazione che in certi casi potrà essere anche eliminata.

Una vetrata isolante, che può essere utilizzata per applicazioni esterne, finestre e porte finestre, ripara dal freddo indipendentemente dallo spessore, e possiamo associare a questo elemento anche una ridotta manutenzione, poiché è disponibile anche nella versione con sistema autopulente che utilizza gli ultravioletti della luce diurna che decompongono le tracce di sporco.
Se notiamo fenomeni di condensa, è dovuto al fatto che su vetrate ad elevate prestazioni termiche, durante la notte e in assenza di vento, e a causa delle scarse dispersioni termiche, la temperatura del vetro può scendere al di sotto della temperatura esterna.

Un’ultima nota. Il vetro è un materiale ecologico. Non è materiale tossico ed è facile da pulire e mantenere. E’ riciclabile e i suoi scarti sono riutilizzati per la materia prima.

Foto |Filckr

Vetri basso emissivi contro le dispersioni termiche

Illuminazione naturale per il risparmio energetico

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Il boom del costo energetico, aumentato del 26,5% negli ultimi 12 mesi, e le dichiarazioni dell’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia), riguardo ad un ulteriore aumento dei costi nei prossimi 25 anni, fanno pensare.Tuttavia aumenta una maggior consapevolezza dei nostri consumi, che ci spinge ad adottare nuove tecnologie immesse sul mercato. Ma dobbiamo considerare che possiamo agire integrando l’illuminazione artificiale con quella naturale, fornita dalla luce del sole. I costi energetici diminuiranno e aumenterà invece il nostro comfort visivo.

L’illuminazione diurna, infatti, aiuta a creare un ambiente visivamente stimolante e produttivo e costituisce una risorsa importante per la progettazione e la realizzazione di edifici energeticamente sostenibili. La luce naturale è dinamica e influisce positivamente sull’organismo, sull’umore e sull’attività cognitiva mentre quella artificiale è statica e influisce invece sulla percezione visiva e sull’ambiente circostante. Da qui il controllo dell’illuminamento naturale è, secondo la disciplina dell’illuminotecnica, uno dei requisiti che concorrono al benessere umano, con benefici psicologici-emotivi, in relazione dinamica con contesto ambientale.

La norma UNI-EN 12464-1, ad esempio, detta un vincolo normativo in materia di illuminazione naturale per i luoghi di lavoro: affermando che l’illuminazione naturale può fornire tutta o parte dell’illuminazione di un compito visivo e che è opportuno che la distribuzione delle luminanze all’interno del locale seguano un’appropriata integrazione tra luce artificiale e luce naturale, per garantire l’illuminamento sul posto di lavoro e per bilanciare la distribuzione delle luminanze all’interno del locale.

Ma come possiamo agire nelle nostre case? Ecco una piccola check-list utile per un’attenta valutazione dell’utilizzo della luce naturale:

  • Controllo del dimensionamento delle aperture (secondo i valori di riferimento per tipologia di edifcio)
  • Livello ed uniformità di illuminamento
  • Tipologia del vetro utilizzato nei serramenti
  • Riflettanza dei materiali di finitura interni e fenomeni di abbagliamento
  • Direzione di provenienza della luce
  • Visibilità dall’esterno e privacy
  • Colore della luce e delle superfici dell’ambiente

Infine vi è un modo per integrare luce naturale ed artificiale, ovvero un sistema di controllo elettronico basato su sistemi a microprocessore, che in maniera automatica governa il flusso luminoso emesso dalle sorgenti artificiali in base a:

  • quantità di luce necessaria in quell’ambiente
  • quantità di luce naturale presente

Ricordiamoci sempre, infine, di valutare anche gli svantaggi che si possono presentare tra cui: le condizioni climatiche, laddove un elevato irraggiamento farebbe incrementare il fabbisogno energetico in fase dii climatizzazione e riguardo le condizioni visive ottimali che dipenderebbero da reazioni di ordine psicologico, per eccesso di luce diretta o abbagliamento (detto anche Discomfort Glare).

Video | Youtube

Illuminazione naturale per il risparmio energetico

Detrazioni del 55%: durature, solo fino al 31 dicembre 2012

Nel comunicato stampa emesso dal Governo , a seguito della presentazione della manovra economica , il decreto Salva Italia , si faceva riferimento alla stabilizzazione delle detrazioni del 55% . In realtà, non è così . O, almeno, lo è solo parzialmente .

See the rest here:
Detrazioni del 55%: durature, solo fino al 31 dicembre 2012

Ambiente, anche gli pneumatici possono essere green

In un mondo sempre più attento alle tematiche ambientali e ad un’economia che punta sulle fonti rinnovabili e sul riciclo dei materiali, anche gli pneumatici possono fare la differenza. Per questo le maggiori aziende leader nella produzione di pneumatici per veicoli si sono impegnate nella ricerca e hanno ottenuto pneumatici più leggeri e quindi prodotti con minore impatto ambientale, e anche minore quantità di rifiuti da trattare dopo l’arrivo in discarica. Un esempio è dato dal gruppo Pirelli , ideatore dello pneumatico Scorpion Verde.

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Ambiente, anche gli pneumatici possono essere green